ZES Unica: per le Marche solo briciole e tanta propaganda


Il centrodestra ha annunciato con grande enfasi l’estensione dei benefici della ZES Unica del Mezzogiorno anche alle regioni “in transizione” Marche e Umbria.
Ma basta leggere le carte per capire che, per le Marche, non c’è alcun vero “rilancio”: si tratta di una misura limitata a poche aree 107.3.c, con esclusione totale di gran parte del territorio, comprese zone strategiche come il capoluogo Ancona.
Il credito d’imposta per gli investimenti sarà accessibile solo in una manciata di comuni, con aliquote molto più basse rispetto alle regioni del Sud (35% per le piccole imprese, 25% per le medie, 15% per le grandi), mentre i veri incentivi e la dotazione finanziaria più consistente continueranno a concentrarsi altrove.
Il cosiddetto “bonus assunzioni over 35” e le semplificazioni amministrative, sbandierati come motore di sviluppo, in realtà hanno scadenze ravvicinate e criteri così stringenti da ridurre drasticamente la platea dei beneficiari.
Per le Marche e per Ancona, questa operazione si traduce in un grande annuncio politico a ridosso della campagna elettorale, ma non in un reale pacchetto di misure capaci di incidere sull’economia, attrarre investimenti o sostenere l’occupazione.
Ancora una volta, invece di un piano organico per colmare il divario infrastrutturale e produttivo della regione, ci troviamo di fronte a un provvedimento di facciata, utile più alle conferenze stampa che alle imprese e ai lavoratori marchigiani.

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