Cultura nelle Marche:un patrimonio dimenticato.
Serve una nuova centralità delle politiche culturali.
Le Marche sono una delle regioni italiane con la più alta densità di patrimoni culturali, storici, artistici, architettonici. Un territorio policentrico, che ospita borghi storici, teatri pubblici, musei, fondazioni, festival, biblioteche, archivi, luoghi della memoria. Una biodiversità culturale unica, che dovrebbe essere uno dei pilastri dello sviluppo regionale sostenibile, inclusivo e partecipato.
Eppure, negli ultimi anni, la Regione ha progressivamente depotenziato la propria azione culturale. Il Piani triennali della cultura vengono aggiornati in ritardo, con una visione più amministrativa che politica. I bandi sono spesso gestiti senza un reale confronto con il territorio, con logiche premiali discutibili, ritardi nell’erogazione dei fondi, e criteri che penalizzano le realtà più piccole o più innovative.
Le risorse sono sbilanciate verso i grandi enti istituzionali e le produzioni spettacolarizzate, mentre vengono trascurati i progetti di prossimità, i linguaggi contemporanei, le esperienze di partecipazione civica. La cultura è trattata come “eventificio”, non come infrastruttura sociale. La progettazione culturale indipendente fatica a sopravvivere, e la mancanza di un sostegno strutturale ha costretto molti operatori a ridimensionare o interrompere le attività.
Il lavoro culturale è spesso precario, frammentato, invisibile: si parla di “economia della cultura”, ma mancano misure di tutela per i lavoratori intermittenti dello spettacolo, per le cooperative culturali, per i giovani curatori, artisti, tecnici, mediatori. Nessuna azione è stata intrapresa per costruire un sistema regionale di welfare culturale, né per sostenere le imprese culturali e creative con misure fiscali, formative e logistiche adeguate.
A essere dimenticati sono anche i cittadini più fragili, che spesso restano esclusi dalla vita culturale a causa di barriere economiche, territoriali o sociali. I prezzi dei biglietti, la mancanza di trasporti pubblici serali, l’assenza di politiche attive per l’accesso rendono di fatto impossibile a molte famiglie l’esperienza di un concerto, uno spettacolo teatrale o una visita museale. La cultura deve tornare ad essere un diritto, non un privilegio.
Gravissimo infine il disinteresse verso il contrasto alla povertà educativa, che attraversa trasversalmente aree urbane e aree interne, colpendo minori e adolescenti con meno opportunità. Manca un piano regionale integrato che coinvolga scuola, enti locali, biblioteche, centri culturali e associazioni. Non c’è un coordinamento né un monitoraggio dei progetti attivi. La Regione, pur avendo strumenti e competenze, si è ritirata da questo fronte.
Proposte per una nuova politica culturale regionale
- Piano strategico della cultura 2026–2030: elaborato con enti locali, operatori e istituzioni, attraverso tavoli territoriali e una Conferenza Regionale della Cultura a cadenza annuale. Deve includere misure per la transizione ecologica, digitale e generazionale del sistema culturale.
- Fondo strutturale per la cultura diffusa: finanziamento triennale a sostegno di progetti culturali nei piccoli Comuni, nelle periferie urbane, nelle aree interne e nei contesti socialmente fragili. Valorizzazione delle biblioteche come presidi civici e culturali.
- Welfare per i lavoratori della cultura: attivazione di uno sportello regionale per il lavoro culturale, contributi a sostegno della progettazione indipendente, tutela dei diritti contrattuali, accompagnamento formativo e giuridico.
- Rete dei festival culturali indipendenti: riconoscimento e sostegno economico e promozionale alle esperienze autonome di produzione culturale, con criteri di valutazione che premiano l’accessibilità, l’innovazione e la sostenibilità.
- Piano cultura–scuola–comunità: programmi integrati di educazione alla cultura nelle scuole (con laboratori, esperienze museali, incontri con artisti), incentivi alla progettazione in collaborazione tra istituti scolastici e realtà culturali.
- Politiche per il contemporaneo: istituzione di una sezione regionale dedicata alla creatività contemporanea (arti visive, performative, multimediali), con spazi di residenza artistica, sostegno alla produzione e circuitazione nazionale e internazionale.
- Cultura come diritto di cittadinanza: applicazione della Convenzione di Faro attraverso la promozione dei “patrimoni condivisi” e la valorizzazione delle comunità patrimoniali, con il coinvolgimento attivo dei cittadini nella cura e nella trasmissione del patrimonio materiale e immateriale.
- Voucher culturali per le famiglie a basso reddito: accesso agevolato o gratuito a spettacoli, musei, rassegne, corsi; promozione di eventi a ingresso libero nelle aree a maggiore disagio sociale.
- Piano regionale contro la povertà educativa: progetti educativi extracurriculari con funzione culturale, rete di doposcuola culturali in collaborazione con le biblioteche pubbliche, sostegno alla lettura e alle arti per bambini e adolescenti in situazione di vulnerabilità.

