Giovani nelle Marche:una generazione ignorata.
Serve una nuova agenda politica intergenerazionale.
I giovani marchigiani hanno sempre meno spazio, meno voce e meno futuro nelle scelte politiche regionali. A fronte di slogan generici e iniziative frammentate, la realtà racconta una marginalizzazione strutturale: assenza di una strategia regionale per le politiche giovanili, disconnessione tra le direzioni competenti, mancata attuazione di quanto previsto dalla Legge 285/1997, dal Piano Nazionale Giovani e dalla Strategia Europea per la Gioventù 2019–2027.
La Regione Marche non ha un assessorato dedicato alle politiche giovanili, né un Piano Regionale Giovani attivo e verificabile. I finanziamenti per i progetti giovanili sono residuali, affidati a bandi estemporanei, spesso inaccessibili ai gruppi informali e alle realtà territoriali minori. Non esiste un sistema di monitoraggio dell’impatto sociale, né una rete regionale degli Informagiovani realmente operativa.
I dati sono allarmanti: secondo ISTAT e SVIMEZ, le Marche hanno una delle percentuali più alte di giovani NEET (Not in Education, Employment or Training) tra i 18 e i 34 anni nel Centro Italia. Il tasso di emigrazione giovanile è in costante aumento: migliaia di ragazze e ragazzi ogni anno lasciano la regione per cercare lavoro, formazione o solo ascolto altrove. E nelle aree interne il senso di abbandono è ancora più forte.
La partecipazione civica giovanile è scoraggiata da strumenti anacronistici e da un’assenza di dialogo politico strutturato. La Consulta Regionale dei Giovani non è più operativa. Non esistono canali istituzionali per includere la voce delle nuove generazioni nella definizione delle politiche pubbliche. Si preferisce una retorica paternalista che parla ai giovani, ma non con i giovani.
Grave anche l’assenza di interventi sistemici contro la povertà educativa e relazionale, le dipendenze digitali, la solitudine psicosociale, la precarietà lavorativa e l’accesso a spazi culturali, sportivi e formativi. I centri di aggregazione giovanile, laddove esistono, sopravvivono grazie all’iniziativa di Comuni e associazioni, senza sostegno strutturale regionale. L’educazione non formale è ignorata, pur essendo una delle leve principali per l’empowerment giovanile secondo il Consiglio d’Europa.
Proposte per una politica regionale che rimetta i giovani al centro
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- Piano Regionale Giovani 2025–2027: co-costruito con enti locali, associazioni, consulte, studenti e under35. Deve integrare formazione, lavoro, salute mentale, cultura, ambiente e partecipazione.
- Consulta Regionale dei Giovani: ricostituita con rappresentanti di tutti i territori e mandati vincolati al confronto permanente con la Giunta e il Consiglio regionale.
- Fondo giovani e lavoro di comunità: incentivi per l’autoimpiego, l’impresa sociale giovanile, la creazione di coworking, laboratori artigianali, start-up culturali e ambientali nei piccoli centri.
- Piano regionale contro la dispersione e la povertà educativa: percorsi di tutoraggio, doposcuola culturali, spazi studio pubblici attrezzati, educazione informale, orientamento precoce, alleanze scuola–famiglia–territorio.
- Centro regionale per il benessere digitale e psicologico: sportelli per tecnodipendenze, burnout da studio, ansia da prestazione; rete integrata con ASUR, scuola e Terzo Settore.
- Rete dei centri giovani e spazi aggregativi: finanziamento pluriennale, linee guida regionali per la co-progettazione, valorizzazione delle associazioni giovanili e degli enti educativi.
- Bonus mobilità e cultura under 30: abbonamenti agevolati a trasporti pubblici, musei, teatri, eventi culturali e sportivi per i giovani residenti, con un occhio alle famiglie a basso reddito.
- Bilancio partecipativo giovanile: destinazione del 2% del bilancio regionale di settore a progetti proposti e votati da giovani under 35.
- Progetto “Torno a vivere qui”: per il rientro dei giovani emigrati, con contributi all’affitto o all’acquisto prima casa, accesso prioritario a servizi di supporto e formazione nei Comuni con più alto tasso di spopolamento.

