La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio


Non abbiamo potuto discutere in aula la nostra proposta di legge sulla caccia, che avrebbe chiesto maggiore sicurezza, rispetto per il territorio e un approccio equilibrato. Invece, la nostra Pdl si è rivelata fantasma. In base a un’interpretazione a mio avviso troppo rigida del regolamento, è stata abbinata alla proposta di legge della Giunta ed è così evaporata dalla discussione, sebbene i due impianti normativi fossero molto diversi: impostata sul principio del rispetto della fauna e di chi vive nelle campagne quella del gruppo Avs, tutta incentrata sugli interessi delle aziende faunistico-venatorie quella della maggioranza. Chiederemo spiegazioni all’Ufficio di presidenza sulla decisione formale assunta oggi.

Noi, come gruppo Avs, avevamo presentato un’iniziativa legislativa molto diversa. Il nostro testo puntava a mettere limiti più stringenti all’attività venatoria quando entra in conflitto con la sicurezza delle persone, la tutela degli animali, l’agricoltura, il turismo lento e la fruizione del territorio. Era un intervento di contenimento, protezione e aggiornamento culturale.

Il provvedimento della Giunta va invece in tutt’altra direzione: trasforma pezzi di territorio in attività d’impresa legate alla caccia e non ha alcun fine di tutela ambientale. Apre alla costituzione di aziende faunistico-venatorie in forma di impresa. Non vediamo una vera protezione del territorio, ma un rafforzamento di interessi privati legati al mondo venatorio.

Per questo governo regionale, quindi, non è urgente aumentare le distanze dalle case. Non è urgente tutelare chi percorre un sentiero o vietare i richiami vivi. Non è urgente difendere chi vive e lavora nelle campagne. Il testo Avs prevedeva infatti meno terreni inseriti senza consenso nelle aziende venatorie, distanze più ampie da luoghi sensibili, abitazioni, cammini e ciclovie, e il divieto di utilizzo degli uccelli vivi come richiami.

La nostra iniziativa voleva anche rappresentare una risposta regionale alle deregolamentazioni contenute nel ddl caccia in discussione al Senato. Mentre a livello nazionale si prova ad allargare gli spazi dell’attività venatoria, noi chiedevamo alla Regione Marche di fare una scelta diversa: più sicurezza, più tutela animale e più rispetto per il territorio. La maggioranza ha scelto un’altra strada, quella più vicina agli interessi delle lobby venatorie.

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