La preapertura della caccia è un grave errore. Con la siccità gli animali sono più vulnerabili


Il calendario venatorio 2026-2027 approvato dalla Regione Marche stabilisce infatti l’avvio della stagione il 5 settembre. Nei giorni 5, 6, 9, 12 e 13 settembre è consentita in preapertura la caccia a colombaccio, germano reale, alzavola e marzaiola, mentre il 12 e 13 settembre sarà cacciabile anche la quaglia.

Parliamo di giorni nei quali la scarsità d’acqua può rendere la fauna ancora più vulnerabile. In particolare, per gli uccelli acquatici, la riduzione delle aree umide disponibili può determinare una maggiore concentrazione degli animali nei pochi luoghi che conservano condizioni idonee.

Stiamo vivendo una situazione di forte stress idrico, con un calo delle portate di fiumi e fossi che la stessa Regione ha certificato almeno nella provincia di Pesaro e Urbino. In queste condizioni aggiungere la pressione venatoria rischia di rappresentare un ulteriore fattore di stress per ecosistemi già in difficoltà.

La necessità di adottare particolare cautela in situazioni di siccità non è una posizione ideologica. È stata indicata anche dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

In occasione di precedenti e gravi crisi idriche, ISPRA ha sottolineato come il deficit d’acqua possa rendere la fauna selvatica particolarmente vulnerabile. Tra le misure prudenziali indicate vi è stata anche la sospensione della caccia da appostamento, proprio perché può svolgersi in prossimità dei punti di abbeverata verso i quali gli animali sono costretti a convergere. Per gli anatidi e gli altri uccelli di palude, ISPRA ha inoltre indicato in condizioni analoghe l’opportunità di posticipare l’apertura della stagione venatoria all’inizio di ottobre.

C’è poi una contraddizione che credo la Regione debba spiegare.

A fine luglio la stessa Regione Marche ha disposto lo stop ai prelievi dai corsi d’acqua superficiali della provincia di Pesaro e Urbino dal 5 agosto al 30 settembre, motivando il provvedimento con la persistente siccità e con la necessità di salvaguardare gli ecosistemi fluviali.

È difficile comprendere perché, nello stesso periodo in cui si limita il prelievo dell’acqua proprio per proteggere gli ecosistemi, non si ritenga necessario almeno rivalutare anche la pressione venatoria esercitata sulla fauna che di quegli stessi ecosistemi fa parte.

Per questo ho chiesto alla Giunta regionale di acquisire immediatamente da ISPRA una valutazione aggiornata sulle conseguenze delle attuali condizioni climatiche e del deficit idrico sulla fauna marchigiana.

In un contesto ambientale come quello che stiamo attraversando, la preapertura della caccia a partire dal 5 settembre non è una scelta opportuna.

Le regole non possono essere considerate immutabili mentre intorno a noi cambiano le condizioni climatiche, la disponibilità d’acqua e gli equilibri degli ecosistemi. Quando cambiano le condizioni ambientali, devono cambiare anche le misure necessarie a tutelare la fauna e a disciplinare responsabilmente l’attività venatoria.

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