Il fallimento delle politiche culturali della Regione Marche

Il fallimento delle politiche culturali della Regione Marche


Mentre la Giunta Acquaroli continua a moltiplicare conferenze stampa, inaugurazioni e passerelle, il sistema culturale marchigiano vive una delle fasi più confuse e incerte degli ultimi anni.

Da mesi, insieme al gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale, denuncio l’assenza di una vera politica culturale. Lo abbiamo fatto attraverso interrogazioni sui bandi per lo spettacolo dal vivo, sulla mancata pubblicazione di nuove misure, sui ritardi nelle procedure amministrative e sulle crescenti difficoltà incontrate da associazioni, operatori culturali, enti locali e imprese creative nel programmare le proprie attività.

Oggi il problema è sotto gli occhi di tutti. Nel 2026 non esiste ancora un Piano Cultura che fornisca un quadro chiaro e leggibile della programmazione culturale regionale per l’annualità in corso. Non è dato sapere quali siano le priorità strategiche della Giunta, quali risorse siano realmente disponibili, quali misure debbano ancora essere attivate e quali risultati abbia prodotto il Piano triennale della cultura 2025-2027, che avrebbe dovuto rappresentare il principale strumento di indirizzo delle politiche culturali regionali.

La sensazione è che la cultura sia stata ridotta a una sommatoria di eventi, comunicati stampa e iniziative episodiche, prive di una regia complessiva e di una visione di lungo periodo.

A ciò si aggiunge una questione che sta creando crescente preoccupazione tra gli operatori del settore: numerosi contributi relativi ai bandi del 2025 risultano ancora in attesa di liquidazione. Una situazione che produce conseguenze pesantissime per associazioni, compagnie, festival, organizzatori e realtà culturali che hanno anticipato risorse proprie confidando nei tempi della pubblica amministrazione.

Mentre siamo ormai nel pieno del 2026, non risulta inoltre ancora pubblicato un nuovo bando regionale ordinario dedicato alle attività e ai progetti di spettacolo dal vivo per l’annualità in corso. Un ritardo che alimenta l’incertezza e rende impossibile una seria programmazione da parte degli operatori culturali.

Una Regione seria non può chiedere agli operatori culturali di fare da banca alla pubblica amministrazione.

Ancora più grave è quanto sta avvenendo sul fronte della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission. Ho richiesto chiarimenti e documentazione sulle procedure adottate, sui criteri utilizzati e sugli esiti di diverse attività gestionali. A queste richieste non è stato fornito un riscontro adeguato e completo. Si tratta di una situazione inaccettabile.

Nei mesi scorsi ho presentato anche una specifica interrogazione relativa ai contributi pubblici assegnati nel settore audiovisivo, depositando un’articolata documentazione dalla quale emergevano elementi idonei a delineare collegamenti societari e professionali stabili tra soggetti ricorrenti nei progetti finanziati.

Non ho ricevuto una risposta nel merito. La documentazione prodotta non è stata vagliata e non è stata svolta alcuna verifica sostanziale sui rapporti evidenziati.

Ci si è limitati a una risposta burocratica e formale, eludendo la questione centrale: come vengono valutate queste situazioni e quali strumenti di controllo vengono adottati per garantire la piena imparzialità nell’assegnazione delle risorse pubbliche?

È esattamente questo il problema della gestione culturale della Giunta Acquaroli. Si concentrano sempre più risorse, competenze e funzioni in organismi esterni all’amministrazione regionale, ma quando il Consiglio regionale chiede trasparenza, documenti e chiarimenti, le risposte diventano evasive, parziali o del tutto insufficienti.

La cultura non può trasformarsi in una zona sottratta al controllo democratico.

A rendere il quadro ancora più delicato è il permanere della coincidenza tra la carica di presidente e quella di direttore della Fondazione, nonostante le assicurazioni fornite dalla Giunta sulla volontà di rimuovere questa situazione di incompatibilità.

Su questo tema è stata presentata una specifica segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione ed è necessario che vengano forniti chiarimenti definitivi e pubblici. Non spetta alla politica sostituirsi agli organismi di controllo. Spetta però alla politica pretendere che ogni procedura sia pienamente trasparente, verificabile e accessibile.

Per queste ragioni ho appena presentato una nuova interrogazione consiliare, finalizzata ad accertare lo stato effettivo della programmazione culturale regionale per il 2026, l’attuazione del Piano triennale della cultura, l’entità delle risorse effettivamente impegnate e liquidate e le ragioni dei ritardi che stanno penalizzando l’intero settore.

Le Marche non hanno bisogno di una politica culturale fatta di annunci. Hanno bisogno di programmazione, trasparenza, tempi certi e rispetto per chi, ogni giorno, produce cultura nei territori.

Su questi temi, insieme al gruppo consiliare di Alleanza Verdi e Sinistra, continuerò a chiedere risposte, dati e atti. Perché la cultura non è una voce marginale del bilancio regionale: è un’infrastruttura civile, sociale ed economica della nostra comunità.


Mozione Electrolux: dignità per chi lavora. Poniamo un argine a logiche produttive che feriscono il territorio

Mozione Electrolux: dignità per chi lavora. Poniamo un argine a logiche produttive che feriscono il territorio


Ho firmato con convinzione la mozione unitaria sulla vertenza Electrolux. L’Assemblea legislativa delle Marche dice chiaramente che il piano industriale va ritirato: nessun licenziamento e nessuna chiusura. Le lavoratrici e i lavoratori non sono soli.

L’annunciata chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi nega dignità e futuro a una comunità che merita il più profondo rispetto. Un modello di sviluppo sempre più predatorio e insostenibile vorrebbe ignorare ciò che queste persone hanno dato all’azienda, nonostante i milioni di euro di sostegni pubblici e incentivi di cui il gruppo ha beneficiato nel corso degli anni.

La delocalizzazione all’estero di parte delle attività produttive, che determinerebbe la chiusura dello stabilimento del Fabrianese, colpisce duramente famiglie, giovani lavoratrici e lavoratori, ma anche dipendenti con molti anni di esperienza alle spalle. Siamo di fronte all’ennesima crisi che rischia di generare pesanti conseguenze sociali e umane in un territorio che negli ultimi anni ha già perso troppe opportunità di lavoro, impoverendosi e spopolandosi.

Occorre guardare a politiche industriali innovative e solide, dalla parte del lavoro e dei territori, capaci di difenderli dalle speculazioni di un sistema produttivo sempre più sradicato dalla realtà.

Come rappresentanti istituzionali delle Marche siamo chiamati a rispondere in modo unitario, garantendo il massimo sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori e mettendo in campo ogni strumento utile per superare questa crisi, difendere il futuro produttivo e occupazionale del territorio e tutelare la dignità di un’intera comunità.


Ancona non è un palcoscenico politico dove recitare due parti in commedia

Ancona non è un palcoscenico politico dove recitare due parti in commedia


Ancona non è un palcoscenico politico dove recitare due parti in commedia.

Lo dico dopo le nuove dichiarazioni del sindaco Daniele Silvetti contro l’Autorità portuale e il suo presidente Vincenzo Garofalo: prima sul banchinamento del Molo Clementino, ora sulla vicenda dell’assegnazione dei posti barca storici della Sef Stamura alla Mole Vanvitelliana.

Ora, al netto delle sgrammaticature relazionali tra enti, e con tutto il garbo e la stima personale che ho per Silvetti, mi sia consentito fargli notare una cosa semplice: in politica non si possono recitare sempre due parti in commedia.

Non si può rivendicare il valore della filiera istituzionale quando produce risultati utili alla propria immagine politica, o alla città, come il titolo assegnato ad Ancona di Capitale italiana della cultura, e poi rappresentare l’Autorità portuale come un soggetto estraneo o indipendente dalla medesima area politico-istituzionale quando assume decisioni contestate.

Perché il presidente dell’Autorità portuale non è un corpo estraneo precipitato da Marte sulla Mole Vanvitelliana. È parte della stessa filiera politica e istituzionale del centrodestra che governa Comune, Regione e Governo nazionale, dentro cui nascono le scelte sulle nomine e sugli indirizzi strategici di governance.

Vincenzo Garofalo, già parlamentare non rieletto di Fratelli d’Italia, poi passato all’Udc, è stato indicato e sostenuto dentro quella filiera.

Oggi, per la nuova presidenza dell’Autorità di Sistema Portuale, il Mit ha avviato l’iter sul nome di Mirco Carloni, parlamentare in quota Lega e presidente della Commissione Agricoltura, con l’intesa favorevole della Giunta regionale guidata da Acquaroli.

Da anni, come centrosinistra, denunciamo che sulle Autorità portuali, come su molti altri comparti pubblici fondamentali, a partire dalla sanità, il centrodestra non sceglie sulla base delle competenze, ma secondo logiche di spartizione, equilibrio interno e occupazione politica.

Se i criteri che hanno portato alla proposta di nomina dell’onorevole Mirco Carloni a presidente dell’Autorità portuale sono diversi, Silvetti lo dica apertamente.

Spieghi alla città quale idea di porto, quale rapporto porto-città, quale modello di sviluppo e quale autonomia istituzionale intende difendere.

E abbia anche il coraggio di dire con chiarezza se condivide oppure no il progetto di progressiva centralizzazione e privatizzazione della governance portuale che il centrodestra nazionale sta sostenendo attraverso il modello “Porti d’Italia Spa”.

Non si può difendere l’autonomia del porto di Ancona un giorno e tacere il giorno dopo davanti a progetti che rischiano di ridurre le Autorità portuali a semplici articolazioni di una governance sempre più accentrata e politicizzata, con il rischio di aprire percorsi di privatizzazione.

E se le sue prese di posizione non sono soltanto comunicazione, marketing elettorale o posizionamento personale, allora faccia un ulteriore passo di comprensibilità e coerenza politica.

Dichiari apertamente se sta preparando un progetto neocentrista, benedetto dal nuovo corso di Forza Italia e dall’idea di prendere le distanze dalla destra-destra dell’onorevole Ciccioli, del vicesindaco Zinni e della Lega tutta: uno scenario che ad Ancona molti iniziano a intravedere.

Perché ad Ancona non si può governare con la destra e parlare ogni giorno come se si fosse all’opposizione.

È troppo comodo.


Liberare subito gli attivisti della flottilla

Liberare subito gli attivisti della flottilla


L’intervento militare israeliano contro la Global Sumud Flotilla in acque internazionali e il sequestro degli attivisti a bordo rappresentano un fatto gravissimo, che non può essere normalizzato né archiviato come un episodio minore dentro la tragedia della guerra in corso.
Tra le persone fermate ci sono anche tre cittadini marchigiani: Vittorio Sergi, Marco Montenovi e Maurizio Menghini.
Parliamo di attivisti impegnati in una missione civile e umanitaria legata alla situazione di Gaza, in un contesto internazionale già segnato da una devastazione umana senza precedenti, con migliaia di vittime civili, fame, distruzione e una crescente compressione del diritto internazionale umanitario.
Come Consigliere regionale e Capogruppo AVS nelle Marche, ho ritenuto doveroso fare tutto ciò che rientra nelle possibilità del mio ruolo istituzionale.
Per questo ho scritto al Prefetto di Ancona chiedendo un’immediata attivazione del Governo e della Farnesina per garantire la tutela dei cittadini marchigiani fermati, la piena assistenza consolare e legale, informazioni certe alle famiglie e, soprattutto, ogni iniziativa diplomatica utile per ottenerne la liberazione e il rientro in Italia.
Credo che in questo momento serva chiarezza politica e morale.Non si può continuare a invocare il diritto internazionale solo quando conviene. Non si possono considerare “incidenti” operazioni militari contro imbarcazioni civili in acque internazionali.
Non si può chiedere silenzio di fronte a ciò che sta accadendo a Gaza.
Esistono limiti che una democrazia e la comunità internazionale non dovrebbero oltrepassare.
Oggi la priorità è riportare a casa gli attivisti sequestrati e costruire una pressione internazionale vera per il cessate il fuoco, l’accesso agli aiuti umanitari e il rispetto del diritto internazionale


Europa verde: dopo il congresso comunale e provinciale di Ancona parte una nuova fase di radicamento e costruzione politica. Eletti i nuovi portavoce

Europa verde: dopo il congresso comunale e provinciale di Ancona parte una nuova fase di radicamento e costruzione politica. Eletti i nuovi portavoce


Si sono svolte ieri ad Ancona, al circolo ARCI Cacciatori le assemblee congressuali comunali e provinciali di Europa Verde, appuntamenti che hanno rappresentato non soltanto un momento organizzativo, ma soprattutto un’occasione di confronto politico reale sul futuro del territorio, del centrosinistra e del progetto di Alleanza Verdi e Sinistra.

Dalle assemblee è emersa con chiarezza la necessità di aprire una nuova fase politica, fondata su maggiore radicamento territoriale, capacità di ascolto, presenza continua nei comuni e nei quartieri, dialogo stabile con associazioni, comitati, realtà sociali e mondo del volontariato.

Eletti i nuovi portavoce comunali di Ancona, Gaia Bianchini e Adriano Cardogna, e quelli provinciali (Giulia Stronati (Jesi) e Andrea Nobili (Ancona), e composti i nuovi esecutivi comunali e provinciali

Europa Verde ribadisce la volontà di rafforzare il percorso di AVS come progetto politico stabile, plurale e riconoscibile, capace di tenere insieme giustizia sociale, conversione ecologica, diritti, pace e difesa dei beni comuni. Una scelta che nelle Marche assume un valore ancora più importante dopo le ultime competizioni elettorali e in vista delle prossime sfide amministrative.

Le assemblee hanno sottolineato la necessità di superare improvvisazioni e frammentazioni, investendo invece in una vera riorganizzazione politica e territoriale. Serve una presenza più strutturata nelle città e nelle aree interne, una classe dirigente diffusa, capace di stare dentro i conflitti sociali e ambientali senza limitarsi alle sole dinamiche istituzionali.

Particolare attenzione è stata dedicata ai temi della sanità pubblica, della crisi climatica, della tutela del paesaggio, del diritto alla casa, del lavoro povero, delle politiche giovanili e della difesa dei servizi nei territori più fragili delle Marche. È emersa inoltre la volontà di rafforzare il rapporto con i comitati civici e le esperienze di cittadinanza attiva, riconoscendo il valore di una politica che nasce dal basso e che spesso anticipa questioni che le istituzioni arrivano a vedere solo in ritardo.

Nel corso del confronto è stata ribadita anche la necessità di costruire un centrosinistra più credibile, coerente e vicino alle persone, capace di offrire un’alternativa reale alle destre che governano la Regione Marche con un modello sempre più centralizzato, propagandistico e distante dai problemi concreti dei cittadini.

Europa Verde e AVS intendono quindi farsi trovare pronte ai prossimi appuntamenti amministrativi, contribuendo alla costruzione di coalizioni ampie ma fondate su contenuti chiari: difesa della sanità pubblica, conversione ecologica dell’economia, tutela del territorio, diritti sociali, trasparenza amministrativa e lotta alle disuguaglianze.

Le assemblee hanno infine confermato la volontà di costruire una comunità politica aperta, inclusiva e radicata, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni e a quel mondo civico, ambientalista e progressista che oggi chiede una politica più seria, più coerente e meno autoreferenziale.

Non basta inseguire il consenso del momento — è stato sottolineato da consigliere regionale Andrea Nobili neo portavoce provinciale —. Occorre ricostruire legami sociali, presenza nei territori e una visione politica capace di tenere insieme ambiente, diritti e giustizia sociale. È da qui che può ripartire anche una nuova credibilità del centrosinistra nelle Marche.”

Fonte: Comunicato stampa


Plasma gettato tra i rifiuti: bocciare la Commissione d’inchiesta è una scelta incomprensibile

Plasma gettato tra i rifiuti: bocciare la Commissione d’inchiesta è una scelta incomprensibile



Oggi in Consiglio regionale sono intervenuto a sostegno della proposta di istituire una Commissione d’inchiesta sulla grave vicenda del plasma gettato tra i rifiuti.

Era una proposta di chiarezza, trasparenza e responsabilità istituzionale su una questione che riguarda un bene pubblico prezioso, fondato sulla generosità dei donatori e sulla fiducia dei cittadini nel sistema sanitario regionale.

La maggioranza di centrodestra ha però deciso di bocciarla. È una scelta che considero grave e incomprensibile.

In questi mesi la stessa Regione ha istituito una commissione tecnica interna, ha trasmesso gli atti alla Procura, alla Corte dei Conti, ai Nas e al Ministero della Salute, ed è stata costretta ad ammettere criticità organizzative nel sistema, annunciando modifiche strutturali dell’Officina del sangue.

Di fronte a tutto questo, sostenere che il Consiglio regionale non debba approfondire autonomamente la vicenda è francamente incomprensibile.

Il Consiglio regionale non può rinunciare alla propria funzione di indirizzo e controllo e limitarsi a prendere atto di verifiche interne alla Giunta, soprattutto quando sono già emerse criticità tali da imporre una riorganizzazione del sistema.

Una Commissione consiliare non sarebbe stata un tribunale politico, ma uno strumento istituzionale per capire cosa non ha funzionato e quali interventi siano necessari per evitare che simili episodi possano ripetersi.

Ho dichiarato il mio voto non solo come capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra, ma anche come rappresentante dei cittadini. Bocciare questa proposta significa indebolire il Consiglio regionale, rinunciare a una prerogativa politica fondamentale e trasmettere ai marchigiani l’immagine di un’istituzione che non ha la forza di interrogarsi fino in fondo su ciò che non ha funzionato.

Il controllo democratico non è un fastidio, ma una garanzia. Le istituzioni si rafforzano con la trasparenza, non evitando le verifiche.

Perché, come scriveva Norberto Bobbio, la democrazia è il governo del potere pubblico in pubblico.

Oggi, purtroppo, la maggioranza ha scelto la strada opposta.


Electrolux, serve subito un tavolo per scongiurare la chiusura di Cerreto d’Esi

Electrolux, serve subito un tavolo per scongiurare la chiusura di Cerreto d’Esi


La possibile chiusura dello stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi sarebbe l’ennesima, pesante ferita per un territorio già segnato da troppe crisi occupazionali.

Parliamo del futuro di 170 lavoratori, delle loro famiglie e di un intero indotto. Per questo considero doveroso che il governo regionale manifesti subito la massima attenzione e una presenza concreta, convocando con urgenza un tavolo con i vertici aziendali, le organizzazioni sindacali, gli enti locali e il Governo nazionale.

Non basta esprimere preoccupazione. Occorre valutare con la massima rapidità, trasparenza e serietà ogni alternativa alla dismissione, con il pieno coinvolgimento del Ministero competente.

Come capogruppo regionale di Alleanza Verdi Sinistra chiedo che nessuno perda tempo. Ogni giorno di ritardo rende più difficile difendere il lavoro, le competenze e il futuro di questo territorio.

Cerreto d’Esi e l’entroterra marchigiano non possono essere lasciati soli davanti a una crisi di questa portata. La Regione deve fare la sua parte, da subito.


A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa

A Lido Tre Archi c’è richiesta d’ascolto e di contrasto alla povertà educativa


Capire il più da vicino possibile le periferie delle Marche, per conoscerne meglio i problemi e decostruire gli stereotipi. Con questo spirito ho iniziato un percorso conoscitivo nei quartieri più fragili della nostra regione. La prima tappa si è svolta a Lido Tre Archi, quartiere di Fermo, e fa seguito anche alle visite negli istituti penitenziari marchigiani che ho effettuato negli scorsi mesi.

La prima preoccupazione che abbiamo raccolto dagli operatori che ogni giorno vivono il quartiere è l’abbandono scolastico, molto diffuso tra i minorenni. Su questo fronte è preziosissimo il lavoro delle cooperative e delle realtà sociali che organizzano doposcuola e attività rivolte ai giovani, offrendo stimoli, relazioni e punti di riferimento. Così come sono fondamentali i progetti di ascolto rivolti alle famiglie e alle persone adulte.

Lido Tre Archi, negli anni, è diventato un simbolo di problemi sociali, degrado urbano, povertà educativa e tensioni legate all’integrazione. Ma sarebbe un errore enorme fermarsi agli stereotipi.

Dietro le semplificazioni ci sono famiglie, bambini, operatori sociali, realtà del Terzo settore che ogni giorno tengono insieme pezzi di comunità che altrimenti rischierebbero di rompersi definitivamente. Realtà che spesso lavorano nel silenzio, con risorse non sempre sufficienti, ma con competenza e tenacia.

Chi pensa che bastino pattuglie e telecamere per risolvere problemi che si trascinano da anni, semplicemente non vuole vedere la complessità delle periferie contemporanee.

A Lido Tre Archi la prima farmacia è lontana, non c’è un bar, non ci sono mezzi pubblici adeguati che colleghino il quartiere al centro di Fermo, più in collina. Il panorama sociale è quello di un ghetto circoscritto. Basta spostarsi poco più in là, e la riviera torna ad assumere contorni più curati e inclusivi.

Sono tanti i lavoratori precari e intermittenti che vivono qui: persone impiegate come braccianti nelle zone limitrofe, nell’edilizia, nei lavori stagionali o come caregiver. Una parte di Marche che spesso resta invisibile, ma che tiene in piedi pezzi importanti della nostra economia e della nostra vita quotidiana.

Le periferie non si recuperano solo con il controllo delle Forze dell’ordine, ma con scuola, lavoro, servizi sociali, spazi pubblici, politiche abitative, cultura, sport, mediazione e presenza costante delle istituzioni.

E anche tornando ad ascoltare. Perché troppo spesso le periferie vengono raccontate da chi non le attraversa mai.

Il percorso iniziato a Lido Tre Archi nasce esattamente per questo: conoscere meglio le realtà periferiche delle Marche, guardarle senza filtri, capire cosa funziona e cosa manca, raccogliere esperienze, criticità e proposte.


Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità

Caccia, dal Governo uno strappo gravissimo. Ignorati i richiami della Commissione europea sulla tutela della biodiversità


Quello che sta emergendo a livello nazionale sulla riforma della caccia è di una gravità assoluta. Se il Governo era davvero a conoscenza, già da mesi, dei rilievi della Commissione europea sul ddl 1552 e ha scelto di andare avanti lo stesso, siamo davanti a uno strappo istituzionale e politico pesantissimo.

Non si può giocare sulla pelle della fauna selvatica, della biodiversità e degli ecosistemi per inseguire le pressioni del mondo venatorio più oltranzista.

La notizia diffusa da Lav insieme a Enpa, Lac, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia sulla lettera della Commissione europea apre un punto politico enorme. Già da dicembre 2025, infatti, Bruxelles avrebbe bocciato parti rilevanti e centrali del disegno di legge nazionale di modifica della legge 157/1992, in particolare su caccia fuori stagione, indebolimento del ruolo scientifico di Ispra, uso di dispositivi optoelettronici e liberalizzazione dei richiami vivi.

Una comunicazione che, a quanto si apprende, sarebbe stata trasmessa al Governo italiano il 18 dicembre 2025, ma poi non resa pubblica, mentre l’iter parlamentare proseguiva al Senato.

Quanto sta accadendo richiama direttamente anche quello che è avvenuto nelle Marche. Come gruppo Avs avevamo presentato una nostra proposta di legge sulla caccia, costruita attorno a un principio semplice: più sicurezza, più rispetto per i territori, più tutela della fauna e maggiore equilibrio tra attività venatoria, agricoltura, ambiente e cittadini.

Quella proposta, però, è stata di fatto cancellata dal confronto politico, abbinata alla proposta della Giunta e mai realmente discussa in aula. È stato impedito un dibattito trasparente su un tema che riguarda non solo i cacciatori, ma l’intera comunità marchigiana.

Quanto sta accadendo a Roma conferma che avevamo ragione a chiedere una discussione seria. Il punto non è alimentare contrapposizioni ideologiche, ma confrontarsi con responsabilità sulla tutela degli habitat, sulla sicurezza delle persone, sul ruolo della scienza e sul rispetto delle regole europee.

Il Governo si fermi, renda pubblici tutti gli atti e chiarisca immediatamente in Parlamento il contenuto della lettera europea.

Anche nelle Marche la Regione deve rimettere al centro biodiversità, prevenzione, convivenza con la fauna selvatica e rispetto delle direttive europee. La fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, quindi di tutti i cittadini, ed è parte essenziale dell’equilibrio ambientale.

La biodiversità è un bene comune, oggi tutelato anche dalla Costituzione. Non possiamo permettere che garanzie costruite in decenni di legislazione ambientale vengano smontate per inseguire gli interessi di una parte.


Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”

Nobili (Avs) e Mangialardi (Pd): “Servono nuove regole per Fondazione Marche Cultura. Lo dimostrano i casi della doppia nomina ai vertici e il meccanismo di erogazione dei bandi cinema”


“È una sovrapposizione di ruoli che crea un evidente cortocircuito. Ci auguriamo che la nostra segnalazione all’Autorità nazionale anticorruzione sia di stimolo per la Giunta, affinché esca dallo stallo e ripristini un funzionamento lineare di Fondazione Marche Cultura”. Con queste parole i consiglieri regionali Andrea Nobili (Avs) e Maurizio Mangialardi (Pd) rimarcano la loro critica all’anomalia che, da settembre, si è determinata al vertice dell’ente.
Una situazione sulla quale i due consiglieri hanno chiesto chiarimenti alla Giunta regionale con un’interrogazione presentata nella scorsa seduta del Consiglio, e per la quale hanno ora depositato, come preannunciato, una segnalazione all’Anac.
“La risposta che la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale, Silvia Luconi, ha fornito mostra evidente imbarazzo. La Regione svolge un ruolo di controllo su Fondazione Marche Cultura e, quindi, auspichiamo che la situazione venga sanata al più presto. Il timore è che situazioni dichiarate ‘temporanee’, come questa, finiscano poi per protrarsi nel tempo, come troppo spesso avviene. Ecco dunque la necessità di richiamare la massima attenzione anche da parte dell’Anac”, ha spiegato il consigliere Andrea Nobili.
Come ha chiarito Maurizio Mangialardi, “Il presidente è allo stesso tempo direttore ed è anche responsabile anticorruzione dell’organismo, trovandosi quindi a essere insieme controllore e controllato. Fondazione Marche Cultura gestisce milioni di euro di fondi e il tema dei bandi, delle assegnazioni e degli affidamenti è, come noto, particolarmente delicato sotto il profilo del rispetto delle norme sulla trasparenza e sull’anticorruzione”.
A partire dalla criticità contestata, i due consiglieri regionali di minoranza riflettono da ampio raggio sulla necessità di aggiornare il funzionamento dell’ente marchigiano preposto alle politiche culturali, a partire da quelle finalizzate alla promozione del cinema.
“Su questo punto, il gruppo Avs ha già depositato un’interrogazione con cui chiediamo conto alla Giunta dei criteri d’assegnazione dei bandi, dopo aver constatato come, nelle scorse annualità, alcuni soggetti abbiano beneficiato più volte degli stessi fondi, nonostante risultati pressoché inconsistenti sul piano della distribuzione delle opere cinematografiche prodotte. È arrivato il momento di guardare a fondo nei meccanismi con cui vengono assegnati questi finanziamenti, così da non disperderne il rilevante valore”, ha spiegato Andrea Nobili.
Maurizio Mangialardi ha aggiunto: “La Marche Film Commission ha fatto la sua parte e ha lavorato bene, portando produzioni nelle Marche, ma è necessario fare molto di più. Altrimenti si rischia un effetto bolla. Per questo mi propongo di avviare una consultazione e una campagna di ascolto con gli operatori del settore, per lavorare insieme alla redazione di una nuova legge regionale sul cinema. L’attuale normativa, la legge regionale n. 7 del 2009, è ormai vetusta e risale a quasi vent’anni fa”

 

Pubblichiamo il comunicato stampa inviato dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Palazzo Leopardi, Ancona, il 21 aprile a margine del Consiglio regionale


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