Sovraffollamento, salute mentale e dipendenze: per gli sitituti di reclusione servono risposte strutturali


Pubblichiamo il comunicato stampa, diramato in occasione della conferenza stampa del 26 febbraio 2026


Sovraffollamento, salute mentale e assistenza sanitaria: sono queste le criticità strutturali che richiedono interventi approfonditi rispetto allo stato dei luoghi di detenzione nelle Marche.

È l’analisi del capogruppo Marche di Avs Andrea Nobili, al termine del suo percorso di monitoraggio negli istituti penitenziari regionali – Montacuto e Barcaglione ad Ancona, Pesaro, Fossombrone, Fermo e Marino del Tronto ad Ascoli Piceno – oltre alla Rems di Macerata Feltria, dove sono stati raccolti dati omogenei e aggiornati al mese di febbraio. Un’azione svolta da Nobili nell’esercizio delle prerogative riconosciute dall’ordinamento penitenziario ai consiglieri regionali.

Un sistema stabilmente sovraffollato
“Il primo elemento che emerge con evidenza è la condizione di sovraffollamento. A fronte di una capienza regolamentare complessiva di 831 posti, risultano presenti 931 detenuti, con un tasso di affollamento del 112%. Significa che nelle carceri marchigiane sono ristrette cento persone in più rispetto ai posti disponibili, una situazione che incide direttamente sulle condizioni di vita detentiva e sulla possibilità di organizzare attività trattamentali efficaci”, commenta Nobili.

Il sovraffollamento si concentra soprattutto in alcuni istituti:

  • Pesaro: 242 detenuti su 156 posti – 155% di affollamento
  • Ascoli Piceno – Marino del Tronto: 106 detenuti su 103 posti – 103%
  • Montacuto (Ancona): 351 detenuti su 256 posti – 137,1%
  • Fermo: 65 detenuti su 50 posti – 130%

In altri istituti, come Barcaglione e Fossombrone, la situazione appare più equilibrata, a dimostrazione che condizioni diverse sono possibili anche all’interno dello stesso sistema regionale. “Il sovraffollamento non è soltanto un dato statistico: significa meno spazi disponibili, maggiore tensione interna e maggiori difficoltà nella gestione sanitaria e trattamentale”.

Il disagio psichico e le dipendenze
Colpisce anche la crescita della presenza di persone con fragilità psichiatriche o con problematiche legate all’uso di sostanze. Sono 140 i detenuti tossicodipendenti, dato particolarmente significativo in rapporto alla popolazione detenuta. In alcuni istituti la quota è particolarmente rilevante: la casa circondariale di Pesaro, con 75 detenuti tossicodipendenti, e la casa circondariale di Fermo, dove se ne registrano 28. In ognuna delle due case di reclusione, in organico risulta un solo medico Serd, con accessi di qualche ora a settimana o routinari. “Sappiamo che i tossicodipendenti sono persone che necessitano di percorsi terapeutici continuativi e di un forte raccordo tra istituti penitenziari e servizi territoriali per le dipendenze”, commenta Nobili.

C’è quindi il tema delle persone con problematiche psichiatriche o con forte disagio psicologico che, continua il capogruppo Avs Nobili, “è certamente anche più ampio, e più sommerso, di quello dei tossicodipendenti, e attraversa trasversalmente tutte le strutture che si trovano sempre più spesso a gestire situazioni che richiederebbero strumenti terapeutici adeguati e un forte raccordo con i servizi territoriali”.

Il numero degli eventi critici registrati nell’ultimo anno è indicativo di questa situazione:

  • 104 episodi di autolesionismo
  • 28 tentati suicidi
  • 1 suicidio
  • 4 decessi complessivi, a cui si aggiunge la morte della persona detenuta nella casa di reclusione di Ascoli Piceno negli scorsi giorni e su cui sono ancora in corso accertamenti

Questi fatti descrivono una realtà di sofferenza detentiva che deve essere affrontata con strumenti adeguati, a partire dal rafforzamento dei servizi sanitari. In questo quadro, sappiamo che per le oltre mille persone detenute nelle Marche gli istituti di pena hanno in organico 14 psichiatri, con accessi che vanno dalle 12 ore settimanali complessive di Ascoli Piceno a presenze più sporadiche e a chiamata, e 13 psicologi.

Il ruolo della Rems di Macerata Feltria
In questo quadro assume un ruolo centrale la Rems di Macerata Feltria – Casa Badesse, struttura sanitaria destinata all’esecuzione delle misure di sicurezza per persone affette da disturbi psichiatrici autrici di reato. È la residenza che dal 2014 ha sostituito gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg).

“La Rems di Macerata Feltria, gestita dal gruppo privato Atena in convenzione con il sistema sanitario, rappresenta una struttura di alto livello organizzativo e terapeutico, con un’impostazione multidisciplinare che prevede attività riabilitative e terapeutiche strutturate – tra cui laboratori, gruppi terapeutici e attività socializzanti – e una presenza qualificata di personale sanitario. Si tratta di una realtà che costituisce un punto di riferimento importante per il sistema sanitario regionale e che dimostra come sia possibile coniugare sicurezza e trattamento terapeutico.

Tuttavia – continua il consigliere regionale Andrea Nobili – i dati raccolti evidenziano criticità significative”. La struttura dispone di 20 posti letto ma presenta attualmente un’elevata lista di attesa di 18 persone, composta da soggetti verso cui l’autorità giudiziaria ha già disposto una misura di sicurezza sanitaria. Il tempo medio di attesa per l’ingresso è di circa 18 mesi, un periodo molto lungo.

Tra le persone attualmente in lista di attesa, 7 si trovano ristrette negli istituti penitenziari, in condizioni non adeguate al loro quadro clinico; altre sono collocate in strutture sanitarie o socio-sanitarie temporanee; alcune risultano in regime di libertà vigilata o in condizioni che consentono la mobilità sul territorio.

“Ciò evidenzia una criticità del sistema: persone che avrebbero diritto a un trattamento sanitario specialistico restano per mesi – talvolta per oltre un anno – in contesti non adeguati”, commenta Andrea Nobili. “Si tratta di una questione che riguarda direttamente il diritto alla cura ma anche la sicurezza collettiva, perché la gestione del disagio psichiatrico richiede strumenti appropriati e continuità terapeutica”.

La futura sezione psichiatrica di Montacuto
In questo contesto assume particolare rilievo la prevista apertura di una sezione psichiatrica presso l’istituto di Ancona Montacuto, intervento atteso da tempo e potenzialmente importante per migliorare la gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici. “Mentre la sezione psichiatrica Atsm (Articolazione per la tutela della salute mentale) attualmente conta tre camere di contenimento completamente inadeguate, per ristrettezza e angustia, rispetto alla detenzione di persone con malattie mentali, come abbiamo avuto modo di constatare durante le nostre visite”, spiega Andrea Nobili, che aggiunge: “Tuttavia è evidente che una sezione psichiatrica in carcere non può sostituire il ruolo delle Rems, che restano strutture sanitarie specialistiche destinate a percorsi terapeutici e riabilitativi più articolati. La funzione della Rems e quella delle sezioni psichiatriche penitenziarie sono diverse e complementari: confonderle significherebbe accettare che il carcere diventi stabilmente il luogo di gestione del disagio psichico”.

Il nodo sanitario e le competenze regionali
La condizione sanitaria all’interno degli istituti penitenziari marchigiani è oggi uno dei principali indicatori di tenuta del sistema. “Va ricordato con chiarezza che, dal trasferimento delle funzioni di sanità penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, l’assistenza sanitaria in carcere è parte integrante dei Lea e ricade, per organizzazione e qualità delle prestazioni, sulla responsabilità delle Regioni”, ricorda Nobili.

Gli indicatori sanitari raccolti evidenziano la presenza di detenuti con patologie complesse, tra cui casi di Hiv, epatite C e dipendenze patologiche, in un quadro organizzativo molto differenziato tra istituti. L’assistenza sanitaria penitenziaria nelle Marche presenta esperienze positive, ma richiede un rafforzamento soprattutto per quanto riguarda salute mentale, dipendenze patologiche, continuità terapeutica, integrazione con i servizi territoriali.

Il personale sanitario in organico, comprese le presenze a ore settimanali, è di 137 unità. La componente più cospicua è quella degli infermieri, 41 unità in organico presso le Ast o, in alcuni casi, fornite da cooperative o con contratti di convenzione. I medici presenti per la medicina di base sono 39, mentre gli specialisti che entrano negli istituti secondo varie modalità orarie sono 22, esclusi gli psichiatri.

Personale e attività trattamentali
Il monitoraggio ha evidenziato anche alcune criticità sul piano delle risorse professionali. Nei principali istituti risultano 542 agenti di polizia penitenziaria presenti su 567 assegnati, con una copertura pari a circa il 83%.

Molto più limitata appare invece la presenza degli operatori trattamentali: gli educatori risultano complessivamente 17, numero insufficiente rispetto a una popolazione detenuta superiore alle mille persone. Senza un adeguato numero di operatori è difficile garantire percorsi individualizzati di reinserimento sociale, che rappresentano il cuore della funzione costituzionale della pena.

Programmazione regionale e prospettive
Il monitoraggio conferma che la Regione deve assumere un ruolo più incisivo soprattutto sul piano sanitario e sociale. Appare necessario rivedere le modalità di attuazione della legge regionale n. 28/2008, superando una logica episodica legata ai singoli bandi e costruendo una programmazione pluriennale degli interventi negli istituti penitenziari.

Il quadro che emerge non è quello di un sistema immobile: in tutti gli istituti ho incontrato professionalità impegnate e consapevoli delle difficoltà. Ma proprio per questo è necessario che le istituzioni mettano in campo politiche più strutturate. Le carceri non possono restare luoghi invisibili. I dati raccolti dimostrano che il sistema penitenziario marchigiano ha bisogno di interventi concreti e programmati, non di iniziative occasionali.

Gianluca Carrabs, direzione nazionale Europa Verde, ha sottolineato come “sia necessario tenere sempre acceso un riflettore sulle carceri da parte della politica, luogo dimenticato che invece dovrebbe essere lo specchio del grado di maturità e civiltà delle amministrazioni. Perché spesso dimentichiamo il ruolo riabilitativo della pena e affrontiamo il problema con superficialità, pensando che basti la reclusione per dare una risposta adeguata. Ma le condizioni carcerarie sono fondamentali per garantire uno Stato di diritto funzionale, efficiente e soprattutto efficace”.

È intervenuto in videoconferenza anche Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e membro della Commissione Giustizia, che ha annunciato come le analisi del report sulla visita delle case circondariali e di reclusione delle Marche, saranno oggetto di interrogazione parlamentare al ministro Nordio. “La situazione carceraria è drammatica e lo è da tempo, ma questo governo sul tema non ha preso nessuna misura, lasciandolo a se stesso. Il sovraffolamento carcerario è oltremodo peggiorato con il Decreto Caivano. Occorre invece investire, su personale di supporto sociale, medico, e trattare la dipendenza in carcere con un approccio curativo più appropriato”.

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