Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità

Quello che sta emergendo a livello nazionale sulla riforma della caccia è di una gravità assoluta. Se il Governo era davvero a conoscenza, già da mesi, dei rilievi della Commissione europea sul ddl 1552 e ha scelto di andare avanti lo stesso, siamo davanti a uno strappo istituzionale e politico pesantissimo.
Non si può giocare sulla pelle della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi per inseguire le pressioni del mondo venatorio più oltranzista.
La notizia diffusa da Lav insieme a Enpa, Lac, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia sulla lettera della Commissione europea apre un punto politico enorme. Già da dicembre 2025, infatti, Bruxelles avrebbe bocciato parti rilevanti e centrali del disegno di legge nazionale di modifica della legge 157/1992, in particolare su caccia fuori stagione, indebolimento del ruolo scientifico di Ispra, uso di dispositivi optoelettronici e liberalizzazione dei richiami vivi.
Una comunicazione che, a quanto si apprende, sarebbe stata trasmessa al Governo italiano il 18 dicembre 2025, ma poi non resa pubblica, mentre l’iter parlamentare proseguiva al Senato.
Quanto sta accadendo richiama direttamente anche quello che è avvenuto nelle Marche. Come gruppo Avs avevamo presentato una nostra proposta di legge sulla caccia, costruita attorno a un principio semplice: più sicurezza, più rispetto per i territori, più tutela della fauna e maggiore equilibrio tra attività venatoria, agricoltura, ambiente e cittadini.
Quella proposta, però, è stata di fatto cancellata dal confronto politico, abbinata alla proposta della Giunta e mai realmente discussa in aula. È stato impedito un dibattito trasparente su un tema che riguarda non solo i cacciatori, ma l’intera comunità marchigiana.
Quanto sta accadendo a Roma conferma che avevamo ragione a chiedere una discussione seria. Il punto non è alimentare contrapposizioni ideologiche, ma confrontarsi con responsabilità sulla tutela degli habitat, sulla sicurezza delle persone, sul ruolo della scienza e sul rispetto delle regole europee.
Il Governo si fermi, renda pubblici tutti gli atti e chiarisca immediatamente in Parlamento il contenuto della lettera europea.
Anche nelle Marche la Regione deve rimettere al centro biodiversità, prevenzione, convivenza con la fauna selvatica e rispetto delle direttive europee. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, quindi di tutti i cittadini, ed è parte essenziale dell’equilibrio ambientale.
La biodiversità è un bene comune, oggi tutelato anche dalla Costituzione. Non possiamo permettere che garanzie costruite in decenni di legislazione ambientale vengano smontate per inseguire gli interessi di una parte.
