Vongolare di San Benedetto ancora nelle acque di Ancona. Stop a situazioni illegittime

Vongolare di San Benedetto ancora nelle acque di Ancona. Stop a situazioni illegittime


Le vongolare del compartimento di San Benedetto del Tronto continuano a pescare nel comparto di Ancona nonostante la cessazione di ogni deroga. Sono inervenuto per chiedere il rispetto delle regole, attraverso un’interpellanza depositata alla Giunta regionale.


Già da alcune settimane il Consiglio regionale si è espresso per il rispetto definitivo delle aree di pesca e ha respinto l’ennesima proposta di proroga che, per diversi anni, ha consentito alle 25 vongolare della flotta di San Benedetto di pescare nei mari di Ancona.


Tuttavia, come rilevato anche dagli organi di stampa locali e come denunciato dal Co.Ge.Vo di Ancona – il Consorzio per la gestione della pesca delle vongole che rappresenta 74 imbarcazioni del compartimento dorico – questa decisione non risulta ancora rispettata.


Le vongolare di San Benedetto, infatti, non hanno cessato di calare le proprie draghe al di fuori dell’area di iscrizione, nonostante tutte le deroghe siano formalmente scadute per decisione del Consiglio regionale dal 1° gennaio 2026.
La gestione sostenibile della risorsa ittica e il rispetto dei limiti di sforzo di pesca costituiscono un interesse pubblico primario, riconosciuto dalla normativa europea, statale e regionale. Si tratta di un’illegittimità che rischia di produrre un danno ambientale ed economico per le imprese che operano regolarmente nel compartimento di Ancona, oltre a creare un pericoloso precedente di disapplicazione delle deliberazioni consiliari.


Per rimediare a questa situazione di incertezza, ho chiesto alla Giunta per quali ragioni le decisioni del Consiglio non siano state rispettate e quali iniziative concrete siano state adottate per garantire l’applicazione del regolamento, al fine di scongiurare che il protrarsi di situazioni illegittime produca danni ambientali, squilibri nella pesca e conflitti tra operatori, a scapito della sostenibilità del settore.


Termovalorizzatore nelle Marche? Scelta superata e antiambientale. È possibile invece migliorare la qualità del riciclo e ridurre i rifiuti

Termovalorizzatore nelle Marche? Scelta superata e antiambientale. È possibile invece migliorare la qualità del riciclo e ridurre i rifiuti

Pubbichiamo di seguito il testo del comunicato stampa, emesso per la confernza stampa del 13 gennaio a Palazzo Leopardi, Ancona

I rappresentanti di Verdi e Sinistra nelle Marche hanno ribadito in conferenza stampa proposte alternative rispetto alla realizzazione di un nuovo impianto. “Il termovalorizzatore traccia una strada irreversibile, che accrescerebbe solo l’incenerimento dei rifiuti anziché il loro riutilizzo virtuoso. È una scelta che non può essere annunciata per via mediatica, ma deve essere analizzata attraverso tutti gli atti formali, insieme ai territori di riferimento”. Sul tema è stata presentata un’interrogazione dal consigliere regionale di Avs Andrea Nobili.

ANCONA – Prima di intraprendere strade irreversibili, è necessario confrontarsi con i comuni e i governi d’ambito, studiare attraverso gli strumenti formali cosa si deve ancora fare per ridurre la produzione dei rifiuti, migliorare la filiera del riciclo e gli impianti di recupero, anziché produrre ceneri e fumi. Sono queste alcune delle ragioni con cui il gruppo consiliare di Avs chiede alla Giunta regionale di rivedere la propria posizione sulla realizzazione di un termovalorizzatore regionale, più volte dichiarata a mezzo stampa.

Sul tema, il consigliere regionale di Avs Andrea Nobili ha appena presentato alla Giunta regionale un’interpellanza sui profili di legittimità, coerenza programmatoria e competenze territoriali riguardo all’annunciato impianto. Proposte e visioni alternative sono state ribadite insieme ai rappresentanti di Avs regionale in una conferenza stampa a margine dell’Assemblea regionale, con Gianluca Carrabs, membro della Direzione nazionale di Europa Verde e dirigente nazionale per le Marche, Gioia Santarelli, segretaria regionale di Sinistra Italiana, e Sabrina Santelli, coportavoce regionale di Europa Verde, oltre allo stesso consigliere Avs Nobili, membro della Commissione Ambiente e vicepresidente della Commissione Sanità.

“Un impianto di termovalorizzazione di grande taglia vincola il sistema per decenni: per essere sostenibile economicamente richiede flussi costanti di rifiuto residuo, in conflitto con prevenzione e riciclo. Gli ampliamenti di discarica non possono diventare la ‘soluzione strutturale’: vanno trattati, se mai, come misura transitoria, con obiettivi vincolanti e trasparenza sui flussi – ha ricordato Andrea Nobili –. Le Marche hanno già una raccolta differenziata alta, al 72%; la priorità è dunque ridurre il rifiuto residuo e migliorare la qualità del riciclo, non creare dipendenze, bruciare o interrare. Perché si punta, in questa fase cruciale, su un modello vecchio? Le scelte impiantistiche non possono essere annunciate come irreversibili per via mediatica. Bisogna capire se trovano fondamento e coerenza negli atti formali, il Piano regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) e la VAS – Valutazione ambientale strategica, anche per chiarire quali sarebbero i criteri di localizzazione e il territorio su cui sorgerebbe il nuovo impianto”.

Secondo Gianluca Carrabs, membro della Direzione nazionale di Europa Verde e dirigente nazionale per le Marche, “il piano dei rifiuti della Regione Marche, che fonda i suoi pilastri su discariche e termovalorizzatori, sembra una proposta degli anni ’70 e ’80. Parlare oggi di inceneritori non ha più senso: appartengono al vecchio modello dell’economia lineare. Oggi il paradigma è cambiato verso l’economia circolare. I rifiuti non esistono, sono materie prime e seconde che, indirizzate a nuovi processi produttivi, diventano un’opportunità economica, garantendo posti di lavoro e ricchezza per le comunità locali che ospitano gli impianti”. È quindi necessario spingere sulla raccolta differenziata, sulla costruzione di impianti di biodigestione anaerobica e su centri di riciclo e riuso delle materie recuperate, in una logica di piccoli impianti di comunità e non di grandi strutture centralizzate. “La politica deve riappropriarsi del suo ruolo di programmazione e dettare le regole di indirizzo per rispondere al solo interesse pubblico e non alle logiche del profitto – continua Carrabs –. O si va verso la riduzione dei rifiuti o verso la loro iperproduzione per foraggiare inceneritori e indotto economico: questa è la vera scelta politica e, soprattutto, culturale”.

Per Gioia Santarelli, segretaria regionale di Sinistra Italiana, il termovalorizzatore resta un “impianto inquinante e impattante per la salute e per i territori, che inverte completamente le priorità in materia di ciclo dei rifiuti. Oggi alle Marche non serve un termovalorizzatore, ma l’aumento della raccolta differenziata, la diminuzione degli imballaggi e l’efficientamento degli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), per fare in modo che la frazione secca dei rifiuti sia sempre minore – continua Santarelli –. Proporre il termovalorizzatore significa invece rinunciare a questi passi avanti e scegliere di bruciare i rifiuti, rischiando di arrivare a una situazione in cui la cultura della riduzione viene sostituita dalla priorità di alimentare l’impianto, magari gestito da privati orientati al profitto”.

Il commento di Sabrina Santelli, coportavoce regionale di Europa Verde: “Oggi non siamo qui solo per dire no a un impianto. Siamo qui per dire un grande e coraggioso sì a un’idea diversa di futuro per la nostra regione. La Giunta Acquaroli vuole realizzare un inceneritore come se fossimo ancora negli anni ’90, come se la crisi climatica non fosse reale e la salute pubblica fosse solo una nota a margine nei bilanci regionali. Ma un inceneritore è innanzitutto una scelta politica, una resa davanti alla possibilità di costruire un modello davvero sostenibile. La Regione Marche è troppo piccola per giustificare un termovalorizzatore: la nostra produzione di rifiuti può e deve essere gestita attraverso riduzione, riciclo e riuso. Un impianto del genere diventerebbe un polo di attrazione per rifiuti da fuori regione o persino dall’estero, trasformando le Marche in una pattumiera d’Italia. Bruciare rifiuti significa produrre fumi tossici, anche con i migliori filtri, e chi vive vicino ne paga il prezzo sulla propria salute. Studi autorevoli parlano chiaro: più tumori, più malattie respiratorie, più rischi per le nuove generazioni. E allora: perché farlo?”.


Diritti delle persone con disabilità, ci sono famiglie senza tecnologie per la partecipazione didattica, a causa di procedure non a norma della Regione

Diritti delle persone con disabilità, ci sono famiglie senza tecnologie per la partecipazione didattica, a causa di procedure non a norma della Regione


La fornitura degli strumenti che facilitano le persone con disabilità nello studio sono bloccate e le famiglie di conseguenza sono costrette in molti casi a pagare di tasca propria le attrezzature. È l’effetto della delibera di giunta regionale che nelle Marche ha modificato le procedure di approvvigionamento di queste tecnologie, creando un danno per l’inclusione.

Su questo tema, in prossimità della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità, ho presentato un’interpellanza in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta e all’assessore alla Sanità di correggere la rotta e tornare a un sistema che garantisca qualità, trasparenza e continuità, come prevede la legge.

Il sistema di rifornimento tecnologico riguarda strumenti fondamentali come comunicatori per chi non può parlare, software per chi non vede, dispositivi che permettono ai bambini con disabilità motorie o del neuro sviluppo di studiare, comunicare, partecipare alla vita sociale. Sono tecnologie digitali che fanno la differenza tra isolamento e partecipazione, ma la Regione Marche ha scelto di sostituire la procedura di approvvigionamento di questi ausili tecnologici. Non più, come stabilito dalla legge, tramite delle procedure di gara pubblica. È stato invece introdotto un prezzario regionale con il DGR n. 1053/2024. Tale delibera, che rischia di violare la normativa statale, sta causando molte criticità, come già sottolineato da associazioni, tecnici e famiglie. Parliamo di ricadute dirette sugli assistiti, che in numerosi casi sono costretti a integrare di tasca propria il costo dei dispositivi prescritti, per impossibilità dei fornitori di operare alle tariffe regionali. Una scelta che sta già producendo effetti pesanti per i diritti delle persone con disabilità. Ma la Regione ha deciso comunque di prorogare il proprio sistema, senza confronto e senza adeguata istruttoria. A riguardo, dunque, come consigliere Avs ho presentato una interpellanza.


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