Seconda tappa nelle carceri marchigiane, Pesaro Villa Fastiggi

Seconda tappa nelle carceri marchigiane, Pesaro Villa Fastiggi


Visitare un istituto penitenziario non è mai un atto rituale. È un modo per comprendere meglio il mondo in cui viviamo.

Nei giorni scorsi ho visitato il carcere di Pesaro-Villa Fastiggi, dove ho avuto un’interlocuzione molto positiva con la direttrice dell’Istituto e con il comandante della Polizia penitenziaria.
Un confronto serio e concreto, che conferma quanto sia importante non dimenticare le donne e gli uomini che lavorano ogni giorno negli istituti penitenziari, spesso in condizioni difficili, garantendo sicurezza, diritti e tenuta dell’istituzione.
E tra i problemi che non vanno trascurati c’e’ quello della carenza d’organico della Polizia penitenziaria.

Le criticita’ anche a Pesaro sono quelle note:
– un elevato indice di sovraffollamento;
– una presenza molto significativa di detenuti con problematiche di tossicodipendenza e di carattere psichiatrico, che richiederebbero risposte sanitarie e trattamentali più strutturate;
– una quota rilevante di detenuti stranieri, con criticità evidenti sui percorsi di presa in carico e reinserimento.
Ho visitato anche la sezione femminile, una realtà meno visibile ma che pone esigenze specifiche e delicate, a partire dalla tutela della dignità, della salute e dei percorsi di recupero.

C’è poi un tema specifico che riguarda l’area sanitaria, di competenza regionale.
A Villa Fastiggi l’assistenza è affidata a cooperative sociali: ho conosciuto la responsabile del servizio e l’impressione è stata molto buona, per competenza e approccio umano.
Resta però una criticità strutturale: i contratti sono in scadenza e il rischio è quello di compromettere la continuità dell’assistenza, che in carcere non è un dettaglio amministrativo ma una condizione essenziale di tutela dei diritti e di sicurezza complessiva.

Sulla sanità penitenziaria andrebbe fatto un ragionamento a parte. È un ambito che spesso “sfugge”, perché richiede una specializzazione vera, capace di tenere insieme medicina, salute mentale, dipendenze e contesto detentivo.

Quando ero Garante dei diritti dei detenuti avevo proposto che la Università Politecnica delle Marche, attraverso la Facoltà di Medicina, attivasse un corso di perfezionamento ad hoc sulla sanità penitenziaria.
Un’idea che oggi appare ancora più attuale.

Entrare in carcere serve a questo: guardare in faccia i problemi, senza slogan e senza scorciatoie.
Il monitoraggio continua..


Nuovo studentato  ad Ancona. Oltre la propagnada,  diritto allo studio negato. Mancano politiche abitative pubbliche

Nuovo studentato  ad Ancona. Oltre la propagnada,  diritto allo studio negato. Mancano politiche abitative pubbliche”


L’inaugurazione del secondo blocco dello studentato Libertas ad Ancona è stata accompagnata, ancora una volta, da una narrazione fortemente autocelebrativa da parte dell’amministrazione comunale e dell’assessore con delega all’Università. Taglio del nastro, benedizione, dichiarazioni ottimistiche. Tutto molto ordinato. Molto meno convincente sul piano politico e sostanziale.
Per questa ragione ho depositato in Consiglio regionale un’interrogazione formale per fare chiarezza su ciò che viene presentato come un modello virtuoso, ma che solleva questioni rilevanti sul piano del diritto allo studio e dell’emergenza abitativa studentesca ad Ancona.
I numeri, al netto della propaganda, parlano chiaro: 46 nuovi posti letto, di cui solo 14 effettivamente in convenzione con ERDIS e quindi pienamente inseriti nel sistema pubblico del diritto allo studio. Tutto il resto è offerta privata, astrattamente regolata, che intercetta relativamente il bisogno degli studenti in maggiore difficoltà economica.
Nell’interrogazione ho chiesto alla Giunta regionale di chiarire il ruolo del soggetto privato che ha realizzato la struttura, la JHS s.r.l., e di spiegare se il modello adottato – fondato sulla realizzazione privata e su una convenzione pubblica limitata – sia davvero adeguato per una città che vive da anni una emergenza abitativa strutturale come Ancona.
Ho inoltre chiesto di fare piena luce sul tema dei canoni cosiddetti “calmierati”, pari a circa 300 euro per una stanza doppia e 400 euro per una singola, che – come previsto dalla normativa PNRR – corrispondono a una riduzione minima del 15% rispetto ai valori di mercato. Una soglia che, in una città dove i prezzi sono già elevati, non garantisce affatto canoni realmente accessibili per la maggioranza degli studenti e delle famiglie.
Un altro punto centrale dell’interrogazione riguarda il vincolo temporale di 12 anni previsto per questi interventi: trascorso tale periodo, le strutture potranno essere sottratte alla funzione di residenzialità studentesca. È legittimo quindi chiedersi che cosa resterà, tra dodici anni, delle politiche pubbliche sul diritto allo studio ad Ancona, se il patrimonio non entra nella disponibilità pubblica.
In questo contesto, colpisce soprattutto il silenzio del Comune di Ancona e dell’assessore con delega all’Università di fronte alle proteste e alle mobilitazioni delle associazioni studentesche, a partire da Gulliver – Sinistra Universitaria, che da anni denunciano la carenza di alloggi pubblici, l’insostenibilità dei canoni e l’assenza di una strategia strutturale. Nessun confronto reale, nessun tavolo stabile, nessun segnale di vicinanza.
Nessuno mette in discussione l’utilità di aumentare i posti letto. Ma continuare a presentare come soluzione strutturale ciò che è, nei fatti, un intervento prevalentemente privato e temporaneo significa abbassare l’asticella delle politiche pubbliche e confondere il diritto allo studio con una generica offerta immobiliare regolata.
Ancona ha bisogno di meno propaganda e più scelte coraggiose: più investimenti pubblici diretti, più posti realmente accessibili per i borsisti, più ascolto delle rappresentanze studentesche. È su questo terreno che si misura la credibilità di chi governa una città universitaria.


Gravi criticità nei Centri per uomini autori di violenza, lo vediamo nel femminicidio di Pianello

Gravi criticità nei Centri per uomini autori di violenza, lo vediamo nel femminicidio di Pianello


Emergono gravi falle nel sistema dei Centri per uomini autori di violenza (Cuav). Come consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Andrea Nobili, ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale a seguito della morte di Sadjide Muslija, la donna uccisa a Pianello Vallesina, con il marito considerato il presunto responsabile del femminicidio.
Secondo quanto emerso, l’uomo già condannato per maltrattamenti stava beneficiando della sospensione della pena in virtù dell’impegno a intraprendere un percorso terapeutico presso un Cuav, percorso che però non è mai iniziato a causa delle liste di attesa. Nel frattempo, gli era stato consentito di rientrare nell’abitazione familiare.
Questa tragedia ha messo in luce gravi carenze nella rete di protezione che avrebbe dovuto garantire la sicurezza della vittima È necessario verificare se negli ultimi tre anni la Regione abbia svolto un’efficace attività di monitoraggio sui Cuav delle Marche, in particolare rispetto al rispetto degli standard di funzionamento, ai tempi di presa in carico, all’adeguatezza delle risorse professionali e all’utilizzo dei fondi pubblici, nonché ai risultati effettivamente raggiunti.
Nell’interrogazione, ho chiesto inoltre se esistano protocolli operativi formalizzati tra Regione, Uffici di esecuzione penale esterna, Procure, Tribunali e Ambiti Territoriali Sociali, per garantire canali prioritari ai casi con prescrizioni giudiziarie e tempi di intervento compatibili con la valutazione del rischio.
Dopo quanto accaduto è indispensabile potenziare l’offerta regionale dei Cuav, ridurre o azzerare le liste di attesa, garantire risposte tempestive nei casi a rischio, rafforzare il coordinamento tra istituzioni e intensificare la vigilanza sui centri. Su questi aspetti chiediamo alla Giunta quali azioni concrete intenda intraprendere.


Avviato il monitoraggio delle carceri marchigiane, prima tappa l’istituto di Ancona-Montacuto

Avviato il monitoraggio delle carceri marchigiane, prima tappa l’istituto di Ancona-Montacuto

Monitorare le condizioni sanitarie all’interno degli istituti penitenziari marchigiani è una prerogativa riconosciuta al consigliere regionale e rappresenta un dovere istituzionale rispetto al diritto alla salute delle persone detenute. È per questo che, in qualità di consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, già Garante dei diritti dei detenuti della Regione Marche, ed attuale vicepresidente della Commissione Sanità ho intrapreso  un ciclo di visite nei sei istituti penitenziari delle Marche.

La prima tappa si è svolta il 9 dicembre alla Casa circondariale di Ancona-Montacuto, dove ho incontrato la direzione, il comandante eil personale di Polizia penitenziaria e gli operatori sanitari, visitando le sezioni e le aree dedicate all’assistenza medica. Un istituto che, ancora una volta, mostra con chiarezza le criticità strutturali e organizzative del sistema penitenziario regionale.

 

Sovraffollamento e composizione della popolazione detenuta

Il carcere ospita oggi 336 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 256 posti, con un sovraffollamento ormai strutturale.

Gli stranieri sono 139, pari a oltre il 30% del totale.

Nel dettaglio:

  • 256 detenuti comuni e 80 in alta sicurezza
  • 82 in attesa di giudizio e 254 con condanna definitiva

Significativi poi i numeri relativi a detenuti problematiche legate alla tossicodipendenza (circa il 10% del numero complessivo le prese in carico effettive) e con problemi psicologici.

Il personale di Polizia penitenziaria in servizio ammonta a 143 unità su una pianta organica di 175, dato che testimonia una condizione di costante pressione operativa.

 

Le criticità sanitarie

Sul versante sanitario – competenza della Regione Marche – emergono situazioni che richiedono interventi urgenti e programmati. In particolareè segnalata una carenza significativa di specialisti. In particolare si è palesata la difficoltà a garantire continuità nelle prestazioni di dermatologia, ambito molto importante nel contesto detentivo.

Preoccupa inoltre l’apertura, prevista nei prossimi mesi, di una nuova articolazione psichiatrica destinata a ospitare 14 persone con elevata fragilità clinica.
Si tratta di una struttura delicata che richiederà un intervento straordinario della sanità regionale in termini di personale, competenze e continuità assistenziale. È indispensabile che le Marche si organizzino per tempo, perché una gestione inadeguata avrebbe ricadute pesanti sia sui detenuti sia sul personale.

 

La funzione della Legge Regionale 28/2008: un pilastro da rafforzare con finanziamenti stabili e pluriennali

Tra i temi emersi nella visita, va sottolineata l’importanza strategica della Legge regionale 28/2008, che disciplina gli interventi socio-educativi, trattamentali e di inclusione per le persone detenute nelle Marche. Una norma che rappresenta uno strumento essenziale per garantire: attività di formazione e reinserimento sociale, percorsi educativi e culturali, interventi di mediazione, supporto psicologico e sostegno ai nuclei familiari, progetti di lavoro, qualificazione professionale e continuità dei percorsi trattamentali

Questa legge è uno dei cardini attraverso cui la Regione può incidere realmente sulla qualità della vita detentiva e sul percorso di reinserimento delle persone recluse. Tuttavia, la sua efficacia dipende in modo decisivo dalla regolarità e dalla stabilità dei finanziamenti”.

Gli stanziamenti regionali degli ultimi anni, pur presenti, non sempre hanno garantito continuità temporale, con ricadute negative sull’organizzazione dei servizi.
Nei contesti penitenziari l’intermittenza dei fondi produce interruzioni nelle attività, perdita di professionalità, impossibilità di programmare progetti strutturali e, di fatto, riduzione dell’impatto degli interventi. È necessario che la L.R. 28/2008 sia sostenuta da finanziamenti certi, tempestivi e su base pluriennale, così da assicurare stabilità e prevedibilità alle prestazioni, parte integrante del trattamento penitenziario e incidono direttamente sul percorso di recupero e sulla sicurezza collettiva.

 

Riorganizzazione nazionale e carenze infrastrutturali

Durante la visita è stato inoltre comunicato che il PRAP (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) Marche–Emilia Romagna sarà riorganizzato e la gestione regionale passerà sotto un nuovo accorpamento con l’Umbria. Un cambiamento che richiederà attenzione nel coordinamento istituzionale e negli aspetti organizzativi.

Nobili ha evidenziato anche l’annosa criticità dell’assenza, nell’area maceratese, di una struttura penitenziaria. Questa mancanza determina un inevitabile aggravio per il carcere di Ancona-Montacuto. È necessario accelerare le decisioni sul versante dell’edilizia penitenziaria, perché la distribuzione territoriale degli istituti influisce sulla qualità della detenzione, sul lavoro del personale e sull’efficienza del sistema.

 

Un percorso di monitoraggio in tutti gli istituti marchigiani

Dopo Montacuto, il calendario delle visite già fissate prevede:Pesaro, 19 dicembre, Fossombrone, 12 gennaioper poi proseguire con Ancona Barcaglione, Fermo e Ascoli Piceno, completando così il monitoraggio dell’intero sistema regionale

L’obiettivo è restituire al Consiglio regionale una fotografia reale e documentata della situazione, ponendosi in una posizione di collaborazione e integrazione del prezioso lavoro che fa il Garante regionale dei i diritti dei detenuti, individuare gli interventi migliorativi e rafforzare la collaborazione tra amministrazione regionale, direzioni penitenziarie e operatori sanitari. Le carceri sono parte integrante della comunità: migliorare le condizioni detentive significa tutelare i diritti fondamentali


Mancanza di coraggio verso i diritti dei palestinesi da parte del governo regionale

Mancanza di coraggio verso i diritti dei palestinesi da parte del governo regionale


Dispiace e amareggia la mancanza di coraggio dimostrata da parte del governo regionale nel negare solidarietà e diritti verso il popolo palestinese. È il mio pensiero, dopo la bocciatura della risoluzione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, che affiancato dalle mozioni di Maurizio Mangialardi e Marta Ruggeri, ho presentato per conto della minoranza alla seduta del Consiglio regionale del 25 novembre.

La Regione Marche ha competenze e responsabilità in materia di pace e di cooperazione internazionale e tantissimi cittadini chiedono rispetto e garanzia dei diritti umani, per questo abbiamo presentato risoluzione per la Palestina, che oggi però è stata sbrigativamente respinta. Critico con fermezza questa scelta.
Nel mio intervento dal titolo Riconoscimento dello Stato di Palestina e sospensione dei rapporti tra la Regione Marche e il Governo di Israele fino al pieno rispetto del diritto internazionale”, ho ribadito la profonda indignazione per i crudeli attentati del 7 ottobre 2024 compiuti da Hamas, “e nel ricordare la nostra amicizia col popolo ebraico, condanniamo pure la strumentalizzazione di questa tragedia da parte del governo israeliano, per perpetuare massacri verso civili inermi. È urgente il riconoscimento dello stato palestinese, per la dignità del suo popolo. Lo stesso scrittore israeliano Grossman ha definito quello in atto un genocidio e la deriva criminale intrapresa dall’esercito israeliano è stata più volte denunciata dalla società civile ebraica, mentre continuano le violenze nonostante la tregua in atto”. Nella sua mozione ho chiamato la Giunta alla presa di posizione davanti a violazioni gravi dei diritti umani e internazionali, così come Nobili ha chiesto la ferma condanna del terrorismo e della violenza posta in essere da Israele nella striscia di Gaza e in Cisgiordania, la sospensione delle relazioni con enti israeliani di qualsiasi tipo, collegate allo stato israeliano, salvo che con quelle realtà d’Israele che dialogano per la pace. Né possiamo intrattenere rapporti con realtà economiche israeliane coinvolte in azioni criminali contro la popolazione palestinese della striscia di Gaza. È necessario la sospensione dei rapporti diplomatici, fino al pieno adempimento delle risoluzioni umanitarie Onu.


 Primo giorno In Consiglio regionale, con una comunità che rialza la testa

Primo giorno In Consiglio regionale, con una comunità che rialza la testa


Domani si apre ufficialmente la nuova legislatura regionale, e per me inizia l’impegno come consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra.

Entro in aula consapevole di rappresentare una minoranza, ma con la determinazione di chi sa che anche dalle minoranze può nascere il cambiamento. Le idee contano più dei numeri quando sono radicate nella giustizia sociale, nella difesa dell’ambiente, nei diritti e nella dignità del lavoro.

Cercherò di fare un’opposizione radicale ma intelligente: ferma nei principi, ma capace di dialogo e di proposta.

Un’opposizione che non si limita a dire “no”, ma che costruisce alternative, denuncia le ingiustizie e, allo stesso tempo, propone soluzioni concrete e possibili.

Intendo mettere il mio lavoro a disposizione di una comunità, perché la politica si fa, soprattutto, nei luoghi dove le persone vivono, resistono e sperano. Mi piace pensare che molte delle iniziative che porterò avanti possano nascere dal coinvolgimento delle persone, delle associazioni e dei territori.

Vorrei che questo mandato diventasse uno spazio condiviso, in cui costruire insieme una visione diversa delle Marche.

Sarà anche un lavoro per il riscatto della sinistra, intesa non tanto come somma di sigle, ma come comunità di valori, idee e persone che vogliono rialzare la testa.

Per tornare a credere che la politica possa ancora essere uno strumento di giustizia, di libertà e di speranza.

E proprio in questa direzione stiamo già lavorando a una prima iniziativa pubblica che si terra’ ad Ancona, sabato 15 novembre dal titolo apparentemente ironico e provocatorio: “C’è vita su Marte?”

Un invito a guardare oltre la rassegnazione, a cercare nuovi spazi di pensiero, partecipazione e futuro. Insieme.


Inizierò da qui, dai più fragili

Inizierò da qui, dai più fragili


La salute mentale dei minorenni e’ una vera emergenza, secondo gli esperti, anche nella nostra regione, dove la risposta del sistema sanitario appare del tutto insufficiente, nonostante l’impegno degli operatori.
Depressione, ritiro sociale, rifiuto scolastico, autolesionismo, ansia, disturbi del comportamento alimentare, ideazione suicidaria…I dati della Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ci dicono che in Italia circa 1 minorenne su 5 soffre di qualche forma di disturbo mentale.
E’ un tema fondamentale per il futuro della nostra società’: un tema che ho affrontato durante la campagna elettorale, promettendo che se fossi stato eletto consigliere regionale ci avrei messi testa e cuore.
Per questo ho deciso di iniziare da qui la mia attivita’ di consigliere, approfondendo e lanciando un forte segnale di attenzione al problema. Nei prossimi giorni intendo recarmi presso le strutture sanitarie di neuropsichiatria infantile e le comunita’ terapeutiche, confrontandomi con gli operatori, anche delle UMEE, mettendomi a disposizione delle associazioni che si occupano della questione.
Cio’ per comprendere meglio le esigenze e le criticità del sistema e impegnare seriamente l’istituzione regionale.
Perche’ abbiamo bisogno di politiche regionali che tutelino davvero i diritti e il benessere delle fasce più vulnerabili, come quella dei bambini e degli adolescenti con disturbi legati alla salute mentale.


Se la casa brucia non possiamo scaldarci al tepore delle fiamme

Se la casa brucia non possiamo scaldarci al tepore delle fiamme


SE LA CASA BRUCIA NON POSSIAMO SCALDARCI AL TEPORE DELLE FIAMME
Nei giorni scorsi si e’ tenuta a Chiaravalle un’iniziativa, promossa dall’ex candidato presidente del centrosinistra, Matteo Ricci: avrebbe dovuto rappresentare l’avvio di un percorso di riflessione e di riscatto, dopo lo scioccante insuccesso elettorale nelle Marche.
Ma non e’ stato così.
La sconfitta, dolorosa e inequivocabile, non consente di eludere un’analisi seria — sociale e culturale — delle sue cause.
Non parlo di trarne le conseguenze, gesto ormai raro in politica, ma almeno di guardare in faccia la realtà. Cosa che molti esponenti dei partiti che componevano l’alleanza di centrosinistra faticano a fare.
Perche’ scaricare le colpe sugli elettori, sostenendo che “non ci hanno capito” o che si sarebbero lasciati attrarre dalle politiche assistenzialistiche della destra in un territorio “meridionalizzato” e’ una lettura comoda, ma, temo, superficiale.
I cittadini, invece, capiscono bene: capiscono quando la politica è distante, chiusa in sé stessa, autoreferenziale.
L’astensionismo crescente nasce anche da qui: da un campo politico che ha smarrito la capacità di dialogare, di ascoltare, di farsi vedere.
Nei mesi trascorsi facendo una campagna elettorale a perdifiato ho avuto conferma che la sconfitta del centrosinistra non è dell’oggi: abbiamo iniziato a perdere molto tempo addietro, quando si è smarrita la coerenza e si è preferito gestire l’esistente piuttosto che costruire il futuro.
Scelte politiche contraddittorie, rinunce di visione, linguaggi egoriferiti. E’ lì che abbiamo iniziato a smarrire la credibilità, anche presso quei mondi che ci erano sempre stati vicini.
E’ stato ingenuo pensare che si poteva invertire la rotta negli ultimi mesi prima delle elezioni, grazie all’intervento di un “deus ex machina”.
La fiducia persa non la si riconquista in una campagna elettorale, nonostante l’impegno dei candidati: la si ricostruisce, in tempi lunghi, stando dentro la societa’ tutta, giorno per giorno.
E credere che basti un ruolo europeo a ricucire un legame logoro con le comunità marchigiane è illusorio.
Il rischio è quello di trasmettere l’immagine di una politica che vive di sé stessa, che si autocelebra mentre la realtà intorno cambia.
Voglio essere sincero e fare ciò che in politica non si fa quasi mai: dire quello che penso.
L’iniziativa di Chiaravalle, in cui Matteo Ricci ha annunciato di voler tornare a Bruxelles — scelta che non aiuta a consolidare il rapporto fiduciario con una comunita’— mi è apparsa più come un esercizio di autoassoluzione che come l’occasione per iniziare un confronto autentico e collettivo.
Perché dopo una sconfitta di questa portata, serve altro: ascolto, analisi profonda e la disponibilità a ripartire da zero, se necessario.
Non voglio indulgere nel pessimismo, ma la metafora che mi viene in mente e’ amara: la casa brucia e una certa politica sembra convinta di potersi scaldare al tepore delle fiamme.
Il compito che ci attende è tutt’altro: ricostruire dalle macerie, con umiltà e determinazione.
Riannodare il filo con i territori, ascoltare chi non vota più, tornare a parlare un linguaggio comprensibile e credibile.
Potremo capire davvero cosa sta accadendo nella nostra regione e come rialzare la testa, anche in vista delle prossime sfide che ci attendono.
Per fare questo occorrono nuovi strumenti di ascolto e di partecipazione.
Serve discontinuità nel modo di essere e di fare politica.
Dobbiamo tornare tra le persone, costruire assemblee territoriali, laboratori di idee e un percorso permanente sui temi che contano: sanità, lavoro, sociale, ambiente.
Solo così potremo riconnetterci con chi ha scelto di non votare, recuperare fiducia e dare un senso nuovo all’impegno politico.
Perché, ne sono convinto, il dominio di questa destra non è un destino irreversibile.
Ma per cambiarlo, dobbiamo prima cambiare noi.


Un pensiero forte per Silvia

Un pensiero forte per Silvia


Abbiamo condiviso con lei momenti intensi, in queste settimane, ascoltando la sua voce di pace e di libertà.
Ieri Silvia Severini, concittadina anconetana a bordo della Flotilla per Gaza, è stata arrestata dalle autorità israeliane insieme agli altri attivisti che portavano un messaggio semplice e radicale: la fine dell’assedio, la dignità per il popolo palestinese, la speranza di un Mediterraneo che non sia più frontiera di guerra.
A Silvia va la nostra vicinanza più sincera e l’abbraccio di una comunità che non dimentica il suo coraggio.
Per lei e per tutti i componenti della Global Sumud Flotilla chiediamo libertà immediata, rispetto dei diritti fondamentali e protezione internazionale.
La pace non si arresta. La solidarietà non si può imprigionare.


Una piccola vittoria, in una grande sconfitta

Una piccola vittoria, In una grande sconfitta


Mi sento una grande responsabilità.

Forse per questo non riesco a gioire fino in fondo per il risultato elettorale che mi permette di entrare in Consiglio regionale.

Da un lato l’amarezza per la disfatta dell’alleanza di centrosinistra, dall’altro la consapevolezza che ci attende un duro lavoro, per consentire a una comunità politica di rialzare la testa.

Occorre, innanzitutto, fare una cosa a cui siamo disabituati: interrogarci, senza timori, sulle ragioni che ci hanno condotto a questo esito così negativo.

Perché queste sconfitte non cadono dal cielo, hanno radici profonde.

Se un marchigiano su due ha deciso di non recarsi al voto è necessario domandarsi in cosa abbiamo sbagliato, in cosa e perché non siamo riusciti a farci capire. Senza ricorrere a scorciatoie, per cui la spiegazione sta solo nel qualunquismo di chi ha deciso di non votare. Troppo semplice, ma anche sbagliato.

È invece necessario lavorare a un’idea politica nuova, senza attendere neanche un minuto, perché abbiamo bisogno di tempo per costruire progetti che possano apparire credibili, capaci di essere davvero coinvolgenti e plurali, che consentano una riconnessione anche affettiva con tante persone rassegnate e demotivate.

Abbiamo bisogno di tempo per prepararci seriamente alle prossime sfide politiche.

Su questo, oltre a tentare di fare un’opposizione intelligente in Consiglio, mi impegnerò molto seriamente.

Non posso non sottolineare che per me questo risultato ha un valore particolare: da candidato indipendente, senza un partito alle spalle, ce l’ho fatta. Non era affatto scontato.

È il risultato di in impegno collettivo straordinario.

Per questo sento il bisogno di ringraziare, uno a uno, coloro che mi hanno sostenuto. Chi mi ha dato fiducia con il voto, chi ha partecipato agli incontri, chi ha condiviso idee e proposte, chi ha speso tempo ed energie in questa campagna elettorale. È grazie a voi se oggi posso guardare avanti con la certezza che il nostro cammino non è stato vano.

Questa mia piccola vittoria non cancella la sconfitta collettiva, ma diventa una responsabilità ancora più grande: quella di non disperdere il patrimonio di relazioni, esperienze ed energie che abbiamo costruito.

Il lavoro inizia adesso.


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