Minori nelle comunità: i Comuni non possono essere lasciati soli


La vicenda di Santa Maria Nuova non è un caso isolato e non può essere liquidata come il problema di un singolo Comune. Le dimissioni del sindaco rappresentano il sintomo di una criticità strutturale che riguarda l’intero sistema di tutela dei minori nelle Marche.

Al primo cittadino, da sempre attento ai temi della tutela minorile, va tutta la mia solidarietà, insieme all’invito a revocare le dimissioni.

Conosco molto bene questa materia, sia come avvocato che da anni si occupa di tutela dei minori, sia per l’esperienza maturata nelle istituzioni. Quando un tribunale dispone il collocamento di un minore in una comunità, lo fa per garantirne il superiore interesse. Quella decisione deve essere eseguita senza esitazioni.

Il problema è che oggi il costo di questi interventi ricade quasi interamente sul Comune di residenza. Per i piccoli enti locali le conseguenze possono diventare devastanti.

Un Comune di dimensioni ridotte può trovarsi improvvisamente a sostenere centinaia di migliaia di euro di spesa, compromettendo gli equilibri di bilancio e mettendo a rischio altri servizi essenziali. Non possiamo accettare che la tutela di un bambino o di una bambina dipenda dalla dimensione del Comune in cui vive o dalla capacità finanziaria dell’amministrazione locale.

Per questa ragione presenterò un’interrogazione alla Giunta regionale. Voglio conoscere il numero complessivo dei minori collocati nelle comunità nelle Marche, quanto spendono ogni anno i Comuni e quali strumenti di sostegno siano stati messi a disposizione dalla Regione.

Accanto alla ricostruzione dei dati, però, serve una risposta politica. La Regione deve istituire un tavolo di confronto con i Comuni, gli Ambiti territoriali sociali, il Tribunale per i minorenni e l’Anci, con l’obiettivo di costruire un sistema più equo e sostenibile.

La proposta è chiara: istituire un fondo regionale di solidarietà per sostenere i Comuni chiamati a farsi carico dei collocamenti disposti dall’autorità giudiziaria, evitando che pochi provvedimenti possano mettere in crisi il bilancio di un ente locale.

Sarebbe però un grave errore trasformare questo dibattito in una discussione sul numero dei collocamenti o in una contestazione delle decisioni assunte nell’interesse dei minori. Il diritto dei bambini e delle bambine alla protezione non è negoziabile.

La vera sfida consiste nel rafforzare la prevenzione, l’educativa domiciliare, il sostegno alle famiglie e l’affido familiare, in modo da ridurre, quando possibile e nell’interesse del minore, il ricorso alle comunità.

Proteggere i minori e sostenere i Comuni non sono obiettivi contrapposti. Sono due aspetti della stessa responsabilità pubblica.

La Regione Marche ha il dovere di affrontare questa emergenza con una visione complessiva. Non possiamo lasciare i sindaci soli di fronte a decisioni che riguardano l’intera collettività e la tutela dei diritti fondamentali dei minori.

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