Dissesto idrogeologico, la Corte dei conti evidenzia criticità nella gestione degli interventi. Chiedo alla Giunta come intende intervenire


La relazione della Corte dei conti sulla gestione degli interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico nelle Marche mette in luce criticità molto serie: difficoltà nel monitorare l’andamento dei singoli interventi, incompletezza dei dati disponibili, disallineamento tra le diverse banche dati utilizzate per seguire le opere contro il dissesto idrogeologico, lentezze burocratiche che rallentano il procedere dei lavori. Alla luce della relazione approvata dalla Sezione regionale di controllo per le Marche, ho presentato un’interrogazione a risposta orale alla Giunta regionale.

È particolarmente rilevante che la Corte segnali criticità nella banca dati ReNDiS, che dovrebbe rappresentare lo strumento nazionale di riferimento per il censimento e il monitoraggio degli interventi. Dai rilievi emerge che diversi dati non risultano inseriti o aggiornati, compresi quelli relativi a Pnrr e fondi europei. In questo quadro, inoltre, dalla relazione risulta che, per gli interventi finanziati tra il 2019 e il 2024, solo il 18% degli interventi ammessi a finanziamento è stato concluso. A questo si aggiunge un rapporto tra disponibilità e uscite molto basso, che nel 2025 si è fermato al 10,3%.

Ci sono poi alcuni casi specifici che la Corte dei conti richiama come critici e che ho inserito nella mia interrogazione: l’intervento di difesa del paraggio a Porto Potenza Picena e Civitanova Marche, quello di mitigazione del rischio idraulico sul fosso Marganetto, alla confluenza con il fiume Aspio, a Camerano, l’intervento per la realizzazione di scogliere emerse nel Comune di Porto Sant’Elpidio e quello sul litorale di Scossicci, a Porto Recanati.

Per ognuno di questi interventi chiediamo alla Giunta di fornire un quadro aggiornato: stato di avanzamento, importo, soggetto attuatore, stato progettuale e autorizzativo, somme impegnate e liquidate, criticità e cronoprogramma previsto.

Il punto politico è chiaro: le risorse ci sono, come la stessa Corte afferma nella sua relazione, ma troppo spesso non si trasformano in opere. Chiediamo alla Giunta che cosa intenda fare per superare gli ostacoli burocratici, rafforzare il coordinamento tra Regione, struttura commissariale, Autorità di bacino, enti locali e soggetti attuatori e accelerare concretamente gli interventi.

Le Marche sono una regione fragile, esposta in modo rilevante al rischio idrogeologico. La Corte richiama dati molto preoccupanti: tutti i Comuni marchigiani risultano interessati da aree a pericolosità da frana, idraulica, erosione costiera o aree valanghive. Una quota significativa di popolazione, edifici, imprese e beni culturali è esposta al rischio. Di fronte a questo quadro bisogna lavorare su programmazione, cantieri e controllo pubblico e consegnare le opere.

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