Contro l’isolamento favoriamo le relazioni. Una legge per connettere le comunità


Contrastare l’isolamento sociale significa creare occasioni di partecipazione, incontro e dialogo tra le persone. Significa coltivare interessi, costruire relazioni, prendersi cura dei beni comuni. E significa anche intervenire prima che una situazione di solitudine si trasformi in una condizione che richiede una vera e propria presa in carico da parte dei servizi.

È questa l’idea alla base della proposta di legge regionale che ho presentato come primo firmatario e che oggi è all’esame della IV Commissione assembleare permanente Sanità e politiche sociali.

Il cuore della proposta è l’istituzione sperimentale del “Progetto di connessione di comunità”, uno strumento attraverso il quale una persona che vive una condizione di isolamento può essere accompagnata verso attività e opportunità già presenti nel proprio territorio, sulla base dei propri interessi, delle proprie aspirazioni e delle proprie disponibilità.

Penso, ad esempio, a una persona che abbia progressivamente perso occasioni di relazione, pur non trovandosi necessariamente in una condizione tale da richiedere assistenza sociale o sanitaria. La risposta può essere anche quella di aiutarla a riscoprire ciò che la comunità già offre: un’associazione culturale, un’attività sportiva, un laboratorio, una biblioteca, un progetto ambientale, un’esperienza di volontariato o di cittadinanza attiva.

La proposta punta quindi a valorizzare quelle che abbiamo definito “risorse di comunità”: enti del Terzo settore, associazioni culturali, sportive e ricreative, cooperative sociali e di comunità, scuole, università, enti di formazione, biblioteche, musei, centri civici, spazi di aggregazione e realtà del volontariato.

La partecipazione sarebbe sempre volontaria e ogni persona potrebbe interrompere il proprio percorso in qualsiasi momento.

L’attuazione passerebbe attraverso gli Ambiti territoriali sociali. Il Comune capofila avrebbe il compito di coordinare i Progetti mettendo in relazione Comuni, Aziende sanitarie territoriali, enti del Terzo settore e altre realtà locali.

Il Progetto potrebbe essere richiesto direttamente dalla persona interessata oppure proposto, tra gli altri, dai servizi sociali, dalle AST, dai medici di medicina generale, dai pediatri e dagli enti del Terzo settore.

Non vogliamo sovrapporci ai servizi esistenti né creare una nuova forma di presa in carico. La nostra proposta è complementare al sistema sociale e sociosanitario e vuole intervenire prima e su un terreno diverso: quello delle relazioni, della prevenzione e della partecipazione.

Le Marche possiedono un patrimonio enorme di associazioni, volontariato, cultura e partecipazione civica. La sfida è mettere in connessione queste energie e fare in modo che possano diventare una risorsa anche per chi rischia di rimanere ai margini della vita della propria comunità.

La sperimentazione avrebbe durata triennale e sarebbe regolata da un Programma regionale che individuerà gli Ambiti partecipanti, gli obiettivi e i criteri di attuazione. La proposta prevede inoltre l’istituzione di un fondo regionale da 300 mila euro l’anno per il triennio.

Con questa proposta di legge prosegue il nostro impegno in Consiglio regionale dalla parte dei più giovani, delle persone fragili e di tutti quei gruppi che rischiano di essere lasciati sempre più soli da un welfare sociale che negli ultimi anni si è progressivamente indebolito.

Credo che una politica sociale moderna non debba occuparsi soltanto di intervenire quando il disagio è già esploso. Deve anche provare a prevenirlo. E rafforzare le relazioni, le comunità e le occasioni di partecipazione può essere uno degli strumenti più semplici e concreti per farlo.

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