Oltre gli eventi, la cultura come infrastruttura sociale

Eravamo tanti, ieri pomeriggio, al Cinema Teatro Italia Ancona – Official, un luogo scelto non a caso perché è un simbolo: un presidio vivo in un quartiere che spesso viene etichettato come “degradato”.
La cultura è anche questo: una forza che rigenera spazi, ridà dignità e crea comunità.
La sala piena e i numerosi interventi ci hanno dimostrato che c’è un grande bisogno di parlare di cultura, non come di un lusso, ma come di un diritto e di una politica pubblica essenziale.
Negli ultimi anni la Regione ha approvato piani e bandi, ma senza una vera visione, dimenticando il suo vero compito: legiferare e programmare.
È mancata una regia capace di dare coerenza, stabilità e prospettiva al sistema culturale:
– troppi interventi episodici, senza continuità;
– aree interne penalizzate, mentre i grandi centri assorbono la maggior parte delle risorse;
– associazioni e giovani poco sostenuti; nonostante siano il cuore pulsante della creatività marchigiana;
– i lavoratori dello spettacolo che vivono condizioni di forte precarietà, senza garanzie e senza strumenti regionali adeguati;
– cultura e sociale restano su binari separati, quando invece dovrebbero camminare insieme.
Troppo spesso si confonde la cultura con l’intrattenimento: il grande evento ha una sua funzione, ma non può sostituire la costruzione di un sistema diffuso e quotidiano. Occorre poi uscire anche da un’idea distorta che lega cultura e turismo solo in chiave consumistica: la cultura non è una merce da consumare, ma un bene comune da vivere, condividere e trasmettere.
L’incontro, cui hanno partecipato tra gli altri Daniele Del Pozzo (assessore alla cultura di Bologna), Valerio Cuccaroni, Simona Lisi, Carlo Maria Pesaresi, Giovanni Seneca, direttore di AdriaticoMediterraneo Festival, Chiara Malerba, Ivana Iachetti, Emanuela Capomagi, Caterina Di Bitonto, ci ha consentito di mettere a fuoco un nuova strategia per il rilancio delle politiche culturali.
Queste le nostre proposte per una svolta:
- un Piano pluriennale della cultura, con obiettivi chiari e monitorabili, costruito insieme a operatori, enti locali, università e associazioni;
- un Distretto Culturale Evoluto davvero operativo, luogo stabile di co-progettazione e innovazione;
- un Bando Unico più giusto, con sezioni dedicate a giovani, aree interne e progetti di rigenerazione sociale;
- collegare cultura, welfare e mondo della scuola, perché un laboratorio teatrale, una biblioteca di comunità, un cinema riaperto sono anche strumenti di inclusione;
- tutela dei lavoratori dello spettacolo, con un impegno regionale per diritti, formazione e continuità professionale;
- rigenerazione urbana attraverso la cultura: recuperare spazi pubblici dismessi o sottoutilizzati (scuole, caserme, teatri minori, cinema) e trasformarli in luoghi vivi di creatività, aggregazione e cittadinanza.
E’ poi fondanentale superare la frammentazione: non una somma di eventi o passerelle, ma un sistema integrato di politiche culturali che diano stabilità e prospettiva. Per questo va rafforzato l’intero sistema culturale, dai musei alle biblioteche, fino alla programmazione delle stagioni teatrali e musicali.
Le dimensioni delle Marche consentono di costruire una rete integrata, capace di valorizzare ogni territorio.
Se vogliamo davvero costruire una Regione più giusta e attrattiva, dobbiamo avere il coraggio di mettere la cultura al centro di un progetto forte, duraturo e inclusivo.
Alle mie spalle, durante l’incontro la locandina di Via col vento. Impossibile non pensare alla frase finale del film “Domani e’ un altro giorno”. E’ il cambiamento che ci auguriamo, dopo le prossime elezioni regionali.





