
Giudico incomplete e non soddisfacenti le risposte fornite dalla Giunta alla mia interrogazione sulla realizzazione dell’impianto di idrogeno nello stabilimento Api, finanziato con fondi Pnrr.
I fondi del Pnrr non possono essere utilizzati per interventi scollegati dal contesto territoriale: devono invece diventare uno strumento per cambiare davvero il rapporto tra industria, ambiente e salute, soprattutto in territori come quello di Falconara, che hanno già pagato un prezzo elevato in termini di qualità della vita.
I limiti delle risposte ricevute riguardano il cuore stesso dell’interrogazione: l’impatto reale sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Non è stata effettuata alcuna valutazione sullo stato ambientale complessivo dell’area di Falconara Marittima in relazione all’intervento finanziato; non sono disponibili stime sulla riduzione degli inquinanti atmosferici diversi dalla CO₂ — come Nox, So₂, polveri e composti organici volatili — cioè proprio quelli che incidono direttamente sulla qualità dell’aria e sulla salute delle persone; inoltre non è stata svolta alcuna valutazione degli effetti cumulativi che i diversi progetti in programma per la filiera dell’idrogeno possono produrre.
Su questi aspetti, la Giunta risponde che una simile valutazione non è richiesta dal Pnrr e che non esistono obblighi specifici previsti. Si tratta di osservazioni forse formalmente corrette, ma per me politicamente e istituzionalmente insufficienti.
Non solo. Nelle risposte si afferma che l’energia utilizzata per la produzione di idrogeno verde nel futuro sito finanziato sarà prodotta da impianti fotovoltaici aggiuntivi. Ma non viene indicato in modo verificabile dove saranno questi impianti, quali autorizzazioni abbiano ottenuto, quali siano i tempi previsti e quali strumenti garantiscano che quell’energia sia davvero rinnovabile e aggiuntiva.
Sono chiarimenti necessari davanti alla comunità. E lo sono ancora di più se si considera che Api è oggi controllata da un grande gruppo energetico internazionale riconducibile a uno Stato terzo extra-Ue; che nella stessa area, presso l’ex stabilimento Montedison, è previsto un ulteriore impianto di produzione di idrogeno promosso da un altro grande operatore industriale; e che tutta questa filiera dell’idrogeno viene progettata senza una preliminare valutazione coordinata e cumulativa delle pressioni ambientali, dei consumi energetici e idrici, dei profili di sicurezza e delle ricadute sanitarie.
Nessuno mette in discussione l’importanza della transizione energetica, né il ruolo che l’idrogeno può avere in questo percorso. Ma i dati forniti dalla Giunta non colmano il vuoto di visione ambientale e sanitaria che continua a caratterizzare le scelte sull’area di Falconara.
Si tratta di spiegazioni che, pur fornendo alcuni dati amministrativi e tecnici utili, non danno le garanzie che Falconara merita, in un territorio già riconosciuto come Sito di interesse nazionale.
