Vietato dire no alla guerra


Oggi in Consiglio regionale era in programma una seduta assembleare aperta, convocata per ascoltare in videocollegamento l’intervento della rappresentante della resistenza iraniana, al regime teocratico, Maryam Rajavi.
Un’iniziativa importante, che riconosce il ruolo della resistenza iraniana come opposizione a un regime, quello degli ayatollah, che da anni reprime diritti e libertà fondamentali, soffocando nel sangue proteste e aspirazioni democratiche.
Ma proprio per questo era evidente che un momento del genere non potesse essere separato da un passaggio sul contesto internazionale in cui si colloca. Un contesto segnato da una escalation militare gravissima animata da Stati Uniti e Israele.
Per questa ragione avevo ritenuto naturale – direi inevitabile – che, al termine dell’intervento, fosse consentito ai capigruppo di prendere la parola.Tre minuti ciascuno. Il minimo indispensabile per dare voce al Consiglio regionale su una vicenda che riguarda la pace, i diritti umani, il ruolo della politica.
La maggioranza ha deciso di non consentirlo, motivando la scelta con il timore che il confronto potesse animarsi.
È una decisione grave. Perché un’assemblea elettiva non può limitarsi ad ascoltare senza poter parlare, soprattutto quando si affrontano temi di questa portata. E non è accettabile che si arrivi a temere perfino tre minuti di intervento.
Avevo preparato un intervento articolato, come gruppo AVS. Lo riporto qui.
“Presidente, colleghi, il collegamento di oggi con Maryam Rajavi cade in un momento drammatico e decisivo.
Arriva dopo mesi segnati da una repressione durissima interna all’Iran, con proteste popolari soffocate nel sangue, e si inserisce in una fase di escalation militare che vede protagonisti gli Stati Uniti e altri attori internazionali, con il rischio concreto di trascinare l’intera area mediorientale – e con essa l’equilibrio globale – in una spirale di guerra dagli esiti imprevedibili.
In questo quadro, la nostra posizione deve essere netta e senza ambiguità.
Noi esprimiamo solidarietà al popolo iraniano.Non al regime. Al popolo.
E quando diciamo popolo iraniano, parliamo anche di quella resistenza che si oppone al regime degli ayatollah, che paga un prezzo altissimo in termini di repressione, carcere, persecuzioni e vita umana per affermare libertà e diritti.
Ma proprio per questo, e con la stessa fermezza, diciamo no alla guerra.
Perché le bombe non portano libertà. Non lo hanno fatto in passato, non lo stanno facendo oggi.
La guerra contro l’Iran colpisce ancora una volta i civili, aggravare una crisi umanitaria ed economica già profondissima e alimentare una escalation che rischia di diventare incontrollabile.
E qui non possiamo tacere.
Non possiamo tacere di fronte all’asse politico e militare che si sta consolidando, segnato dal furore bellicista di Trump e di Netanyahu, che stanno contribuendo ad alimentare una dinamica di conflitto anziché favorire una soluzione politica.
E non possiamo tacere neppure di fronte all’atteggiamento del Governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che ancora una volta sceglie un allineamento subalterno, rinunciando a un ruolo autonomo dell’Italia e dell’Europa nella costruzione di una via diplomatica.
Noi stiamo con il popolo iraniano e con chi lotta per libertà, diritti, autodeterminazione. E proprio per questo condanniamo con forza sia l’oppressione interna sia l’intervento militare esterno.
C’è una terza strada, ed è quella che dobbiamo avere il coraggio di rivendicare: la diplomazia, il diritto internazionale, il sostegno ai movimenti democratici.
Perché la libertà non si esporta con i bombardamenti. Si costruisce con i diritti.
E anche da questo Consiglio regionale, pur nella nostra dimensione territoriale, non possiamo essere neutrali moralmente.
Dobbiamo dire con forza: basta repressione, basta guerra.
Solidarietà al popolo iraniano. Sempre.

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