
Più rispetto per la biodiversità, non abbiamo bisogno di una caccia incontrollata
Il nuovo disegno di legge per riformare il sistema venatorio è pericoloso per ambiente e cittadini, così come inutile per il contenimento dei cinghiali. La Regione su questa materia ha possibilità di intervenire meglio noi ci impegneremo a farlo.
C’è una proposta di legge del governo in carica, che se diverrà attuale andrà ad allargare i territori di caccia, consentirà il potenziamento delle armi e silenzierà invece gli organi scientifici che vigilano sull’equilibro tra tutela dell’ambiente e permessi per l’hobby della caccia, così come cambierà tanto altro. Se approvata, questa riforma minerà nelle fondamenta la legge 157 del 1992 che tutt’ora disciplina le attività venatorie.
È una materia su cui le Regioni hanno ampia possibilità di intervento, in quanto poi il piano venatorio è di competenza regionale di anno in anno. Ed è per questo che il tema per chi si occupa di rappresentanza politica in Consiglio regionale deve essere di forte interesse, per il rispetto verso animali e biodiversità ma anche per tutela del territorio che subirebbe i pericolo di una caccia sempre più sfrenata. Occorre mobilitarsi. L’ambiente invece non è mai stato al centro dell’interesse della giunta uscente Acquaroli
Su questo ci siamo confrontati in “No alla caccia selvaggia, proteggiamo animali e cittadini”, incontro che si è tenuto per la rassegna organizzata dal nostro laboratorio politico il Punto su temi sociali di rilevanza regionale: educazione, formazione, ambiente. Hanno partecipato al confronto Danilo Baldini, delegato Marche Lega anticaccia e l’avvocato Tommaso Rossi, delegato Marche WWF, che hanno con puntualità spiegato cosa il nuovo disegno di legge voluto da questo governo di centro destra andrebbe a toccare rispetto a una 157 già permissiva, e che danni per l’ambiente ne scaturirebbero.
Baldini ci ha spiegato a fondo come legalizzare la caccia in maniera incontrollata sia controproducente anche per contrastare la proliferazione dei cinghiali. Studi scientifici spiegano chiaramente che se nei branchi si vanno a colpire femmine alfa, come spesso avviene con le attuali abitudini di caccia, gli equilibri riproduttivi vengono stravolti e così altre e più femmine finiscono per riprodursi. “È questa la causa della diffusione dei cinghiali nel nostro territorio. Quando invece la natura saprebbe molto meglio autoregolarsi”.


