Dalla Destra solo narrazioni tossiche per negare il disastro delle loro politiche sul disagio giovanile


Rispondo alle parole del presidente Acquaroli sul tema dell’integrazione, dell’inclusione e del disagio che coinvolge alcuni giovani italiani figli di migranti. Non è nel mio stile liquidare il confronto politico con etichette comode. Non ho mai dato del razzista o del fascista a qualcuno per pigrizia intellettuale o propaganda, neppure quando sarebbe stato semplice farlo davanti a episodi noti. Perché la politica, se vuole essere una cosa seria, richiede analisi, responsabilità e capacità di leggere la complessità, non slogan.

Proprio per questo oggi il mio giudizio è ancora più netto e pesante. Questa destra non è razzista per definizione, ma è profondamente incompetente e incapace. Lo dimostra nel momento in cui, messa di fronte al proprio fallimento, sceglie di strumentalizzare la sicurezza e il disagio giovanile per coprire il vuoto delle proprie politiche. Il copione è sempre lo stesso: quando mancano le idee, arrivano le semplificazioni tossiche.

La verità è che il nodo non è da dove vengono i giovani, ma il disagio sociale che li attraversa. Un disagio che esplode dove mancano servizi, politiche educative, presidi territoriali, spazi di aggregazione e lavoro di comunità. Tutte cose che richiedono competenze, continuità e investimenti, e che questa classe dirigente non è stata in grado di mettere in campo.

L’amministrazione regionale guidata da Acquaroli, e fino a ieri dall’assessore Saltamartini, è un disastro conclamato sulle politiche giovanili e sul contrasto al disagio sociale. Un disastro certificato da scelte politiche precise, come la chiusura dell’Osservatorio regionale sul disagio giovanile, uno strumento fondamentale di analisi, prevenzione e conoscenza, eliminato con leggerezza colpevole.

Studiare i fenomeni è scomodo. Molto più facile è urlare quando ormai è troppo tardi.

Cambiano i nomi, si fanno operazioni di puro trasformismo politico nominando assessori che fino a ieri erano di un’altra parte politica, ma la sostanza resta la stessa: assenza di visione, incapacità di leggere la complessità, totale inadeguatezza ad affrontare processi profondi che coinvolgono famiglie, scuole e territori. Si governa a colpi di dichiarazioni, non di politiche pubbliche.

Le parole del presidente Acquaroli non sono solo sbagliate, sono politicamente irresponsabili. Quando sostiene che ora anche la sinistra ammette il problema e rivendica decenni di presunta cecità ideologica, non sta facendo un’analisi: sta costruendo un alibi. Il suo e quello di una destra che governa senza capire ciò che governa.

A sinistra il problema non è mai stato ignorato. È stato affrontato in modo diverso, più complesso, più faticoso e più serio. Dire che la sinistra non voleva vedere significa non voler comprendere che il disagio giovanile non nasce dal nulla né dall’origine etnica, ma da condizioni sociali, educative e territoriali precise.

Acquaroli parla di sicurezza, ma non ha fatto nulla per capirla e prevenirla. Invoca valori e civiltà, ma dimentica che i valori si praticano, non si declamano. Praticarli significa investire in politiche giovanili, rafforzare i servizi sociali, sostenere le famiglie, lavorare nelle scuole, costruire presidi educativi nei quartieri più fragili. Tutto ciò che questa amministrazione non ha fatto, preferendo la propaganda alla responsabilità.

È troppo comodo oggi indicare il dito verso i ragazzi, verso gli altri, verso presunte colpe culturali, quando il fallimento è soprattutto politico e amministrativo. È la Regione Marche governata da Acquaroli ad aver lasciato soli i territori. È questa Giunta ad aver dimostrato una clamorosa incapacità di leggere i processi sociali. È questa destra ad aver ridotto tutto a ordine pubblico perché non è in grado di fare politiche adeguate.

Si parla di fermezza, ma la fermezza senza intelligenza è solo rigidità. E la rigidità, nella storia, ha sempre prodotto più conflitti, non più sicurezza.

L’intervento del presidente Acquaroli non chiarisce, non propone, non risolve. Serve solo a spostare l’attenzione dal punto centrale: la destra, nonostante sia al governo da anni, continua a essere impreparata e inadeguata.

Razzisti forse no. Ma governare una società complessa richiede ben altro che slogan identitari e capri espiatori. Su questo il giudizio politico è inequivocabile: incompetenti e incapaci sì.



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