Nuovo studentato  ad Ancona. Oltre la propagnada,  diritto allo studio negato. Mancano politiche abitative pubbliche”


L’inaugurazione del secondo blocco dello studentato Libertas ad Ancona è stata accompagnata, ancora una volta, da una narrazione fortemente autocelebrativa da parte dell’amministrazione comunale e dell’assessore con delega all’Università. Taglio del nastro, benedizione, dichiarazioni ottimistiche. Tutto molto ordinato. Molto meno convincente sul piano politico e sostanziale.
Per questa ragione ho depositato in Consiglio regionale un’interrogazione formale per fare chiarezza su ciò che viene presentato come un modello virtuoso, ma che solleva questioni rilevanti sul piano del diritto allo studio e dell’emergenza abitativa studentesca ad Ancona.
I numeri, al netto della propaganda, parlano chiaro: 46 nuovi posti letto, di cui solo 14 effettivamente in convenzione con ERDIS e quindi pienamente inseriti nel sistema pubblico del diritto allo studio. Tutto il resto è offerta privata, astrattamente regolata, che intercetta relativamente il bisogno degli studenti in maggiore difficoltà economica.
Nell’interrogazione ho chiesto alla Giunta regionale di chiarire il ruolo del soggetto privato che ha realizzato la struttura, la JHS s.r.l., e di spiegare se il modello adottato – fondato sulla realizzazione privata e su una convenzione pubblica limitata – sia davvero adeguato per una città che vive da anni una emergenza abitativa strutturale come Ancona.
Ho inoltre chiesto di fare piena luce sul tema dei canoni cosiddetti “calmierati”, pari a circa 300 euro per una stanza doppia e 400 euro per una singola, che – come previsto dalla normativa PNRR – corrispondono a una riduzione minima del 15% rispetto ai valori di mercato. Una soglia che, in una città dove i prezzi sono già elevati, non garantisce affatto canoni realmente accessibili per la maggioranza degli studenti e delle famiglie.
Un altro punto centrale dell’interrogazione riguarda il vincolo temporale di 12 anni previsto per questi interventi: trascorso tale periodo, le strutture potranno essere sottratte alla funzione di residenzialità studentesca. È legittimo quindi chiedersi che cosa resterà, tra dodici anni, delle politiche pubbliche sul diritto allo studio ad Ancona, se il patrimonio non entra nella disponibilità pubblica.
In questo contesto, colpisce soprattutto il silenzio del Comune di Ancona e dell’assessore con delega all’Università di fronte alle proteste e alle mobilitazioni delle associazioni studentesche, a partire da Gulliver – Sinistra Universitaria, che da anni denunciano la carenza di alloggi pubblici, l’insostenibilità dei canoni e l’assenza di una strategia strutturale. Nessun confronto reale, nessun tavolo stabile, nessun segnale di vicinanza.
Nessuno mette in discussione l’utilità di aumentare i posti letto. Ma continuare a presentare come soluzione strutturale ciò che è, nei fatti, un intervento prevalentemente privato e temporaneo significa abbassare l’asticella delle politiche pubbliche e confondere il diritto allo studio con una generica offerta immobiliare regolata.
Ancona ha bisogno di meno propaganda e più scelte coraggiose: più investimenti pubblici diretti, più posti realmente accessibili per i borsisti, più ascolto delle rappresentanze studentesche. È su questo terreno che si misura la credibilità di chi governa una città universitaria.

Privacy Preference Center