Avviato il monitoraggio delle carceri marchigiane, prima tappa l’istituto di Ancona-Montacuto

Monitorare le condizioni sanitarie all’interno degli istituti penitenziari marchigiani è una prerogativa riconosciuta al consigliere regionale e rappresenta un dovere istituzionale rispetto al diritto alla salute delle persone detenute. È per questo che, in qualità di consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, già Garante dei diritti dei detenuti della Regione Marche, ed attuale vicepresidente della Commissione Sanità ho intrapreso  un ciclo di visite nei sei istituti penitenziari delle Marche.

La prima tappa si è svolta il 9 dicembre alla Casa circondariale di Ancona-Montacuto, dove ho incontrato la direzione, il comandante eil personale di Polizia penitenziaria e gli operatori sanitari, visitando le sezioni e le aree dedicate all’assistenza medica. Un istituto che, ancora una volta, mostra con chiarezza le criticità strutturali e organizzative del sistema penitenziario regionale.

 

Sovraffollamento e composizione della popolazione detenuta

Il carcere ospita oggi 336 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 256 posti, con un sovraffollamento ormai strutturale.

Gli stranieri sono 139, pari a oltre il 30% del totale.

Nel dettaglio:

  • 256 detenuti comuni e 80 in alta sicurezza
  • 82 in attesa di giudizio e 254 con condanna definitiva

Significativi poi i numeri relativi a detenuti problematiche legate alla tossicodipendenza (circa il 10% del numero complessivo le prese in carico effettive) e con problemi psicologici.

Il personale di Polizia penitenziaria in servizio ammonta a 143 unità su una pianta organica di 175, dato che testimonia una condizione di costante pressione operativa.

 

Le criticità sanitarie

Sul versante sanitario – competenza della Regione Marche – emergono situazioni che richiedono interventi urgenti e programmati. In particolareè segnalata una carenza significativa di specialisti. In particolare si è palesata la difficoltà a garantire continuità nelle prestazioni di dermatologia, ambito molto importante nel contesto detentivo.

Preoccupa inoltre l’apertura, prevista nei prossimi mesi, di una nuova articolazione psichiatrica destinata a ospitare 14 persone con elevata fragilità clinica.
Si tratta di una struttura delicata che richiederà un intervento straordinario della sanità regionale in termini di personale, competenze e continuità assistenziale. È indispensabile che le Marche si organizzino per tempo, perché una gestione inadeguata avrebbe ricadute pesanti sia sui detenuti sia sul personale.

 

La funzione della Legge Regionale 28/2008: un pilastro da rafforzare con finanziamenti stabili e pluriennali

Tra i temi emersi nella visita, va sottolineata l’importanza strategica della Legge regionale 28/2008, che disciplina gli interventi socio-educativi, trattamentali e di inclusione per le persone detenute nelle Marche. Una norma che rappresenta uno strumento essenziale per garantire: attività di formazione e reinserimento sociale, percorsi educativi e culturali, interventi di mediazione, supporto psicologico e sostegno ai nuclei familiari, progetti di lavoro, qualificazione professionale e continuità dei percorsi trattamentali

Questa legge è uno dei cardini attraverso cui la Regione può incidere realmente sulla qualità della vita detentiva e sul percorso di reinserimento delle persone recluse. Tuttavia, la sua efficacia dipende in modo decisivo dalla regolarità e dalla stabilità dei finanziamenti”.

Gli stanziamenti regionali degli ultimi anni, pur presenti, non sempre hanno garantito continuità temporale, con ricadute negative sull’organizzazione dei servizi.
Nei contesti penitenziari l’intermittenza dei fondi produce interruzioni nelle attività, perdita di professionalità, impossibilità di programmare progetti strutturali e, di fatto, riduzione dell’impatto degli interventi. È necessario che la L.R. 28/2008 sia sostenuta da finanziamenti certi, tempestivi e su base pluriennale, così da assicurare stabilità e prevedibilità alle prestazioni, parte integrante del trattamento penitenziario e incidono direttamente sul percorso di recupero e sulla sicurezza collettiva.

 

Riorganizzazione nazionale e carenze infrastrutturali

Durante la visita è stato inoltre comunicato che il PRAP (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) Marche–Emilia Romagna sarà riorganizzato e la gestione regionale passerà sotto un nuovo accorpamento con l’Umbria. Un cambiamento che richiederà attenzione nel coordinamento istituzionale e negli aspetti organizzativi.

Nobili ha evidenziato anche l’annosa criticità dell’assenza, nell’area maceratese, di una struttura penitenziaria. Questa mancanza determina un inevitabile aggravio per il carcere di Ancona-Montacuto. È necessario accelerare le decisioni sul versante dell’edilizia penitenziaria, perché la distribuzione territoriale degli istituti influisce sulla qualità della detenzione, sul lavoro del personale e sull’efficienza del sistema.

 

Un percorso di monitoraggio in tutti gli istituti marchigiani

Dopo Montacuto, il calendario delle visite già fissate prevede:Pesaro, 19 dicembre, Fossombrone, 12 gennaioper poi proseguire con Ancona Barcaglione, Fermo e Ascoli Piceno, completando così il monitoraggio dell’intero sistema regionale

L’obiettivo è restituire al Consiglio regionale una fotografia reale e documentata della situazione, ponendosi in una posizione di collaborazione e integrazione del prezioso lavoro che fa il Garante regionale dei i diritti dei detenuti, individuare gli interventi migliorativi e rafforzare la collaborazione tra amministrazione regionale, direzioni penitenziarie e operatori sanitari. Le carceri sono parte integrante della comunità: migliorare le condizioni detentive significa tutelare i diritti fondamentali

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