Minori, servizi socialie diritti dimenticati:la Regione Marcheha voltato le spalle all’infanzia

La tutela dei minori non è solo un dovere costituzionale (art. 31 Cost.), ma un indicatore chiave del livello di civiltà e coesione sociale di un territorio. Nelle Marche, tuttavia, l’attuale amministrazione regionale ha progressivamente smantellato strumenti, reti e progettualità che negli anni avevano reso il nostro modello sociale un riferimento a livello nazionale.

A partire dall’Osservatorio Regionale sul Disagio Minorile, istituito nel 2019 è oggi completamente inattivo. Nessun report, nessun aggiornamento, nessun coordinamento tra scuola, servizi sanitari, enti locali e giustizia minorile. In una fase storica in cui i fenomeni di ritiro sociale, dipendenze digitali, violenza assistita e disagio psichico crescono in modo allarmante, l’assenza dell’Osservatorio è una grave omissione politica.

La salute mentale minorile è un’emergenza silenziosa. Secondo gli ultimi dati ISTAT e SIP, almeno il 15% dei minori marchigiani presenta sintomi riconducibili a disturbi psichiatrici o neuroevolutivi. Eppure i servizi di neuropsichiatria infantile sono sottodimensionati, con liste d’attesa anche di 12 mesi per una prima visita, e personale spesso costretto a operare in condizioni di precarietà strutturale. La Regione non ha previsto investimenti strutturali, né un piano di integrazione sociosanitaria che permetta di agire precocemente e in modo multidisciplinare.

Tra le nuove forme di disagio, le tecnodipendenze (uso compulsivo di smartphone, videogiochi, social network, pornografia digitale, scommesse online) stanno crescendo in modo esponenziale tra preadolescenti e adolescenti. Si tratta di fenomeni trasversali, che richiedono interventi educativi e terapeutici integrati, ma che oggi non trovano una risposta strutturata nei servizi regionali. Le famiglie sono lasciate sole, gli insegnanti impreparati, i consultori imprevedibili per qualità e disponibilità.

Anche le reti territoriali di promozione dei diritti dell’infanzia sono state abbandonate. Il sostegno regionale al progetto “Città amiche dei bambini” – avviato in sinergia con UNICEF e diversi Comuni – è stato sospeso per anni e solo negli ultimi giorni, in modo del tutto strumentale e insufficiente, ci si si è ricordati della sua esistenza. Si è persa così una preziosa occasione per fare cultura dei diritti, promuovere la partecipazione dei più giovani e rendere le città più inclusive.

Il Terzo Settore – in particolare le cooperative sociali che gestiscono servizi educativi, comunità per minori, interventi domiciliari – si trova in estrema difficoltà. E con loro gli educatori professionali, che sono spesso il volto umano della tutela minorile nei territori. Turni notturni non retribuiti adeguatamente, contratti a termine, mansioni multiple, carichi psicologici elevatissimi senza supporto clinico, salari fermi al minimo tabellare.

A tutto questo si aggiunge un problema sempre più drammatico: i costi insostenibili per i Comuni degli inserimenti in comunità educativa o terapeutica. In assenza di un fondo regionale vincolato, i piccoli enti locali si trovano schiacciati da rette che superano spesso i 120–140 euro al giorno per minore. Il risultato è una discriminazione territoriale inaccettabile: ciò che si può garantire in un Comune capoluogo diventa impossibile in un piccolo centro.

A essere trascurata è anche la rete regionale sull’affido familiare. Mentre crescono le situazioni di disagio familiare, i percorsi di affido diminuiscono, spesso per mancanza di supporto, formazione e coordinamento. I Centri per l’Affido e la Solidarietà Familiare (CASF), previsti dalle linee guida ministeriali e dal Piano Sociale Regionale, sono sottodimensionati e frammentati. In assenza di una strategia regionale, l’affido diventa una soluzione residuale, lasciata all’iniziativa volontaristica dei singoli territori, con evidenti disparità di trattamento tra provincia e provincia.

Grave è anche la situazione del Tribunale per i Minorenni delle Marche, con sede ad Ancona. Carenze croniche di organico tra magistrati, personale di cancelleria e assistenti sociali TOF (Servizi Minorili della Giustizia), ritardi nei procedimenti, difficoltà nel monitoraggio delle misure civili e penali. A ciò si aggiunge il rischio concreto di uno svuotamento delle competenze con l’attuazione della riforma Cartabia, che rende ancora più urgente una presa di posizione regionale chiara a tutela della specializzazione del settore.

Infine, i consultori familiari, nati come presidi sociosanitari integrati e fondamentali nella presa in carico precoce del disagio minorile e familiare, versano oggi in condizioni critiche. In molte AST sono ridotti a funzioni puramente ginecologiche, spesso privi di psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali. Nessuna strategia regionale di rilancio, nessun piano di potenziamento, nessun finanziamento dedicato.

Proposte per una Regione che protegga davvero bambini, adolescenti, educatori e territori

  • Rilancio dell’Osservatorio Regionale sul Disagio Minorile: struttura permanente con dati integrati, report annuali e cabina di regia con enti locali, servizi sanitari, scuola, Terzo Settore e autorità giudiziaria minorile.
  • Piano Regionale per la Salute Mentale Minorile: assunzioni straordinarie, sportelli territoriali psicologici con accesso diretto, prevenzione nelle scuole, supporto ai caregiver familiari.
  • Fondo regionale per l’inserimento in comunità: copertura fino all’80% delle rette per i Comuni sotto i 15.000 abitanti; meccanismo perequativo automatico per garantire uniformità di trattamento tra territori.
  • Riforma dei consultori familiari: attuazione piena della L. 405/1975, riqualificazione strutturale, equipe multidisciplinari minime garantite (ginecologo, psicologo, assistente sociale, ostetrica), apertura minima h24 settimanale.
  • Fondo straordinario per le cooperative sociali: con rivalutazione delle tariffe, pagamenti certi, valorizzazione del lavoro educativo.
  • Contratto di garanzia per gli educatori: livelli retributivi regionali minimi, riconoscimento lavoro notturno, formazione continua e supporto psicologico supervisionato.
  • Legge regionale sull’educazione affettiva e digitale: per affrontare alla radice fenomeni come il cyberbullismo, la pornografia precoce, l’isolamento sociale e la dipendenza da dispositivi digitali. La legge dovrà prevedere azioni di prevenzione scolastica, percorsi per genitori ed educatori, supporto clinico dedicato nei consultori e nei servizi territoriali.
  • Potenziamento della rete per l’affido familiare: rilancio dei Centri per l’Affido con finanziamenti regionali dedicati, equipe multiprofessionali, formazione continua per le famiglie affidatarie, sostegno psicologico e tutoraggio durante tutto il percorso. Va garantita l’attuazione effettiva del diritto del minore a una vita familiare, in alternativa all’istituzionalizzazione.

Una Regione che vuole davvero difendere i più fragili deve investire nella cura dei legami, nei professionisti dell’educazione, nei presidi territoriali che prevengono la rottura.Oggi tutto questo è ignorato, quando non smantellato.Il nostro impegno è costruire una Regione che ascolti, prevenga, protegga.Una Regione che metta al centro i diritti dell’infanzia non a parole, ma nei bilanci, nei piani e nella visione politica.

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