This is a custom headingCinema nelle Marche, episodi di finanziamento pubblico che richiedono maggiore trasparenza element.


Il sistema di finanziamento pubblico al cinema nelle Marche va ricondotto dentro un perimetro chiaro di trasparenza, imparzialità e responsabilità. È per questo che ho depositato un’interrogazione alla Giunta regionale, per chiedere di fare piena luce sui criteri di assegnazione dei contributi, sui controlli effettivamente svolti e sui risultati prodotti dai finanziamenti erogati da Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission.

L’atto nasce dall’esame, nel triennio 2023-2025, di tre progetti cinematografici: A se stesso (2023), La gatta con lo zaino (2024) e Briciole d’amore (2025), per un importo complessivo di circa un milione di euro.

Parliamo di opere formalmente presentate da soggetti diversi ma che, oltre a non aver prodotto risultati soddisfacenti per il territorio in termini di distribuzione e immagine, almeno per quanto oggi risulta nel caso del già uscito A se stesso, appaiono tutte riconducibili a uno stesso circuito imperniato sulle figure di Angelo Antonucci e Ekaterina Khudenkikh, coniugati tra loro e presenti, con ruoli alternati, in tutti e tre i progetti.

La sequenza che emerge non può essere liquidata come casuale. A se stesso è prodotto da Elite Group International S.r.l., società riferibile ad Antonucci, ed è diretto da Khudenkikh. La gatta con lo zaino è diretto da Antonucci e prodotto da Futuro Productions S.r.l., partecipata da Khudenkikh al 51% e da Antonucci al 49%. Briciole d’amore è diretto da Ekaterina Khudenkikh ed è prodotto da Meet Productions S.r.l., società da lei controllata in misura prevalente.

In altre parole, nel 2023 è stato finanziato un progetto riconducibile alla sfera produttiva di Antonucci, nel 2024 un progetto della coppia, nel 2025 uno di Khudenkikh. Il punto, però, non è formulare giudizi artistici. Il punto è un altro: verificare se risorse pubbliche consistenti finiscano per concentrarsi nel tempo su soggetti tra loro collegati, seppure attraverso società formalmente distinte. In casi come questi, trasparenza e verifica rigorosa dei criteri diventano indispensabili.

La mia interrogazione entra anche nel merito dei risultati concreti. Per A se stesso, finanziato con oltre 419 mila euro e presentato pubblicamente ad Ancona il 23 gennaio, non risulta allo stato delle informazioni disponibili una distribuzione nelle sale cinematografiche né una presenza sulle principali piattaforme. La circolazione dell’opera appare limitata a contesti promozionali e festivalieri. È un dato che pone un problema serio di coerenza rispetto agli obiettivi dichiarati del bando: impatto economico, culturale e territoriale delle opere finanziate.

Per La gatta con lo zaino, finanziato per oltre 237 mila euro, emergono ulteriori criticità. Il film risulta ancora in fase di sviluppo, con attività di casting promosse anche attraverso i canali della Marche Film Commission. Si è diffusa inoltre la notizia della partecipazione dell’attrice Ornella Muti, poi smentita dalla stessa. Anche questo episodio apre interrogativi sulla correttezza e sull’affidabilità della comunicazione associata a progetti sostenuti con fondi pubblici.

Quanto a Briciole d’amore, terzo progetto consecutivo dell’asse Antonucci-Khudenkikh, finanziato questa volta per oltre 298 mila euro, chiedo che siano chiarite le ragioni della sua collocazione in graduatoria in posizione più favorevole rispetto ad altre opere con maggiore notorietà e, almeno in apparenza, con una più ampia capacità distributiva.

Per questo ho chiesto alla Giunta quali verifiche siano state effettuate sui collegamenti tra i soggetti beneficiari dei tre bandi, quali importi siano stati effettivamente erogati, quale sia l’avanzamento dei progetti, quali risultati siano stati raggiunti in termini di distribuzione, visibilità e ricaduta territoriale, e quale sistema di monitoraggio sia stato adottato.

Attraverso le risorse del Pr Fesr 2021-2027, la Regione ha sostenuto il comparto audiovisivo con stanziamenti importanti, con l’obiettivo di rafforzare le maestranze marchigiane e promuovere il territorio. Sono obiettivi condivisibili. Proprio per questo, però, servono verifiche serie. Bisogna capire se i criteri adottati selezionino davvero progetti capaci di produrre effetti concreti per le Marche, oppure no.

Questa vicenda, del resto, si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il modo in cui la Regione sta sostenendo la filiera audiovisiva. Nelle scorse settimane ho già sollevato altre due questioni nella stessa direzione. Da una parte, il ridimensionamento del sostegno ai piccoli e medi festival cinematografici marchigiani, che rappresentano una rete culturale fondamentale anche per le aree post-sisma e per i territori più esposti allo spopolamento. Dall’altra, i profili di governance della Fondazione Marche Cultura, a partire dal cumulo tra l’incarico di presidente e le funzioni direttive, con il relativo trattamento economico.

Alla fine, il nodo politico è uno solo: come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quale modello si vuole costruire per il settore audiovisivo marchigiano. Perché i fondi pubblici non devono alimentare opacità, relazioni privilegiate o rendite di posizione. Devono invece costruire opportunità reali per il territorio, per i professionisti e per la cultura marchigiana.

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