Seconda tappa nelle carceri marchigiane, Pesaro Villa Fastiggi

Visitare un istituto penitenziario non è mai un atto rituale. È un modo per comprendere meglio il mondo in cui viviamo.
Nei giorni scorsi ho visitato il carcere di Pesaro-Villa Fastiggi, dove ho avuto un’interlocuzione molto positiva con la direttrice dell’Istituto e con il comandante della Polizia penitenziaria.
Un confronto serio e concreto, che conferma quanto sia importante non dimenticare le donne e gli uomini che lavorano ogni giorno negli istituti penitenziari, spesso in condizioni difficili, garantendo sicurezza, diritti e tenuta dell’istituzione.
E tra i problemi che non vanno trascurati c’e’ quello della carenza d’organico della Polizia penitenziaria.
Le criticita’ anche a Pesaro sono quelle note:
– un elevato indice di sovraffollamento;
– una presenza molto significativa di detenuti con problematiche di tossicodipendenza e di carattere psichiatrico, che richiederebbero risposte sanitarie e trattamentali più strutturate;
– una quota rilevante di detenuti stranieri, con criticità evidenti sui percorsi di presa in carico e reinserimento.
Ho visitato anche la sezione femminile, una realtà meno visibile ma che pone esigenze specifiche e delicate, a partire dalla tutela della dignità, della salute e dei percorsi di recupero.
C’è poi un tema specifico che riguarda l’area sanitaria, di competenza regionale.
A Villa Fastiggi l’assistenza è affidata a cooperative sociali: ho conosciuto la responsabile del servizio e l’impressione è stata molto buona, per competenza e approccio umano.
Resta però una criticità strutturale: i contratti sono in scadenza e il rischio è quello di compromettere la continuità dell’assistenza, che in carcere non è un dettaglio amministrativo ma una condizione essenziale di tutela dei diritti e di sicurezza complessiva.
Sulla sanità penitenziaria andrebbe fatto un ragionamento a parte. È un ambito che spesso “sfugge”, perché richiede una specializzazione vera, capace di tenere insieme medicina, salute mentale, dipendenze e contesto detentivo.
Quando ero Garante dei diritti dei detenuti avevo proposto che la Università Politecnica delle Marche, attraverso la Facoltà di Medicina, attivasse un corso di perfezionamento ad hoc sulla sanità penitenziaria.
Un’idea che oggi appare ancora più attuale.
Entrare in carcere serve a questo: guardare in faccia i problemi, senza slogan e senza scorciatoie.
Il monitoraggio continua..
