Rendiamo le scuole rifugi climatici. L'edilizia scolastica deve adattarsi al caldo estremo

Rendiamo le scuole rifugi climatici. L'edilizia scolastica deve adattarsi al caldo estremo


Gran parte dei nostri edifici scolastici è stata progettata in un’epoca in cui l’aumento delle temperature e le ondate di calore non rappresentavano una priorità.

Oggi il clima è cambiato e deve cambiare anche il modo in cui pensiamo e riqualifichiamo gli edifici pubblici.

Per questo ho presentato in Consiglio regionale una mozione con cui chiedo alla Regione Marche di avviare un programma di adattamento climatico degli edifici scolastici, con un obiettivo preciso: rendere le scuole più resilienti al caldo estremo e trasformarle, dove possibile, in veri e propri presìdi climatici a disposizione delle comunità.

Il primo passo deve essere una ricognizione delle scuole marchigiane maggiormente esposte al rischio di surriscaldamento, accompagnata dalla definizione di criteri che permettano di individuare le situazioni più urgenti e stabilire le priorità di intervento insieme agli enti competenti.

Serve infatti una nuova stagione di riqualificazione dell’edilizia scolastica.

Per troppo tempo abbiamo guardato quasi esclusivamente all’efficienza energetica invernale. Oggi dobbiamo occuparci con la stessa attenzione del comfort estivo, della riduzione delle isole di calore, della qualità degli spazi esterni, della ventilazione e della capacità degli edifici pubblici di garantire condizioni sicure e salubri anche durante le ondate di calore.

La proposta che ho presentato chiede alla Giunta regionale di attivare un coordinamento con ANCI Marche, UPI Marche, Ufficio scolastico regionale e gli altri enti competenti, e di inserire criteri di resilienza climatica nei programmi e nei bandi regionali destinati alla riqualificazione degli edifici pubblici.

La Regione ha infatti una responsabilità importante nella programmazione e nell’utilizzo delle risorse destinate alla manutenzione e alla riqualificazione del patrimonio pubblico.

Non partiamo da zero. Lo stesso Piano regionale di adattamento al cambiamento climatico richiama la necessità di integrare adattamento climatico, sicurezza ed efficientamento energetico degli edifici pubblici.

Dobbiamo però trasformare questi principi in interventi concreti.

La prospettiva che proponiamo è quella di creare progressivamente una rete regionale di “rifugi climatici”: scuole e altri spazi pubblici riqualificati che, attraverso accordi territoriali e adeguate modalità di apertura, possano diventare punti di protezione e sollievo dal caldo soprattutto per anziani, persone con disabilità, persone fragili o affette da patologie croniche.

Le soluzioni tecniche esistono e non richiedono necessariamente interventi radicali. Si può procedere anche gradualmente: aumentando le alberature e le superfici ombreggiate, realizzando sistemi di schermatura solare, migliorando la ventilazione degli ambienti e introducendo sistemi efficienti di raffrescamento dove necessari.

Non si tratta soltanto di rendere più confortevoli le aule durante i mesi più caldi.

Significa ripensare la scuola come una vera infrastruttura sociale, capace di svolgere un ruolo anche nella resilienza climatica dei nostri territori.

Di fronte a estati sempre più calde e a ondate di calore sempre più frequenti, una rete regionale di presìdi climatici può diventare un autentico servizio pubblico, integrando le politiche ambientali con quelle sanitarie e sociali e offrendo alle persone più vulnerabili un luogo sicuro proprio nei momenti in cui ne hanno più bisogno.

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Spiagge libere: una battaglia per tutelare i beni comuni

Spiagge libere: una battaglia per tutelare i beni comuni


Tutelare le spiagge libere marchigiane, rafforzarne la presenza lungo la costa e renderle realmente accessibili, sicure e fruibili da tutte e tutti.

È questo l’obiettivo della mozione che ho presentato come primo firmatario, insieme alle consigliere e ai consiglieri Catena, Cesetti, Mancinelli, Mangialardi, Mastrovincenzo, Piergallini e Vitri del Partito democratico, Ruggeri del Movimento 5 Stelle, Seri della Lista Ricci e Caporossi di Marche Vive.

Il titolo dell’atto riassume chiaramente il principio dal quale siamo partiti: “Il mare come bene comune: tutela, incremento e qualificazione delle spiagge libere e garanzia dell’accesso universale e gratuito al litorale marchigiano”.

Quella per le spiagge libere è infatti una battaglia per la tutela dei beni comuni e per il diritto di ogni persona ad accedere al mare senza essere obbligata ad acquistare servizi.

Gli stabilimenti balneari rappresentano una realtà economica e turistica importante, ma la pianificazione della costa deve garantire un equilibrio reale tra le aree in concessione e gli spazi pubblici, gratuiti e concretamente utilizzabili.

Al centro della nostra mozione c’è innanzitutto la richiesta di realizzare, entro sei mesi e d’intesa con i Comuni costieri, una ricognizione completa, omogenea e georeferenziata dell’intero litorale marchigiano.

La mappatura dovrà distinguere con chiarezza le aree in concessione, le spiagge libere, le spiagge libere attrezzate e le aree che risultano formalmente libere ma che, nella realtà, non sono accessibili, balneabili o concretamente utilizzabili.

Prima di assegnare o rinnovare le concessioni, dobbiamo sapere quanta parte della costa sia davvero libera e fruibile. Non possiamo considerare spiaggia libera ciò che rimane dopo avere assegnato le aree migliori, né conteggiare come accessibili luoghi marginali, difficilmente raggiungibili o inadatti alla balneazione.

Chiediamo inoltre una ricognizione puntuale dei varchi pubblici, degli accessi attraverso gli stabilimenti, delle distanze tra un accesso e l’altro, dei servizi presenti e delle condizioni di accessibilità per le persone con disabilità o con ridotta mobilità.

Tutti questi dati dovranno essere resi pubblici attraverso una cartografia digitale regionale, facilmente consultabile e costantemente aggiornata.

Fino al completamento della ricognizione e alla revisione della pianificazione regionale, chiediamo alla Giunta di fornire ai Comuni un indirizzo chiaro affinché non vengano rilasciate nuove concessioni, autorizzati ampliamenti o consentiti accorpamenti capaci di ridurre le spiagge libere esistenti.

Proponiamo inoltre di introdurre un principio stabile di non regressione: ogni eventuale sottrazione di un’area libera dovrà essere compensata con una superficie equivalente destinata alla fruizione pubblica.

La Regione dovrà anche stabilire una quota minima di spiagge libere e libere attrezzate, garantendone una distribuzione equilibrata lungo la costa. Non è accettabile che gli spazi gratuiti vengano concentrati soltanto nei tratti periferici, meno accessibili, maggiormente esposti all’erosione o caratterizzati da condizioni peggiori.

La nostra mozione chiede poi l’istituzione, a partire dal bilancio regionale 2027, del programma “Mare libero e accessibile”, destinato a finanziare la qualificazione delle spiagge pubbliche.

Servono passerelle e percorsi accessibili, servizi igienici, presidi di assistenza, punti di distribuzione dell’acqua, sistemi di raccolta differenziata e accessi sicuri. Le spiagge libere non devono essere considerate spazi residuali, ma luoghi da curare e rendere pienamente fruibili.

La spiaggia è un bene pubblico e svolge una funzione sociale essenziale. Di fronte al continuo aumento dei costi dei servizi balneari, rappresenta una possibilità sempre più importante per le famiglie, i bambini, gli anziani, i giovani e le persone con minori disponibilità economiche.

La libertà di scegliere se acquistare o meno dei servizi deve essere preservata. Per questo la presenza degli stabilimenti e quella delle aree nelle quali non esiste alcun obbligo di consumo devono essere pianificate in maniera equilibrata.

Difendere e incrementare le spiagge libere significa garantire a tutte e tutti il diritto di accedere al mare. Significa tutelare un bene comune che non può diventare progressivamente inaccessibile per una parte crescente della popolazione.


Crematori, la Regione continua a voltarsi dall’altra parte: serve subito un Piano regionale

Crematori, la Regione continua a voltarsi dall’altra parte: serve subito un Piano regionale


Le Marche sono ancora prive di un Piano regionale di coordinamento degli impianti crematori, lo strumento indispensabile per stabilire dove questi siti debbano essere localizzati sulla base di criteri oggettivi di carattere ambientale, sanitario, urbanistico e demografico.

È una carenza che denuncio da tempo, anche attraverso una mozione depositata in Consiglio regionale, con la quale chiedo alla Giunta di assumersi finalmente la responsabilità di pianificare la distribuzione degli impianti sull’intero territorio marchigiano.

Nei giorni scorsi il Comune di Ancona ha individuato una nuova localizzazione per il crematorio, spostandolo da Tavernelle all’area dell’ex inceneritore di Bolignano. In questo modo ha preso atto delle criticità emerse negli ultimi anni e della forte mobilitazione civica, che aveva evidenziato i limiti del progetto originario.

Nel bene o nel male, il Comune ha assunto una decisione. La Regione Marche, invece, continua a non fare ciò che la legge e il buon senso le impongono: pianificare.

La mia mozione avrebbe dovuto essere discussa la scorsa settimana, ma l’assessore competente ha improvvisamente lasciato l’Aula, impedendo di fatto il confronto politico su una questione che riguarda l’intero territorio marchigiano.

Considero questo episodio profondamente irrispettoso nei confronti del Consiglio regionale e dei cittadini che attendono da anni una scelta di sistema. La Giunta non può continuare a rinviare ogni decisione e sottrarsi persino al confronto quando viene chiamata a rispondere della propria inerzia.

In assenza di una programmazione regionale, ogni scelta rischia di trasformarsi in una vicenda esclusivamente locale e inevitabilmente conflittuale, nella quale i cittadini vengono coinvolti soltanto quando le decisioni sono ormai sostanzialmente prese.

Il tema, infatti, non riguarda soltanto Ancona, ma l’intera rete degli impianti crematori marchigiani: la loro distribuzione sul territorio, gli impatti cumulativi, le esigenze delle comunità e la tutela della salute e dell’ambiente.

Si tratta di valutazioni che possono essere affrontate soltanto attraverso una visione regionale, non mediante decisioni episodiche e scollegate tra loro. La Regione continua invece a scaricare ogni responsabilità sui Comuni, rinunciando al proprio ruolo di indirizzo e coordinamento.

Su questo tema la Giunta Acquaroli continua a scegliere la strada più comoda: non decidere. E quando il Consiglio regionale prova a chiedere conto di questa inerzia, si sottrae perfino al confronto in Aula.

Per questo ribadisco la richiesta contenuta nella mia mozione: la Regione approvi finalmente il Piano regionale di coordinamento degli impianti crematori e, fino ad allora, valuti una moratoria sulle nuove localizzazioni, evitando che ogni territorio venga lasciato solo ad affrontare questioni tanto delicate.

La politica non può limitarsi a intervenire quando i conflitti sono già esplosi. Deve prevenirli, attraverso la programmazione, il confronto con le comunità e decisioni trasparenti fondate su criteri chiari.

Quello della Giunta regionale è invece un modo di governare che considero inaccettabile.

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Caporalato e lavoro nero, una mozione per chiedere più coordinamento. Il fenomeno è in crescita nelle Marche

Caporalato e lavoro nero, una mozione per chiedere più coordinamento. Il fenomeno è in crescita nelle Marche


Anche nelle Marche il caporalato colpisce un numero crescente di settori produttivi. È necessario che nella nostra regione le istituzioni mettano in campo tutti gli sforzi necessari per tutelare il diritto al lavoro e la dignità della persona. Ancor più di fronte alle continue tragedie che colpiscono lavoratori soggiogati da questa forma di sfruttamento: ultima la strage di braccianti nelle campagne cosentine. Per questo abbiamo depositato una mozione rivolta alla Giunta regionale, di cui sono primo firmatario e che è stata sottoscritta da tutti i consiglieri di centrosinistra.

Dall’agricoltura all’edilizia, dalla cantieristica navale a tante altre attività produttive, le Marche sono sempre più esposte al fenomeno criminale del reclutamento illegale e dello sfruttamento dei lavoratori. Lo dimostrano le numerose indagini della magistratura e dell’Ispettorato del lavoro, le denunce e le inchieste dei sindacati. La pratica illecita del caporalato è in crescita ed è legata a contesti lavorativi fragili, a filiere spesso complesse e a situazioni di opacità.

Nella mozione, dal titolo Iniziative regionali per il contrasto al caporalato, al lavoro nero e allo sfruttamento lavorativo nelle Marche, insieme ai consiglieri d’opposizione chiediamo alla Giunta di impegnarsi in un piano regionale permanente per la tutela del lavoro, con forme di coordinamento stabile tra Prefetture, forze dell’ordine, Ispettorato del lavoro, enti previdenziali, servizi territoriali e organizzazioni sindacali.

Occorre predisporre una mappatura regionale dei settori e dei territori dove il rischio di sfruttamento è più evidente. Si possono promuovere bandi e strumenti specifici per rafforzare la trasparenza delle filiere, la legalità e la regolarità contributiva nel lavoro. È necessario rafforzare i Centri per l’impiego e la rete dei servizi, così come investire in prevenzione e formazione tra i lavoratori, per affrontare il fenomeno a monte, senza lasciare che la giustizia sia chiamata a intervenire solo quando gli illeciti sono già avvenuti.

Quello contro il caporalato e lo sfruttamento deve essere un pacchetto di interventi capace di rimettere al centro la dignità e i diritti del lavoro. Un mercato sempre più precario e deregolamentato rende lavoratrici e lavoratori più vulnerabili ed esposti a forme di sfruttamento subdole e spesso anche violente, che, come numerosi casi di cronaca ci mostrano, possono sfociare in autentiche tragedie.


Il Consiglio regionale riconosce lo stato di crisi del Tribunale per i minorenni delle Marche

Il Consiglio regionale riconosce lo stato di crisi del Tribunale per i minorenni delle Marche


La politica marchigiana riconosce lo stato di crisi della giustizia minorile. L’approvazione all’unanimità della mozione che ho presentato è un voto importante, perché il Consiglio regionale prende atto ufficialmente che le difficoltà del Tribunale per i minorenni delle Marche non sono un problema interno agli uffici giudiziari, ma una questione democratica, sociale e istituzionale che riguarda l’intera comunità marchigiana.

Con questo atto ho chiesto alle istituzioni di rispondere con strumenti adeguati alle richieste di intervento sollevate nei mesi scorsi dai magistrati di Ancona, che hanno denunciato carenze di personale, risorse e mezzi per garantire il funzionamento del Tribunale per i minorenni senza criticità e nel pieno rispetto dei diritti.

Con i minorenni il tempo è decisivo. Se gli interventi arrivano tardi, o non arrivano affatto, si riduce la possibilità di recuperare i ragazzi e le situazioni rischiano di aggravarsi. Per questo ho chiesto alla Regione di intervenire nel quadro delle proprie competenze, anche sbloccando le risorse previste dalla legge regionale 28 del 2008, e di sollecitare con forza il Governo nazionale.

Nel campo della violenza minorile la condanna deve restare l’estrema ratio. Prima devono esserci percorsi efficaci di recupero. Ma questo è possibile solo se le strutture funzionano: dal sistema giudiziario agli operatori, fino ai servizi territoriali. Non possiamo restare indifferenti al grido di allarme lanciato dal Tribunale per i minorenni delle Marche, che ha denunciato carenze di personale, attrezzature e risorse.

Ringrazio tutte le forze politiche che hanno votato questa mozione, dimostrando sensibilità istituzionale su un tema fondamentale: la giustizia minorile e la tutela dei diritti dei minorenni.

Accanto all’azione sul Tribunale per i minorenni, nella stessa seduta del Consiglio regionale ho presentato anche un’interrogazione su bullismo e cyberbullismo.

Ho chiesto di conoscere in modo preciso quali azioni siano state realizzate dalla Regione e quale lavoro abbia svolto il coordinamento regionale previsto dalla legge. Bullismo, cyberbullismo e disagio giovanile sono questioni di grande urgenza sociale. Servono dati aggiornati, monitoraggio serio, ascolto dei territori, coinvolgimento delle scuole e interventi capaci di intercettare per tempo il malessere dei ragazzi e delle ragazze.

Le istituzioni devono assumersi fino in fondo questa responsabilità.


L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”

L’opposizione in Consiglio regionale chiede l’Area Marina Protetta del Conero: “La Giunta ne sostenga subito l’istituzione. Scelta strategica per il nostro ecosistema”


Una presa di posizione formale della Regione Marche a sostegno dell’istituzione dell’Area Marina Protetta “Costa del Monte Conero”. Lo chiedono i consiglieri di minoranza con una mozione che impegna la Giunta ad attivarsi per rafforzare il sistema marchigiano delle aree protette.

Promotore dell’iniziativa è il consigliere regionale Andrea Nobili, capogruppo di Avs. Il documento è sottoscritto inoltre da Michele Caporossi per Progetto Marche Vive, da Marta Ruggeri per il Movimento 5 Stelle, da Massimo Seri per la Lista civica Matteo Ricci e dai consiglieri del Partito democratico Leonardo Catena, Fabrizio Cesetti, Maurizio Mangialardi, Antonio Mastrovincenzo, Enrico Piergallini e Micaela Vitri.

“L’istituzione dell’Amp sarebbe un passaggio prezioso per governare meglio il sistema terra-mare delle nostre coste: meno pressione disordinata, più tutela, più qualità ambientale, più valore anche per un turismo che voglia essere davvero sostenibile e durevole nel tempo”, osserva Nobili. In particolare, ricordano i consiglieri firmatari, l’Area Marina Protetta consentirebbe una zonazione differenziata del tratto marino, la regolazione di pesca, nautica, ancoraggio e immersioni, il rafforzamento del monitoraggio e della ricerca scientifica, l’accesso a finanziamenti nazionali ed europei e la qualificazione dell’offerta turistica in chiave sostenibile.

“L’istituzione dell’Amp della Costa del Monte Conero è un obiettivo già previsto dall’ordinamento statale, nella legge quadro sulle aree protette, ma mai definitivamente attuato. Alla Regione spettano, a questo riguardo, funzioni di programmazione e indirizzo in materia. – ricordano i firmatari della mozione – In più, l’istituzione dell’Amp Costa del Monte Conero assume un rilievo strategico in un contesto dove, entro il 2030 le aree protette dovranno estendersi al 30%, come indicato da Ispra, mentre la copertura regionale attuale è ferma al 9,6%”. Non solo: come sottolineano i consiglieri di minoranza, la sua istituzione “si integrerebbe in modo funzionale con il futuro Parco nazionale del Conero, così da creare una connessione terra-mare avanzata nella difesa e nella valorizzazione degli ecosistemi”.

Nel merito, la mozione impegna la Giunta non solo a esprimere formalmente il proprio sostegno all’istituzione dell’Amp, ma anche ad assumere entro 60 giorni una formale iniziativa presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, a promuovere un tavolo tecnico-istituzionale con tutti i soggetti coinvolti, a coordinare il percorso con quello del Parco nazionale del Conero, a integrare queste azioni nell’attuazione del Programma quinquennale regionale e a riferire entro 90 giorni alla Commissione assembleare competente sullo stato delle iniziative assunte.

 

Fonte: Comunicato stampa Andrea Nobili


Sicurezza e tutela dei riders: il centrosinistra presenta una mozione unitaria alla Giunta delle Marche


Tutelare la dignità di chi lavora come rider nelle consegne a domicilio è l’obiettivo della mozione che abbiamo appena depositato in Consiglio regionale e di cui sono primo firmatario, con la sottoscrizione di tutti i consiglieri del centrosinistra.

Con questa iniziativa chiediamo alla Giunta di avviare una ricognizione seria e strutturata di un settore composto da lavoratori iscritti alle piattaforme digitali. La Regione può esercitare funzioni importanti in materia di tutela della salute, sicurezza sul lavoro, formazione e programmazione socio-sanitaria: è dentro questo perimetro che va costruito un quadro di intervento per i riders.

Nello specifico, con la mozione chiediamo alla Giunta regionale di impegnarsi per un monitoraggio strutturato del fenomeno nelle Marche, così da predisporre linee tecniche di indirizzo dedicate alla sicurezza dei riders sul lavoro; di istituire un tavolo tecnico permanente con strutture sanitarie, enti locali, rappresentanze dei lavoratori e piattaforme digitali; di promuovere protocolli volontari per aree di sosta sicure, punti di supporto logistico e campagne di formazione sulla sicurezza stradale; e di valutare l’inserimento di questo tema nel Piano regionale della prevenzione.

Altre Regioni hanno già avviato strumenti normativi per la tutela di questi lavoratori digitali delle consegne. Nelle Marche, invece, finora si è fatto troppo poco. Manca ancora un quadro conoscitivo aggiornato, manca un confronto stabile, mancano strategie di prevenzione.

Come centrosinistra in Consiglio regionale presentiamo una proposta equilibrata, concreta e coerente. Ne va della dignità dei lavoratori di un settore che continuerà a crescere.


Stop crematorio Tavernelle. Decisione che dà ragione ai comitati. Avs aveva presentato una mozione. Urge approvazione Piano regionale

Stop crematorio Tavernelle, Nobili “Decisione che dà ragione ai comitati. Avs aveva presentato una mozione. Urge approvazione Piano regionale


Con un’articolata mozione, presentata il 29 dicembre scorso, avevo posto alla Giunta regionale precise e articolate richieste sulle norme di realizzazione di forni crematori nelle Marche, per chiedere maggiore programmazione e controlli e, nel frattempo, sospendere gli iter di realizzazione dei nuovi impianti. Ora ho appena appreso con soddisfazione l’annuncio del sindaco di Ancona che il crematorio di Torrette non si farà. Verrà invece scelto un altro sito.
Un’apertura che arriva dopo un lungo braccio di ferro con coloro che chiedevano un ripensamento sull’impianto, invocando, legittimamente, un referendum cittadino, a cui l’amministrazione comunale si è opposta in ogni modo. Di certo non è merito della mozione da me depositata, che avrei illustrato pubblicamente nell’immediato: mi sia consentito, quindi, di ringraziare il Comitato per il risultato ottenuto, frutto di un lavoro incredibile di tanti cittadini anconetani.

Nella mozione depositata, ho chisto l’approvazione urgente del Piano regionale dei crematori, sancita nel 2001 con una normativa nazionale ma mai accolta dalla Giunta, nonostante nel 2021 il Consiglio regionale delle Marche avesse presentato una risoluzione a riguardo.

Qualsiasi sarà il prossimo sito scelto dal Comune di Ancona per il forno crematorio, la nostra mozione resta urgente e centrale e continueremo a vigilare e a chiedere pianificazione, monitoraggi e trasparenza sui nuovi impianti.
A  tutt’oggi la Regione Marche resta priva di questo strumento fondamentale di distribuzione territoriale degli impianti e in sua assenza si procede in modo disordinato, senza criteri, Comune per Comune, con il rischio di accumulare emissioni, mettendo così da parte la tutela della salute dei cittadini, in aree già fragili.
Il punto che era stato individuato per il sito di incinerazione a Torrette è storicamente classificato come Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (Aerca).

Parliamo di una zona che da decenni concentra fumi industriali, portuali e di traffico veicolare e che dal 2015 è priva di un Piano di risanamento aggiornato. Per questo deve essere dato ampio spazio ad Arpam, affinché l’Agenzia possa valutare i modelli di dispersione nell’area e gli effetti, con piena trasparenza dei monitoraggi e rendendo pubblici i dati.

Non si può continuare a decidere senza una pianificazione regionale su impianti che hanno un impatto ambientale e sanitario rilevante. Vale per quello di Torrette, su cui si è appena fatta marcia indietro. E vale per l’individuazione dei futuri impianti. La Regione deve fare la sua parte.
La nostra richiesta di approvazione del Piano regionale, insieme alla pretesa di maggiori controlli ambientali e all’aggiornamento del Piano Aerca Ancona-Falconara, nonché alla conseguente moratoria di tutti gli iter progettuali fino a quando non si svolgano appropriati approfondimenti, nasce come atto di prudenza amministrativa e di rispetto del principio di precauzione per la salute dei cittadini, come richiesto dall’articolo 32 della Costituzione.


Mancanza di coraggio verso i diritti dei palestinesi da parte del governo regionale

Mancanza di coraggio verso i diritti dei palestinesi da parte del governo regionale


Dispiace e amareggia la mancanza di coraggio dimostrata da parte del governo regionale nel negare solidarietà e diritti verso il popolo palestinese. È il mio pensiero, dopo la bocciatura della risoluzione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, che affiancato dalle mozioni di Maurizio Mangialardi e Marta Ruggeri, ho presentato per conto della minoranza alla seduta del Consiglio regionale del 25 novembre.

La Regione Marche ha competenze e responsabilità in materia di pace e di cooperazione internazionale e tantissimi cittadini chiedono rispetto e garanzia dei diritti umani, per questo abbiamo presentato risoluzione per la Palestina, che oggi però è stata sbrigativamente respinta. Critico con fermezza questa scelta.
Nel mio intervento dal titolo Riconoscimento dello Stato di Palestina e sospensione dei rapporti tra la Regione Marche e il Governo di Israele fino al pieno rispetto del diritto internazionale”, ho ribadito la profonda indignazione per i crudeli attentati del 7 ottobre 2024 compiuti da Hamas, “e nel ricordare la nostra amicizia col popolo ebraico, condanniamo pure la strumentalizzazione di questa tragedia da parte del governo israeliano, per perpetuare massacri verso civili inermi. È urgente il riconoscimento dello stato palestinese, per la dignità del suo popolo. Lo stesso scrittore israeliano Grossman ha definito quello in atto un genocidio e la deriva criminale intrapresa dall’esercito israeliano è stata più volte denunciata dalla società civile ebraica, mentre continuano le violenze nonostante la tregua in atto”. Nella sua mozione ho chiamato la Giunta alla presa di posizione davanti a violazioni gravi dei diritti umani e internazionali, così come Nobili ha chiesto la ferma condanna del terrorismo e della violenza posta in essere da Israele nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, la sospensione delle relazioni con enti israeliani di qualsiasi tipo, collegate allo stato israeliano, salvo che con quelle realtà d’Israele che dialogano per la pace. Né possiamo intrattenere rapporti con realtà economiche israeliane coinvolte in azioni criminali contro la popolazione palestinese della striscia di Gaza. È necessario la sospensione dei rapporti diplomatici, fino al pieno adempimento delle risoluzioni umanitarie Onu.


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