Morti sul lavoro al porto di Ancona: basta deregolamentazione, servono sicurezza, diritti e tutele

La tragedia avvenuta nei cantieri navali di Ancona, dove un lavoratore ha perso la vita e un altro è rimasto gravemente ustionato, richiama tutti alle proprie responsabilità. Non possiamo continuare ad assistere a incidenti gravi e mortali senza affrontare le condizioni di lavoro e il sistema di appalti e subappalti che caratterizza il settore.
Morire sul lavoro, restare inghiottiti dalle fiamme nel cuore di Ancona, tra i suoi storici cantieri navali, è una tragedia che non può trovare attenuanti o giustificazioni. Servono verità e giustizia, per chi ha perso la vita, per chi è rimasto gravemente ferito e per i loro familiari.
Spetterà agli inquirenti accertare le dinamiche e le responsabilità dell’incidente. Ma non possiamo ignorare che nei cantieri di Ancona esistono da tempo condizioni organizzative che sollevano forti preoccupazioni.
La giungla dei subappalti, spesso organizzati in lunghe catene, rischia di alimentare un sistema opaco, nel quale diventa più difficile garantire il rispetto dei diritti, delle norme di sicurezza e delle responsabilità delle imprese.
Attorno a Fincantieri operano circa un centinaio di ditte, con un ricorso molto diffuso al subappalto. Da tempo lavoratori e organizzazioni sindacali denunciano turni durissimi, carenze nei dispositivi di sicurezza, forme di pagamento irregolari e situazioni riconducibili al caporalato, che colpiscono soprattutto la manodopera straniera.
Secondo le stime, i lavoratori stranieri arriverebbero a rappresentare fino al 70% della forza lavoro impiegata nel porto. Stranieri sono anche i due operai coinvolti nella tragedia: un lavoratore tunisino di 55 anni, che ha perso la vita, e un giovane bengalese di 28 anni, rimasto gravemente ustionato.
Non siamo di fronte a un problema nuovo. Negli anni si sono verificati altri incidenti gravi, anche mortali, mentre le denunce dei sindacati e dei lavoratori troppo spesso non hanno trovato risposte adeguate.
Come gruppo Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale abbiamo già presentato una mozione contro il caporalato nelle Marche, chiedendo di rafforzare il coordinamento istituzionale, i controlli e gli strumenti di prevenzione dello sfruttamento lavorativo.
Quanto accaduto rende ancora più urgente affrontare queste criticità, a partire dalla frammentazione delle responsabilità lungo la catena dei subappalti.
Esprimo piena solidarietà allo sciopero di otto ore proclamato dalle organizzazioni sindacali, ai lavoratori dei cantieri e alle famiglie colpite da questa tragedia.
Non possiamo accettare che il prezzo della competitività e della produzione venga pagato con la salute e la vita delle persone. Il lavoro deve essere un luogo di dignità, non di paura.
Sul lavoro non servono altre deregolamentazioni. Servono più controlli, maggiori tutele, responsabilità chiare e rispetto dei diritti e delle persone.
