A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa

A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa


Capire il più da vicino possibile le periferie delle Marche, per conoscerne meglio i problemi e decostruire gli stereotipi. Con questo spirito ho iniziato un percorso conoscitivo nei quartieri più fragili della nostra regione. La prima tappa si è svolta a Lido Tre Archi, quartiere di Fermo, e fa seguito anche alle visite negli istituti penitenziari marchigiani che ho effettuato negli scorsi mesi.

La prima preoccupazione che abbiamo raccolto dagli operatori che ogni giorno vivono il quartiere è l’abbandono scolastico, molto diffuso tra i minorenni. Su questo fronte è preziosissimo il lavoro delle cooperative e delle realtà sociali che organizzano doposcuola e attività rivolte ai giovani, offrendo stimoli, relazioni e punti di riferimento. Così come sono fondamentali i progetti di ascolto rivolti alle famiglie e alle persone adulte.

Lido Tre Archi, negli anni, è diventato un simbolo di problemi sociali, degrado urbano, povertà educativa e tensioni legate all’integrazione. Ma sarebbe un errore enorme fermarsi agli stereotipi.

Dietro le semplificazioni ci sono famiglie, bambini, operatori sociali, realtà del Terzo settore che ogni giorno tengono insieme pezzi di comunità che altrimenti rischierebbero di rompersi definitivamente. Realtà che spesso lavorano nel silenzio, con risorse non sempre sufficienti, ma con competenza e tenacia.

Chi pensa che bastino pattuglie e telecamere per risolvere problemi che si trascinano da anni, semplicemente non vuole vedere la complessità delle periferie contemporanee.

A Lido Tre Archi la prima farmacia è lontana, non c’è un bar, non ci sono mezzi pubblici adeguati che colleghino il quartiere al centro di Fermo, più in collina. Il panorama sociale è quello di un ghetto circoscritto. Basta spostarsi poco più in là, e la riviera torna ad assumere contorni più curati e inclusivi.

Sono tanti i lavoratori precari e intermittenti che vivono qui: persone impiegate come braccianti nelle zone limitrofe, nell’edilizia, nei lavori stagionali o come caregiver. Una parte di Marche che spesso resta invisibile, ma che tiene in piedi pezzi importanti della nostra economia e della nostra vita quotidiana.

Le periferie non si recuperano solo con il controllo delle Forze dell’ordine, ma con scuola, lavoro, servizi sociali, spazi pubblici, politiche abitative, cultura, sport, mediazione e presenza costante delle istituzioni.

E anche tornando ad ascoltare. Perché troppo spesso le periferie vengono raccontate da chi non le attraversa mai.

Il percorso iniziato a Lido Tre Archi nasce esattamente per questo: conoscere meglio le realtà periferiche delle Marche, guardarle senza filtri, capire cosa funziona e cosa manca, raccogliere esperienze, criticità e proposte.


La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio

La nuova legge votata dalla maggioranza è un favore agli interessi privati e non tutela il territorio


Non abbiamo potuto discutere in aula la nostra proposta di legge sulla caccia, che avrebbe chiesto maggiore sicurezza, rispetto per il territorio e un approccio equilibrato. Invece, la nostra Pdl si è rivelata fantasma. In base a un’interpretazione a mio avviso troppo rigida del regolamento, è stata abbinata alla proposta di legge della Giunta ed è così evaporata dalla discussione, sebbene i due impianti normativi fossero molto diversi: impostata sul principio del rispetto della fauna e di chi vive nelle campagne quella del gruppo Avs, tutta incentrata sugli interessi delle aziende faunistico-venatorie quella della maggioranza. Chiederemo spiegazioni all’Ufficio di presidenza sulla decisione formale assunta oggi.

Noi, come gruppo Avs, avevamo presentato un’iniziativa legislativa molto diversa. Il nostro testo puntava a mettere limiti più stringenti all’attività venatoria quando entra in conflitto con la sicurezza delle persone, la tutela degli animali, l’agricoltura, il turismo lento e la fruizione del territorio. Era un intervento di contenimento, protezione e aggiornamento culturale.

Il provvedimento della Giunta va invece in tutt’altra direzione: trasforma pezzi di territorio in attività d’impresa legate alla caccia e non ha alcun fine di tutela ambientale. Apre alla costituzione di aziende faunistico-venatorie in forma di impresa. Non vediamo una vera protezione del territorio, ma un rafforzamento di interessi privati legati al mondo venatorio.

Per questo governo regionale, quindi, non è urgente aumentare le distanze dalle case. Non è urgente tutelare chi percorre un sentiero o vietare i richiami vivi. Non è urgente difendere chi vive e lavora nelle campagne. Il testo Avs prevedeva infatti meno terreni inseriti senza consenso nelle aziende venatorie, distanze più ampie da luoghi sensibili, abitazioni, cammini e ciclovie, e il divieto di utilizzo degli uccelli vivi come richiami.

La nostra iniziativa voleva anche rappresentare una risposta regionale alle deregolamentazioni contenute nel ddl caccia in discussione al Senato. Mentre a livello nazionale si prova ad allargare gli spazi dell’attività venatoria, noi chiedevamo alla Regione Marche di fare una scelta diversa: più sicurezza, più tutela animale e più rispetto per il territorio. La maggioranza ha scelto un’altra strada, quella più vicina agli interessi delle lobby venatorie.


L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”

L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”


Una presa di posizione formale della Regione Marche a sostegno dell’istituzione dell’Area Marina Protetta “Costa del Monte Conero”. Lo chiedono i consiglieri di minoranza con una mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per rafforzare il sistema marchigiano delle aree protette.

Promotore dell’iniziativa è il consigliere regionale Andrea Nobili, capogruppo di Avs. Il documento è sottoscritto inoltre da Michele Caporossi per Progetto Marche Vive, da Marta Ruggeri per il Movimento 5 Stelle, da Massimo Seri per la Lista civica Matteo Ricci e dai consiglieri del Partito democratico Leonardo Catena, Fabrizio Cesetti, Maurizio Mangialardi, Antonio Mastrovincenzo, Enrico Piergallini e Micaela Vitri.

“L’istituzione dell’Amp sarebbe un passaggio prezioso per governare meglio il sistema terra-mare delle nostre coste: meno pressione disordinata, più tutela, più qualità ambientale, più valore anche per un turismo che voglia essere davvero sostenibile e durevole nel tempo”, osserva Nobili. In particolare, ricordano i consiglieri firmatari, l’Area Marina Protetta consentirebbe una zonazione differenziata del tratto marino, la regolazione di pesca, nautica, ancoraggio e immersioni, il rafforzamento del monitoraggio e della ricerca scientifica, l’accesso a finanziamenti nazionali ed europei e la qualificazione dell’offerta turistica in chiave sostenibile.

“L’istituzione dell’Amp della Costa del Monte Conero è un obiettivo già previsto dall’ordinamento statale, nella legge quadro sulle aree protette, ma mai definitivamente attuato. Alla Regione spettano, a questo riguardo, funzioni di programmazione e indirizzo in materia. – ricordano i firmatari della mozione – In più, l’istituzione dell’Amp Costa del Monte Conero assume un rilievo strategico in un contesto dove, entro il 2030 le aree protette dovranno estendersi al 30%, come indicato da Ispra, mentre la copertura regionale attuale è ferma al 9,6%”. Non solo: come sottolineano i consiglieri di minoranza, la sua istituzione “si integrerebbe in modo funzionale con il futuro Parco nazionale del Conero, così da creare una connessione terra-mare avanzata nella difesa e nella valorizzazione degli ecosistemi”.

Nel merito, la mozione impegna la Giunta non solo a esprimere formalmente il proprio sostegno all’istituzione dell’Amp, ma anche ad assumere entro 60 giorni una formale iniziativa presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a promuovere un tavolo tecnico-istituzionale con tutti i soggetti coinvolti, a coordinare il percorso con quello del Parco nazionale del Conero, a integrare queste azioni nell’attuazione del Programma quinquennale regionale e a riferire entro 90 giorni alla Commissione assembleare competente sullo stato delle iniziative assunte.

 

Fonte: Comunicato stampa Andrea Nobili


Hub crocieristico: mi appello al centrosinistra cittadino, ora è necessario ritrovare unità sui temi dell’ambiente e della crescita sostenibile

Hub crocieristico: mi appello al centrosinistra cittadino, ora è necessario ritrovare unità sui temi dell’ambiente e della crescita sostenibile


È il momento di una riflessione politica che riguarda tutto il centrosinistra. Sui temi ambientali, inclusa la questione delle grandi navi nel porto antico, negli ultimi anni ad Ancona si è consumata una frattura profonda, con la marginalizzazione di quella parte della cittadinanza attenta ai principi della crescita sostenibile. Non pretendo mea culpa o abiure, ma un impegno da parte del Partito Democratico e di tutti per consentire al centrosinistra di ritrovare la giusta coesione, recuperando valori che fanno parte del nostro patrimonio ideale indisponibile, per non lasciare che il centrodestra, agli occhi di molti, appaia, assurdamente, più convincente proprio sui temi dell’ambiente, della cultura e della socialità.

Torno così sull’animato dibattito pubblico di questi giorni attorno al tema dell’approdo delle mega navi nella zona più archeologica del porto, anche alla luce degli interventi dei rappresentanti apicali del centrodestra locale. Il mio appello si rivolge alle forze del centrosinistra cittadino e al Partito Democratico.

La frattura culturale e politica tra le forze politiche del centrosinistra e i temi dell’ambiente e dello sviluppo equilibrato e sostenibile, che fanno parte del Dna della nostra cultura, ha contribuito alla sconfitta alle ultime elezioni comunali.

È arrivato il momento di ricomporre quella frattura e consentire che certe ferite si rimarginino, anche alla luce di quanto si sta chiarendo riguardo alle grandi e innegabili criticità del progetto riguardante il Molo Clementino. Se non dovessimo riuscire a raggiungere questo obiettivo, difficilmente potremmo apparire credibili e competitivi alle prossime elezioni amministrative, ma voglio essere fiducioso e pensare che dagli errori si possa imparare, per tornare, dopo una brutta caduta, a rialzarsi e rimettersi in cammino. Insieme.

Riguardo al futuro del porto storico di Ancona, al dibattito e alle verifiche in atto, prendo atto che, dopo il Comune di Ancona, anche i tecnici coinvolti dalla Regione Marche hanno sostanzialmente bocciato l’approdo delle grandi navi da crociera nel porto antico di Ancona. Attendiamo il parere della Soprintendenza per i beni culturali delle Marche per completare il quadro valutativo, anche se appare ormai chiaro che il progetto del banchinamento del Molo Clementino era e rimane un progetto profondamente sbagliato: male ha fatto chi lo ha sostenuto e chi continua a sostenerlo, inseguendo un modello di sviluppo e di turismo fallace e temerario per la nostra città, che mette a rischio persino la tutela del diritto alla salute.

Un ringraziamento va al sindaco Daniele Silvetti, che ha tenuto il punto, facendosi interprete di un sentimento ampiamente diffuso in città, replicando alle posizioni che qualcuno definisce “estorsive” di Msc Crociere e ponendosi in contrasto anche con i maggiorenti del principale partito della sua coalizione. Ma, soprattutto, grazie a quei cittadini che, insieme al Comitato Porto-Città, in questi anni hanno mantenuto la guardia civica alta, a tutela della sostenibilità ambientale, sociale e culturale di Ancona.


Banchinamento del Clementino, la Regione prenda atto che è un progetto rischioso e impattante

Banchinamento del Clementino, la Regione prenda atto che è un progetto rischioso e impattante


Prendo atto che la Giunta sta finalmente iniziando a riconoscere quanto il banchinamento del Molo Clementino sia impattante e rischioso per Ancona e per l’intero territorio. Ha ribadito che l’elettrificazione delle banchine resta una condizione indispensabile per la realizzazione del progetto: un punto ineludibile, che richiede ancora chiarimenti su cronoprogramma, costi e reale fattibilità. È una consapevolezza che inizia finalmente a emergere con maggiore nettezza, dopo settimane e mesi di posizioni opache e continui rimandi di responsabilità. Ora però la Regione è inchiodata alle proprie responsabilità ed è sempre più in difficoltà nel prendere le parti di un progetto insostenibile.

Nel corso della discussione in Consiglio regionale della mia interpellanza sull’indirizzo politico e amministrativo della Regione Marche rispetto al progetto dell’hub per le mega crociere nel porto storico di Ancona, l’assessore Giacomo Bugaro ha dato una risposta che resta piuttosto vaga. Eppure appare sempre più evidente che la Giunta abbia ben presenti le macroscopiche criticità di questo progetto e stia iniziando a prendere le distanze, rimandando tutto al parere tecnico del Ministero.

Apprendo che la Regione si è coordinata con altri enti per elaborare le proprie osservazioni, in un quadro certamente complesso. A questo punto attendo che tali osservazioni vengano trasmesse al Mase per integrare le valutazioni Via-Vas. Dopo quella data capiremo se questa Giunta regionale si sarà davvero schierata dalla parte degli interessi del territorio e della sua tutela ambientale, paesaggistica e sociale.

Il banchinamento esterno del Molo Clementino è una scelta infrastrutturale che incide direttamente sul rapporto tra porto e città, e quindi sul futuro del capoluogo. A contrastarla non è solo una larga parte della cittadinanza anconetana, ma anche forze politiche di orientamenti diversi. Lo stesso sindaco di Ancona, Silveti, si è dichiarato in più occasioni pubbliche fortemente contrario all’opera.

La Regione Marche non è spettatrice di questo processo, pur inserito in una procedura statale, ma ha il dovere di esprimere valutazioni tecniche su salute, ambiente e sostenibilità del progetto. Le risposte dell’assessore restano ancora elusive, ma parliamo di un’opera fortemente intrusiva, le cui ricadute su ambiente e territorio vanno valutate in modo complessivo, alla luce delle numerose criticità che la caratterizzano.


Agricoltura, dalle radici il futuro

Agricoltura, dalle radici il futuro


Ho partecipato all’assemblea regionale della CIA – Confederazione Italiana Agricoltori delle Marche. Un’occasione di confronto importante, perché l’agricoltura non è un settore tra gli altri: è territorio, identità, lavoro, qualità della vita.

Nel mio intervento ho provato a mettere alcuni punti fermi:
– sostenibilità reale che tenga insieme ambiente e reddito. Perché senza reddito agricolo non c’è sostenibilità che regga;
– sostegno alle aziende non industriali, familiari, alle realtà diffuse che tengono vive le colline e le aree interne. Perché e’ lì che si custodisce la qualità marchigiana:
– no a un Mercosur squilibrato, che espone i nostri agricoltori a una concorrenza senza reciprocità. Non si possono imporre regole rigide qui e poi aprire a prodotti che non rispettano gli stessi standard.
– innovazione sì, ma con trasparenza: sulle nuove tecniche genomiche serve garantire tracciabilità, informazione e libertà di scelta per agricoltori e consumatori. È il senso della mozione che ho presentato ieri in Consiglio regionale.

L’agricoltura marchigiana non chiede privilegi.
Chiede condizioni giuste per lavorare, competere e continuare a custodire il territorio.
Per questo credo che oggi più che mai serva una alleanza vera tra istituzioni e mondo agricolo, fatto di scelte concrete, ascolto continuo e dresponsabilità condivisa.

Dalle radici nasce il futuro. Ma solo se quelle radici le difendiamo insieme


La maggioranza respinge l’appello dei 29 comuni montani. Voltate le spalle a intere comunità

La maggioranza respinge l’appello dei 29 comuni montani. Voltate le spalle a intere comunità


La maggioranza in Consiglio regionale ha scelto di bocciare la risoluzione sui comuni montani. Una scelta sbagliata, miope, che lascia ventinove Comuni marchigiani senza voce e senza una vera sponda istituzionale.

Parliamo di amministrazioni locali che, al di là dei colori politici, hanno lanciato un appello unitario per chiedere una revisione dei criteri con cui oggi viene definito un comune montano. Un appello serio, condiviso, nato dai territori e dai bisogni concreti delle comunità dell’entroterra. Eppure la maggioranza ha deciso di respingerlo.

Con la risoluzione che abbiamo presentato come minoranze chiedevamo alla Giunta una cosa elementare: ascoltare quei sindaci, sottoscrivere il loro documento, rappresentare le loro preoccupazioni nelle sedi istituzionali competenti. Sarebbe stato un gesto di buon senso e di responsabilità. Non è accaduto.

Il segnale politico che arriva da questa bocciatura è molto chiaro: per la destra marchigiana contano più le logiche di schieramento che l’ascolto dei territori. E questo è ancora più grave perché il documento ignorato porta la firma di ventinove sindaci marchigiani, uniti non per appartenenza ma per difendere il futuro delle proprie comunità.

Noi non ci fermiamo qui. Continueremo a lavorare accanto a questi Comuni per costruire nuove iniziative di confronto, di pressione istituzionale e di rappresentanza, con l’obiettivo di correggere criteri sbagliati e dare finalmente una risposta seria all’Appennino marchigiano.


Sovraffollamento, salute mentale e dipendenze: per gli sitituti di reclusione servono risposte strutturali

 Sovraffollamento, salute mentale e dipendenze: per gli sitituti di reclusione servono risposte strutturali


Pubblichiamo il comunicato stampa, diramato in occasione della conferenza stampa del 26 febbraio 2026


Sovraffollamento, salute mentale e assistenza sanitaria: sono queste le criticità strutturali che richiedono interventi approfonditi rispetto allo stato dei luoghi di detenzione nelle Marche.

È l’analisi del capogruppo Marche di Avs Andrea Nobili, al termine del suo percorso di monitoraggio negli istituti penitenziari regionali – Montacuto e Barcaglione ad Ancona, Pesaro, Fossombrone, Fermo e Marino del Tronto ad Ascoli Piceno – oltre alla Rems di Macerata Feltria, dove sono stati raccolti dati omogenei e aggiornati al mese di febbraio. Un’azione svolta da Nobili nell’esercizio delle prerogative riconosciute dall’ordinamento penitenziario ai consiglieri regionali.

Un sistema stabilmente sovraffollato
“Il primo elemento che emerge con evidenza è la condizione di sovraffollamento. A fronte di una capienza regolamentare complessiva di 831 posti, risultano presenti 931 detenuti, con un tasso di affollamento del 112%. Significa che nelle carceri marchigiane sono ristrette cento persone in più rispetto ai posti disponibili, una situazione che incide direttamente sulle condizioni di vita detentiva e sulla possibilità di organizzare attività trattamentali efficaci”, commenta Nobili.

Il sovraffollamento si concentra soprattutto in alcuni istituti:

  • Pesaro: 242 detenuti su 156 posti – 155% di affollamento
  • Ascoli Piceno – Marino del Tronto: 106 detenuti su 103 posti – 103%
  • Montacuto (Ancona): 351 detenuti su 256 posti – 137,1%
  • Fermo: 65 detenuti su 50 posti – 130%

In altri istituti, come Barcaglione e Fossombrone, la situazione appare più equilibrata, a dimostrazione che condizioni diverse sono possibili anche all’interno dello stesso sistema regionale. “Il sovraffollamento non è soltanto un dato statistico: significa meno spazi disponibili, maggiore tensione interna e maggiori difficoltà nella gestione sanitaria e trattamentale”.

Il disagio psichico e le dipendenze
Colpisce anche la crescita della presenza di persone con fragilità psichiatriche o con problematiche legate all’uso di sostanze. Sono 140 i detenuti tossicodipendenti, dato particolarmente significativo in rapporto alla popolazione detenuta. In alcuni istituti la quota è particolarmente rilevante: la casa circondariale di Pesaro, con 75 detenuti tossicodipendenti, e la casa circondariale di Fermo, dove se ne registrano 28. In ognuna delle due case di reclusione, in organico risulta un solo medico Serd, con accessi di qualche ora a settimana o routinari. “Sappiamo che i tossicodipendenti sono persone che necessitano di percorsi terapeutici continuativi e di un forte raccordo tra istituti penitenziari e servizi territoriali per le dipendenze”, commenta Nobili.

C’è quindi il tema delle persone con problematiche psichiatriche o con forte disagio psicologico che, continua il capogruppo Avs Nobili, “è certamente anche più ampio, e più sommerso, di quello dei tossicodipendenti, e attraversa trasversalmente tutte le strutture che si trovano sempre più spesso a gestire situazioni che richiederebbero strumenti terapeutici adeguati e un forte raccordo con i servizi territoriali”.

Il numero degli eventi critici registrati nell’ultimo anno è indicativo di questa situazione:

  • 104 episodi di autolesionismo
  • 28 tentati suicidi
  • 1 suicidio
  • 4 decessi complessivi, a cui si aggiunge la morte della persona detenuta nella casa di reclusione di Ascoli Piceno negli scorsi giorni e su cui sono ancora in corso accertamenti

Questi fatti descrivono una realtà di sofferenza detentiva che deve essere affrontata con strumenti adeguati, a partire dal rafforzamento dei servizi sanitari. In questo quadro, sappiamo che per le oltre mille persone detenute nelle Marche gli istituti di pena hanno in organico 14 psichiatri, con accessi che vanno dalle 12 ore settimanali complessive di Ascoli Piceno a presenze più sporadiche e a chiamata, e 13 psicologi.

Il ruolo della Rems di Macerata Feltria
In questo quadro assume un ruolo centrale la Rems di Macerata Feltria – Casa Badesse, struttura sanitaria destinata all’esecuzione delle misure di sicurezza per persone affette da disturbi psichiatrici autrici di reato. È la residenza che dal 2014 ha sostituito gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg).

“La Rems di Macerata Feltria, gestita dal gruppo privato Atena in convenzione con il sistema sanitario, rappresenta una struttura di alto livello organizzativo e terapeutico, con un’impostazione multidisciplinare che prevede attività riabilitative e terapeutiche strutturate – tra cui laboratori, gruppi terapeutici e attività socializzanti – e una presenza qualificata di personale sanitario. Si tratta di una realtà che costituisce un punto di riferimento importante per il sistema sanitario regionale e che dimostra come sia possibile coniugare sicurezza e trattamento terapeutico.

Tuttavia – continua il consigliere regionale Andrea Nobili – i dati raccolti evidenziano criticità significative”. La struttura dispone di 20 posti letto ma presenta attualmente un’elevata lista di attesa di 18 persone, composta da soggetti verso cui l’autorità giudiziaria ha già disposto una misura di sicurezza sanitaria. Il tempo medio di attesa per l’ingresso è di circa 18 mesi, un periodo molto lungo.

Tra le persone attualmente in lista di attesa, 7 si trovano ristrette negli istituti penitenziari, in condizioni non adeguate al loro quadro clinico; altre sono collocate in strutture sanitarie o socio-sanitarie temporanee; alcune risultano in regime di libertà vigilata o in condizioni che consentono la mobilità sul territorio.

“Ciò evidenzia una criticità del sistema: persone che avrebbero diritto a un trattamento sanitario specialistico restano per mesi – talvolta per oltre un anno – in contesti non adeguati”, commenta Andrea Nobili. “Si tratta di una questione che riguarda direttamente il diritto alla cura ma anche la sicurezza collettiva, perché la gestione del disagio psichiatrico richiede strumenti appropriati e continuità terapeutica”.

La futura sezione psichiatrica di Montacuto
In questo contesto assume particolare rilievo la prevista apertura di una sezione psichiatrica presso l’istituto di Ancona Montacuto, intervento atteso da tempo e potenzialmente importante per migliorare la gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici. “Mentre la sezione psichiatrica Atsm (Articolazione per la tutela della salute mentale) attualmente conta tre camere di contenimento completamente inadeguate, per ristrettezza e angustia, rispetto alla detenzione di persone con malattie mentali, come abbiamo avuto modo di constatare durante le nostre visite”, spiega Andrea Nobili, che aggiunge: “Tuttavia è evidente che una sezione psichiatrica in carcere non può sostituire il ruolo delle Rems, che restano strutture sanitarie specialistiche destinate a percorsi terapeutici e riabilitativi più articolati. La funzione della Rems e quella delle sezioni psichiatriche penitenziarie sono diverse e complementari: confonderle significherebbe accettare che il carcere diventi stabilmente il luogo di gestione del disagio psichico”.

Il nodo sanitario e le competenze regionali
La condizione sanitaria all’interno degli istituti penitenziari marchigiani è oggi uno dei principali indicatori di tenuta del sistema. “Va ricordato con chiarezza che, dal trasferimento delle funzioni di sanità penitenziaria al Servizio sanitario nazionale, l’assistenza sanitaria in carcere è parte integrante dei Lea e ricade, per organizzazione e qualità delle prestazioni, sulla responsabilità delle Regioni”, ricorda Nobili.

Gli indicatori sanitari raccolti evidenziano la presenza di detenuti con patologie complesse, tra cui casi di Hiv, epatite C e dipendenze patologiche, in un quadro organizzativo molto differenziato tra istituti. L’assistenza sanitaria penitenziaria nelle Marche presenta esperienze positive, ma richiede un rafforzamento soprattutto per quanto riguarda salute mentale, dipendenze patologiche, continuità terapeutica, integrazione con i servizi territoriali.

Il personale sanitario in organico, comprese le presenze a ore settimanali, è di 137 unità. La componente più cospicua è quella degli infermieri, 41 unità in organico presso le Ast o, in alcuni casi, fornite da cooperative o con contratti di convenzione. I medici presenti per la medicina di base sono 39, mentre gli specialisti che entrano negli istituti secondo varie modalità orarie sono 22, esclusi gli psichiatri.

Personale e attività trattamentali
Il monitoraggio ha evidenziato anche alcune criticità sul piano delle risorse professionali. Nei principali istituti risultano 542 agenti di polizia penitenziaria presenti su 567 assegnati, con una copertura pari a circa il 83%.

Molto più limitata appare invece la presenza degli operatori trattamentali: gli educatori risultano complessivamente 17, numero insufficiente rispetto a una popolazione detenuta superiore alle mille persone. Senza un adeguato numero di operatori è difficile garantire percorsi individualizzati di reinserimento sociale, che rappresentano il cuore della funzione costituzionale della pena.

Programmazione regionale e prospettive
Il monitoraggio conferma che la Regione deve assumere un ruolo più incisivo soprattutto sul piano sanitario e sociale. Appare necessario rivedere le modalità di attuazione della legge regionale n. 28/2008, superando una logica episodica legata ai singoli bandi e costruendo una programmazione pluriennale degli interventi negli istituti penitenziari.

Il quadro che emerge non è quello di un sistema immobile: in tutti gli istituti ho incontrato professionalità impegnate e consapevoli delle difficoltà. Ma proprio per questo è necessario che le istituzioni mettano in campo politiche più strutturate. Le carceri non possono restare luoghi invisibili. I dati raccolti dimostrano che il sistema penitenziario marchigiano ha bisogno di interventi concreti e programmati, non di iniziative occasionali.

Gianluca Carrabs, direzione nazionale Europa Verde, ha sottolineato come “sia necessario tenere sempre acceso un riflettore sulle carceri da parte della politica, luogo dimenticato che invece dovrebbe essere lo specchio del grado di maturità e civiltà delle amministrazioni. Perché spesso dimentichiamo il ruolo riabilitativo della pena e affrontiamo il problema con superficialità, pensando che basti la reclusione per dare una risposta adeguata. Ma le condizioni carcerarie sono fondamentali per garantire uno Stato di diritto funzionale, efficiente e soprattutto efficace”.

È intervenuto in videoconferenza anche Devis Dori, deputato di Alleanza Verdi Sinistra e membro della Commissione Giustizia, che ha annunciato come le analisi del report sulla visita delle case circondariali e di reclusione delle Marche, saranno oggetto di interrogazione parlamentare al ministro Nordio. “La situazione carceraria è drammatica e lo è da tempo, ma questo governo sul tema non ha preso nessuna misura, lasciandolo a se stesso. Il sovraffolamento carcerario è oltremodo peggiorato con il Decreto Caivano. Occorre invece investire, su personale di supporto sociale, medico, e trattare la dipendenza in carcere con un approccio curativo più appropriato”.


Costituzione e giustizia, “le ragioni del no”, l’incontro pubblico di Avs verso il referendum


Sabato 28 febbraio, alle ore 10, alla Casa delle Culture di Vallemiano, parteciperò all’iniziativa pubblica “Costituzione e giustizia: le ragioni del no”, promossa da Alleanza Verdi Sinistra e aperta alla cittadinanza.

Sarà una mattina di confronto pubblico dedicata ai temi del prossimo quesito referendario, con l’obiettivo di approfondire le ragioni del “no” e di offrire uno spazio di discussione chiaro e accessibile su una riforma che considero molto delicata.

Questa riforma mi preoccupa per ciò che lascia trasparire, anche in chiaroscuro. Penso, per esempio, al ruolo che si troverebbero a svolgere le Procure, schiacciate dentro una funzione sempre più esclusivamente inquirente e requirente. E penso anche a una questione tutt’altro che secondaria: quella dei passaggi successivi all’eventuale approvazione della riforma, che verrebbero poi declinati attraverso leggi ordinarie e che rischiano di incidere in modo molto rilevante sull’equilibrio complessivo del sistema.

Al confronto interverranno anche Ruggiero Dicuonzo, sostituto procuratore della Repubblica, e Laura Trucchia, docente universitaria di diritto pubblico, che offriranno un approfondimento tecnico e giuridico sui nodi più rilevanti del dibattito e sulle ricadute concrete che questa riforma potrebbe avere sul sistema giudiziario e sui diritti delle persone.

L’incontro si aprirà con i saluti di Gioia Santarelli, segretaria regionale di Sinistra Italiana, e Paolo Canducci, portavoce regionale di Europa Verde – Verdi.

Sarà un’occasione utile per discutere nel merito, senza slogan, di una riforma che tocca principi fondamentali dell’assetto costituzionale e democratico del Paese.


Segnale negativo il silenzio della Giunta sul diritto abitativo degli studenti


Non è arrivata alcuna risposta da parte della Giunta sulle politiche abitative per gli studenti e sul diritto allo studio. La mia interrogazione, pur essendo stata presentata più di due mesi fa, è rimasta inevasa nella seduta del Consiglio regionale del 18 febbraio 2026. L’assessore competente ci ha fatto sapere di non essere stato in grado di approfondirla, e questo, a mio avviso, rivela una scarsa attenzione da parte della Giunta regionale nei confronti dei diritti degli studenti universitari.

Con questa interrogazione intendevo accendere un riflettore sulle politiche abitative, sui criteri di assegnazione e sui canoni di affitto delle stanze nel nuovo studentato “Libertas” di Ancona. Mi sarebbe piaciuto capire se la realizzazione di questo nuovo plesso di edilizia studentesca vada davvero incontro al diritto allo studio oppure se si tratti di un’operazione che finisce per agevolare soprattutto l’edilizia privata.

Come ho già rilevato nell’atto depositato all’attenzione della Giunta più di nove settimane fa, al “Libertas”, su 46 nuovi posti letto disponibili, solo 14 risultano in convenzione con l’Ente regionale per il diritto allo studio, Erdis, e quindi pienamente inseriti nel sistema pubblico che sostiene gli studenti fuori sede meno abbienti.

Tutto il resto viene invece assegnato come offerta privata. Non solo: gli altri 32 posti disponibili sono proposti a un prezzo superiore rispetto al valore medio del mercato locale, in contrasto con le indicazioni del Pnrr che, nel finanziare l’opera, prevede in casi come questo affitti calmierati al 15%.

Si tratta di domande legittime, che riguardano i nostri giovani studenti e il loro diritto ad accedere realmente all’università. Su questi punti aspettiamo da mesi una risposta dalla Giunta. E continuerò a reiterare queste richieste finché non arriverà una risposta doverosa, nel rispetto dei diritti di tutti.


Privacy Preference Center