Primo giorno In Consiglio regionale, con una comunità che rialza la testa

Primo giorno In Consiglio regionale, con una comunità che rialza la testa


Domani si apre ufficialmente la nuova legislatura regionale, e per me inizia l’impegno come consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra.

Entro in aula consapevole di rappresentare una minoranza, ma con la determinazione di chi sa che anche dalle minoranze può nascere il cambiamento. Le idee contano più dei numeri quando sono radicate nella giustizia sociale, nella difesa dell’ambiente, nei diritti e nella dignità del lavoro.

Cercherò di fare un’opposizione radicale ma intelligente: ferma nei principi, ma capace di dialogo e di proposta.

Un’opposizione che non si limita a dire “no”, ma che costruisce alternative, denuncia le ingiustizie e, allo stesso tempo, propone soluzioni concrete e possibili.

Intendo mettere il mio lavoro a disposizione di una comunità, perché la politica si fa, soprattutto, nei luoghi dove le persone vivono, resistono e sperano. Mi piace pensare che molte delle iniziative che porterò avanti possano nascere dal coinvolgimento delle persone, delle associazioni e dei territori.

Vorrei che questo mandato diventasse uno spazio condiviso, in cui costruire insieme una visione diversa delle Marche.

Sarà anche un lavoro per il riscatto della sinistra, intesa non tanto come somma di sigle, ma come comunità di valori, idee e persone che vogliono rialzare la testa.

Per tornare a credere che la politica possa ancora essere uno strumento di giustizia, di libertà e di speranza.

E proprio in questa direzione stiamo già lavorando a una prima iniziativa pubblica che si terra’ ad Ancona, sabato 15 novembre dal titolo apparentemente ironico e provocatorio: “C’è vita su Marte?”

Un invito a guardare oltre la rassegnazione, a cercare nuovi spazi di pensiero, partecipazione e futuro. Insieme.


Inizierò da qui, dai più fragili

Inizierò da qui, dai più fragili


La salute mentale dei minorenni e’ una vera emergenza, secondo gli esperti, anche nella nostra regione, dove la risposta del sistema sanitario appare del tutto insufficiente, nonostante l’impegno degli operatori.
Depressione, ritiro sociale, rifiuto scolastico, autolesionismo, ansia, disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria…I dati della Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ci dicono che in Italia circa 1 minorenne su 5 soffre di qualche forma di disturbo mentale.
E’ un tema fondamentale per il futuro della nostra società’: un tema che ho affrontato durante la campagna elettorale, promettendo che se fossi stato eletto consigliere regionale ci avrei messi testa e cuore.
Per questo ho deciso di iniziare da qui la mia attivita’ di consigliere, approfondendo e lanciando un forte segnale di attenzione al problema. Nei prossimi giorni intendo recarmi presso le strutture sanitarie di neuropsichiatria infantile e le comunita’ terapeutiche, confrontandomi con gli operatori, anche delle UMEE, mettendomi a disposizione delle associazioni che si occupano della questione.
Cio’ per comprendere meglio le esigenze e le criticità del sistema e impegnare seriamente l’istituzione regionale.
Perche’ abbiamo bisogno di politiche regionali che tutelino davvero i diritti e il benessere delle fasce più vulnerabili, come quella dei bambini e degli adolescenti con disturbi legati alla salute mentale.


Se la casa brucia non possiamo scaldarci al tepore delle fiamme

Se la casa brucia non possiamo scaldarci al tepore delle fiamme


SE LA CASA BRUCIA NON POSSIAMO SCALDARCI AL TEPORE DELLE FIAMME
Nei giorni scorsi si e’ tenuta a Chiaravalle un’iniziativa, promossa dall’ex candidato presidente del centrosinistra, Matteo Ricci: avrebbe dovuto rappresentare l’avvio di un percorso di riflessione e di riscatto, dopo lo scioccante insuccesso elettorale nelle Marche.
Ma non e’ stato così.
La sconfitta, dolorosa e inequivocabile, non consente di eludere un’analisi seria — sociale e culturale — delle sue cause.
Non parlo di trarne le conseguenze, gesto ormai raro in politica, ma almeno di guardare in faccia la realtà. Cosa che molti esponenti dei partiti che componevano l’alleanza di centrosinistra faticano a fare.
Perche’ scaricare le colpe sugli elettori, sostenendo che “non ci hanno capito” o che si sarebbero lasciati attrarre dalle politiche assistenzialistiche della destra in un territorio “meridionalizzato” e’ una lettura comoda, ma, temo, superficiale.
I cittadini, invece, capiscono bene: capiscono quando la politica è distante, chiusa in sé stessa, autoreferenziale.
L’astensionismo crescente nasce anche da qui: da un campo politico che ha smarrito la capacità di dialogare, di ascoltare, di farsi vedere.
Nei mesi trascorsi facendo una campagna elettorale a perdifiato ho avuto conferma che la sconfitta del centrosinistra non è dell’oggi: abbiamo iniziato a perdere molto tempo addietro, quando si è smarrita la coerenza e si è preferito gestire l’esistente piuttosto che costruire il futuro.
Scelte politiche contraddittorie, rinunce di visione, linguaggi egoriferiti. E’ lì che abbiamo iniziato a smarrire la credibilità, anche presso quei mondi che ci erano sempre stati vicini.
E’ stato ingenuo pensare che si poteva invertire la rotta negli ultimi mesi prima delle elezioni, grazie all’intervento di un “deus ex machina”.
La fiducia persa non la si riconquista in una campagna elettorale, nonostante l’impegno dei candidati: la si ricostruisce, in tempi lunghi, stando dentro la societa’ tutta, giorno per giorno.
E credere che basti un ruolo europeo a ricucire un legame logoro con le comunità marchigiane è illusorio.
Il rischio è quello di trasmettere l’immagine di una politica che vive di sé stessa, che si autocelebra mentre la realtà intorno cambia.
Voglio essere sincero e fare ciò che in politica non si fa quasi mai: dire quello che penso.
L’iniziativa di Chiaravalle, in cui Matteo Ricci ha annunciato di voler tornare a Bruxelles — scelta che non aiuta a consolidare il rapporto fiduciario con una comunita’— mi è apparsa più come un esercizio di autoassoluzione che come l’occasione per iniziare un confronto autentico e collettivo.
Perché dopo una sconfitta di questa portata, serve altro: ascolto, analisi profonda e la disponibilità a ripartire da zero, se necessario.
Non voglio indulgere nel pessimismo, ma la metafora che mi viene in mente e’ amara: la casa brucia e una certa politica sembra convinta di potersi scaldare al tepore delle fiamme.
Il compito che ci attende è tutt’altro: ricostruire dalle macerie, con umiltà e determinazione.
Riannodare il filo con i territori, ascoltare chi non vota più, tornare a parlare un linguaggio comprensibile e credibile.
Potremo capire davvero cosa sta accadendo nella nostra regione e come rialzare la testa, anche in vista delle prossime sfide che ci attendono.
Per fare questo occorrono nuovi strumenti di ascolto e di partecipazione.
Serve discontinuità nel modo di essere e di fare politica.
Dobbiamo tornare tra le persone, costruire assemblee territoriali, laboratori di idee e un percorso permanente sui temi che contano: sanità, lavoro, sociale, ambiente.
Solo così potremo riconnetterci con chi ha scelto di non votare, recuperare fiducia e dare un senso nuovo all’impegno politico.
Perché, ne sono convinto, il dominio di questa destra non è un destino irreversibile.
Ma per cambiarlo, dobbiamo prima cambiare noi.


Un pensiero forte per Silvia

Un pensiero forte per Silvia


Abbiamo condiviso con lei momenti intensi, in queste settimane, ascoltando la sua voce di pace e di libertà.
Ieri Silvia Severini, concittadina anconetana a bordo della Flotilla per Gaza, è stata arrestata dalle autorità israeliane insieme agli altri attivisti che portavano un messaggio semplice e radicale: la fine dell’assedio, la dignità per il popolo palestinese, la speranza di un Mediterraneo che non sia più frontiera di guerra.
A Silvia va la nostra vicinanza più sincera e l’abbraccio di una comunità che non dimentica il suo coraggio.
Per lei e per tutti i componenti della Global Sumud Flotilla chiediamo libertà immediata, rispetto dei diritti fondamentali e protezione internazionale.
La pace non si arresta. La solidarietà non si può imprigionare.


Una piccola vittoria, in una grande sconfitta

Una piccola vittoria, In una grande sconfitta


Mi sento una grande responsabilità.

Forse per questo non riesco a gioire fino in fondo per il risultato elettorale che mi permette di entrare in Consiglio regionale.

Da un lato l’amarezza per la disfatta dell’alleanza di centrosinistra, dall’altro la consapevolezza che ci attende un duro lavoro, per consentire a una comunità politica di rialzare la testa.

Occorre, innanzitutto, fare una cosa a cui siamo disabituati: interrogarci, senza timori, sulle ragioni che ci hanno condotto a questo esito così negativo.

Perché queste sconfitte non cadono dal cielo, hanno radici profonde.

Se un marchigiano su due ha deciso di non recarsi al voto è necessario domandarsi in cosa abbiamo sbagliato, in cosa e perché non siamo riusciti a farci capire. Senza ricorrere a scorciatoie, per cui la spiegazione sta solo nel qualunquismo di chi ha deciso di non votare. Troppo semplice, ma anche sbagliato.

È invece necessario lavorare a un’idea politica nuova, senza attendere neanche un minuto, perché abbiamo bisogno di tempo per costruire progetti che possano apparire credibili, capaci di essere davvero coinvolgenti e plurali, che consentano una riconnessione anche affettiva con tante persone rassegnate e demotivate.

Abbiamo bisogno di tempo per prepararci seriamente alle prossime sfide politiche.

Su questo, oltre a tentare di fare un’opposizione intelligente in Consiglio, mi impegnerò molto seriamente.

Non posso non sottolineare che per me questo risultato ha un valore particolare: da candidato indipendente, senza un partito alle spalle, ce l’ho fatta. Non era affatto scontato.

È il risultato di in impegno collettivo straordinario.

Per questo sento il bisogno di ringraziare, uno a uno, coloro che mi hanno sostenuto. Chi mi ha dato fiducia con il voto, chi ha partecipato agli incontri, chi ha condiviso idee e proposte, chi ha speso tempo ed energie in questa campagna elettorale. È grazie a voi se oggi posso guardare avanti con la certezza che il nostro cammino non è stato vano.

Questa mia piccola vittoria non cancella la sconfitta collettiva, ma diventa una responsabilità ancora più grande: quella di non disperdere il patrimonio di relazioni, esperienze ed energie che abbiamo costruito.

Il lavoro inizia adesso.


Falconara al bivio. Raffineria, idrogeno e i fili che portano a Baku

Falconara al bivio. Raffineria, idrogeno e i fili che portano a Baku


Sempre più presenza economica e industriale dell’Azerbaigian a Falconara? La raffineria Api passa a SOCOR, colosso energetico di Stato azero. A poche centinaia di metri dall’impianto petrolchimico, c’è il sito destinato ad ospitare l’ Opificio Idrogeno Marche, un progetto in mano alla Renco, società che pure ha consolidate relazioni in Azerbaijan. Renco spa, con sede a Pesaro, ha infatti partecipato ai lavori per la TAP –Trans Adriatic Pipline, l’infrastruttura che trasporta gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia, nella costruzione delle stazioni in Grecia Albania e soprattutto Puglia e come contractor Epc.
Alla luce di questa coincidenza, anche se non vi sono documenti pubblici che leghino formalmente il progetto idrogeno di Falconara di Renco, con SOCAR, la nuova proprietà API di Baku, è legittimo e doveroso chiedersi se esistano  – o si stanno negoziando – accordi diretti tra SOCAR per API e Renco spa per Opificio Idrogeno Marche, che guardano a sinergie su stoccaggi, logistica, forniture. E ancora ci domandiamo quale sarà il piano industriale di SOCAR per Falconara, tra investimenti, bonifiche, occupazione, riconversione energetica. E se questo andrà a integrarsi con Opificio Idrogeno Marche.

Falconara concentra in pochi chilometri una raffineria in fase di acquisizione da parte di una compagnia estera di Stato, un sito destinato all’idrogeno e finanziato con fondi pubblici, l’aeroporto internazionale Raffaello Sanzio con implicazioni dirette sulla sicurezza, una città di oltre 25.000 abitanti, già esposta a impatti ambientali e sanitari.

Ad oggi restano punti oscuri: quale sarà il futuro dell’hub energetico di Falconara, che piani industriali ed economici prevede e quali garanzie di sicurezza saranno offerte ai cittadini e ai lavoratori in un territorio già fragile? È evidente che la coesistenza di raffineria tradizionale, idrogeno e aeroporto impone standard di sicurezza, trasparenza e pianificazione urbanistica straordinari.

Come candidato alle elezioni regionali credo che questo passaggio imponga alla Regione Marche atti ufficiali di trasparenza, pubblicazione dei piani industriali, accesso agli atti ambientali. Accordi di sito: protocolli che vincolino le aziende a obiettivi su salute, ambiente, lavoro. Pianificazione integrata: coordinare raffineria, idrogeno, aeroporto, rigenerazione urbana. Partecipazione dei cittadini: tavoli permanenti con Comune, Regione, ARPA, ASUR, associazioni e comitati.

Un esempio da guardare è la ex raffineria ERG di San Martino (Genova), dismessa nel 2018, è stata riconvertita in polo per energie rinnovabili (ERG Power). Falconara non può accontentarsi di meno.

”Questi argomenti saranno trattati nell’incontro di venerdì 20 settembre, ore 18:00 alla Galleria delle Idee di Falconara (Via Bixio 18°), “Rigenerazione Urbana. Come ripensare la città”, insieme a la candidata Avs Francesca Bianchi e gli architetti Carlo Brunelli e Piero Cantani e le cittadine e i cittadini che interverranno.

 

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Allarme rosso: manifesto accartocciato

Allarme rosso: manifesto accartocciato

Spoiler: è ironico


Nei giorni scorsi mi hanno staccato e accartocciato qualche manifesto ed ho avuto l’accesso ai social bloccato per oltre 24 ore. Fastidioso, certo.
Ma non ho mai pensato a una vile provocazione fascista o a un attacco hacker di accoliti vannacciani. Più facile il dispetto di qualche ragazzino annoiato e un banale malfunzionamento del sistema informatico.
Credo che se abbassassimo tutti un po’ i toni, la competizione elettorale sarebbe più sana. Un manifesto strappato non cambia le idee, si riattacca, e un breve blocco sui social non spegne la voce.
Io continuerò ad attaccare i manifesti, ma soprattutto i problemi delle Marche.
A chi invece si diverte a strapparli, consiglio un passatempo meno faticoso: l’album delle figurine. Almeno lì si vince completando le pagine, non strappandole.
E nel caso qualcuno pensasse di fare politica con i dispetti, non resta che il destino di sempre: una risata lo seppellirà.


Adottiamo un astensionista, con un caffè politicamente corretto

Adottiamo un astensionista, con un caffè politicamente corretto


Una campagna dal titolo diretto ma anche leggero. Per invitare al confronto chi sta pensando di non andare alle urne alle prossime elezioni, in tre mattinate domenicali dal titolo “Adottiamo un astensionista”, quando prendere sotto braccio un amico, una parente, un collega, per bere un caffè assieme, ma corretto con una aggiunta di politica.

Gli appuntamenti che abbiamo organizzato ad Ancona, sono tre, nelle domeniche 7, 14 e 21 settembre, dalle ore 10.00 in centro, al Cafè Plaza (Corso Garibaldi 54): incontri informali, davanti a una tazzina, per ascoltare dubbi e raccogliere proposte, parlare di temi chiave per la Regione Marche – sanità, lavoro, ambiente, diritti sociali – ma soprattutto per cercare di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

La sfida più grande delle prossime elezioni non è solo tra schieramenti politici, ma è contro l’astensionismo. Sempre più cittadini scelgono di non votare, alimentando una frattura profonda tra società e rappresentanza politica. Non possiamo permetterci che metà dei cittadini rinunci a votare. L’astensionismo è la vera emergenza democratica”, E dunque, spiega ancora Nobili, “‘Adottare un astensionista’ significa mettersi in gioco, dialogare con chi ha perso fiducia, offrire nuove ragioni per riprendere a partecipare. La politica deve tornare ad essere uno spazio di comunità, non un’arena di slogan vuoti.

La campagna vuole essere un invito concreto a tutti. Ogni elettore può “adottare” una persona che pensa di non votare e portarla al confronto. È un modo per ricordare che la democrazia vive solo se ciascuno fa la propria parte.


Un Patto per l’allevamento sostenibile nella Marche, la mia proposta

Un Patto per l’allevamento sostenibile nella Marche, la mia proposta


Allevamenti intensivi, occorre un Patto per l’allevamento sostenibile nelle Marche, che metta al centro la salute dei cittadini, il benessere animale, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione dei produttori virtuosi”.

L’idea nasce dopo l’incontro che si è tenuto il 2 settembre a Jesi al Circolo Cittadino, con la giornalista Rai Giulia Innocenti, il Comitato Vallesina e gli altri candidati e portavoce di Avs.

Insieme, abbiamo vissuto un momento di confronto vero e sentito: tantissime persone hanno riempito la sala, segno che il tema degli allevamenti intensivi tocca davvero la coscienza collettiva e il futuro del nostro territorio. La Regione può fare molto. L’impegno condiviso può diventare il modello di una Regione capace di unire tradizione agricola e innovazione responsabile. La partecipazione di ieri è la prova che esiste una comunità viva, consapevole e pronta a costruire insieme un’alternativa al modello intensivo che consuma territorio, acqua e aria. È anche da qui che parte il cambiamento.

Il Patto per l’allevamento sostenibile lanciato da Nobili si articola in cinque punti concreti:

  • Tutela della salute pubblica – monitoraggio costante della qualità dell’aria e delle acque nelle aree a maggiore densità di allevamenti e applicazione rigorosa del principio di precauzione.
  • Benessere animale – incentivare modelli di allevamento estensivo e semi-estensivo, riducendo le pratiche che provocano sofferenza e promuovendo sistemi certificati di benessere.
  • Sostenibilità ambientale – limitare l’espansione degli allevamenti intensivi, ridurre le emissioni di gas climalteranti e valorizzare il riuso delle deiezioni zootecniche in ottica di economia circolare.
  • Sostegno agli allevatori virtuosi – premiare con fondi regionali e accesso prioritario ai bandi europei coloro che scelgono la strada della qualità, della riduzione degli antibiotici e della tracciabilità trasparente.
  • Partecipazione e trasparenza – istituire un tavolo regionale permanente con cittadini, comitati, associazioni di categoria e mondo scientifico per definire regole condivise e monitorare i risultati.

Questo Patto vuole essere un impegno politico ma anche civile: una visione collettiva per le Marche del futuro, dove agricoltura e allevamento restano un pilastro identitario ma in un equilibrio nuovo, rispettoso dell’ambiente e delle persone.

 


Difendiamo il Laboratorio Fabbri, spazio giovanile a servizio di una comunità viva

Difendiamo il Laboratorio Fabbri, spazio giovanile a servizio di una comunità viva.


A Fabriano, ho incontrato le ragazze e i ragazzi del Laboratorio sociale Fabbri, uno spazio di aggregazione giovanile a rischio sfratto. Parlando con loro mi è stato ancora più chiaro quanto sia fondamentale, oggi, difendere e valorizzare gli spazi giovanili e autogestiti.  Non sono soltanto luoghi fisici, ma esperienze collettive di cittadinanza, dove si intrecciano relazioni, solidarietà, cultura, impegno civile”, interviene il candidato consigliere regionale Avs Andrea Nobili, in merito alla

Ho cercato l’incontro con loro perché il Comune fabrianese ha deciso di non rinnovare il comodato d’uso per i locali di Spiazzi San Nicolò, sede del centro sociale e culturale attivo dal 2013.

In una società che spesso riduce i giovani a numeri, target di politiche passive o peggio ancora a un problema da contenere, questi spazi ribaltano la prospettiva: mostrano che le nuove generazioni hanno voglia di costruire, di partecipare, di immaginare un futuro diverso. E che per farlo non chiedono assistenza, ma luoghi liberi in cui organizzarsi, esprimersi, crescere insieme. Gli spazi sociali e autogestiti sono presìdi di democrazia e inclusione sociale.  Perché producono cultura dal basso, accessibile e partecipata e, soprattutto, perché offrono alternative concrete al disagio giovanile e alla marginalità. Se guardiamo al quadro regionale, ci rendiamo conto che in questi anni le Marche hanno perso molte occasioni per investire nei giovani. Troppi spazi abbandonati, troppi progetti lasciati a metà, troppe risorse usate senza una visione

Eppure, conclude  il candidato Avs Nobili, “Mai come oggi ci sarebbe bisogno di una strategia capace di mettere al centro i giovani non come destinatari passivi di servizi, ma come protagonisti attivi di processi sociali e culturali. Difendere il Fabbri e gli spazi giovanili significa difendere la possibilità stessa di costruire comunità più giuste, inclusive e solidali”.


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