Il Carcere di Fossombrone: Panopticon marchigiano

Terza visita in carcere, dopo Ancona e Pesaro, al carcere di Fossombrone.
Il primo dato, oggettivo, è la ristrutturazione. Ricordavo Fossombrone in condizioni critiche; oggi il cambiamento è evidente. Gli interventi strutturali recenti hanno inciso davvero: spazi più funzionali, ambienti meno degradati, un istituto che non ha più l’aspetto di un luogo lasciato a sé stesso.
In un carcere di alta sicurezza, con detenuti che scontano pene lunghissime, talvolta l’ergastolo, anche l’architettura conta. E molto.
Fossombrone resta un carcere “duro”, quasi un panopticon di Bentham, nella lettura resa celebre da Foucault: uno spazio che rende visibile il controllo, che organizza il tempo e i corpi, che non concede illusioni.
Proprio per questo va osservato senza retorica.
Nel confronto con la direttrice e il comandante della Polizia Penitenziaria ho trovato una gestione seria e consapevole della complessità del contesto.
Ho avuto modo anche di visitare le sezioni e parlare con le persone detenute, alcune conosciute in passato.
L’unico nodo emerso riguarda la sanità: la presenza infermieristica è garantita solo per 12 ore al giorno: un limite rilevante, soprattutto in un istituto che ospita detenuti con pene lunghe e fragilità sanitarie crescenti.
Qui è bene essere chiari: la competenza sanitaria è della Regione. Non è un dettaglio amministrativo, ma una responsabilità politica diretta.
Fossombrone ospita anche il polo universitario, realizzato con l’Università di Urbino, esperienza che ho sostenuto con convinzione quando ero Garante: non per buonismo, ma perché anche nei contesti di pena lunga lo studio resta uno strumento importante di recupero sociale
Le visite come consigliere regionale proseguiranno. Non come esercizio simbolico, ma come lavoro di verifica.
Al termine presenterò un report complessivo, con una fotografia del sistema penitenziario marchigiano: dati, differenze tra istituti, punti di forza e criticità.
Un documento utile per orientare scelte politiche e assunzioni di responsabilità, a partire da quelle che competono direttamente alla Regione.
