Sentieri della falesia chiusi: serve un piano chiaro per il loro recupero


Una parte consistente dei percorsi della falesia del Conero che conducono al mare è interdetta ormai da molto tempo. Non possiamo più parlare di una situazione provvisoria.

Trovo preoccupante che, ancora oggi, non esistano programmi chiari e definiti per il pieno recupero di questi sentieri, né fonti di finanziamento dedicate. Il rischio concreto è che interdizioni presentate come temporanee finiscano, con il passare del tempo, per diventare definitive.

Per questo ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale, con l’obiettivo di conoscere le strategie messe in campo per il futuro degli “stradelli” storici lungo la falesia del Conero.

La mia iniziativa nasce anche dall’appello lanciato dal Circolo naturalistico “Il Pungitopo”, dal Comitato Mezzavalle Libera, da Italia Nostra Ancona, da Portonovo per tutti, dal Cai di Ancona e dal Wwf Marche.

Le associazioni denunciano come la falesia si stia progressivamente trasformando in un “mondo chiuso”, segnato da recinzioni, cancelli, ordinanze e divieti. Chiedono al Comune di Ancona e all’Ente Parco del Conero di considerare prioritaria la riapertura dei sentieri naturalistici ed escursionistici e degli accessi al mare.

Come evidenziato nel loro appello, numerosi tracciati oggi interdetti potrebbero essere riaperti attraverso interventi relativamente contenuti di messa in sicurezza e un’adeguata informazione agli utenti, senza ricorrere alla soluzione estrema della chiusura permanente.

Occorre evitare che alcuni sentieri storici vengano definitivamente cancellati dalle mappe, con conseguenze irreversibili per l’accessibilità pubblica della falesia.

L’Ente Parco del Conero, in quanto soggetto preposto alla tutela, alla valorizzazione e alla regolazione della fruizione dell’area protetta, non può limitarsi a prendere atto delle criticità. Deve assumere un ruolo attivo nella programmazione, nel coordinamento degli interventi e nell’elaborazione di proposte concrete.

Anche la Regione Marche deve esercitare fino in fondo le proprie responsabilità di indirizzo, vigilanza, programmazione e finanziamento nei confronti delle aree protette regionali.

Nell’interrogazione chiedo quindi alla Giunta di chiarire quali siano le condizioni aggiornate dei sentieri, quali siano le ragioni tecniche delle interdizioni e se esista un cronoprogramma per la loro riapertura.

Domando inoltre se l’Ente Parco abbia predisposto un piano organico che comprenda il monitoraggio geologico, la manutenzione dei percorsi, la tutela degli accessi storici e la valorizzazione naturalistica e paesaggistica dell’intera area.

Non possiamo accettare il paradosso di un Parco formalmente tutelato, ma progressivamente sottratto alla cittadinanza.

La Regione deve promuovere un piano straordinario per il recupero dei sentieri della falesia, evitando che l’inerzia nella manutenzione e la frammentazione delle competenze producano una privatizzazione di fatto del paesaggio.

Non è accettabile che si continui a costruire sopra la falesia mentre, al di sotto, vengono chiusi e abbandonati i percorsi storici che da sempre consentono alle persone di raggiungere il mare e vivere il territorio.

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