Turismo nelle Marche:basta consumo del territorio.
Verso un modello sostenibile, equo e partecipato.
Le Marche possiedono un patrimonio turistico di valore nazionale: 28 Bandiere Blu, borghi storici tra i più belli d’Italia, cammini, parchi naturali, coste, cultura, enogastronomia e artigianato. Ma oggi questo potenziale rischia di essere dissipato da scelte miopi, centraliste e speculative.
La Regione ha abbandonato una visione strategica di lungo periodo, inseguendo un turismo di massa mordi-e-fuggi, centrato sulla costa e incentrato sull’evento, non sull’esperienza. Il Piano Regionale per il Turismo si è rivelato una vetrina promozionale priva di radicamento territoriale. I fondi europei sono distribuiti a pioggia, senza una visione integrata tra turismo, cultura, ambiente e coesione sociale.
Invece di puntare sulla rigenerazione dei borghi, sulla valorizzazione delle aree interne e sulla fruizione lenta del patrimonio naturale, la Regione ha sostenuto progetti ad altissimo impatto ambientale.
Il Piano di promozione turistica è rimasto fermo a una logica di marketing autoreferenziale, con grandi campagne pubblicitarie scollegate da strategie territoriali. Manca un’idea di turismo lento, diffuso, rispettoso delle comunità ospitanti, capace di generare lavoro stabile, inclusione sociale e rigenerazione ambientale.
Ecologica del porto, la Giunta continua a inseguire l’espansione delle grandi navi da crociera, a discapito della salute pubblica, della qualità dell’aria e della vocazione culturale e turistica del centro storico.
A questo modello, noi contrapponiamo con forza la proposta di istituire l’Area Marina Protetta del Conero, attesa da oltre 30 anni. Un’area di tutela, studio e promozione del tratto di mare compreso tra Ancona e Numana, capace di coniugare biodiversità, turismo esperienziale, attività scientifiche, pesca sostenibile e crescita economica locale. Il Parco del Conero ne uscirebbe rafforzato come cuore pulsante di un sistema turistico davvero green e integrato.
Il lavoro nel turismo, intanto, resta precario, sottopagato, stagionale e poco qualificato. I giovani che vorrebbero investire in questo settore faticano ad accedere a formazione e credito. Le imprese familiari sono lasciate sole. I Comuni delle aree interne non hanno risorse per promuovere il proprio patrimonio e migliorare la ricettività.
Le nostre proposte per un turismo sostenibile, accessibile e rispettoso dei territori
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- Istituzione dell’Area Marina Protetta del Conero: realizzazione immediata attraverso intesa con il Ministero, i Comuni interessati, il Parco del Conero e la cittadinanza attiva. Gestione partecipata, fondi UE e nazionali, governance territoriale trasparente.
- Stop definitivo al banchinamento del Molo Clementino: tutela della costa anconetana come bene comune, rigenerazione del porto in chiave ambientale, elettrificazione delle banchine, riduzione delle emissioni e delle grandi navi da crociera.
- Rete del turismo lento e diffuso: sostegno a percorsi escursionistici, ciclovie, cammini spirituali e culturali, collegati a piccoli Comuni, agriturismi, musei locali, teatri storici, ostelli e aree protette.
- Destagionalizzazione vera: programmazione culturale e sportiva nei mesi non estivi, incentivi al turismo scolastico e universitario, mobilità pubblica potenziata anche nei fine settimana e nelle aree meno servite.
- Formazione e qualità del lavoro turistico: corsi professionalizzanti per giovani e operatori, incentivi per assunzioni stabili, contratti regolari, certificazioni ambientali e sociali.
- Promozione integrata e partecipata: portale unico regionale multilingue, marketing turistico co-progettato con territori, reti di operatori, enti locali, cooperative e associazioni.
- Osservatorio sul turismo sostenibile: valutazione continua di impatto ambientale, sociale ed economico. Inclusione nei bilanci regionali di indicatori di qualità, soddisfazione, equità e redistribuzione.
Il turismo può essere una straordinaria leva di sviluppo se coniugato con il rispetto del territorio, la dignità del lavoro e la partecipazione delle comunità locali. Ma se diventa un modello estrattivo e centralizzato, lascia solo inquinamento, sfruttamento e disuguaglianze. Le Marche possono scegliere un’altra strada: quella della bellezza protetta, della biodiversità valorizzata, della prossimità vissuta. Una Regione che difende i borghi, i parchi, è una Regione che difende sé stessa.

