Università: la voce degli studenti che la politica non può ignorare


Oggi, all’inaugurazione dell’anno accademico della Università Politecnica delle Marche, si è svolta una cerimonia importante.
Una giornata istituzionale, con la presenza delle autorità, del Rettore e degli organi dell’Ateneo, pensata, come spesso accade, come momento di “visione sul futuro” dell’università.
Ma, al di là della ritualità, ciò che ha davvero segnato questa inaugurazione è stato l’intervento della rappresentanza studentesca.
Sabrina Brizzola, Presidente del Consiglio Studentesco ed esponente di Gulliver – Sinistra Universitaria, che ha riportato il dibattito sul terreno reale: quello della condizione concreta degli studenti e del futuro dell’università pubblica.
Con una critica, forte, a un modello di università sempre più orientato alla competizione, alla produttività e a logiche aziendalistiche, con il rischio di trasformare il sapere in un “prodotto” e gli studenti in utenti o numeri.
Una denuncia che non riguarda solo il livello nazionale, tra sottofinanziamento, precarietà e crescita delle università private e telematiche, ma che chiama in causa direttamente anche le responsabilità locali.
Perché se è vero che il quadro generale è segnato da scelte governative discutibili, è altrettanto vero che nei territori si misura la qualità delle politiche pubbliche.
E nelle Marche emergono criticità evidenti: un diritto allo studio ancora fragile, il tema degli alloggi universitari, tra ritardi, progetti opachi e insufficienza dell’offerta; un sistema di trasporto pubblico non adeguato alla vita universitaria diffusa; una mancanza di visione strategica che colleghi davvero università, città e sviluppo territoriale.
A questo si aggiungono scelte e indirizzi che rischiano di alterare gli equilibri del sistema universitario pubblico nel nostro territorio: in particolare, il tema della presenza e del ruolo di soggetti privati come la Link University, su cui ho già ritenuto necessario intervenire in Consiglio regionale per chiedere chiarimenti e garanzie. Perché il pluralismo dell’offerta formativa non può tradursi in una competizione squilibrata, né in una progressiva marginalizzazione dell’università pubblica.
Così come resta aperta – e tutt’altro che secondaria – la vicenda dello studentato “Libertas”, su cui ho presentato specifiche interrogazioni. Una operazione che pone interrogativi seri sul modello di gestione, sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sul rapporto tra interesse pubblico e iniziativa privata. Il diritto allo studio non può essere affidato a logiche di mercato: deve restare una responsabilità pubblica, trasparente e accessibile.
In questo contesto, l’intervento di Sabrina Brizzola non è stato solo “un bel discorso”. È stato un atto politico.
Un richiamo forte alle istituzioni a uscire dalla logica dell’annuncio e ad assumersi fino in fondo la responsabilità di garantire condizioni reali di accesso, permanenza e qualità della vita studentesca.
Come consigliere regionale, sento il dovere di dirlo con chiarezza: questa voce non solo va ascoltata, ma va assunta come punto di riferimento.
Perché quando una generazione denuncia precarietà, disuguaglianze e mancanza di prospettive, non sta facendo rivendicazioni corporative, sta parlando della qualità democratica del nostro sistema.
E oggi quella generazione ha dimostrato di avere più lucidità di molta politica.
Brava Sabrina. E grazie a tutte le studentesse e gli studenti che continuano a tenere alta la qualità del dibattito pubblico.

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