Electrolux, è il momento degli atti concreti. La Regione dica cosa farà per scongiurare la chiusura

Quali atti concreti e immediati intende assumere la Giunta regionale, nel confronto con il Governo e con Electrolux, per impedire la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e garantirne la continuità produttiva e occupazionale?
È la domanda che ho rivolto alla Regione con un’interrogazione a risposta immediata sulla vertenza Electrolux.
Dopo la sostanziale conferma da parte dell’azienda della volontà di chiudere lo stabilimento, credo sia arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni agli atti concreti.
In questi mesi la Regione ha definito inaccettabile la prospettiva dello smantellamento del sito produttivo e ha più volte ribadito la necessità di tutelare l’occupazione. Anche nel confronto dell’8 settembre con il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il presidente Acquaroli ha ribadito che la chiusura è irricevibile.
Ora, però, lavoratrici e lavoratori hanno bisogno di sapere cosa verrà fatto per impedirla.
La vicenda riguarda circa 170 persone, ma non possiamo ridurla soltanto a un numero. Dietro quei posti di lavoro ci sono famiglie, competenze professionali e un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo alle crisi industriali e alla progressiva perdita di occupazione qualificata.
Cerreto d’Esi e l’intero Fabrianese non possono permettersi di perdere un altro pezzo della propria manifattura.
Nei mesi scorsi la Regione ha chiesto il ritiro del piano industriale presentato da Electrolux e la salvaguardia della capacità produttiva dello stabilimento. Anche il Consiglio regionale si è espresso all’unanimità a sostegno dei lavoratori.
Sono prese di posizione importanti. Ma adesso dobbiamo capire quali leve politiche, istituzionali e industriali Regione e Governo intendano utilizzare per ottenere da Electrolux un cambio di decisione.
Lo stabilimento deve restare aperto. La produzione deve essere salvaguardata e, insieme ad essa, i posti di lavoro.
Non possiamo accettare che Cerreto d’Esi diventi l’ennesimo territorio costretto a subire decisioni prese altrove sulla base di strategie di riduzione dei costi e riorganizzazione produttiva, senza considerare le conseguenze sociali che queste scelte producono sulle comunità.
Per questo ho voluto portare la questione direttamente in Consiglio regionale.
Il presidente Acquaroli ha definito “vergognosa” la prospettiva della chiusura. A questo punto la domanda è inevitabile: cosa farà concretamente la Regione per impedirla?
È su questo che servono risposte. Ed è su questo che continuerò a chiedere che tutte le istituzioni coinvolte facciano fino in fondo la propria parte.
