Aree protette, la Regione sceglie l’immobilismo


Le Marche continuano a essere prive di aree marine protette e il nuovo Programma quinquennale per le aree protette 2026-2030 non assume alcun impegno operativo per superare questa situazione.

La Regione dovrebbe completare le istruttorie e contribuire a sbloccare i procedimenti per l’istituzione dell’area marina protetta della Costa del Monte Conero e del Parco marino del Piceno. Ha scelto, invece, la strada dell’immobilismo.

Per questo ho presentato, insieme al gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, 14 emendamenti al Programma quinquennale per le aree protette, con l’obiettivo di rilanciare anche gli iter relativi alle due aree marine.

La Regione dovrebbe sollecitare il Ministero dell’Ambiente, coordinare gli enti locali e coinvolgere gli enti gestori, la comunità scientifica e le associazioni ambientaliste. Un’iniziativa ancora più urgente considerando le pressioni crescenti alle quali è sottoposto il mare marchigiano: urbanizzazione, infrastrutture, traffico nautico, erosione costiera, pesca, inquinamento e cambiamenti climatici.

Il Programma appena approvato si limita invece ad amministrare ciò che già esiste. Non individua nuove aree da sottoporre a tutela e non chiarisce in che modo le Marche intendano contribuire agli obiettivi fissati per il 2030.

Per raggiungere il traguardo della tutela del 30 per cento della superficie terrestre e marina regionale, stabilito dalle strategie europee e nazionali, restano ancora circa 860 chilometri quadrati da proteggere.

Il documento richiama questo obiettivo, ma non indica quali territori dovranno essere tutelati, con quali tempi, attraverso quali strumenti e con quali risorse. Il rischio concreto è che il 2030 rimanga soltanto una data scritta sulla copertina del Programma.

Anche i criteri di distribuzione delle risorse confermano un’impostazione eccessivamente conservativa. Per le spese correnti vengono mantenuti gli importi e le percentuali del 2025, fondati sulla cosiddetta “spesa storica”, mentre per gli investimenti viene riproposta la ripartizione già adottata nel precedente Programma 2021-2025.

In sostanza, le risorse vengono distribuite replicando quanto avvenuto negli anni precedenti, senza un nuovo calcolo basato sui fabbisogni attuali degli enti gestori e dei territori.

Mancano inoltre criteri premiali legati al ripristino degli habitat, al monitoraggio scientifico, alla tutela delle specie e ai risultati effettivamente raggiunti nella conservazione della biodiversità.

Il Programma stima un fabbisogno annuo di circa 2,4 milioni di euro per le spese correnti e di 800 mila euro per gli investimenti. Tuttavia, oltre il 74 per cento dei trasferimenti correnti viene assorbito dai costi di funzionamento.

Questo dato dimostra con chiarezza che le risorse sono insufficienti. Dopo aver garantito il personale e il funzionamento delle strutture, restano margini troppo limitati per gli interventi di conservazione, il monitoraggio, la ricerca scientifica e il ripristino ambientale.

I nostri emendamenti chiedevano di trasformare il Programma in un vero strumento di sviluppo della tutela ambientale regionale: istituire nuove aree protette, assumere un’iniziativa concreta per la protezione del mare, garantire risorse adeguate e fissare obiettivi misurabili da raggiungere entro il 2030.

Le Marche hanno bisogno di una politica per la biodiversità capace di guardare al futuro. Limitarsi ad amministrare l’esistente non è sufficiente, soprattutto di fronte alla crisi climatica, alla perdita degli habitat e alle crescenti pressioni sul territorio e sul mare.

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