
Baby gang e violenza minorile: servono giudici, prevenzione e infrastrutture sociali
I gravi fatti di Ferragosto a Marcelli di Numana non sono solo cronaca nera.
Sono il riflesso di una realtà che da anni viene denunciata dagli operatori del settore: l’assenza di una strategia complessiva per affrontare il disagio giovanile.
Nelle Marche, questa emergenza incontra un ostacolo in più: la crisi del Tribunale per i Minorenni, ormai allo stremo per la mancanza di magistrati.
Con organici ridotti all’osso, l’istituzione giudiziaria che dovrebbe intervenire a seguito di casi di violenza minorile e, al contempo, occuparsi dei ragazzi più fragili rischia la paralisi.
Per questo si sta predisponendo un’interrogazione parlamentare per capire come il Ministero di Giustizia intenda affrontare il problema.
A questa carenza si sommano le difficoltà che incontrano nel loro lavoro gli assistenti sociali, cui si aggiunge la carenza di strutture educative; ciò rende difficile dare attuazione ai provvedimenti giudiziari.
E una giustizia che arriva in ritardo, lo sappiamo, equivale a una giustizia negata.
Ma attenzione: la repressione non basta.
La violenza minorile si contrasta prima di tutto con la prevenzione, con percorsi educativi e reti di sostegno alle famiglie.
E qui entra in gioco la politica.
Negli ultimi cinque anni la Regione Marche ha gravemente trascurato il tema, arrivando persino ad affossare l’Osservatorio sul disagio giovanile, che avrebbe dovuto essere strumento di analisi e di proposta.
Se oggi vogliamo davvero affrontare la questione, serve un piano straordinario, pensando alla realizzazione di vere e proprie infrastrutture sociali:
- sostegno alle famiglie in difficolta’;
- coordinamento con le istituzioni scolastiche;
- centri di aggregazione giovanile e spazi educativi diffusi sul territorio;
- comunità educative di pronta accoglienza per minori in difficoltà;
- rafforzamento dei servizi sociali comunali, oggi lasciati senza fondi né personale;
- progetti di inserimento lavorativo e formativo per adolescenti a rischio devianza;
- coordinamento stabile con il Tribunale per i Minorenni e la Procura minorile, così da dare concretezza ai provvedimenti.
La Regione Marche può e deve fare la sua parte. Non basta invocare più polizia: bisogna costruire una rete sociale forte, capace di intercettare il disagio prima che esploda in violenza.
Le baby gang che oggi terrorizzano le piazze sono figlie di un vuoto: il vuoto delle istituzioni, della politica e delle comunità. Riempire quel vuoto è il compito che abbiamo davanti.
Non c’è piu’ tempo da perdere.
