Energia rinnovabile e tutela dell’Appennino marchigiano


Vorrei condividere un passaggio importante del lavoro in Consiglio regionale.

L’altro giorno, in Terza Commissione “Ambiente e Territorio”, abbiamo incontrato i rappresentanti dei comitati che hanno presentato la petizione sulla moratoria degli impianti eolici industriali sull’Appennino marchigiano.
È stato un confronto serio, documentato, e la Commissione ha seguito con attenzione gli aspetti critici evidenziati: tutela del paesaggio, fragilità degli ecosistemi montani, impatti sulla biodiversità, viabilità e cantierizzazioni, rischio di scelte calate dall’alto e poco condivise.
Personalmente, avevo già sottoscritto la posizione contro la realizzazione del mega impianto eolico sul Monte Miesola nei pressi di Sassoferrato. E continuo a pensare che le preoccupazioni espresse dai comitati, e da tanti amministratori locali, meritino ascolto e rispetto.
È vero: la competenza regionale sui procedimenti autorizzativi è “relativa” e non vincolante. Ma questo non significa che la Regione debba restare in silenzio o limitarsi a fare da passacarte.
Al contrario: quando è in gioco la qualità del nostro territorio e il futuro delle aree interne, prendere posizione conta.

Io sto da una parte precisa: dalla parte di un’idea di transizione ecologica che sia davvero tale: non solo energetica, ma anche ambientale, sociale e territoriale.
Perché qui non si tratta di essere “pro” o “contro” le rinnovabili. Si tratta di scegliere come farle e dove farle.
Se la transizione diventa un’operazione industriale che scarica i costi ambientali sulle aree più fragili e meno popolate, rischiamo un paradosso: combattere la crisi climatica creando nuove ferite al paesaggio e ai sistemi naturali.

Per questo, quando si lavorerà al Piano energetico (e agli strumenti di pianificazione collegati), servirà una linea chiara e rigorosa:

  • massima attenzione all’individuazione delle aree non idonee, soprattutto in Appennino e nei contesti di maggiore pregio paesaggistico e naturalistico;
  • priorità netta a efficienza energetica, riduzione dei consumi, riqualificazione degli edifici;
  • spinta vera su fotovoltaico su coperture, aree già compromesse, infrastrutture esistenti, evitando nuovo consumo di suolo;
  • sostegno concreto alle Comunità Energetiche: energia prodotta e condivisa localmente, con benefici reali per cittadini e imprese;

processi decisionali partecipati, con – coinvolgimento di Comuni, comunità e portatori di interesse, perché la transizione imposta dall’alto non regge e non dura.

Le Marche hanno bisogno di energia pulita, sì.

Ma hanno bisogno anche, e forse prima di tutto, di buon governo del territorio.

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