Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”
Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”

“È una sovrapposizione di ruoli che crea un evidente cortocircuito. Ci auguriamo che la nostra segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione sia di stimolo per la Giunta, affinché esca dallo stallo e ripristini un funzionamento lineare di Fondazione Marche Cultura”. Con queste parole i consiglieri regionali Andrea Nobili (Avs) e Maurizio Mangialardi (Pd) rimarcano la loro critica all’anomalia che, da settembre, si è determinata al vertice dell’ente.
Una situazione sulla quale i due consiglieri hanno chiesto chiarimenti alla Giunta regionale con un’interrogazione presentata nella scorsa seduta del Consiglio, e per la quale hanno ora depositato, come preannunciato, una segnalazione all’Anac.
“La risposta che la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale, Silvia Luconi, ha fornito mostra evidente imbarazzo. La Regione svolge un ruolo di controllo su Fondazione Marche Cultura e, quindi, auspichiamo che la situazione venga sanata al più presto. Il timore è che situazioni dichiarate ‘temporanee’, come questa, finiscano poi per protrarsi nel tempo, come troppo spesso avviene. Ecco dunque la necessità di richiamare la massima attenzione anche da parte dell’Anac”, ha spiegato il consigliere Andrea Nobili.
Come ha chiarito Maurizio Mangialardi, “Il presidente è allo stesso tempo direttore ed è anche responsabile anticorruzione dell’organismo, trovandosi quindi a essere insieme controllore e controllato. Fondazione Marche Cultura gestisce milioni di euro di fondi e il tema dei bandi, delle assegnazioni e degli affidamenti è, come noto, particolarmente delicato sotto il profilo del rispetto delle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione”.
A partire dalla criticità contestata, i due consiglieri regionali di minoranza riflettono da ampio raggio sulla necessità di aggiornare il funzionamento dell’ente marchigiano preposto alle politiche culturali, a partire da quelle finalizzate alla promozione del cinema.
“Su questo punto, il gruppo Avs ha già depositato un’interrogazione con cui chiediamo conto alla Giunta dei criteri d’assegnazione dei bandi, dopo aver constatato come, nelle scorse annualità, alcuni soggetti abbiano beneficiato più volte degli stessi fondi, nonostante risultati pressoché inconsistenti sul piano della distribuzione delle opere cinematografiche prodotte. È arrivato il momento di guardare a fondo nei meccanismi con cui vengono assegnati questi finanziamenti, così da non disperderne il rilevante valore”, ha spiegato Andrea Nobili.
Maurizio Mangialardi ha aggiunto: “La Marche Film Commission ha fatto la sua parte e ha lavorato bene, portando produzioni nelle Marche, ma è necessario fare molto di più. Altrimenti si rischia un effetto bolla. Per questo mi propongo di avviare una consultazione e una campagna di ascolto con gli operatori del settore, per lavorare insieme alla redazione di una nuova legge regionale sul cinema. L’attuale normativa, la legge regionale n. 7 del 2009, è ormai vetusta e risale a quasi vent’anni fa”
Pubblichiamo il comunicato stampa inviato dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Leopardi, Ancona, il 21 aprile a margine del Consiglio regionale
Doppia nomina ai vertici di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd) annunciano ricorso all’Anac
Doppia nomina ai vertici di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd) annunciano ricorso all’Anac

“La doppia nomina di presidente e direttore della Fondazione Marche Cultura nello stesso soggetto rappresenta una grave torsione dei principi di buona amministrazione. Siamo chiamati a rivolgerci all’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, per i necessari approfondimenti e verifiche”. Con queste parole il consigliere regionale di Avs Andrea Nobili, insieme al consigliere del Pd Maurizio Mangialardi, hanno replicato alla sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale delle Marche, Silvia Luconi, consultata con un’interrogazione nella seduta del Consiglio regionale. Scopo dell’iniziativa di Nobili e Mangialardi è stato chiedere maggiori approfondimenti sulla posizione dell’attuale presidente di Fondazione Marche Cultura che, come spiegato nell’interrogazione presentata, dallo scorso settembre ricopre anche il ruolo di direttore dello stesso ente regionale.
“Non è sufficiente invocare la temporaneità del doppio incarico – ha dichiarato il consigliere Nobili a Luconi –. La concentrazione dei ruoli di direttore e presidente non garantisce affatto la distinzione tra funzioni di governo e funzioni di gestione dell’ente, con possibili ricadute sulla sua governance. La giunta regionale deve esercitare un compito di vigilanza molto serio rispetto all’attività di Marche Cultura. È un istituzione della Regione Marche, rispetto al quale la Giunta ha precise responsabilità. È una situazione insostenibile, che rappresenta molto probabilmente la punta dell’iceberg”.
Dal suo scranno, Mangialardi ha invece ribadito: “Il profilo della doppia nomina presenta un’incompatibilità evidente, che la Giunta invece giustifica e sembra proteggere invocando il principio della temporaneità. Si tratta di procedimenti strani e tortuosi, sui quali chiederemo agli enti preposti di svolgere i dovuti approfondimenti”, ha ribadito il consigliere del Pd.
Come ha proseguito il consigliere Nobili, “sono molte le criticità che si riscontrano nella gestione di Fondazione Marche Cultura. Tramite apposite interrogazioni abbiamo già denunciato le opacità riscontrate nel finanziamento di alcuni film premiati dai bandi che la Fondazione Marche Cultura ha sostenuto tramite la Marche Film Commission. Parliamo di case di produzione tra loro collegate che hanno beneficiato di fondi per un milione di euro, destinati a film di cui ancora non si sa quasi nulla sulla distribuzione. La Regione Marche deve quindi porsi seriamente il problema del controllo di questo ente, che ha la delicata responsabilità di sviluppare le politiche culturali”.
Fonte: Ufficio stampa Andrea Nobili
Cinema nelle Marche, episodi di finanziamento pubblico che richiedono maggiore trasparenza
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Il sistema di finanziamento pubblico al cinema nelle Marche va ricondotto dentro un perimetro chiaro di trasparenza, imparzialità e responsabilità. È per questo che ho depositato un’interrogazione alla Giunta regionale, per chiedere di fare piena luce sui criteri di assegnazione dei contributi, sui controlli effettivamente svolti e sui risultati prodotti dai finanziamenti erogati da Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission.
L’atto nasce dall’esame, nel triennio 2023-2025, di tre progetti cinematografici: A se stesso (2023), La gatta con lo zaino (2024) e Briciole d’amore (2025), per un importo complessivo di circa un milione di euro.
Parliamo di opere formalmente presentate da soggetti diversi ma che, oltre a non aver prodotto risultati soddisfacenti per il territorio in termini di distribuzione e immagine, almeno per quanto oggi risulta nel caso del già uscito A se stesso, appaiono tutte riconducibili a uno stesso circuito imperniato sulle figure di Angelo Antonucci e Ekaterina Khudenkikh, coniugati tra loro e presenti, con ruoli alternati, in tutti e tre i progetti.
La sequenza che emerge non può essere liquidata come casuale. A se stesso è prodotto da Elite Group International S.r.l., società riferibile ad Antonucci, ed è diretto da Khudenkikh. La gatta con lo zaino è diretto da Antonucci e prodotto da Futuro Productions S.r.l., partecipata da Khudenkikh al 51% e da Antonucci al 49%. Briciole d’amore è diretto da Ekaterina Khudenkikh ed è prodotto da Meet Productions S.r.l., società da lei controllata in misura prevalente.
In altre parole, nel 2023 è stato finanziato un progetto riconducibile alla sfera produttiva di Antonucci, nel 2024 un progetto della coppia, nel 2025 uno di Khudenkikh. Il punto, però, non è formulare giudizi artistici. Il punto è un altro: verificare se risorse pubbliche consistenti finiscano per concentrarsi nel tempo su soggetti tra loro collegati, seppure attraverso società formalmente distinte. In casi come questi, trasparenza e verifica rigorosa dei criteri diventano indispensabili.
La mia interrogazione entra anche nel merito dei risultati concreti. Per A se stesso, finanziato con oltre 419 mila euro e presentato pubblicamente ad Ancona il 23 gennaio, non risulta allo stato delle informazioni disponibili una distribuzione nelle sale cinematografiche né una presenza sulle principali piattaforme. La circolazione dell’opera appare limitata a contesti promozionali e festivalieri. È un dato che pone un problema serio di coerenza rispetto agli obiettivi dichiarati del bando: impatto economico, culturale e territoriale delle opere finanziate.
Per La gatta con lo zaino, finanziato per oltre 237 mila euro, emergono ulteriori criticità. Il film risulta ancora in fase di sviluppo, con attività di casting promosse anche attraverso i canali della Marche Film Commission. Si è diffusa inoltre la notizia della partecipazione dell’attrice Ornella Muti, poi smentita dalla stessa. Anche questo episodio apre interrogativi sulla correttezza e sull’affidabilità della comunicazione associata a progetti sostenuti con fondi pubblici.
Quanto a Briciole d’amore, terzo progetto consecutivo dell’asse Antonucci-Khudenkikh, finanziato questa volta per oltre 298 mila euro, chiedo che siano chiarite le ragioni della sua collocazione in graduatoria in posizione più favorevole rispetto ad altre opere con maggiore notorietà e, almeno in apparenza, con una più ampia capacità distributiva.
Per questo ho chiesto alla Giunta quali verifiche siano state effettuate sui collegamenti tra i soggetti beneficiari dei tre bandi, quali importi siano stati effettivamente erogati, quale sia l’avanzamento dei progetti, quali risultati siano stati raggiunti in termini di distribuzione, visibilità e ricaduta territoriale, e quale sistema di monitoraggio sia stato adottato.
Attraverso le risorse del Pr Fesr 2021-2027, la Regione ha sostenuto il comparto audiovisivo con stanziamenti importanti, con l’obiettivo di rafforzare le maestranze marchigiane e promuovere il territorio. Sono obiettivi condivisibili. Proprio per questo, però, servono verifiche serie. Bisogna capire se i criteri adottati selezionino davvero progetti capaci di produrre effetti concreti per le Marche, oppure no.
Questa vicenda, del resto, si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il modo in cui la Regione sta sostenendo la filiera audiovisiva. Nelle scorse settimane ho già sollevato altre due questioni nella stessa direzione. Da una parte, il ridimensionamento del sostegno ai piccoli e medi festival cinematografici marchigiani, che rappresentano una rete culturale fondamentale anche per le aree post-sisma e per i territori più esposti allo spopolamento. Dall’altra, i profili di governance della Fondazione Marche Cultura, a partire dal cumulo tra l’incarico di presidente e le funzioni direttive, con il relativo trattamento economico.
Alla fine, il nodo politico è uno solo: come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quale modello si vuole costruire per il settore audiovisivo marchigiano. Perché i fondi pubblici non devono alimentare opacità, relazioni privilegiate o rendite di posizione. Devono invece costruire opportunità reali per il territorio, per i professionisti e per la cultura marchigiana.
Doppia nomina al vertice di Fondazione Marche Cultura. Chiediamo trasparenza e chiarezza
Doppia nomina al vertice di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs): “Chiediamo trasparenza e chiarezza”

Ho depositato un’interrogazione a risposta orale alla Giunta regionale su una questione che ritengo seria e che merita trasparenza e chiarezza: la concentrazione, nella stessa persona, delle cariche di presidente e direttore ad interim della Fondazione Marche Cultura.
Da quanto emerso sulla stampa, e da quanto sembrerebbe confermato anche dalla documentazione dell’ente, l’attuale presidente avrebbe assunto anche la funzione di direttore della Fondazione, dopo che il precedente direttore ha dovuto lasciare l’incarico per impedimenti personali. Se così fosse, ci troveremmo davanti a una doppia nomina concentrata nella medesima persona, e questo apre una criticità evidente.
La concentrazione dei ruoli di presidente e direttore non garantisce affatto una chiara distinzione tra le funzioni di indirizzo e quelle di gestione dell’ente, con possibili ricadute sulla correttezza della governance. Per questo ho chiesto alla Giunta di chiarire se questa situazione corrisponda al vero e, in tal caso, su quali basi sia stata determinata.
C’è poi un altro punto da chiarire: la durata di questa sostituzione ad interim. Anche su questo aspetto emergono dubbi, perché lo Statuto della Fondazione Marche Cultura sembrerebbe non disciplinare in modo adeguato le procedure di sostituzione del direttore. È quindi necessario capire quanto possa protrarsi questa soluzione e con quali garanzie di legittimità e trasparenza.
A ciò si aggiunge la questione economica. Dai verbali del Consiglio di amministrazione risulterebbe infatti che l’attuale presidente beneficerebbe del trattamento economico previsto per il direttore. Ho chiesto di sapere quale sia l’importo corrisposto e di rendere pienamente trasparenti tutti i dettagli contrattuali.
Il punto è rilevante anche perché lo Statuto della Fondazione Marche Cultura, approvato con deliberazione della Giunta regionale, stabilisce che le cariche sociali non danno luogo a compenso, fatta eccezione per il direttore e per il revisore dei conti. Proprio per questo è necessario verificare con particolare attenzione la legittimità e la coerenza dell’eventuale attribuzione al presidente del trattamento economico previsto per il direttore.
Queste domande sono ancora più necessarie se si considera che Fondazione Marche Cultura è un ente della Regione Marche e opera attraverso risorse pubbliche. Quando ci sono di mezzo incarichi, governance e denaro pubblico, trasparenza e chiarezza non sono mai un dettaglio: sono un dovere.
Segnale negativo il silenzio della Giunta sul diritto abitativo degli studenti

Non è arrivata alcuna risposta da parte della Giunta sulle politiche abitative per gli studenti e sul diritto allo studio. La mia interrogazione, pur essendo stata presentata più di due mesi fa, è rimasta inevasa nella seduta del Consiglio regionale del 18 febbraio 2026. L’assessore competente ci ha fatto sapere di non essere stato in grado di approfondirla, e questo, a mio avviso, rivela una scarsa attenzione da parte della Giunta regionale nei confronti dei diritti degli studenti universitari.
Con questa interrogazione intendevo accendere un riflettore sulle politiche abitative, sui criteri di assegnazione e sui canoni di affitto delle stanze nel nuovo studentato “Libertas” di Ancona. Mi sarebbe piaciuto capire se la realizzazione di questo nuovo plesso di edilizia studentesca vada davvero incontro al diritto allo studio oppure se si tratti di un’operazione che finisce per agevolare soprattutto l’edilizia privata.
Come ho già rilevato nell’atto depositato all’attenzione della Giunta più di nove settimane fa, al “Libertas”, su 46 nuovi posti letto disponibili, solo 14 risultano in convenzione con l’Ente regionale per il diritto allo studio, Erdis, e quindi pienamente inseriti nel sistema pubblico che sostiene gli studenti fuori sede meno abbienti.
Tutto il resto viene invece assegnato come offerta privata. Non solo: gli altri 32 posti disponibili sono proposti a un prezzo superiore rispetto al valore medio del mercato locale, in contrasto con le indicazioni del Pnrr che, nel finanziare l’opera, prevede in casi come questo affitti calmierati al 15%.
Si tratta di domande legittime, che riguardano i nostri giovani studenti e il loro diritto ad accedere realmente all’università. Su questi punti aspettiamo da mesi una risposta dalla Giunta. E continuerò a reiterare queste richieste finché non arriverà una risposta doverosa, nel rispetto dei diritti di tutti.
Tagli al cinema di territorio nelle Marche, una politica culturale che tradisce i giovani per favorire solo flussi finanziari
Tagli al cinema di territorio nelle Marche, una politica culturale che tradisce i giovani per favorire solo flussi finanziari

agli al cinema che vanno a colpire festival, rassegne e premi cinematografici sia storici sia innovativi, in molti casi attivi anche nell’entroterra post-terremoto delle Marche, dove le politiche culturali sono invece più vitali che mai per contrastare lo spopolamento.
Sul tema, ha presentato un’interrogazione in Assemblea del Consiglio regionale proprio per chiedere risposte sull’ammanco previsto nel prospetto di bilancio.
Parliamo di una sottrazione di 160mila euro che, nel 2025 e nel futuro biennio, la Regione Marche ha deciso di eliminare e che erano destinati a sostenere una rete diffusa di festival e rassegne attive nei territori, anche nelle aree interne e spesso con un forte protagonismo giovanile. La risposta dell’amministrazione regionale alla mia interrogazione è stata lapidaria e, al tempo stesso, chiarissima: si sostiene ciò che è già forte e visibile, si abbandona ciò che è sperimentale, territoriale, indipendente”.
I festival e le rassegne lasciati completamente fuori dalla programmazione regionale 2025 sono molti e non marginali, come ricordato da Nobili. Tra questi: Fabriano Film Festival, Civitanova Film Festival, Scollinare Film Festival, CineOff, Incanto Film Festival, CineFortunae, La poesia che si vede, Sinfonie di Cinema, CROC di Ussita, Festival del Cinema Pirata, Premio ALMA e altre rassegne e progetti giovanili diffusi nei territori. “Parliamo di realtà che non fanno cinema commerciale, ma costruiscono pubblico, formazione e relazione con i territori. Parliamo di cinema giovane, indipendente, innovativo, di cultura come bene pubblico, che anima e dà forza a territori, anche dell’entroterra, che altrimenti rischiano di essere sempre più dimenticati.
Sostenere solo il cinema che ‘rende’ o che intercetta grandi flussi finanziari significa tradire un’idea di politica culturale, perché una Regione non dovrebbe limitarsi a inseguire il mercato, ma aprire spazi, sostenere chi sperimenta, investire su ciò che oggi è fragile e domani può diventare patrimonio comune.
Con Alleanza Verdi Sinistra continueremo a dire che senza festival, senza rassegne, senza presìdi culturali diffusi, il cinema perde la sua funzione più profonda. E una Regione che spegne questi spazi spegne una parte del proprio futuro.
Impianto a idrogeno a Falconara Marittima, Chiediamo massima trasparenza e verifiche su criticità per ambiente e salute
Impianto a idrogeno a Falconara Marittima, Chiediamo massima trasparenza e verifiche su criticità per ambiente e salute

Ho interrogato la Giunta regionale sulla decisione di finanziare con 14 milioni di fondi Pnrr un futuro impianto di produzione di idrogeno presso lo stabilimento Api di Falconara Marittima.
La transizione energetica è una sfida fondamentale, ma non può essere calata dall’alto su territori che da decenni pagano un prezzo altissimo in termini ambientali e sanitari. Falconara non è un’area qualunque e dunque in qualità di consigliere regionale di Avs e membro della Commissione Ambiente, ho presentato un’interrogazione con richiesta di risposta scritta. Quello di Falconara è un territorio segnato da una lunga convivenza con grandi impianti industriali, da criticità ambientali documentate e da preoccupazioni diffuse sulla salute. Ed è anche una comunità che non è mai rimasta in silenzio. In questi anni i comitati cittadini falconaresi hanno svolto un ruolo essenziale: informando, vigilando, chiedendo dati, pretendendo risposte, spesso al posto dei vuoti istituzionali.
Chidiamo alla Regione piena trasparenza sull’uso delle risorse pubbliche, sui benefici ambientali reali, misurabili e verificabili del progetto, su come e se siano stati considerati gli effetti sulla salute dei cittadini in un contesto già fragile e se esista una valutazione complessiva degli impatti, considerando che nella stessa area sono annunciati più progetti legati alla filiera dell’idrogeno.
Un altro tema che non può essere eluso riguarda il cambio di proprietà dello stabilimento Api, oggi controllato dal gruppo Socar, riconducibile a un fondo straniero controllato dal governo azero. La circostanza che il beneficiario finale di risorse pubbliche Pnrr sia riconducibile a un soggetto controllato da uno Stato terzo extra-UE non assume rilievo in quanto tale sotto il profilo della legittimità dell’investimento, ma impone una particolare attenzione istituzionale in termini di trasparenza, coerenza strategica degli interventi e verifica degli obiettivi ambientali e delle ricadute territoriali.
Non si tratta di fare propaganda o demonizzazioni, ma di pretendere, quando si usano fondi pubblici, un livello massimo di controllo, coerenza strategica e garanzie ambientali.
La transizione ecologica non può essere una somma di progetti isolati, né una bandierina da piantare su territori già saturi. Deve essere una scelta pubblica governata, fondata su dati, pianificazione, monitoraggi seri e informazione continua ai cittadini. L’idrogeno può essere un’opportunità, ma solo se è davvero parte di una strategia che metta al centro ambiente, salute e giustizia territoriale. Altrimenti non è transizione: è solo un’altra promessa che evapora.
Giovani, sociale, cultura e sanità, i miei interventi sul Bilancio regionale
Giovani, sociale, cultura e sanità, i miei interventi sul Bilancio regionale

Giovani, politiche sociali, sanità e cultura al centro degli interventi che, come consigliere regionale di Alleanza Verdi Sinistra, ho portato sulla sessione di Bilancio della Regione Marche, che si è tenuta nell’emiciclo di Palazzo Leopardi e dove ho presentato due emendamenti alla Legge di previsione di bilancio e alla Legge di stabilità, oltre a due ordini del giorno rivolti alla Giunta regionale.
Una manovra senza visione, senza la capacità di guardare dentro i bisogni delle comunità, sociali e ambientali, e dunque di pura gestione ma incapace di traghettare la Regione fuori dalle crescenti vulnerabilità. I due emendamenti proposti riguardano le politiche sociali e sanitarie, temi che sono rappresentati in modo inadeguato nel presente Defr.
Il primo emendamento riguarda l’istituzione di un fondo da 300 mila euro per la prevenzione del disagio giovanile, risorse che potrebbero essere reperite dall’Atim, l’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle Marche, che solo nel 2026 prevede uno stanziamento di 2.465.800 euro.
Il secondo emendamento chiede lo spostamento di 100 mila euro, sempre dalle risorse Atim, per l’istituzione di un fondo destinato a garantire l’esenzione dai ticket sanitari ai minori accolti nelle comunità educative residenziali, a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, amministrativa o di enti competenti. Il fondo servirebbe a coprire spese sanitarie oggi non garantite dal Servizio sanitario regionale e che gravano sui minori, comprese prestazioni urgenti o indifferibili, farmaci esclusi dai livelli essenziali di assistenza e spese accessorie connesse.
Si tratta di risorse necessarie per tutelare soggetti particolarmente fragili e per rispondere a bisogni reali che oggi non trovano adeguata copertura.
Oltre agli emendamenti,ho presentato due ordini del giorno. Il primo riguarda la riforma organica degli Ambiti Territoriali Sociali (Ats), che oggi evidenziano criticità organizzative, disomogeneità e difficoltà d’integrazione con il sistema sanitario regionale. Con l’atto, Nobili ha chiesto alla Giunta di impegnarsi a predisporre, entro il 30 giugno 2026, una proposta di riforma complessiva degli Ats da sottoporre all’Assemblea legislativa regionale, con particolare attenzione al rapporto con i distretti sanitari, alla governance e al finanziamento strutturale dei servizi.
Al momento questi sono affidati a una politica senza continuità, fondata su bandi, progettualità e finestre di finanziamento, quando ci sarebbe bisogno di una programmazione strutturata.
Il secondo ordine del giorno interviene sul fronte culturale e chiede il ripristino di adeguate risorse per festival, rassegne e premi cinematografici di rilievo regionale, con un’attenzione specifica alle iniziative attive nelle aree interne e nei territori più colpiti dalle conseguenze del sisma. La richiesta nasce a seguito dei tagli pari a 160 mila euro operati nel 2025, azzeramento confermato anche per il triennio 2026-2028, nonostante il valore di queste manifestazioni.
Tagli che rischiano di impoverire ulteriormente la vita culturale e sociale delle aree interne e di colpire esperienze che rappresentano presìdi fondamentali contro lo spopolamento. Mentre oggi la cultura, per la Giunta al governo, è solo ornamentale al turismo e priva del suo valore di coesione e crescita per le comunità che popolano i territori”.
GNL Pesaro, servono verifiche ambientali e di sicurezza immediate prima di qualsiasi autorizzazione
GNL Pesaro, servono verifiche ambientali e di sicurezza immediate prima di qualsiasi autorizzazione

Come consigliere regionale, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, ho depositato l’interrogazione n. 62, presentata il 15 dicembre 2025 dal sul progetto di FOX Petroli S.p.A. relativo alla realizzazione di un impianto di liquefazione di gas naturale (GNL) nel Comune di Pesaro.
L’iniziativa nasce su sollecitazione di Gianluca Carrabs, componente della Direzione nazionale dei Verdi e Sabrina Santelli Cooportavoce Europa Verdi Marche che sottolineano la necessità di garantire massima trasparenza e tutela ambientale in un’area particolarmente sensibile del territorio pesarese. Entrambi auspicano che prima dell’avvio di qualsiasi procedimento autorizzativo per la nuova costruzione dell’impianto GNL vengano completati tutti i controlli e le verifiche ambientali e di sicurezza.
L’interrogazione richiama gravi criticità emerse nel corso delle procedure istruttorie. In particolare, il Comitato Tecnico Regionale dei Vigili del Fuoco, con Verbale n. 8/2025 del 29 aprile 2025, ha espresso un divieto alla costruzione dello stabilimento, evidenziando al contempo la necessità di valutare l’attivazione di controlli ambientali sul sito, anche in relazione alla presenza di serbatoi risalenti agli anni ’50, a fondo singolo e con bacini di contenimento non impermeabilizzati.
Il progetto insiste inoltre in un’area ad elevata vulnerabilità ambientale, situata a circa 40 metri dal fiume Foglia, in una zona classificata dal PAI Marche a rischio di esondazione molto elevato (R4). La Provincia di Pesaro e Urbino ha segnalato l’assenza di uno studio previsionale di impatto ambientale sul fiume Foglia, corpo idrico già oggi in condizioni critiche e che non raggiunge l’obiettivo di qualità ecologica previsto per il 2027.
L’interrogazione evidenzia inoltre come l’impianto, nella configurazione di progetto, rientrerebbe tra gli stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (Direttiva Seveso III – soglia superiore), senza che siano stati adeguatamente valutati i rischi cumulativi con altre attività RIR presenti nell’area e senza che, nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, sia stato acquisito il Nulla Osta di Fattibilità del Comitato Tecnico Regionale, rinviato impropriamente alla fase di progettazione esecutiva.
Con l’atto ispettivo si chiede alla Giunta regionale e all’Assessorato competente:
• se la Regione Marche intenda attivare verifiche ambientali approfondite sul sito per accertare eventuali contaminazioni del suolo e delle acque;
• se siano state recepite le segnalazioni formulate da Vigili del Fuoco e ARPAM già in sede di CTR del 12 settembre 2024;
• quali misure urgenti e preventive si intendano adottare per evitare o contenere potenziali rischi di inquinamento da idrocarburi, a tutela della salute pubblica, dell’ambiente e della sicurezza del territorio.
Gravi criticità nei Centri per uomini autori di violenza, lo vediamo nel femminicidio di Pianello
Gravi criticità nei Centri per uomini autori di violenza, lo vediamo nel femminicidio di Pianello

Emergono gravi falle nel sistema dei Centri per uomini autori di violenza (Cuav). Come consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Andrea Nobili, ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale a seguito della morte di Sadjide Muslija, la donna uccisa a Pianello Vallesina, con il marito considerato il presunto responsabile del femminicidio.
Secondo quanto emerso, l’uomo già condannato per maltrattamenti stava beneficiando della sospensione della pena in virtù dell’impegno a intraprendere un percorso terapeutico presso un Cuav, percorso che però non è mai iniziato a causa delle liste di attesa. Nel frattempo, gli era stato consentito di rientrare nell’abitazione familiare.
Questa tragedia ha messo in luce gravi carenze nella rete di protezione che avrebbe dovuto garantire la sicurezza della vittima È necessario verificare se negli ultimi tre anni la Regione abbia svolto un’efficace attività di monitoraggio sui Cuav delle Marche, in particolare rispetto al rispetto degli standard di funzionamento, ai tempi di presa in carico, all’adeguatezza delle risorse professionali e all’utilizzo dei fondi pubblici, nonché ai risultati effettivamente raggiunti.
Nell’interrogazione, ho chiesto inoltre se esistano protocolli operativi formalizzati tra Regione, Uffici di esecuzione penale esterna, Procure, Tribunali e Ambiti Territoriali Sociali, per garantire canali prioritari ai casi con prescrizioni giudiziarie e tempi di intervento compatibili con la valutazione del rischio.
Dopo quanto accaduto è indispensabile potenziare l’offerta regionale dei Cuav, ridurre o azzerare le liste di attesa, garantire risposte tempestive nei casi a rischio, rafforzare il coordinamento tra istituzioni e intensificare la vigilanza sui centri. Su questi aspetti chiediamo alla Giunta quali azioni concrete intenda intraprendere.
