A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa

Capire il più da vicino possibile le periferie delle Marche, per conoscerne meglio i problemi e decostruire gli stereotipi. Con questo spirito ho iniziato un percorso conoscitivo nei quartieri più fragili della nostra regione. La prima tappa si è svolta a Lido Tre Archi, quartiere di Fermo, e fa seguito anche alle visite negli istituti penitenziari marchigiani che ho effettuato negli scorsi mesi.
La prima preoccupazione che abbiamo raccolto dagli operatori che ogni giorno vivono il quartiere è l’abbandono scolastico, molto diffuso tra i minorenni. Su questo fronte è preziosissimo il lavoro delle cooperative e delle realtà sociali che organizzano doposcuola e attività rivolte ai giovani, offrendo stimoli, relazioni e punti di riferimento. Così come sono fondamentali i progetti di ascolto rivolti alle famiglie e alle persone adulte.
Lido Tre Archi, negli anni, è diventato un simbolo di problemi sociali, degrado urbano, povertà educativa e tensioni legate all’integrazione. Ma sarebbe un errore enorme fermarsi agli stereotipi.
Dietro le semplificazioni ci sono famiglie, bambini, operatori sociali, realtà del Terzo settore che ogni giorno tengono insieme pezzi di comunità che altrimenti rischierebbero di rompersi definitivamente. Realtà che spesso lavorano nel silenzio, con risorse non sempre sufficienti, ma con competenza e tenacia.
Chi pensa che bastino pattuglie e telecamere per risolvere problemi che si trascinano da anni, semplicemente non vuole vedere la complessità delle periferie contemporanee.
A Lido Tre Archi la prima farmacia è lontana, non c’è un bar, non ci sono mezzi pubblici adeguati che colleghino il quartiere al centro di Fermo, più in collina. Il panorama sociale è quello di un ghetto circoscritto. Basta spostarsi poco più in là, e la riviera torna ad assumere contorni più curati e inclusivi.
Sono tanti i lavoratori precari e intermittenti che vivono qui: persone impiegate come braccianti nelle zone limitrofe, nell’edilizia, nei lavori stagionali o come caregiver. Una parte di Marche che spesso resta invisibile, ma che tiene in piedi pezzi importanti della nostra economia e della nostra vita quotidiana.
Le periferie non si recuperano solo con il controllo delle Forze dell’ordine, ma con scuola, lavoro, servizi sociali, spazi pubblici, politiche abitative, cultura, sport, mediazione e presenza costante delle istituzioni.
E anche tornando ad ascoltare. Perché troppo spesso le periferie vengono raccontate da chi non le attraversa mai.
Il percorso iniziato a Lido Tre Archi nasce esattamente per questo: conoscere meglio le realtà periferiche delle Marche, guardarle senza filtri, capire cosa funziona e cosa manca, raccogliere esperienze, criticità e proposte.
