Discarica di Riceci: la Regione difenda i propri atti e chiarisca il ruolo di Marche Multiservizi
Discarica di Riceci: la Regione difenda i propri atti e chiarisca il ruolo di Marche Multiservizi

La vicenda della discarica di Riceci rappresenta un banco di prova della capacità della Regione Marche di difendere il proprio ruolo nella tutela dell’ambiente, del paesaggio e del territorio.
Per questo, insieme ai consiglieri del Partito democratico Micaela Vitri, Maurizio Mangialardi, Antonio Mastrovincenzo, Fabrizio Cesetti e Anna Casini Piergallini, ho presentato un’interrogazione a risposta scritta per chiedere alla Giunta regionale di difendere con coerenza le decisioni già assunte sul progetto della discarica prevista nel Comune di Petriano.
Da una parte abbiamo infatti la Regione e gli altri enti pubblici coinvolti nel procedimento, che hanno espresso a più riprese valutazioni negative sul progetto. Dall’altra c’è Aurora S.r.l., società sammarinese che ha deciso di portare quelle decisioni davanti al Consiglio di Stato e che vede tra i propri soci Marche Multiservizi, società partecipata da numerosi enti pubblici territoriali.
Si determina così una contraddizione evidente: una partecipata pubblica risulta coinvolta in un’iniziativa giudiziaria diretta a contestare atti adottati da amministrazioni pubbliche proprio per tutelare il territorio.
La Regione Marche ha già assunto una posizione netta, negando attraverso il Paur, il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, l’autorizzazione alla realizzazione della discarica. Una decisione che è stata successivamente confermata dal Tar Marche, che ha respinto il ricorso presentato da Aurora.
A questo diniego si è aggiunta la dichiarazione di notevole interesse pubblico del “Paesaggio collinare di Riceci e Montefabbri”, promossa ancora una volta dalla Regione Marche. Anche questo provvedimento è stato impugnato da Aurora davanti al Tar e anche in questo caso il ricorso è stato respinto.
La società ha quindi presentato due distinti appelli al Consiglio di Stato: uno contro la sentenza relativa al diniego del Paur e l’altro contro il vincolo paesaggistico sull’area di Riceci e Montefabbri.
Siamo dunque davanti a una vicenda che riapre un fronte molto delicato, anche alla luce del ruolo ricoperto da Marche Multiservizi all’interno di Aurora S.r.l.
Marche Multiservizi è infatti una società a partecipazione pubblica, con una presenza significativa degli enti territoriali. Il Comune di Pesaro detiene il 25,31% del capitale sociale, la Provincia di Pesaro e Urbino l’8,62%, mentre ulteriori quote appartengono al Comune di Urbino, a numerosi altri Comuni della provincia e alle Unioni montane.
È evidente che il contenzioso promosso da Aurora coinvolge anche una partecipata pubblica chiamata a gestire servizi fondamentali per i cittadini, tra cui il ciclo dei rifiuti. Per questo è necessario fare piena chiarezza sulla coerenza tra gli indirizzi degli enti pubblici soci e le iniziative assunte nell’ambito di questa vicenda giudiziaria.
Una società partecipata pubblica non può muoversi in contrasto con le scelte adottate dalle istituzioni per tutelare l’ambiente e il paesaggio, senza che gli enti soci si interroghino sulle proprie responsabilità e sugli indirizzi impartiti.
Nella nostra interrogazione chiediamo quindi alla Giunta regionale se intenda costituirsi in entrambi i giudizi promossi da Aurora S.r.l. davanti al Consiglio di Stato, difendendo gli atti già adottati dalla Regione.
Chiediamo inoltre che venga promosso un confronto istituzionale con il Comune di Pesaro, la Provincia di Pesaro e Urbino e gli altri soci pubblici di Marche Multiservizi, per verificare la coerenza degli indirizzi seguiti fino a oggi e chiarire definitivamente il ruolo della società nella vicenda della discarica di Riceci.
La tutela del territorio non può essere affidata a dichiarazioni di principio. La Regione deve difendere concretamente i propri provvedimenti e gli enti pubblici soci di Marche Multiservizi devono assumersi fino in fondo la responsabilità delle scelte compiute dalle società a cui partecipano.
Sentieri della falesia chiusi: serve un piano chiaro per il loro recupero
Sentieri della falesia chiusi: serve un piano chiaro per il loro recupero

Una parte consistente dei percorsi della falesia del Conero che conducono al mare è interdetta ormai da molto tempo. Non possiamo più parlare di una situazione provvisoria.
Trovo preoccupante che, ancora oggi, non esistano programmi chiari e definiti per il pieno recupero di questi sentieri, né fonti di finanziamento dedicate. Il rischio concreto è che interdizioni presentate come temporanee finiscano, con il passare del tempo, per diventare definitive.
Per questo ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale, con l’obiettivo di conoscere le strategie messe in campo per il futuro degli “stradelli” storici lungo la falesia del Conero.
La mia iniziativa nasce anche dall’appello lanciato dal Circolo naturalistico “Il Pungitopo”, dal Comitato Mezzavalle Libera, da Italia Nostra Ancona, da Portonovo per tutti, dal Cai di Ancona e dal Wwf Marche.
Le associazioni denunciano come la falesia si stia progressivamente trasformando in un “mondo chiuso”, segnato da recinzioni, cancelli, ordinanze e divieti. Chiedono al Comune di Ancona e all’Ente Parco del Conero di considerare prioritaria la riapertura dei sentieri naturalistici ed escursionistici e degli accessi al mare.
Come evidenziato nel loro appello, numerosi tracciati oggi interdetti potrebbero essere riaperti attraverso interventi relativamente contenuti di messa in sicurezza e un’adeguata informazione agli utenti, senza ricorrere alla soluzione estrema della chiusura permanente.
Occorre evitare che alcuni sentieri storici vengano definitivamente cancellati dalle mappe, con conseguenze irreversibili per l’accessibilità pubblica della falesia.
L’Ente Parco del Conero, in quanto soggetto preposto alla tutela, alla valorizzazione e alla regolazione della fruizione dell’area protetta, non può limitarsi a prendere atto delle criticità. Deve assumere un ruolo attivo nella programmazione, nel coordinamento degli interventi e nell’elaborazione di proposte concrete.
Anche la Regione Marche deve esercitare fino in fondo le proprie responsabilità di indirizzo, vigilanza, programmazione e finanziamento nei confronti delle aree protette regionali.
Nell’interrogazione chiedo quindi alla Giunta di chiarire quali siano le condizioni aggiornate dei sentieri, quali siano le ragioni tecniche delle interdizioni e se esista un cronoprogramma per la loro riapertura.
Domando inoltre se l’Ente Parco abbia predisposto un piano organico che comprenda il monitoraggio geologico, la manutenzione dei percorsi, la tutela degli accessi storici e la valorizzazione naturalistica e paesaggistica dell’intera area.
Non possiamo accettare il paradosso di un Parco formalmente tutelato, ma progressivamente sottratto alla cittadinanza.
La Regione deve promuovere un piano straordinario per il recupero dei sentieri della falesia, evitando che l’inerzia nella manutenzione e la frammentazione delle competenze producano una privatizzazione di fatto del paesaggio.
Non è accettabile che si continui a costruire sopra la falesia mentre, al di sotto, vengono chiusi e abbandonati i percorsi storici che da sempre consentono alle persone di raggiungere il mare e vivere il territorio.
Spot per le Marche nella trasmissione Dalla parte degli animali. Nobili, Caporossi e Vitri chiedono "chiarezza sui criteri dell’affidamento"
Spot per le Marche nella trasmissione Dalla parte degli animali. Nobili, Caporossi e Vitri chiedono "chiarezza sui criteri dell’affidamento"

Piena chiarezza sull’affidamento disposto da Atim in favore di Ddl Entertainment S.r.l. per servizi di promozione territoriale all’interno della trasmissione televisiva “Dalla parte degli animali”, in onda sulle reti Mediaset. È quanto chiedono i consiglieri regionali Andrea Nobili (Avs), Michele Caporossi (Progetto Marche Vive) e Micaela Vitri (Pd) con un’interrogazione alla Giunta regionale.
Al centro dell’atto ci sono i criteri adottati per l’acquisto di tre servizi televisivi da due minuti ciascuno, per un importo di 30 mila euro oltre Iva, alla voce “Acquisto di beni e servizi”, in favore della società romana Ddl Entertainment S.r.l. L’affidamento è stato disposto nel 2023 da Atim – Agenzia per il turismo e per l’internazionalizzazione delle Marche.
Gli esponenti dell’opposizione chiedono trasparenza sull’operazione alla luce delle controversie sollevate dalla trasmissione giornalistica “Report” e dalla stampa nazionale, relative ai rapporti economici tra la galassia Leidaa – Lega italiana difesa animali e ambiente – e la trasmissione “Dalla parte degli animali”, ideata e condotta dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla. A queste si aggiungono le notizie riguardanti ipotesi di false fatturazioni che coinvolgerebbero la stessa trasmissione.
“Fermo restando il principio costituzionale di presunzione di innocenza e il carattere non definitivo di ogni contestazione, chiediamo trasparenza sull’intera operazione – spiegano i consiglieri – perché ogni scelta che riguarda risorse pubbliche deve essere fondata su criteri chiari, verificabili e coerenti con l’interesse generale. Vogliamo conoscere gli atti amministrativi, le procedure seguite, gli obiettivi pubblici perseguiti e i risultati attesi in termini di promozione del territorio”.
“Proprio per questo – proseguono Nobili, Caporossi e Vitri – riteniamo necessario sapere se l’affidamento sia rientrato tra gli atti esaminati nell’ambito delle verifiche interne su Atim, se siano state riscontrate criticità, irregolarità o carenze documentali e se eventuali profili siano stati trasmessi ad Anac, alla Corte dei conti o ad altri organi competenti”.
Un altro punto dell’interrogazione riguarda il mancato coinvolgimento delle associazioni marchigiane impegnate nella tutela degli animali. Secondo i consiglieri, in presenza di risorse pubbliche destinate a iniziative legate al mondo animale, sarebbe stato opportuno prevedere forme di consultazione o di valorizzazione delle realtà che operano stabilmente nei canili, nei gattili, nei rifugi e nelle attività di contrasto al randagismo.
“È legittimo promuovere il territorio anche attraverso format televisivi – concludono i firmatari – ma non si può ignorare chi nelle Marche lavora ogni giorno per la tutela degli animali. La Regione deve chiarire perché abbia scelto quella trasmissione e quella società, quali verifiche siano state svolte e quali iniziative intenda assumere per rafforzare davvero le politiche territoriali di prevenzione del randagismo e di tutela degli animali d’affezione”.
Fonte: Comunicato stampa ufficio stampa Andrea Nobili
Impianto per l’idrogeno verde all’ex Montedison: è necessario conoscere tutte le verifiche ambientali
Impianto per l’idrogeno verde all’ex Montedison: è necessario conoscere tutte le verifiche ambientali

Dalla bonifica dell’area alla sostenibilità dell’impianto fotovoltaico di alimentazione, fino agli effetti cumulativi con gli altri siti industriali: riguardo all’impianto di produzione di idrogeno verde, di imminente apertura nell’area ex Montedison di Falconara, è necessario conoscere e capire se siano state svolte tutte le verifiche e gli approfondimenti del caso. Proprio su questo tema ho chiesto alla Giunta di rispondere in Aula, presentando un’interrogazione.
L’idrogeno verde può rappresentare uno strumento utile per la transizione energetica e per la decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da elettrificare. Ma proprio perché parliamo di transizione ecologica, ogni progetto deve essere verificabile, trasparente e realmente sostenibile. A maggior ragione in un territorio come Falconara, già segnato da pressioni ambientali e industriali molto rilevanti.
Il nuovo impianto nasce nell’area ex Montedison, al confine con Montemarciano, con completamento previsto entro il 30 giugno 2026 nell’ambito dei progetti finanziati dal Pnrr per la produzione di idrogeno in aree industriali dismesse. Un sito che rientra nel Sin di Falconara Marittima e nell’Aerca Ancona-Falconara-Bassa Valle dell’Esino, un contesto in cui insistono anche la raffineria Api, infrastrutture ferroviarie e stradali, aree residenziali, insediamenti produttivi e procedimenti di bonifica. Nel medesimo territorio è stato annunciato anche un nuovo investimento della raffineria Api per la produzione di idrogeno verde all’interno dello stabilimento di Falconara.
Il nodo degli effetti cumulativi di tutti questi fattori è cruciale. Chiediamo alla Giunta se il nuovo impianto sia stato valutato all’interno del contesto in cui sta per operare e se sia stato considerato l’intero ciclo del progetto: produzione, stoccaggio, distribuzione, traffico indotto, sicurezza industriale, consumo idrico, interferenze con le bonifiche e possibili scenari incidentali.
Tra i punti centrali dell’atto c’è la richiesta di chiarimenti sullo stato aggiornato della bonifica e della messa in sicurezza dell’area ex Montedison. Il riuso produttivo di un’area dismessa può essere un fatto positivo solo se poggia su un quadro tecnico completo.
Chiedo inoltre alla Giunta se, per l’impianto fotovoltaico destinato ad alimentare l’elettrolizzatore, siano state svolte le verifiche ambientali, paesaggistiche e urbanistiche previste, con particolare riferimento alla localizzazione dei pannelli, all’estensione dell’area interessata, al consumo di suolo, agli eventuali vincoli e alle opere di connessione.
La cittadinanza di Falconara ha diritto a conoscere quali verifiche siano state effettuate, quali rischi siano stati valutati e quali monitoraggi accompagneranno l’entrata in esercizio dell’impianto. Per una transizione energetica realizzata nel segno del bene comune.
Pediatri di libera scelta: situazione da allarme rosso. Nelle Marche ne mancano già 13 e 48 andranno in pensione entro il 2029
Pediatri di libera scelta: situazione da allarme rosso. Nelle Marche ne mancano già 13 e 48 andranno in pensione entro il 2029

Nelle Marche mancano già tredici pediatri di libera scelta e quarantotto andranno in pensione entro il 2029. La situazione è da allarme rosso, ancor più dopo l’esito della recente procedura regionale di assegnazione degli incarichi, che ha portato soltanto a quattro incarichi a tempo indeterminato. Ho sollevato il problema per la sanità marchigiana in Aula, durante la seduta del Consiglio regionale, interrogando sul punto la Giunta e l’assessore alla Sanità.
Le risposte certificano un problema molto serio. A fronte di 22 domande presentate da medici interessati agli incarichi, solo cinque professionisti si sono effettivamente presentati all’incontro convocato il 27 maggio dall’Ast di Ancona. Uno di questi ha poi rinunciato, scegliendo un altro incarico. Non siamo davanti a una difficoltà isolata, ma a un problema strutturale che colpisce un ambito molto delicato della sanità, quello dedicato ai più piccoli.
Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, nelle Marche, al 1° gennaio 2025, si stima già una carenza di 13 pediatri di libera scelta, calcolata sul rapporto ottimale di un pediatra ogni 850 assistiti. Il dato più preoccupante riguarda il futuro: entro il 2029, nelle Marche, 48 pediatri di libera scelta raggiungeranno l’età pensionabile, peggiorando una situazione già critica. Il numero medio regionale è di 926 assistiti per pediatra, superiore alla media nazionale di 917.
Il quadro delle insufficienze riguarda diversi territori regionali. L’avviso pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Marche del 26 marzo 2026 segnala carenze nelle Ast di Ancona, Macerata e Pesaro e Urbino. In particolare, per l’Ast di Ancona risultano interessati il distretto di Ancona, con Osimo, Sirolo e Numana; il distretto di Fabriano, con Fabriano e Sassoferrato; il distretto di Jesi, con Filottrano; e quello di Senigallia, con Ostra. Nell’Ast di Macerata sono indicati gli ambiti di Camerino, con Pieve Torina, e di Macerata, con Passo Sant’Angelo. Nel Pesarese risultano interessate le sedi di Pesaro, Cartoceto, Mondolfo, Fermignano, Sassocorvaro Auditore e Cagli.
Di fronte a una situazione così complessa, la Regione Marche deve mettere mano a un piano specifico. Non bastano le comunicazioni formali dell’Ast di Ancona, né interventi tampone. Serve un’azione molto più precisa e mirata. Perché un servizio sia davvero effettivo deve rispondere anche a criteri concreti, a partire dalla vicinanza dei presidi ai luoghi in cui vivono le famiglie e i bambini che hanno bisogno di assistenza. Per questo invito la Regione a fare di più.
Dissesto idrogeologico, la Corte dei conti evidenzia criticità nella gestione degli interventi. Chiedo alla Giunta come intende intervenire
Dissesto idrogeologico, la Corte dei conti evidenzia criticità nella gestione degli interventi. Chiedo alla Giunta come intende intervenire

La relazione della Corte dei conti sulla gestione degli interventi per la prevenzione del dissesto idrogeologico nelle Marche mette in luce criticità molto serie: difficoltà nel monitorare l’andamento dei singoli interventi, incompletezza dei dati disponibili, disallineamento tra le diverse banche dati utilizzate per seguire le opere contro il dissesto idrogeologico, lentezze burocratiche che rallentano il procedere dei lavori. Alla luce della relazione approvata dalla Sezione regionale di controllo per le Marche, ho presentato un’interrogazione a risposta orale alla Giunta regionale.
È particolarmente rilevante che la Corte segnali criticità nella banca dati ReNDiS, che dovrebbe rappresentare lo strumento nazionale di riferimento per il censimento e il monitoraggio degli interventi. Dai rilievi emerge che diversi dati non risultano inseriti o aggiornati, compresi quelli relativi a Pnrr e fondi europei. In questo quadro, inoltre, dalla relazione risulta che, per gli interventi finanziati tra il 2019 e il 2024, solo il 18% degli interventi ammessi a finanziamento è stato concluso. A questo si aggiunge un rapporto tra disponibilità e uscite molto basso, che nel 2025 si è fermato al 10,3%.
Ci sono poi alcuni casi specifici che la Corte dei conti richiama come critici e che ho inserito nella mia interrogazione: l’intervento di difesa del paraggio a Porto Potenza Picena e Civitanova Marche, quello di mitigazione del rischio idraulico sul fosso Marganetto, alla confluenza con il fiume Aspio, a Camerano, l’intervento per la realizzazione di scogliere emerse nel Comune di Porto Sant’Elpidio e quello sul litorale di Scossicci, a Porto Recanati.
Per ognuno di questi interventi chiediamo alla Giunta di fornire un quadro aggiornato: stato di avanzamento, importo, soggetto attuatore, stato progettuale e autorizzativo, somme impegnate e liquidate, criticità e cronoprogramma previsto.
Il punto politico è chiaro: le risorse ci sono, come la stessa Corte afferma nella sua relazione, ma troppo spesso non si trasformano in opere. Chiediamo alla Giunta che cosa intenda fare per superare gli ostacoli burocratici, rafforzare il coordinamento tra Regione, struttura commissariale, Autorità di bacino, enti locali e soggetti attuatori e accelerare concretamente gli interventi.
Le Marche sono una regione fragile, esposta in modo rilevante al rischio idrogeologico. La Corte richiama dati molto preoccupanti: tutti i Comuni marchigiani risultano interessati da aree a pericolosità da frana, idraulica, erosione costiera o aree valanghive. Una quota significativa di popolazione, edifici, imprese e beni culturali è esposta al rischio. Di fronte a questo quadro bisogna lavorare su programmazione, cantieri e controllo pubblico e consegnare le opere.
Porto di Ancona, lo scontro tra sindaco e Autorità portuale è un problema per l’intero territorio
Porto di Ancona, lo scontro tra sindaco e Autorità portuale è un problema per l’intero territorio

Lo scontro duro e irrituale tra il sindaco di Ancona e l’attuale commissario straordinario dell’Autorità portuale va ben oltre la questione personale tra figure istituzionali. Riguarda un’intera città e, più in generale, il futuro di una infrastruttura strategica per tutto il territorio marchigiano.
Per questo mi è parso doveroso presentare alla Regione un’interrogazione a risposta immediata, per chiedere come la Giunta regionale intenda governare le tensioni di questi giorni e quali iniziative voglia assumere per evitare che questa crisi tra enti finisca per spaccare il capoluogo marchigiano.
È un atto necessario.
Il porto di Ancona è una infrastruttura strategica per le Marche e per l’intero Adriatico. Oggi attraversa una fase molto delicata: da un lato la transizione nella governance dell’Autorità portuale, dall’altro la definizione di importanti scelte infrastrutturali e strategiche per il futuro dello scalo.
Lo scontro di queste ore, dal carattere tanto diretto da risultare irrituale, rischia di compromettere la qualità delle relazioni istituzionali tra soggetti che dovrebbero cooperare nell’interesse pubblico. E rischia anche di investire negativamente gli enti nel loro complesso, indebolendo la capacità di assumere decisioni condivise e lungimiranti.
Con l’interrogazione ho chiesto alla Giunta regionale quale valutazione esprima rispetto al deterioramento dei rapporti tra Comune di Ancona e Autorità portuale.
Ho chiesto, inoltre, se ritenga necessario promuovere iniziative di confronto istituzionale per ristabilire un corretto clima di collaborazione e quali indirizzi strategici intenda rappresentare nella fase di rinnovo delle nomine dell’Autorità di Sistema portuale.
Il porto di Ancona ha bisogno di una visione chiara, trasparente e condivisa.
La Regione è chiamata a mettere in campo i propri strumenti politici per favorire un clima di collaborazione, sostenere il futuro dello scalo e tutelare l’intero sistema regionale.
Crolli sulla costa del Conero: non si può più rimandare, servono risposte immediate
Crolli sulla costa del Conero: non si può più rimandare, servono risposte immediate

La falesia tra Numana e Sirolo continua a crollare, ma i cittadini non hanno ancora risposte certe su come la Regione intenda intervenire per mettere in sicurezza la costa.
A marzo ho presentato un’interrogazione su questo tema, dopo i preoccupanti cedimenti invernali. Oggi quell’atto è rimasto ancora una volta senza risposta, per l’assenza dell’assessore che avrebbe dovuto fornire informazioni in Consiglio regionale. E intanto i cittadini attendono.
La nuova frana sulla parete tra la Spiaggiola e Gigli, avvenuta nei giorni scorsi, si aggiunge ai crolli degli ultimi mesi lungo la costiera, in particolare nell’area di San Michele-Sassi Neri. Ogni nuovo cedimento rende la domanda sempre più urgente: che cosa sta facendo la Giunta regionale per intervenire?
Esiste un cronoprogramma? Sono stati definiti tempi, risorse e priorità? Apprendiamo dai giornali che la Regione intende stanziare circa 200mila euro ai due Comuni, ma resta l’assoluta necessità di informazioni più dettagliate.
Per questo torno a porre le domande che ancora non hanno trovato risposta.
Ho chiesto alla Regione se sia già stata avviata, o se si intenda avviare, la redazione del Pfte per gli interventi di difesa costiera relativi alla falesia di San Michele-Sassi Neri; quali siano i tempi previsti per la progettazione e per le successive fasi realizzative; se sia attivo un sistema di monitoraggio strumentale continuo della falesia, capace di rilevare i movimenti del versante; e quali ulteriori azioni si intendano intraprendere per garantire la sicurezza del territorio e del litorale.
Siamo già in ritardo su tutti questi punti.
La stagione balneare è iniziata, turisti e residenti si recano ormai ogni giorno in spiaggia e non è più tempo di rinviare. I cittadini hanno il diritto di sapere quali interventi di rafforzamento dei punti più fragili del territorio siano stati programmati e come verranno stanziate le risorse per contrastare il dissesto idrogeologico in una delle zone più attrattive e delicate delle Marche.
Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”
Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”

“È una sovrapposizione di ruoli che crea un evidente cortocircuito. Ci auguriamo che la nostra segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione sia di stimolo per la Giunta, affinché esca dallo stallo e ripristini un funzionamento lineare di Fondazione Marche Cultura”. Con queste parole i consiglieri regionali Andrea Nobili (Avs) e Maurizio Mangialardi (Pd) rimarcano la loro critica all’anomalia che, da settembre, si è determinata al vertice dell’ente.
Una situazione sulla quale i due consiglieri hanno chiesto chiarimenti alla Giunta regionale con un’interrogazione presentata nella scorsa seduta del Consiglio, e per la quale hanno ora depositato, come preannunciato, una segnalazione all’Anac.
“La risposta che la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale, Silvia Luconi, ha fornito mostra evidente imbarazzo. La Regione svolge un ruolo di controllo su Fondazione Marche Cultura e, quindi, auspichiamo che la situazione venga sanata al più presto. Il timore è che situazioni dichiarate ‘temporanee’, come questa, finiscano poi per protrarsi nel tempo, come troppo spesso avviene. Ecco dunque la necessità di richiamare la massima attenzione anche da parte dell’Anac”, ha spiegato il consigliere Andrea Nobili.
Come ha chiarito Maurizio Mangialardi, “Il presidente è allo stesso tempo direttore ed è anche responsabile anticorruzione dell’organismo, trovandosi quindi a essere insieme controllore e controllato. Fondazione Marche Cultura gestisce milioni di euro di fondi e il tema dei bandi, delle assegnazioni e degli affidamenti è, come noto, particolarmente delicato sotto il profilo del rispetto delle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione”.
A partire dalla criticità contestata, i due consiglieri regionali di minoranza riflettono da ampio raggio sulla necessità di aggiornare il funzionamento dell’ente marchigiano preposto alle politiche culturali, a partire da quelle finalizzate alla promozione del cinema.
“Su questo punto, il gruppo Avs ha già depositato un’interrogazione con cui chiediamo conto alla Giunta dei criteri d’assegnazione dei bandi, dopo aver constatato come, nelle scorse annualità, alcuni soggetti abbiano beneficiato più volte degli stessi fondi, nonostante risultati pressoché inconsistenti sul piano della distribuzione delle opere cinematografiche prodotte. È arrivato il momento di guardare a fondo nei meccanismi con cui vengono assegnati questi finanziamenti, così da non disperderne il rilevante valore”, ha spiegato Andrea Nobili.
Maurizio Mangialardi ha aggiunto: “La Marche Film Commission ha fatto la sua parte e ha lavorato bene, portando produzioni nelle Marche, ma è necessario fare molto di più. Altrimenti si rischia un effetto bolla. Per questo mi propongo di avviare una consultazione e una campagna di ascolto con gli operatori del settore, per lavorare insieme alla redazione di una nuova legge regionale sul cinema. L’attuale normativa, la legge regionale n. 7 del 2009, è ormai vetusta e risale a quasi vent’anni fa”
Pubblichiamo il comunicato stampa inviato dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Leopardi, Ancona, il 21 aprile a margine del Consiglio regionale
Doppia nomina ai vertici di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd) annunciano ricorso all’Anac
Doppia nomina ai vertici di Fondazione Marche Cultura, Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd) annunciano ricorso all’Anac

“La doppia nomina di presidente e direttore della Fondazione Marche Cultura nello stesso soggetto rappresenta una grave torsione dei principi di buona amministrazione. Siamo chiamati a rivolgerci all’Anac, Autorità nazionale anticorruzione, per i necessari approfondimenti e verifiche”. Con queste parole il consigliere regionale di Avs Andrea Nobili, insieme al consigliere del Pd Maurizio Mangialardi, hanno replicato alla sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale delle Marche, Silvia Luconi, consultata con un’interrogazione nella seduta del Consiglio regionale. Scopo dell’iniziativa di Nobili e Mangialardi è stato chiedere maggiori approfondimenti sulla posizione dell’attuale presidente di Fondazione Marche Cultura che, come spiegato nell’interrogazione presentata, dallo scorso settembre ricopre anche il ruolo di direttore dello stesso ente regionale.
“Non è sufficiente invocare la temporaneità del doppio incarico – ha dichiarato il consigliere Nobili a Luconi –. La concentrazione dei ruoli di direttore e presidente non garantisce affatto la distinzione tra funzioni di governo e funzioni di gestione dell’ente, con possibili ricadute sulla sua governance. La giunta regionale deve esercitare un compito di vigilanza molto serio rispetto all’attività di Marche Cultura. È un istituzione della Regione Marche, rispetto al quale la Giunta ha precise responsabilità. È una situazione insostenibile, che rappresenta molto probabilmente la punta dell’iceberg”.
Dal suo scranno, Mangialardi ha invece ribadito: “Il profilo della doppia nomina presenta un’incompatibilità evidente, che la Giunta invece giustifica e sembra proteggere invocando il principio della temporaneità. Si tratta di procedimenti strani e tortuosi, sui quali chiederemo agli enti preposti di svolgere i dovuti approfondimenti”, ha ribadito il consigliere del Pd.
Come ha proseguito il consigliere Nobili, “sono molte le criticità che si riscontrano nella gestione di Fondazione Marche Cultura. Tramite apposite interrogazioni abbiamo già denunciato le opacità riscontrate nel finanziamento di alcuni film premiati dai bandi che la Fondazione Marche Cultura ha sostenuto tramite la Marche Film Commission. Parliamo di case di produzione tra loro collegate che hanno beneficiato di fondi per un milione di euro, destinati a film di cui ancora non si sa quasi nulla sulla distribuzione. La Regione Marche deve quindi porsi seriamente il problema del controllo di questo ente, che ha la delicata responsabilità di sviluppare le politiche culturali”.
Fonte: Ufficio stampa Andrea Nobili
