Il fallimento delle politiche culturali della Regione Marche

Mentre la Giunta Acquaroli continua a moltiplicare conferenze stampa, inaugurazioni e passerelle, il sistema culturale marchigiano vive una delle fasi più confuse e incerte degli ultimi anni.
Da mesi, insieme al gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, denuncio l’assenza di una vera politica culturale. Lo abbiamo fatto attraverso interrogazioni sui bandi per lo spettacolo dal vivo, sulla mancata pubblicazione di nuove misure, sui ritardi nelle procedure amministrative e sulle crescenti difficoltà incontrate da associazioni, operatori culturali, enti locali e imprese creative nel programmare le proprie attività.
Oggi il problema è sotto gli occhi di tutti. Nel 2026 non esiste ancora un Piano Cultura che fornisca un quadro chiaro e leggibile della programmazione culturale regionale per l’annualità in corso. Non è dato sapere quali siano le priorità strategiche della Giunta, quali risorse siano realmente disponibili, quali misure debbano ancora essere attivate e quali risultati abbia prodotto il Piano triennale della cultura 2025-2027, che avrebbe dovuto rappresentare il principale strumento di indirizzo delle politiche culturali regionali.
La sensazione è che la cultura sia stata ridotta a una sommatoria di eventi, comunicati stampa e iniziative episodiche, prive di una regia complessiva e di una visione di lungo periodo.
A ciò si aggiunge una questione che sta creando crescente preoccupazione tra gli operatori del settore: numerosi contributi relativi ai bandi del 2025 risultano ancora in attesa di liquidazione. Una situazione che produce conseguenze pesantissime per associazioni, compagnie, festival, organizzatori e realtà culturali che hanno anticipato risorse proprie confidando nei tempi della pubblica amministrazione.
Mentre siamo ormai nel pieno del 2026, non risulta inoltre ancora pubblicato un nuovo bando regionale ordinario dedicato alle attività e ai progetti di spettacolo dal vivo per l’annualità in corso. Un ritardo che alimenta l’incertezza e rende impossibile una seria programmazione da parte degli operatori culturali.
Una Regione seria non può chiedere agli operatori culturali di fare da banca alla pubblica amministrazione.
Ancora più grave è quanto sta avvenendo sul fronte della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission. Ho richiesto chiarimenti e documentazione sulle procedure adottate, sui criteri utilizzati e sugli esiti di diverse attività gestionali. A queste richieste non è stato fornito un riscontro adeguato e completo. Si tratta di una situazione inaccettabile.
Nei mesi scorsi ho presentato anche una specifica interrogazione relativa ai contributi pubblici assegnati nel settore audiovisivo, depositando un’articolata documentazione dalla quale emergevano elementi idonei a delineare collegamenti societari e professionali stabili tra soggetti ricorrenti nei progetti finanziati.
Non ho ricevuto una risposta nel merito. La documentazione prodotta non è stata vagliata e non è stata svolta alcuna verifica sostanziale sui rapporti evidenziati.
Ci si è limitati a una risposta burocratica e formale, eludendo la questione centrale: come vengono valutate queste situazioni e quali strumenti di controllo vengono adottati per garantire la piena imparzialità nell’assegnazione delle risorse pubbliche?
È esattamente questo il problema della gestione culturale della Giunta Acquaroli. Si concentrano sempre più risorse, competenze e funzioni in organismi esterni all’amministrazione regionale, ma quando il Consiglio regionale chiede trasparenza, documenti e chiarimenti, le risposte diventano evasive, parziali o del tutto insufficienti.
La cultura non può trasformarsi in una zona sottratta al controllo democratico.
A rendere il quadro ancora più delicato è il permanere della coincidenza tra la carica di presidente e quella di direttore della Fondazione, nonostante le assicurazioni fornite dalla Giunta sulla volontà di rimuovere questa situazione di incompatibilità.
Su questo tema è stata presentata una specifica segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione ed è necessario che vengano forniti chiarimenti definitivi e pubblici. Non spetta alla politica sostituirsi agli organismi di controllo. Spetta però alla politica pretendere che ogni procedura sia pienamente trasparente, verificabile e accessibile.
Per queste ragioni ho appena presentato una nuova interrogazione consiliare, finalizzata ad accertare lo stato effettivo della programmazione culturale regionale per il 2026, l’attuazione del Piano triennale della cultura, l’entità delle risorse effettivamente impegnate e liquidate e le ragioni dei ritardi che stanno penalizzando l’intero settore.
Le Marche non hanno bisogno di una politica culturale fatta di annunci. Hanno bisogno di programmazione, trasparenza, tempi certi e rispetto per chi, ogni giorno, produce cultura nei territori.
Su questi temi, insieme al gruppo consiliare di Alleanza Verdi e Sinistra, continuerò a chiedere risposte, dati e atti. Perché la cultura non è una voce marginale del bilancio regionale: è un’infrastruttura civile, sociale ed economica della nostra comunità.
