Sanità marchigiana:così non va.
Serve un cambio di rotta radicale
Negli ultimi anni, la sanità pubblica nelle Marche è stata smantellata pezzo dopo pezzo. L’attuale giunta regionale ha promesso più efficienza, più territorio, più cure: ha consegnato il contrario. Ospedali chiusi o depotenziati, medici costretti a turni massacranti, pronto soccorso al collasso, cittadini lasciati soli nelle aree interne.
La riforma sanitaria approvata nel 2022 — con lo smembramento dell’ASUR in cinque AST — si è rivelata una gigantesca operazione di facciata: non ha risolto i problemi, li ha frammentati. Le nuove aziende non hanno aumentato l’efficienza, ma hanno creato più burocrazia e meno trasparenza.
Il risultato? Liste d’attesa infinite, fuga di personale sanitario, e un crescente ricorso alla sanità privata, per chi può permetterselo. I dati sulla mobilità passiva parlano chiaro: troppi marchigiani sono costretti a curarsi altrove.
Un fallimento politico, sociale e morale.
Le liste d’attesa restano uno dei nodi più gravi: secondo i dati regionali, per una visita cardiologica si può attendere fino a 240 giorni, mentre per una risonanza magnetica i tempi superano spesso i 180 giorni. Una condizione che alimenta la mobilità passiva: nel 2022 i marchigiani hanno speso oltre 70 milioni di euro in prestazioni fuori regione, con un saldo negativo crescente verso Emilia-Romagna e Umbria.
Parallelamente, cresce il ricorso alla sanità privata, favorito anche da convenzioni discutibili e dalla sottrazione progressiva di risorse al pubblico. Le Case della Salute, nonostante le previsioni regionali e i fondi PNRR destinati all’assistenza territoriale, risultano in larga parte sottoutilizzate: molte non operano h12, mancano di diagnostica e di specialisti, e sono prive di una rete socio-sanitaria efficace. Le Case della Salute sono rimaste slogan: sottodimensionate, prive di specialisti, spesso aperte a singhiozzo. E chi vive in montagna o nelle aree interne? Deve sperare di stare bene, o spostarsi per ore per farsi visitare. È questa l’idea di prossimità della destra marchigiana?
Proposte per una sanità pubblica, universale, territoriale
- Riforma della governance: le AST devono essere dotate di autonomia gestionale e di un sistema di valutazione legato ai bisogni di salute reali, con il coinvolgimento diretto dei Comuni attraverso le Conferenze dei Sindaci, come previsto dall’art. 3-quater del D.Lgs. 502/1992.
- Piano straordinario per il personale: incrementare i contratti formativi e stabili per medici, infermieri e OSS; introdurre incentivi economici e di alloggio per chi opera nei territori svantaggiati, con apposito stanziamento regionale.
- Case della Salute integrate: trasformarle in presidi operativi con specialistica ambulatoriale, diagnostica di base, assistenza infermieristica e psicologica; attivazione dei Centri di assistenza territoriale (CAT) e delle Unità di Continuità Assistenziale anche in area montana.
- Taglio delle liste d’attesa: estensione oraria dei servizi, apertura nei weekend, potenziamento dei CUP, anche tramite piattaforme digitali e call center dedicati. Utilizzo mirato dei fondi PNRR-Missione 6 per abbattere i tempi di erogazione entro fine 2026.
- Presìdi ospedalieri di comunità: riqualificazione dei piccoli ospedali in funzione di emergenza-urgenza e post-acuzie, in coerenza con il DM 70/2015, evitando smantellamenti silenziosi o trasformazioni in RSA non sanitarie.
- Trasparenza e partecipazione: istituzione di un Osservatorio Regionale sulla Sanità Pubblica, aperto a cittadini, professionisti e amministratori locali, per monitorare l’allocazione delle risorse, l’accessibilità ai servizi e la qualità delle cure.

