Chi difende l'università  pubblica  nelle Marche?


La Link Campus University sta per aprire i battenti nella nostra regione, con il beneplacito dell’attuale amministrazione. Una vicenda emblematica del modello che la destra di Acquaroli vuole imporre: meno investimenti nel pubblico, più spazio ai privati.

Con delibera dei giorni scorsi dell’Agenzia nazionale ANVUR, sono stati accreditati i corsi a Fano (Medicina e Chirurgia, a Palazzo Marcolini) e Macerata (Odontoiatria, a Villa Cola). Le lezioni dovrebbero iniziare a breve.

Formalmente, Ascoli è ancora in sospeso, ma nei fatti il progetto è già avviato: è notizia di ieri dei protocolli siglati con l’Azienda sanitaria locale e con la clinica privata Villa Anna di San Benedetto per le esercitazioni degli studenti, e uno studentato privato – Anima Picena – in costruzione, finanziato dall’imprenditoria locale, con conclusione lavori prevista nel 2026.

Siamo dunque davanti a un disegno chiaro: non solo l’arrivo di un’università privata, ma la creazione di una filiera integrata privata che va dalla formazione ai servizi per gli studenti, fino alla rete sanitaria dove svolgere le attività pratiche.

E tutto questo avviene mentre il Governo Meloni taglia i fondi ordinari alle università pubbliche, dopo che i rettori dei quattro atenei pubblici della regione (Politecnica, Macerata, Urbino e Camerino) hanno lanciato un allarme senza precedenti:

“Il sostegno a soggetti privati, privi di radicamento territoriale e di controllo pubblico, rischia di compromettere l’equilibrio e la sostenibilità di un sistema già sottofinanziato.”

In altre parole: invece di rafforzare l’università pubblica, la Regione apre corsie preferenziali a un soggetto privato, al centro di molte contestazioni e anche di vicende giudiziarie. E” passata praticamente sotto silenzio la notizia delle pesanti condanne inflitte dal Tribunale penale di Firenze ai vertici dell’ateneo privato Link Campus, per il sistema fraudolento: esami falsi e lauree molto facili.

E qui il punto politico è inevitabile: siamo di fronte a una scelta che non nasce dall’esigenza reale di formare più medici – esigenza sacrosanta, che condividiamo – ma da un’operazione che profuma di debito politico e conflitto di interessi.

 

Per questo chi si candida a governare la Regione deve essere chiaro:

  • noi vogliamo le università pubbliche, non indebolirle;
  • noi vogliamo che la sanità resti pubblica, accessibile e di qualità, non subappaltata a cliniche convenzionate;
  • noi vogliamo che il diritto allo studio sia garantito con borse di studio, studentati pubblici, investimenti veri, non con residenze private gestite da chi fa affari sulla pelle degli studenti.

 

Ci domandiamo anche da che parte sta l’assessore all’università del Comune di Ancona, molto impegnato nella promozione pop della sua candidatura alle prossime elezioni regionali (con il rischio di una dubbia sovrapposizione di profili): difendere l’Universita’ Politecnica delle Marche e il ruolo pubblico della formazione, o restare in silenzio davanti a questa operazione di potere?

Le Marche hanno bisogno di una politica che creda nel pubblico e che metta al centro i giovani, la ricerca e il futuro del territorio. Non di una giunta che svende formazione e sanità a soggetti privati che perseguono finalita’ di profitto.

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