Centri storici, nella legge della Giunta né vere idee né fondi: solo propaganda "anti-kebab"

In Consiglio regionale avrei voluto parlare di sanità, anziani, fragilità e lavoro. Invece ci è stato imposto di discutere una proposta di legge che di urgente non aveva nulla: quella sulla cosiddetta qualificazione delle attività commerciali nei centri storici.
Un provvedimento che si regge essenzialmente sulla propaganda, che non stanzia risorse e che non propone alcuna vera idea per attrarre nuove attività, sostenere quelle esistenti e intercettare nuovi pubblici nelle nostre città.
Figuriamoci se il centrosinistra possa essere contrario a politiche capaci di contrastare la desertificazione dei centri storici, sostenere il commercio di qualità e promuovere le filiere a chilometro zero.
Sono obiettivi che condividiamo pienamente. Ma nella legge voluta dalla Giunta Acquaroli non c’è praticamente nulla di tutto questo.
Il testo contiene soltanto una serie di enunciazioni astratte, prive di ricadute concrete. Non ci sono fondi per aiutare i commercianti storici, non ci sono incentivi per i giovani che vogliono avviare una nuova attività e non esiste una strategia per riportare persone e servizi nei centri urbani.
La proposta di legge appare invece molto più utile ad alimentare un certo racconto contro le attività imprenditoriali gestite da cittadini stranieri. Una posa propagandistica funzionale a sostenere il confronto con la destra più massimalista che continua ad affacciarsi nel dibattito pubblico.
Il punto centrale è l’articolo 5, attraverso il quale si lascia ai Comuni la possibilità di adottare misure che favoriscano alcune categorie merceologiche rispetto ad altre.
È proprio partendo da questo passaggio che, sulle prime pagine dei quotidiani locali, è stata costruita una narrazione distorta, concentrata sulla possibilità di limitare i chioschi di kebab e i cosiddetti negozi etnici nelle nostre città.
Un’impostazione che, guarda caso, non è mai stata smentita dai rappresentanti del centrodestra. Al contrario, è stata ampiamente cavalcata, nonostante eventuali provvedimenti diretti a limitare l’esercizio delle attività commerciali possano entrare in contrasto con le normative italiane ed europee.
Il risultato è qualcosa di persino peggiore della “supercazzola” che avevo citato a proposito di questa legge.
È una presa in giro ai danni delle amministrazioni comunali.
La legge affida infatti ai Comuni il compito di introdurre eventuali limiti merceologici nei propri centri storici, ma non fornisce indicazioni chiare, direttive o criteri precisi. Ogni amministrazione viene lasciata sola e rischia di assumere decisioni che potrebbero poi essere facilmente impugnate davanti al Tribunale amministrativo regionale.
