Garantire una migliore partecipazione democratica alla Consulta regionale per la disabilità
Garantire una migliore partecipazione democratica alla Consulta regionale per la disabilità

afforzare e rilanciare il ruolo della Consulta regionale per la disabilità come strumento centrale di partecipazione, confronto e co-programmazione delle politiche regionali. È questo l’obiettivo della mozione presentata dal consigliere regionale Andrea Nobili (Alleanza Verdi Sinistra), depositata all’Assemblea legislativa delle Marche. “La Consulta regionale per la disabilità – spiega Nobili – deve tornare a essere un luogo stabile e qualificato di partecipazione, non limitato a convocazioni occasionali o simboliche, ma pienamente coinvolto nei processi decisionali che riguardano le persone con disabilità”. Nata con una Legge regionale, come organismo di partecipazione e consultazione delle associazioni che rappresentano le persone con disabilità nelle Marche, questo organismo “continua a mostrare un funzionamento incerto e discontinuo, non privo di criticità e viene così meno a quella che potrebbe essere una sua più incisiva funzione di confronto e crescita delle politiche di inclusione nelle Marche”, evidenzia Andrea Nobili nel suo intervento. “Invece che con cadenza bimestrale, come da regolamento interno, le sue convocazioni si sono rivelate negli ultimi anni discontinue. La nuova Giunta non ha ancora indetto una sua riunione, a oltre tre mesi dall’insediamento, per esempio. Non solo: andrebbero anche aggiornate le norme che ne regolano la partecipazione delle associazioni, integrando e aprendo a nuove rappresentanze di persone con disabilità che negli anni hanno dimostrato competenza e partecipazione”. Come precisato nella mozione appena presentata, secondo Nobili sarebbe dunque necessario approvare un nuovo regolamento della Consulta regionale per la disabilità, coerente con la Convenzione ONU e con il D.Lgs. 62/2024, così da aggiornarne i criteri di rappresentanza, garantendo pluralismo, trasparenza e incisività, e assicurare convocazioni almeno bimestrali, anche in modalità telematica o mista. “Bisognerebbe rendere obbligatoria la consultazione preventiva della Consulta sugli atti regionali in materia di disabilità, garantire la pubblicità e l’accessibilità dei verbali e dei pareri espressi, verificare la coerenza degli atti regionali vigenti con il nuovo quadro normativo nazionale, valorizzare la Consulta come luogo stabile di confronto e supporto tecnico alle politiche regionali – continua l’avvocato e consigliere regionale Avs Nobili –. Invece l’attuale funzionamento della Consulta evidenzia diverse criticità: convocazioni discontinue, assenza di una consultazione preventiva strutturata sugli atti regionali, mancanza di un sistema accessibile di verbalizzazione e pubblicazione degli atti”. L’aggiornamento del regolamento e la garanzia del suo funzionamento, conclude Nobili, “è passo necessario per rendere effettivo il diritto alla partecipazione delle persone con disabilità e delle loro associazioni, migliorando la qualità e l’efficacia delle politiche regionali”.
Dopo Il Voto In Toscana, con lucidità
Dopo Il Voto In Toscana, Con Lucidità

La vittoria in Toscana è davvero una buona notizia per il Centrosinistra.
Rappresenta un segnale di fiducia: ha vinto una proposta credibile, radicata, capace di tenere insieme competenza e vicinanza ai territori.
Da consigliere regionale delle Marche, dove poche settimane fa abbiamo conosciuto un esito diverso, non posso che leggere questo risultato con sentimenti intrecciati. La soddisfazione, certo, ma anche la riflessione.
Perche’ resta un dato preoccupante che nessuna vittoria può nascondere: l’astensionismo.
Una parte crescente del Paese sceglie di non votare, non per indifferenza, ma per sfiducia.
Perché non si sente ascoltata, perché non trova più nelle istituzioni la risposta ai propri bisogni o alle proprie inquietudini.
Questo è il vero nodo da affrontare.
In un romanzo di qualche anno addietro intitolato “Saggio sulla lucidità”, il grande scrittore portoghese, premio Nobel, José Saramago raccontava di un Paese in cui quasi tutti non votavano più.
Non per distruzione, ma per chiedere che la democrazia tornasse a essere reale, non formale.
Una provocazione letteraria, certo, ma che ci riguarda da vicino: perché ci ricorda che la partecipazione non è un dato acquisito, ma un legame da ricostruire.
Essere lucidi, oggi, significa questo:
capire che ogni astensione è una voce che chiede di essere riascoltata.
E che la politica deve tornare a essere un luogo in cui ci si riconosce, non una scena che si osserva da lontano.
Per chi, come noi nelle Marche, ha vissuto una sconfitta recente, è uno stimolo a ripartire.
Con più realismo, più ascolto e, appunto, più lucidità.
