Discariche, irricevibile un blitz della maggioranza sulla riduzione delle distanze

Sarebbe irricevibile una modifica così rilevante al Piano regionale di gestione dei rifiuti, per di più introdotta attraverso un emendamento presentato nell’ultima fase dell’iter.
La maggioranza di centrodestra ha annunciato l’intenzione di ridurre da 1.500 a 1.000 metri la distanza minima delle nuove discariche dai centri abitati, consentendo inoltre ai Consigli comunali di abbassarla fino a 500 metri.
Non parliamo di un semplice aggiustamento tecnico, ma di una scelta destinata a incidere pesantemente sulla vita delle persone, in particolare di chi abita vicino a un’area nella quale potrebbe essere realizzata una discarica.
Una modifica di questo genere cambierebbe la mappa dei siti potenzialmente utilizzabili e, di conseguenza, gli impatti sui territori e sulla popolazione. Per questo non sarebbe accettabile sottoporre a una nuova Valutazione ambientale strategica soltanto l’eventuale emendamento, lasciando invariato il resto del Piano rifiuti.
Se la proposta della maggioranza venisse presentata e approvata, la Vas dovrebbe prendere nuovamente in esame l’intero Piano. La valutazione svolta finora si fonda infatti su uno scenario che prevede il limite di 1.500 metri. Ridurlo a 1.000 metri, e addirittura a 500 per decisione dei singoli Comuni, significherebbe costruire uno scenario completamente diverso.
Un emendamento così impattante non può essere valutato come se fosse una modifica isolata e svincolata dal resto del Piano, magari con l’obiettivo di evitare la riapertura dell’iter e accelerarne l’approvazione.
C’è poi una questione fondamentale di trasparenza e partecipazione. Le comunità locali, i Comuni, le associazioni e tutti i soggetti interessati hanno il diritto di conoscere e valutare le conseguenze reali di una simile modifica. Sarebbe inaccettabile introdurla nell’ultima fase dell’iter con un blitz procedurale e senza un confronto pubblico adeguato.
La maggioranza rinunci quindi all’intervento annunciato. Qualora decidesse comunque di presentarlo, la correttezza istituzionale imporrebbe di riaprire la Vas sull’intero Piano e di sottoporre il nuovo scenario a un confronto pubblico vero e trasparente.
