Ancona non è un palcoscenico politico dove recitare due parti in commedia


Ancona non è un palcoscenico politico dove recitare due parti in commedia.

Lo dico dopo le nuove dichiarazioni del sindaco Daniele Silvetti contro l’Autorità portuale e il suo presidente Vincenzo Garofalo: prima sul banchinamento del Molo Clementino, ora sulla vicenda dell’assegnazione dei posti barca storici della Sef Stamura alla Mole Vanvitelliana.

Ora, al netto delle sgrammaticature relazionali tra enti, e con tutto il garbo e la stima personale che ho per Silvetti, mi sia consentito fargli notare una cosa semplice: in politica non si possono recitare sempre due parti in commedia.

Non si può rivendicare il valore della filiera istituzionale quando produce risultati utili alla propria immagine politica, o alla città, come il titolo assegnato ad Ancona di Capitale italiana della cultura, e poi rappresentare l’Autorità portuale come un soggetto estraneo o indipendente dalla medesima area politico-istituzionale quando assume decisioni contestate.

Perché il presidente dell’Autorità portuale non è un corpo estraneo precipitato da Marte sulla Mole Vanvitelliana. È parte della stessa filiera politica e istituzionale del centrodestra che governa Comune, Regione e Governo nazionale, dentro cui nascono le scelte sulle nomine e sugli indirizzi strategici di governance.

Vincenzo Garofalo, già parlamentare non rieletto di Fratelli d’Italia, poi passato all’Udc, è stato indicato e sostenuto dentro quella filiera.

Oggi, per la nuova presidenza dell’Autorità di Sistema Portuale, il Mit ha avviato l’iter sul nome di Mirco Carloni, parlamentare in quota Lega e presidente della Commissione Agricoltura, con l’intesa favorevole della Giunta regionale guidata da Acquaroli.

Da anni, come centrosinistra, denunciamo che sulle Autorità portuali, come su molti altri comparti pubblici fondamentali, a partire dalla sanità, il centrodestra non sceglie sulla base delle competenze, ma secondo logiche di spartizione, equilibrio interno e occupazione politica.

Se i criteri che hanno portato alla proposta di nomina dell’onorevole Mirco Carloni a presidente dell’Autorità portuale sono diversi, Silvetti lo dica apertamente.

Spieghi alla città quale idea di porto, quale rapporto porto-città, quale modello di sviluppo e quale autonomia istituzionale intende difendere.

E abbia anche il coraggio di dire con chiarezza se condivide oppure no il progetto di progressiva centralizzazione e privatizzazione della governance portuale che il centrodestra nazionale sta sostenendo attraverso il modello “Porti d’Italia Spa”.

Non si può difendere l’autonomia del porto di Ancona un giorno e tacere il giorno dopo davanti a progetti che rischiano di ridurre le Autorità portuali a semplici articolazioni di una governance sempre più accentrata e politicizzata, con il rischio di aprire percorsi di privatizzazione.

E se le sue prese di posizione non sono soltanto comunicazione, marketing elettorale o posizionamento personale, allora faccia un ulteriore passo di comprensibilità e coerenza politica.

Dichiari apertamente se sta preparando un progetto neocentrista, benedetto dal nuovo corso di Forza Italia e dall’idea di prendere le distanze dalla destra-destra dell’onorevole Ciccioli, del vicesindaco Zinni e della Lega tutta: uno scenario che ad Ancona molti iniziano a intravedere.

Perché ad Ancona non si può governare con la destra e parlare ogni giorno come se si fosse all’opposizione.

È troppo comodo.

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