Con la nuova legge, meno fondi e servizi per l’entroterra appenninico


Tre quarti dei territori appenninici marchigiani rischiano di non rientrare più nelle Comunità montane e quindi di rimanere esclusi da una serie di fondi, politiche e misure che ne tutelano servizi socio sanitari e possibilità di sviluppo, in un contesto già molto fragile e complesso. È per questo che ho depositato alla presidenza della Giunta regionale una nuova interrogazione, dove si prendono in esame le conseguenze, per l’entroterra marchigiano, prodotte dalla nuova legge del 12 settembre 2025, n. 131, che fissa  a 600 metri la quota altimetrica per permettere a un Comune di rientrare fra le Comunità montane.
Si tratta di un criterio irrealistico per le Marche, dove su 88 comuni appenninici, solo 22 sorgono sopra quella altezza mentre molti comuni sotto i 600 metri presentano gravi criticità: spopolamento, fragilità infrastrutturale, difficoltà di accesso ai servizi, dissesto idrogeologico, isolamento e scarsità di opportunità socioeconomiche. La montagna marchigiana è fatta di comunità fragili che non possono essere discriminate da un criterio altimetrico rigido e che non tiene conto della realtà locale.

Le Unioni Montane delle Marche hanno già espresso forte preoccupazione per le possibili conseguenze di questa nuova legge, applicata al contesto della regione, con conseguenze come la perdita di risorse dedicate, indebolimento dei servizi territoriali, riduzione della programmazione socio-sanitaria, impatto negativo sulla gestione associata, sulla viabilità interna e sulle politiche di contrasto allo spopolamento.

E dunque, come consigliere regionale, ho posto una interrogazione al Presidente della Giunta regionale e l’Assessore competente per sapere se la Regione Marche intenda attivarsi con urgenza per chiedere un correttivo della legge, se ne siano stati già valutati gli impatti possibili, se siano previste misure transitorie o integrazioni per  la realtà marchigiana.

È compito della Regione Marche tutelare le aree più fragili e rappresentare presso il Governo e la Conferenza Stato-Regioni le criticità dei propri territori, affinché le politiche nazionali non penalizzino ulteriormente le comunità montane e dell’entroterra.

 

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