Nucleare. Bugaro guarda al passato, le Marche hanno bisogno di futuro


Le dichiarazioni dell’assessore regionale all’energia Giacomo Bugaro impongono alcune riflessioni serie, al di là delle contrapposizioni ideologiche.
Nessuno nega che il dibattito internazionale sul nucleare sia oggi diverso rispetto a quello degli anni Ottanta. Le tecnologie sono cambiate, la ricerca è andata avanti e il tema della sicurezza energetica è diventato centrale dopo le crisi geopolitiche degli ultimi anni.
Proprio per questo, però, servirebbe un confronto fondato sui dati e non sulle suggestioni.
Sostenere che una parte rilevante del debito pubblico italiano derivi dall’abbandono del nucleare appare una semplificazione difficilmente sostenibile. Il debito italiano affonda le proprie radici in dinamiche economiche, finanziarie e fiscali assai più complesse e attribuirne la responsabilità alle scelte energetiche compiute dopo i referendum del 1987 significa proporre una lettura storicamente discutibile.
Allo stesso modo, non può essere liquidato come un incidente della storia il fatto che per ben due volte gli italiani si siano espressi contro il ritorno al nucleare: nel 1987, dopo Chernobyl, e nel 2011, quando oltre il 54% degli aventi diritto partecipò al referendum e una larghissima maggioranza votò per abrogare le norme che avrebbero consentito la ripresa del programma nucleare nazionale.
La volontà popolare non può essere evocata quando fa comodo e dimenticata quando non coincide con le scelte del Governo.
Ma il punto fondamentale è un altro. Oggi il problema dell’Italia non è l’assenza di centrali nucleari. Il problema è che continuiamo ad accumulare ritardi sulle fonti rinnovabili, sulle reti intelligenti, sui sistemi di accumulo, sull’efficienza energetica degli edifici, sulle comunità energetiche e sulla produzione distribuita, sul consumo di acqua.
Anche ammettendo che il percorso indicato dal Governo arrivi effettivamente a realizzazione, nessuna centrale nucleare produrrà energia per le famiglie e per le imprese italiane nei prossimi dieci o quindici anni. Le bollette che oggi pesano sui bilanci delle famiglie marchigiane non verranno ridotte dal nucleare. Le imprese che oggi soffrono gli alti costi energetici non riceveranno alcun beneficio immediato da questa scelta.
Le Marche, invece, potrebbero già oggi investire con maggiore decisione nell’autoproduzione energetica, nelle comunità energetiche rinnovabili, nell’efficientamento del patrimonio pubblico e privato e nella riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.
Per questo guardiamo con preoccupazione ad una discussione che rischia di trasformarsi in una gigantesca operazione politica e comunicativa, mentre restano aperte questioni decisive: i costi reali degli impianti, la gestione delle scorie radioattive, i tempi di realizzazione, le coperture finanziarie e l’individuazione dei siti. Questioni sulle quali, non a caso, lo stesso assessore Bugaro ammette che oggi non esistono ancora risposte.
Come Alleanza Verdi Sinistra riteniamo che la transizione energetica debba essere costruita con tecnologie disponibili, sostenibili e rapidamente realizzabili.
Le Marche non hanno bisogno di inseguire una promessa energetica dai tempi lunghi e dagli esiti incerti.
Hanno bisogno di accelerare oggi sulle energie rinnovabili, sulla riduzione dei consumi, sulla ricerca, sull’innovazione e sulla partecipazione delle comunità locali.
Il futuro energetico della nostra regione non si costruisce guardando nostalgicamente al passato. Si costruisce investendo nelle soluzioni che possiamo realizzare adesso

Privacy Preference Center