A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa

A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa


Capire il più da vicino possibile le periferie delle Marche, per conoscerne meglio i problemi e decostruire gli stereotipi. Con questo spirito ho iniziato un percorso conoscitivo nei quartieri più fragili della nostra regione. La prima tappa si è svolta a Lido Tre Archi, quartiere di Fermo, e fa seguito anche alle visite negli istituti penitenziari marchigiani che ho effettuato negli scorsi mesi.

La prima preoccupazione che abbiamo raccolto dagli operatori che ogni giorno vivono il quartiere è l’abbandono scolastico, molto diffuso tra i minorenni. Su questo fronte è preziosissimo il lavoro delle cooperative e delle realtà sociali che organizzano doposcuola e attività rivolte ai giovani, offrendo stimoli, relazioni e punti di riferimento. Così come sono fondamentali i progetti di ascolto rivolti alle famiglie e alle persone adulte.

Lido Tre Archi, negli anni, è diventato un simbolo di problemi sociali, degrado urbano, povertà educativa e tensioni legate all’integrazione. Ma sarebbe un errore enorme fermarsi agli stereotipi.

Dietro le semplificazioni ci sono famiglie, bambini, operatori sociali, realtà del Terzo settore che ogni giorno tengono insieme pezzi di comunità che altrimenti rischierebbero di rompersi definitivamente. Realtà che spesso lavorano nel silenzio, con risorse non sempre sufficienti, ma con competenza e tenacia.

Chi pensa che bastino pattuglie e telecamere per risolvere problemi che si trascinano da anni, semplicemente non vuole vedere la complessità delle periferie contemporanee.

A Lido Tre Archi la prima farmacia è lontana, non c’è un bar, non ci sono mezzi pubblici adeguati che colleghino il quartiere al centro di Fermo, più in collina. Il panorama sociale è quello di un ghetto circoscritto. Basta spostarsi poco più in là, e la riviera torna ad assumere contorni più curati e inclusivi.

Sono tanti i lavoratori precari e intermittenti che vivono qui: persone impiegate come braccianti nelle zone limitrofe, nell’edilizia, nei lavori stagionali o come caregiver. Una parte di Marche che spesso resta invisibile, ma che tiene in piedi pezzi importanti della nostra economia e della nostra vita quotidiana.

Le periferie non si recuperano solo con il controllo delle Forze dell’ordine, ma con scuola, lavoro, servizi sociali, spazi pubblici, politiche abitative, cultura, sport, mediazione e presenza costante delle istituzioni.

E anche tornando ad ascoltare. Perché troppo spesso le periferie vengono raccontate da chi non le attraversa mai.

Il percorso iniziato a Lido Tre Archi nasce esattamente per questo: conoscere meglio le realtà periferiche delle Marche, guardarle senza filtri, capire cosa funziona e cosa manca, raccogliere esperienze, criticità e proposte.


Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità

Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità


Quello che sta emergendo a livello nazionale sulla riforma della caccia è di una gravità assoluta. Se il Governo era davvero a conoscenza, già da mesi, dei rilievi della Commissione europea sul ddl 1552 e ha scelto di andare avanti lo stesso, siamo davanti a uno strappo istituzionale e politico pesantissimo.

Non si può giocare sulla pelle della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi per inseguire le pressioni del mondo venatorio più oltranzista.

La notizia diffusa da Lav insieme a Enpa, Lac, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia sulla lettera della Commissione europea apre un punto politico enorme. Già da dicembre 2025, infatti, Bruxelles avrebbe bocciato parti rilevanti e centrali del disegno di legge nazionale di modifica della legge 157/1992, in particolare su caccia fuori stagione, indebolimento del ruolo scientifico di Ispra, uso di dispositivi optoelettronici e liberalizzazione dei richiami vivi.

Una comunicazione che, a quanto si apprende, sarebbe stata trasmessa al Governo italiano il 18 dicembre 2025, ma poi non resa pubblica, mentre l’iter parlamentare proseguiva al Senato.

Quanto sta accadendo richiama direttamente anche quello che è avvenuto nelle Marche. Come gruppo Avs avevamo presentato una nostra proposta di legge sulla caccia, costruita attorno a un principio semplice: più sicurezza, più rispetto per i territori, più tutela della fauna e maggiore equilibrio tra attività venatoria, agricoltura, ambiente e cittadini.

Quella proposta, però, è stata di fatto cancellata dal confronto politico, abbinata alla proposta della Giunta e mai realmente discussa in aula. È stato impedito un dibattito trasparente su un tema che riguarda non solo i cacciatori, ma l’intera comunità marchigiana.

Quanto sta accadendo a Roma conferma che avevamo ragione a chiedere una discussione seria. Il punto non è alimentare contrapposizioni ideologiche, ma confrontarsi con responsabilità sulla tutela degli habitat, sulla sicurezza delle persone, sul ruolo della scienza e sul rispetto delle regole europee.

Il Governo si fermi, renda pubblici tutti gli atti e chiarisca immediatamente in Parlamento il contenuto della lettera europea.

Anche nelle Marche la Regione deve rimettere al centro biodiversità, prevenzione, convivenza con la fauna selvatica e rispetto delle direttive europee. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, quindi di tutti i cittadini, ed è parte essenziale dell’equilibrio ambientale.

La biodiversità è un bene comune, oggi tutelato anche dalla Costituzione. Non possiamo permettere che garanzie costruite in decenni di legislazione ambientale vengano smontate per inseguire gli interessi di una parte.


La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio

La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio


Non abbiamo potuto discutere in aula la nostra proposta di legge sulla caccia, che avrebbe chiesto maggiore sicurezza, rispetto per il territorio e un approccio equilibrato. Invece, la nostra Pdl si è rivelata fantasma. In base a un’interpretazione a mio avviso troppo rigida del regolamento, è stata abbinata alla proposta di legge della Giunta ed è così evaporata dalla discussione, sebbene i due impianti normativi fossero molto diversi: impostata sul principio del rispetto della fauna e di chi vive nelle campagne quella del gruppo Avs, tutta incentrata sugli interessi delle aziende faunistico-venatorie quella della maggioranza. Chiederemo spiegazioni all’Ufficio di presidenza sulla decisione formale assunta oggi.

Noi, come gruppo Avs, avevamo presentato un’iniziativa legislativa molto diversa. Il nostro testo puntava a mettere limiti più stringenti all’attività venatoria quando entra in conflitto con la sicurezza delle persone, la tutela degli animali, l’agricoltura, il turismo lento e la fruizione del territorio. Era un intervento di contenimento, protezione e aggiornamento culturale.

Il provvedimento della Giunta va invece in tutt’altra direzione: trasforma pezzi di territorio in attività d’impresa legate alla caccia e non ha alcun fine di tutela ambientale. Apre alla costituzione di aziende faunistico-venatorie in forma di impresa. Non vediamo una vera protezione del territorio, ma un rafforzamento di interessi privati legati al mondo venatorio.

Per questo governo regionale, quindi, non è urgente aumentare le distanze dalle case. Non è urgente tutelare chi percorre un sentiero o vietare i richiami vivi. Non è urgente difendere chi vive e lavora nelle campagne. Il testo Avs prevedeva infatti meno terreni inseriti senza consenso nelle aziende venatorie, distanze più ampie da luoghi sensibili, abitazioni, cammini e ciclovie, e il divieto di utilizzo degli uccelli vivi come richiami.

La nostra iniziativa voleva anche rappresentare una risposta regionale alle deregolamentazioni contenute nel ddl caccia in discussione al Senato. Mentre a livello nazionale si prova ad allargare gli spazi dell’attività venatoria, noi chiedevamo alla Regione Marche di fare una scelta diversa: più sicurezza, più tutela animale e più rispetto per il territorio. La maggioranza ha scelto un’altra strada, quella più vicina agli interessi delle lobby venatorie.


L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”

L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”


Una presa di posizione formale della Regione Marche a sostegno dell’istituzione dell’Area Marina Protetta “Costa del Monte Conero”. Lo chiedono i consiglieri di minoranza con una mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per rafforzare il sistema marchigiano delle aree protette.

Promotore dell’iniziativa è il consigliere regionale Andrea Nobili, capogruppo di Avs. Il documento è sottoscritto inoltre da Michele Caporossi per Progetto Marche Vive, da Marta Ruggeri per il Movimento 5 Stelle, da Massimo Seri per la Lista civica Matteo Ricci e dai consiglieri del Partito democratico Leonardo Catena, Fabrizio Cesetti, Maurizio Mangialardi, Antonio Mastrovincenzo, Enrico Piergallini e Micaela Vitri.

“L’istituzione dell’Amp sarebbe un passaggio prezioso per governare meglio il sistema terra-mare delle nostre coste: meno pressione disordinata, più tutela, più qualità ambientale, più valore anche per un turismo che voglia essere davvero sostenibile e durevole nel tempo”, osserva Nobili. In particolare, ricordano i consiglieri firmatari, l’Area Marina Protetta consentirebbe una zonazione differenziata del tratto marino, la regolazione di pesca, nautica, ancoraggio e immersioni, il rafforzamento del monitoraggio e della ricerca scientifica, l’accesso a finanziamenti nazionali ed europei e la qualificazione dell’offerta turistica in chiave sostenibile.

“L’istituzione dell’Amp della Costa del Monte Conero è un obiettivo già previsto dall’ordinamento statale, nella legge quadro sulle aree protette, ma mai definitivamente attuato. Alla Regione spettano, a questo riguardo, funzioni di programmazione e indirizzo in materia. – ricordano i firmatari della mozione – In più, l’istituzione dell’Amp Costa del Monte Conero assume un rilievo strategico in un contesto dove, entro il 2030 le aree protette dovranno estendersi al 30%, come indicato da Ispra, mentre la copertura regionale attuale è ferma al 9,6%”. Non solo: come sottolineano i consiglieri di minoranza, la sua istituzione “si integrerebbe in modo funzionale con il futuro Parco nazionale del Conero, così da creare una connessione terra-mare avanzata nella difesa e nella valorizzazione degli ecosistemi”.

Nel merito, la mozione impegna la Giunta non solo a esprimere formalmente il proprio sostegno all’istituzione dell’Amp, ma anche ad assumere entro 60 giorni una formale iniziativa presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a promuovere un tavolo tecnico-istituzionale con tutti i soggetti coinvolti, a coordinare il percorso con quello del Parco nazionale del Conero, a integrare queste azioni nell’attuazione del Programma quinquennale regionale e a riferire entro 90 giorni alla Commissione assembleare competente sullo stato delle iniziative assunte.

 

Fonte: Comunicato stampa Andrea Nobili


Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”

Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”


“È una sovrapposizione di ruoli che crea un evidente cortocircuito. Ci auguriamo che la nostra segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione sia di stimolo per la Giunta, affinché esca dallo stallo e ripristini un funzionamento lineare di Fondazione Marche Cultura”. Con queste parole i consiglieri regionali Andrea Nobili (Avs) e Maurizio Mangialardi (Pd) rimarcano la loro critica all’anomalia che, da settembre, si è determinata al vertice dell’ente.
Una situazione sulla quale i due consiglieri hanno chiesto chiarimenti alla Giunta regionale con un’interrogazione presentata nella scorsa seduta del Consiglio, e per la quale hanno ora depositato, come preannunciato, una segnalazione all’Anac.
“La risposta che la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale, Silvia Luconi, ha fornito mostra evidente imbarazzo. La Regione svolge un ruolo di controllo su Fondazione Marche Cultura e, quindi, auspichiamo che la situazione venga sanata al più presto. Il timore è che situazioni dichiarate ‘temporanee’, come questa, finiscano poi per protrarsi nel tempo, come troppo spesso avviene. Ecco dunque la necessità di richiamare la massima attenzione anche da parte dell’Anac”, ha spiegato il consigliere Andrea Nobili.
Come ha chiarito Maurizio Mangialardi, “Il presidente è allo stesso tempo direttore ed è anche responsabile anticorruzione dell’organismo, trovandosi quindi a essere insieme controllore e controllato. Fondazione Marche Cultura gestisce milioni di euro di fondi e il tema dei bandi, delle assegnazioni e degli affidamenti è, come noto, particolarmente delicato sotto il profilo del rispetto delle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione”.
A partire dalla criticità contestata, i due consiglieri regionali di minoranza riflettono da ampio raggio sulla necessità di aggiornare il funzionamento dell’ente marchigiano preposto alle politiche culturali, a partire da quelle finalizzate alla promozione del cinema.
“Su questo punto, il gruppo Avs ha già depositato un’interrogazione con cui chiediamo conto alla Giunta dei criteri d’assegnazione dei bandi, dopo aver constatato come, nelle scorse annualità, alcuni soggetti abbiano beneficiato più volte degli stessi fondi, nonostante risultati pressoché inconsistenti sul piano della distribuzione delle opere cinematografiche prodotte. È arrivato il momento di guardare a fondo nei meccanismi con cui vengono assegnati questi finanziamenti, così da non disperderne il rilevante valore”, ha spiegato Andrea Nobili.
Maurizio Mangialardi ha aggiunto: “La Marche Film Commission ha fatto la sua parte e ha lavorato bene, portando produzioni nelle Marche, ma è necessario fare molto di più. Altrimenti si rischia un effetto bolla. Per questo mi propongo di avviare una consultazione e una campagna di ascolto con gli operatori del settore, per lavorare insieme alla redazione di una nuova legge regionale sul cinema. L’attuale normativa, la legge regionale n. 7 del 2009, è ormai vetusta e risale a quasi vent’anni fa”

 

Pubblichiamo il comunicato stampa inviato dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Leopardi, Ancona, il 21 aprile a margine del Consiglio regionale


Doppia nomina ai vertici di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd) annunciano ricorso all’Anac

Doppia nomina ai vertici di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd) annunciano ricorso all’Anac


“La doppia nomina di presidente e direttore della Fondazione Marche Cultura nello stesso soggetto rappresenta una grave torsione dei principi di buona amministrazione. Siamo chiamati a rivolgerci all’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, per i necessari approfondimenti e verifiche”. Con queste parole il consigliere regionale di Avs Andrea Nobili, insieme al consigliere del Pd Maurizio Mangialardi, hanno replicato alla sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale delle Marche, Silvia Luconi, consultata con un’interrogazione nella seduta del Consiglio regionale. Scopo dell’iniziativa di Nobili e Mangialardi è stato chiedere maggiori approfondimenti sulla posizione dell’attuale presidente di Fondazione Marche Cultura che, come spiegato nell’interrogazione presentata, dallo scorso settembre ricopre anche il ruolo di direttore dello stesso ente regionale.
“Non è sufficiente invocare la temporaneità del doppio incarico – ha dichiarato il consigliere Nobili a Luconi –. La concentrazione dei ruoli di direttore e presidente non garantisce affatto la distinzione tra funzioni di governo e funzioni di gestione dell’ente, con possibili ricadute sulla sua governance. La giunta regionale deve esercitare un compito di vigilanza molto serio rispetto all’attività di Marche Cultura. È un istituzione della Regione Marche, rispetto al quale la Giunta ha precise responsabilità. È una situazione insostenibile, che rappresenta molto probabilmente la punta dell’iceberg”.
Dal suo scranno, Mangialardi ha invece ribadito: “Il profilo della doppia nomina presenta un’incompatibilità evidente, che la Giunta invece giustifica e sembra proteggere invocando il principio della temporaneità. Si tratta di procedimenti strani e tortuosi, sui quali chiederemo agli enti preposti di svolgere i dovuti approfondimenti”, ha ribadito il consigliere del Pd.
Come ha proseguito il consigliere Nobili, “sono molte le criticità che si riscontrano nella gestione di Fondazione Marche Cultura. Tramite apposite interrogazioni abbiamo già denunciato le opacità riscontrate nel finanziamento di alcuni film premiati dai bandi che la Fondazione Marche Cultura ha sostenuto tramite la Marche Film Commission. Parliamo di case di produzione tra loro collegate che hanno beneficiato di fondi per un milione di euro, destinati a film di cui ancora non si sa quasi nulla sulla distribuzione. La Regione Marche deve quindi porsi seriamente il problema del controllo di questo ente, che ha la delicata responsabilità di sviluppare le politiche culturali”.

Fonte: Ufficio stampa Andrea Nobili


Vietato dire no alla guerra

Vietato dire no alla guerra


Oggi in Consiglio regionale era in programma una seduta assembleare aperta, convocata per ascoltare in videocollegamento l’intervento della rappresentante della resistenza iraniana, al regime teocratico, Maryam Rajavi.
Un’iniziativa importante, che riconosce il ruolo della resistenza iraniana come opposizione a un regime, quello degli ayatollah, che da anni reprime diritti e libertà fondamentali, soffocando nel sangue proteste e aspirazioni democratiche.
Ma proprio per questo era evidente che un momento del genere non potesse essere separato da un passaggio sul contesto internazionale in cui si colloca. Un contesto segnato da una escalation militare gravissima animata da Stati Uniti e Israele.
Per questa ragione avevo ritenuto naturale – direi inevitabile – che, al termine dell’intervento, fosse consentito ai capigruppo di prendere la parola.Tre minuti ciascuno. Il minimo indispensabile per dare voce al Consiglio regionale su una vicenda che riguarda la pace, i diritti umani, il ruolo della politica.
La maggioranza ha deciso di non consentirlo, motivando la scelta con il timore che il confronto potesse animarsi.
È una decisione grave. Perché un’assemblea elettiva non può limitarsi ad ascoltare senza poter parlare, soprattutto quando si affrontano temi di questa portata. E non è accettabile che si arrivi a temere perfino tre minuti di intervento.
Avevo preparato un intervento articolato, come gruppo AVS. Lo riporto qui.
“Presidente, colleghi, il collegamento di oggi con Maryam Rajavi cade in un momento drammatico e decisivo.
Arriva dopo mesi segnati da una repressione durissima interna all’Iran, con proteste popolari soffocate nel sangue, e si inserisce in una fase di escalation militare che vede protagonisti gli Stati Uniti e altri attori internazionali, con il rischio concreto di trascinare l’intera area mediorientale – e con essa l’equilibrio globale – in una spirale di guerra dagli esiti imprevedibili.
In questo quadro, la nostra posizione deve essere netta e senza ambiguità.
Noi esprimiamo solidarietà al popolo iraniano.Non al regime. Al popolo.
E quando diciamo popolo iraniano, parliamo anche di quella resistenza che si oppone al regime degli ayatollah, che paga un prezzo altissimo in termini di repressione, carcere, persecuzioni e vita umana per affermare libertà e diritti.
Ma proprio per questo, e con la stessa fermezza, diciamo no alla guerra.
Perché le bombe non portano libertà. Non lo hanno fatto in passato, non lo stanno facendo oggi.
La guerra contro l’Iran colpisce ancora una volta i civili, aggravare una crisi umanitaria ed economica già profondissima e alimentare una escalation che rischia di diventare incontrollabile.
E qui non possiamo tacere.
Non possiamo tacere di fronte all’asse politico e militare che si sta consolidando, segnato dal furore bellicista di Trump e di Netanyahu, che stanno contribuendo ad alimentare una dinamica di conflitto anziché favorire una soluzione politica.
E non possiamo tacere neppure di fronte all’atteggiamento del Governo italiano guidato da Giorgia Meloni, che ancora una volta sceglie un allineamento subalterno, rinunciando a un ruolo autonomo dell’Italia e dell’Europa nella costruzione di una via diplomatica.
Noi stiamo con il popolo iraniano e con chi lotta per libertà, diritti, autodeterminazione. E proprio per questo condanniamo con forza sia l’oppressione interna sia l’intervento militare esterno.
C’è una terza strada, ed è quella che dobbiamo avere il coraggio di rivendicare: la diplomazia, il diritto internazionale, il sostegno ai movimenti democratici.
Perché la libertà non si esporta con i bombardamenti. Si costruisce con i diritti.
E anche da questo Consiglio regionale, pur nella nostra dimensione territoriale, non possiamo essere neutrali moralmente.
Dobbiamo dire con forza: basta repressione, basta guerra.
Solidarietà al popolo iraniano. Sempre.


Hub crocieristico: mi appello al centrosinistra cittadino, ora è necessario ritrovare unità sui temi dell’ambiente e della crescita sostenibile

Hub crocieristico: mi appello al centrosinistra cittadino, ora è necessario ritrovare unità sui temi dell’ambiente e della crescita sostenibile


È il momento di una riflessione politica che riguarda tutto il centrosinistra. Sui temi ambientali, inclusa la questione delle grandi navi nel porto antico, negli ultimi anni ad Ancona si è consumata una frattura profonda, con la marginalizzazione di quella parte della cittadinanza attenta ai principi della crescita sostenibile. Non pretendo mea culpa o abiure, ma un impegno da parte del Partito Democratico e di tutti per consentire al centrosinistra di ritrovare la giusta coesione, recuperando valori che fanno parte del nostro patrimonio ideale indisponibile, per non lasciare che il centrodestra, agli occhi di molti, appaia, assurdamente, più convincente proprio sui temi dell’ambiente, della cultura e della socialità.

Torno così sull’animato dibattito pubblico di questi giorni attorno al tema dell’approdo delle mega navi nella zona più archeologica del porto, anche alla luce degli interventi dei rappresentanti apicali del centrodestra locale. Il mio appello si rivolge alle forze del centrosinistra cittadino e al Partito Democratico.

La frattura culturale e politica tra le forze politiche del centrosinistra e i temi dell’ambiente e dello sviluppo equilibrato e sostenibile, che fanno parte del Dna della nostra cultura, ha contribuito alla sconfitta alle ultime elezioni comunali.

È arrivato il momento di ricomporre quella frattura e consentire che certe ferite si rimarginino, anche alla luce di quanto si sta chiarendo riguardo alle grandi e innegabili criticità del progetto riguardante il Molo Clementino. Se non dovessimo riuscire a raggiungere questo obiettivo, difficilmente potremmo apparire credibili e competitivi alle prossime elezioni amministrative, ma voglio essere fiducioso e pensare che dagli errori si possa imparare, per tornare, dopo una brutta caduta, a rialzarsi e rimettersi in cammino. Insieme.

Riguardo al futuro del porto storico di Ancona, al dibattito e alle verifiche in atto, prendo atto che, dopo il Comune di Ancona, anche i tecnici coinvolti dalla Regione Marche hanno sostanzialmente bocciato l’approdo delle grandi navi da crociera nel porto antico di Ancona. Attendiamo il parere della Soprintendenza per i beni culturali delle Marche per completare il quadro valutativo, anche se appare ormai chiaro che il progetto del banchinamento del Molo Clementino era e rimane un progetto profondamente sbagliato: male ha fatto chi lo ha sostenuto e chi continua a sostenerlo, inseguendo un modello di sviluppo e di turismo fallace e temerario per la nostra città, che mette a rischio persino la tutela del diritto alla salute.

Un ringraziamento va al sindaco Daniele Silvetti, che ha tenuto il punto, facendosi interprete di un sentimento ampiamente diffuso in città, replicando alle posizioni che qualcuno definisce “estorsive” di Msc Crociere e ponendosi in contrasto anche con i maggiorenti del principale partito della sua coalizione. Ma, soprattutto, grazie a quei cittadini che, insieme al Comitato Porto-Città, in questi anni hanno mantenuto la guardia civica alta, a tutela della sostenibilità ambientale, sociale e culturale di Ancona.


Università: la voce degli studenti che la politica non può ignorare

Università: la voce degli studenti che la politica non può ignorare


Oggi, all’inaugurazione dell’anno accademico della Università Politecnica delle Marche, si è svolta una cerimonia importante.
Una giornata istituzionale, con la presenza delle autorità, del Rettore e degli organi dell’Ateneo, pensata, come spesso accade, come momento di “visione sul futuro” dell’università.
Ma, al di là della ritualità, ciò che ha davvero segnato questa inaugurazione è stato l’intervento della rappresentanza studentesca.
Sabrina Brizzola, Presidente del Consiglio Studentesco ed esponente di Gulliver – Sinistra Universitaria, che ha riportato il dibattito sul terreno reale: quello della condizione concreta degli studenti e del futuro dell’università pubblica.
Con una critica, forte, a un modello di università sempre più orientato alla competizione, alla produttività e a logiche aziendalistiche, con il rischio di trasformare il sapere in un “prodotto” e gli studenti in utenti o numeri.
Una denuncia che non riguarda solo il livello nazionale, tra sottofinanziamento, precarietà e crescita delle università private e telematiche, ma che chiama in causa direttamente anche le responsabilità locali.
Perché se è vero che il quadro generale è segnato da scelte governative discutibili, è altrettanto vero che nei territori si misura la qualità delle politiche pubbliche.
E nelle Marche emergono criticità evidenti: un diritto allo studio ancora fragile, il tema degli alloggi universitari, tra ritardi, progetti opachi e insufficienza dell’offerta; un sistema di trasporto pubblico non adeguato alla vita universitaria diffusa; una mancanza di visione strategica che colleghi davvero università, città e sviluppo territoriale.
A questo si aggiungono scelte e indirizzi che rischiano di alterare gli equilibri del sistema universitario pubblico nel nostro territorio: in particolare, il tema della presenza e del ruolo di soggetti privati come la Link University, su cui ho già ritenuto necessario intervenire in Consiglio regionale per chiedere chiarimenti e garanzie. Perché il pluralismo dell’offerta formativa non può tradursi in una competizione squilibrata, né in una progressiva marginalizzazione dell’università pubblica.
Così come resta aperta – e tutt’altro che secondaria – la vicenda dello studentato “Libertas”, su cui ho presentato specifiche interrogazioni. Una operazione che pone interrogativi seri sul modello di gestione, sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sul rapporto tra interesse pubblico e iniziativa privata. Il diritto allo studio non può essere affidato a logiche di mercato: deve restare una responsabilità pubblica, trasparente e accessibile.
In questo contesto, l’intervento di Sabrina Brizzola non è stato solo “un bel discorso”. È stato un atto politico.
Un richiamo forte alle istituzioni a uscire dalla logica dell’annuncio e ad assumersi fino in fondo la responsabilità di garantire condizioni reali di accesso, permanenza e qualità della vita studentesca.
Come consigliere regionale, sento il dovere di dirlo con chiarezza: questa voce non solo va ascoltata, ma va assunta come punto di riferimento.
Perché quando una generazione denuncia precarietà, disuguaglianze e mancanza di prospettive, non sta facendo rivendicazioni corporative, sta parlando della qualità democratica del nostro sistema.
E oggi quella generazione ha dimostrato di avere più lucidità di molta politica.
Brava Sabrina. E grazie a tutte le studentesse e gli studenti che continuano a tenere alta la qualità del dibattito pubblico.


Banchinamento del Clementino, la Regione prenda atto che è un progetto rischioso e impattante

Banchinamento del Clementino, la Regione prenda atto che è un progetto rischioso e impattante


Prendo atto che la Giunta sta finalmente iniziando a riconoscere quanto il banchinamento del Molo Clementino sia impattante e rischioso per Ancona e per l’intero territorio. Ha ribadito che l’elettrificazione delle banchine resta una condizione indispensabile per la realizzazione del progetto: un punto ineludibile, che richiede ancora chiarimenti su cronoprogramma, costi e reale fattibilità. È una consapevolezza che inizia finalmente a emergere con maggiore nettezza, dopo settimane e mesi di posizioni opache e continui rimandi di responsabilità. Ora però la Regione è inchiodata alle proprie responsabilità ed è sempre più in difficoltà nel prendere le parti di un progetto insostenibile.

Nel corso della discussione in Consiglio regionale della mia interpellanza sull’indirizzo politico e amministrativo della Regione Marche rispetto al progetto dell’hub per le mega crociere nel porto storico di Ancona, l’assessore Giacomo Bugaro ha dato una risposta che resta piuttosto vaga. Eppure appare sempre più evidente che la Giunta abbia ben presenti le macroscopiche criticità di questo progetto e stia iniziando a prendere le distanze, rimandando tutto al parere tecnico del Ministero.

Apprendo che la Regione si è coordinata con altri enti per elaborare le proprie osservazioni, in un quadro certamente complesso. A questo punto attendo che tali osservazioni vengano trasmesse al Mase per integrare le valutazioni Via-Vas. Dopo quella data capiremo se questa Giunta regionale si sarà davvero schierata dalla parte degli interessi del territorio e della sua tutela ambientale, paesaggistica e sociale.

Il banchinamento esterno del Molo Clementino è una scelta infrastrutturale che incide direttamente sul rapporto tra porto e città, e quindi sul futuro del capoluogo. A contrastarla non è solo una larga parte della cittadinanza anconetana, ma anche forze politiche di orientamenti diversi. Lo stesso sindaco di Ancona, Silveti, si è dichiarato in più occasioni pubbliche fortemente contrario all’opera.

La Regione Marche non è spettatrice di questo processo, pur inserito in una procedura statale, ma ha il dovere di esprimere valutazioni tecniche su salute, ambiente e sostenibilità del progetto. Le risposte dell’assessore restano ancora elusive, ma parliamo di un’opera fortemente intrusiva, le cui ricadute su ambiente e territorio vanno valutate in modo complessivo, alla luce delle numerose criticità che la caratterizzano.


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