
Disagio giovanile e devianza minorile, prevenire è meglio che reprimere
Il disagio giovanile e la devianza minorile non sono un’emergenza: sono una realtà che interroga ogni giorno la qualità delle nostre politiche pubbliche. È tempo di smettere di rincorrere i fatti di cronaca con proclami securitari: serve una risposta strutturale, intelligente e lungimiranti
Le parole che leggete nel corsivo sopra, hanno chiuso l’incontro pubblico ad Ancona sul tema della crescente fragilità che attraversa le nuove generazioni e della devianza minorile che talvolta si traduce in criminalità. L’incontro ha affrontato un fenomeno sempre più diffuso, che vede coinvolti adolescenti in situazioni di solitudine, violenza, dispersione scolastica, devianza e microcriminalità.
Prevenire è meglio che reprimere, ma negli ultimi anni la Regione ha abbandonato la prevenzione, riducendo il ruolo dei servizi educativi, tagliando fondi agli ambiti sociali, e lasciando soli i territori. La destra ha scelto la scorciatoia securitaria, noi scegliamo gli educatori, la scuola, il lavoro e la comunità.
Al termine del nostro incontro è stato assunto l’impegno a tradurre il confronto di idee in una proposta concreta di Piano Straordinario Regionale, articolato in cinque assi di intervento:
- 1. Centri per l’adolescenza in ogni ambito territoriale, con équipe multidisciplinari e educativa di prossimità
- 2. Scuole inclusive con sportelli d’ascolto e educatori scolastici stabili;
- 3. Giustizia minorile riparativa, con percorsi di messa alla prova e responsabilizzazione;
- 4. Spazi pubblici e cultura giovanile, con il riuso sociale di immobili dismessi e supporto all’autogestione;
- 5. Inserimento lavorativo e sostegno ai giovani fragili, con tirocini retribuiti, co-housing, impresa sociale giovanile e percorsi educativi condivisi.
Il nostro obiettivo è fare delle Marche un laboratorio nazionale di giustizia sociale per i più giovani, restituendo dignità, ascolto e opportunità a chi oggi si sente invisibile. Chi ha sbagliato va aiutato a capire e a rimediare, non a essere escluso per sempre.”




