Formazione e lavoro nelle Marche:politiche in ritardo, risposte deboli.
Serve un nuovo patto territoriale per l’occupazione di qualità.
La Regione Marche ha perso, negli ultimi anni, la capacità di incidere in modo strategico sulle dinamiche del lavoro e della formazione. Le politiche attive sono frammentate, le misure sono spesso calate dall’alto e scollegate dai bisogni reali delle persone e dei territori. Il risultato è una precarizzazione crescente, una dispersione delle risorse europee, una disconnessione tra scuola, formazione e impresa.
Secondo i dati ISTAT 2023, il tasso di disoccupazione giovanile nelle Marche sfiora il 22%, con punte più alte nelle province interne e una forte incidenza tra le donne e i diplomati degli istituti tecnici. I NEET (giovani tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, non si formano) sono oltre 45.000, un numero preoccupante per una regione a rischio spopolamento.
La formazione professionale è sottofinanziata e disorganica. Il sistema degli enti accreditati è privo di una regia pubblica, spesso più orientato alla rendicontazione che all’impatto. I corsi non dialogano in modo sistemico con il tessuto produttivo, con il rischio di formare figure professionali scollegate dalla domanda di lavoro. Le politiche per la transizione ecologica e digitale, previste dal PNRR, non sono accompagnate da un piano formativo coerente.
Le politiche attive del lavoro sono affidate ai Centri per l’Impiego (CPI), che nelle Marche operano in condizioni di sottorganico e mancanza di strumenti digitali adeguati. Il portale JobMarche è poco utilizzato, e manca una piattaforma regionale efficace di incontro tra domanda e offerta. I navigator sono spariti, ma non sono stati sostituiti da figure stabili, qualificate e territorialmente radicate.
La Regione non ha attivato un patto territoriale per l’occupazione, come previsto dal Programma GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori), limitandosi a operazioni tecniche. E mentre alcune regioni italiane investono in lavoro di comunità, rigenerazione urbana, cooperative di territorio, agricoltura sociale e innovazione verde, le Marche restano ancorate a logiche novecentesche, incentrate sul manifatturiero tradizionale, senza visione integrata.
Proposte per una Regione che investa in lavoro stabile, giusto e formativo
- Piano Regionale Integrato Formazione–Lavoro 2025–2027: co-progettato con enti locali, parti sociali, scuole, università, associazioni di categoria e Terzo Settore. Deve integrare transizione verde, innovazione sociale e digitale, lavoro di cura, turismo sostenibile, cultura e agricoltura.
- Riforma del sistema della formazione professionale: accreditamento trasparente, monitoraggio degli esiti occupazionali, incentivi alla formazione in filiera con imprese, Comuni e territori. Nuovi corsi brevi e modulari su competenze green e digitali (micro-credential).
- Piano giovani competenze e imprese: incentivi per tirocini retribuiti, apprendistato professionalizzante, accompagnamento all’assunzione stabile, con priorità per donne under 35 e residenti in Comuni con calo demografico.
- Rete regionale dei Centri per l’Impiego 4.0: potenziamento degli organici, formazione degli operatori, digitalizzazione dei servizi, piattaforma unica pubblica per incontro domanda/offerta, orientamento personalizzato per ogni disoccupato.
- Lavoro e sostenibilità: sostegno a nuove imprese giovanili e femminili in settori green (energie rinnovabili, economia circolare, mobilità dolce), culturali e sociali, con fondi europei e garanzie pubbliche.
- Lavoro di comunità e aree interne: finanziamento di cooperative di comunità, cantieri di rigenerazione urbana, percorsi di inserimento lavorativo nei servizi socioeducativi, culturali e ambientali.
- Garanzia formazione per tutti: ogni persona disoccupata o inattiva ha diritto a un percorso formativo gratuito con certificazione finale. Accesso facilitato per persone con disabilità, migranti, disoccupati di lungo corso.
- Patto regionale per il lavoro dignitoso: con sindacati, imprese, enti locali e associazioni. Obiettivo: salario minimo contrattuale, abolizione degli stage gratuiti, parità di accesso e contrasto al caporalato e al lavoro nero.

