Giustizia sociale:il cuore della nostra proposta per le Marche
La giustizia sociale non è uno slogan. È la condizione fondamentale per una Regione che voglia dirsi davvero democratica, civile, progressista. È la risposta politica alla disuguaglianza, alla precarietà, alla solitudine e alle fratture che attraversano le nostre comunità.
Oggi le Marche sono una regione sempre più diseguale. Tra costa e aree interne, tra grandi città e piccoli comuni, tra chi ha accesso a servizi e diritti e chi ne è escluso. Tra chi lavora con tutele e chi sopravvive nel sommerso. Tra chi studia in scuole sicure e chi in edifici fatiscenti. Tra chi può permettersi cure, cultura, mobilità, casa – e chi no.
Queste disuguaglianze non sono un destino: sono il risultato di scelte politiche sbagliate o non fatte. Di una Regione che negli ultimi anni ha governato pensando ai forti, trascurando chi è fragile. Che ha abbandonato le politiche abitative, tagliato il welfare, ignorato il disagio minorile, precarizzato il lavoro, indebolito i presidi culturali e ambientali.
Parlare di giustizia sociale significa allora rimettere al centro le persone e i loro bisogni. Non in modo assistenzialista, ma strutturale: con politiche redistributive, accesso ai diritti, servizi di prossimità, partecipazione, qualità del lavoro, dignità dell’abitare. Significa intervenire lì dove si rompe il legame tra individuo e comunità, tra cittadino e istituzione.
Significa anche garantire pari opportunità reali: tra giovani e adulti, tra donne e uomini, tra nativi e migranti, tra chi ha una disabilità e chi no. La giustizia sociale non è separabile dalla giustizia ambientale, culturale, intergenerazionale.
Ogni investimento – in sanità, scuola, trasporti, cultura, ambiente – può generare giustizia o rafforzare disuguaglianza. Dipende da come si progetta, da chi si coinvolge, da quali territori si ascoltano.
Per una Regione giusta, vicina, equa
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- Reddito, lavoro e casa: politiche attive del lavoro per chi è escluso, piano regionale contro il caro-affitti, lotta alla precarietà e al lavoro povero, contrasto allo sfratto e al disagio abitativo.
- Servizi pubblici universali: accesso gratuito o agevolato a sanità, istruzione, mobilità, cultura, sport, con attenzione alle famiglie numerose, monogenitoriali, migranti e persone con disabilità.
- Presa in carico delle fragilità: integrazione sociosanitaria reale, assistenza domiciliare potenziata, consultori aperti e multidisciplinari, educatori territoriali, sostegno ai caregiver familiari.
- Partecipazione e prossimità: sportelli territoriali nei comuni marginali, decentramento dei servizi, coinvolgimento delle comunità nella programmazione sociale, consulta regionale per i diritti sociali.
- Monitoraggio delle disuguaglianze: istituzione di un Osservatorio regionale sulle disuguaglianze sociali e territoriali, con report pubblici annuali e valutazione d’impatto sociale delle leggi regionali.
La giustizia sociale non si amministra:si costruisce.Ogni giorno.Con scelte coerenti, con politiche concrete, con ascolto e presenza nei territori.
Le Marche non hanno bisogno di amministratori tecnocratici né di slogan rassicuranti:hanno bisogno di una nuova politica che guardi negli occhi chi oggi si sente invisibile.
Noi ci candidiamo per questo:per restituire voce, diritti, dignità e fiducia.Per una Regione che si prenda cura, davvero, di tutte e di tutti.

