Falconara al bivio. Raffineria, idrogeno e i fili che portano a Baku

Falconara al bivio. Raffineria, idrogeno e i fili che portano a Baku


Sempre più presenza economica e industriale dell’Azerbaigian a Falconara? La raffineria Api passa a SOCOR, colosso energetico di Stato azero. A poche centinaia di metri dall’impianto petrolchimico, c’è il sito destinato ad ospitare l’ Opificio Idrogeno Marche, un progetto in mano alla Renco, società che pure ha consolidate relazioni in Azerbaijan. Renco spa, con sede a Pesaro, ha infatti partecipato ai lavori per la TAP –Trans Adriatic Pipline, l’infrastruttura che trasporta gas naturale dall’Azerbaijan all’Italia, nella costruzione delle stazioni in Grecia Albania e soprattutto Puglia e come contractor Epc.
Alla luce di questa coincidenza, anche se non vi sono documenti pubblici che leghino formalmente il progetto idrogeno di Falconara di Renco, con SOCAR, la nuova proprietà API di Baku, è legittimo e doveroso chiedersi se esistano  – o si stanno negoziando – accordi diretti tra SOCAR per API e Renco spa per Opificio Idrogeno Marche, che guardano a sinergie su stoccaggi, logistica, forniture. E ancora ci domandiamo quale sarà il piano industriale di SOCAR per Falconara, tra investimenti, bonifiche, occupazione, riconversione energetica. E se questo andrà a integrarsi con Opificio Idrogeno Marche.

Falconara concentra in pochi chilometri una raffineria in fase di acquisizione da parte di una compagnia estera di Stato, un sito destinato all’idrogeno e finanziato con fondi pubblici, l’aeroporto internazionale Raffaello Sanzio con implicazioni dirette sulla sicurezza, una città di oltre 25.000 abitanti, già esposta a impatti ambientali e sanitari.

Ad oggi restano punti oscuri: quale sarà il futuro dell’hub energetico di Falconara, che piani industriali ed economici prevede e quali garanzie di sicurezza saranno offerte ai cittadini e ai lavoratori in un territorio già fragile? È evidente che la coesistenza di raffineria tradizionale, idrogeno e aeroporto impone standard di sicurezza, trasparenza e pianificazione urbanistica straordinari.

Come candidato alle elezioni regionali credo che questo passaggio imponga alla Regione Marche atti ufficiali di trasparenza, pubblicazione dei piani industriali, accesso agli atti ambientali. Accordi di sito: protocolli che vincolino le aziende a obiettivi su salute, ambiente, lavoro. Pianificazione integrata: coordinare raffineria, idrogeno, aeroporto, rigenerazione urbana. Partecipazione dei cittadini: tavoli permanenti con Comune, Regione, ARPA, ASUR, associazioni e comitati.

Un esempio da guardare è la ex raffineria ERG di San Martino (Genova), dismessa nel 2018, è stata riconvertita in polo per energie rinnovabili (ERG Power). Falconara non può accontentarsi di meno.

”Questi argomenti saranno trattati nell’incontro di venerdì 20 settembre, ore 18:00 alla Galleria delle Idee di Falconara (Via Bixio 18°), “Rigenerazione Urbana. Come ripensare la città”, insieme a la candidata Avs Francesca Bianchi e gli architetti Carlo Brunelli e Piero Cantani e le cittadine e i cittadini che interverranno.

 

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Allarme rosso: manifesto accartocciato

Allarme rosso: manifesto accartocciato

Spoiler: è ironico


Nei giorni scorsi mi hanno staccato e accartocciato qualche manifesto ed ho avuto l’accesso ai social bloccato per oltre 24 ore. Fastidioso, certo.
Ma non ho mai pensato a una vile provocazione fascista o a un attacco hacker di accoliti vannacciani. Più facile il dispetto di qualche ragazzino annoiato e un banale malfunzionamento del sistema informatico.
Credo che se abbassassimo tutti un po’ i toni, la competizione elettorale sarebbe più sana. Un manifesto strappato non cambia le idee, si riattacca, e un breve blocco sui social non spegne la voce.
Io continuerò ad attaccare i manifesti, ma soprattutto i problemi delle Marche.
A chi invece si diverte a strapparli, consiglio un passatempo meno faticoso: l’album delle figurine. Almeno lì si vince completando le pagine, non strappandole.
E nel caso qualcuno pensasse di fare politica con i dispetti, non resta che il destino di sempre: una risata lo seppellirà.


Adottiamo un astensionista, con un caffè politicamente corretto

Adottiamo un astensionista, con un caffè politicamente corretto


Una campagna dal titolo diretto ma anche leggero. Per invitare al confronto chi sta pensando di non andare alle urne alle prossime elezioni, in tre mattinate domenicali dal titolo “Adottiamo un astensionista”, quando prendere sotto braccio un amico, una parente, un collega, per bere un caffè assieme, ma corretto con una aggiunta di politica.

Gli appuntamenti che abbiamo organizzato ad Ancona, sono tre, nelle domeniche 7, 14 e 21 settembre, dalle ore 10.00 in centro, al Cafè Plaza (Corso Garibaldi 54): incontri informali, davanti a una tazzina, per ascoltare dubbi e raccogliere proposte, parlare di temi chiave per la Regione Marche – sanità, lavoro, ambiente, diritti sociali – ma soprattutto per cercare di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

La sfida più grande delle prossime elezioni non è solo tra schieramenti politici, ma è contro l’astensionismo. Sempre più cittadini scelgono di non votare, alimentando una frattura profonda tra società e rappresentanza politica. Non possiamo permetterci che metà dei cittadini rinunci a votare. L’astensionismo è la vera emergenza democratica”, E dunque, spiega ancora Nobili, “‘Adottare un astensionista’ significa mettersi in gioco, dialogare con chi ha perso fiducia, offrire nuove ragioni per riprendere a partecipare. La politica deve tornare ad essere uno spazio di comunità, non un’arena di slogan vuoti.

La campagna vuole essere un invito concreto a tutti. Ogni elettore può “adottare” una persona che pensa di non votare e portarla al confronto. È un modo per ricordare che la democrazia vive solo se ciascuno fa la propria parte.


Un Patto per l’allevamento sostenibile nella Marche, la mia proposta

Un Patto per l’allevamento sostenibile nella Marche, la mia proposta


Allevamenti intensivi, occorre un Patto per l’allevamento sostenibile nelle Marche, che metta al centro la salute dei cittadini, il benessere animale, la tutela dell’ambiente e la valorizzazione dei produttori virtuosi”.

L’idea nasce dopo l’incontro che si è tenuto il 2 settembre a Jesi al Circolo Cittadino, con la giornalista Rai Giulia Innocenti, il Comitato Vallesina e gli altri candidati e portavoce di Avs.

Insieme, abbiamo vissuto un momento di confronto vero e sentito: tantissime persone hanno riempito la sala, segno che il tema degli allevamenti intensivi tocca davvero la coscienza collettiva e il futuro del nostro territorio. La Regione può fare molto. L’impegno condiviso può diventare il modello di una Regione capace di unire tradizione agricola e innovazione responsabile. La partecipazione di ieri è la prova che esiste una comunità viva, consapevole e pronta a costruire insieme un’alternativa al modello intensivo che consuma territorio, acqua e aria. È anche da qui che parte il cambiamento.

Il Patto per l’allevamento sostenibile lanciato da Nobili si articola in cinque punti concreti:

  • Tutela della salute pubblica – monitoraggio costante della qualità dell’aria e delle acque nelle aree a maggiore densità di allevamenti e applicazione rigorosa del principio di precauzione.
  • Benessere animale – incentivare modelli di allevamento estensivo e semi-estensivo, riducendo le pratiche che provocano sofferenza e promuovendo sistemi certificati di benessere.
  • Sostenibilità ambientale – limitare l’espansione degli allevamenti intensivi, ridurre le emissioni di gas climalteranti e valorizzare il riuso delle deiezioni zootecniche in ottica di economia circolare.
  • Sostegno agli allevatori virtuosi – premiare con fondi regionali e accesso prioritario ai bandi europei coloro che scelgono la strada della qualità, della riduzione degli antibiotici e della tracciabilità trasparente.
  • Partecipazione e trasparenza – istituire un tavolo regionale permanente con cittadini, comitati, associazioni di categoria e mondo scientifico per definire regole condivise e monitorare i risultati.

Questo Patto vuole essere un impegno politico ma anche civile: una visione collettiva per le Marche del futuro, dove agricoltura e allevamento restano un pilastro identitario ma in un equilibrio nuovo, rispettoso dell’ambiente e delle persone.

 


Difendiamo il Laboratorio Fabbri, spazio giovanile a servizio di una comunità viva

Difendiamo il Laboratorio Fabbri, spazio giovanile a servizio di una comunità viva.


A Fabriano, ho incontrato le ragazze e i ragazzi del Laboratorio sociale Fabbri, uno spazio di aggregazione giovanile a rischio sfratto. Parlando con loro mi è stato ancora più chiaro quanto sia fondamentale, oggi, difendere e valorizzare gli spazi giovanili e autogestiti.  Non sono soltanto luoghi fisici, ma esperienze collettive di cittadinanza, dove si intrecciano relazioni, solidarietà, cultura, impegno civile”, interviene il candidato consigliere regionale Avs Andrea Nobili, in merito alla

Ho cercato l’incontro con loro perché il Comune fabrianese ha deciso di non rinnovare il comodato d’uso per i locali di Spiazzi San Nicolò, sede del centro sociale e culturale attivo dal 2013.

In una società che spesso riduce i giovani a numeri, target di politiche passive o peggio ancora a un problema da contenere, questi spazi ribaltano la prospettiva: mostrano che le nuove generazioni hanno voglia di costruire, di partecipare, di immaginare un futuro diverso. E che per farlo non chiedono assistenza, ma luoghi liberi in cui organizzarsi, esprimersi, crescere insieme. Gli spazi sociali e autogestiti sono presìdi di democrazia e inclusione sociale.  Perché producono cultura dal basso, accessibile e partecipata e, soprattutto, perché offrono alternative concrete al disagio giovanile e alla marginalità. Se guardiamo al quadro regionale, ci rendiamo conto che in questi anni le Marche hanno perso molte occasioni per investire nei giovani. Troppi spazi abbandonati, troppi progetti lasciati a metà, troppe risorse usate senza una visione

Eppure, conclude  il candidato Avs Nobili, “Mai come oggi ci sarebbe bisogno di una strategia capace di mettere al centro i giovani non come destinatari passivi di servizi, ma come protagonisti attivi di processi sociali e culturali. Difendere il Fabbri e gli spazi giovanili significa difendere la possibilità stessa di costruire comunità più giuste, inclusive e solidali”.


Chi difende l'università pubblica nelle Marche?

Chi difende l'università  pubblica  nelle Marche?


La Link Campus University sta per aprire i battenti nella nostra regione, con il beneplacito dell’attuale amministrazione. Una vicenda emblematica del modello che la destra di Acquaroli vuole imporre: meno investimenti nel pubblico, più spazio ai privati.

Con delibera dei giorni scorsi dell’Agenzia nazionale ANVUR, sono stati accreditati i corsi a Fano (Medicina e Chirurgia, a Palazzo Marcolini) e Macerata (Odontoiatria, a Villa Cola). Le lezioni dovrebbero iniziare a breve.

Formalmente, Ascoli è ancora in sospeso, ma nei fatti il progetto è già avviato: è notizia di ieri dei protocolli siglati con l’Azienda sanitaria locale e con la clinica privata Villa Anna di San Benedetto per le esercitazioni degli studenti, e uno studentato privato – Anima Picena – in costruzione, finanziato dall’imprenditoria locale, con conclusione lavori prevista nel 2026.

Siamo dunque davanti a un disegno chiaro: non solo l’arrivo di un’università privata, ma la creazione di una filiera integrata privata che va dalla formazione ai servizi per gli studenti, fino alla rete sanitaria dove svolgere le attività pratiche.

E tutto questo avviene mentre il Governo Meloni taglia i fondi ordinari alle università pubbliche, dopo che i rettori dei quattro atenei pubblici della regione (Politecnica, Macerata, Urbino e Camerino) hanno lanciato un allarme senza precedenti:

“Il sostegno a soggetti privati, privi di radicamento territoriale e di controllo pubblico, rischia di compromettere l’equilibrio e la sostenibilità di un sistema già sottofinanziato.”

In altre parole: invece di rafforzare l’università pubblica, la Regione apre corsie preferenziali a un soggetto privato, al centro di molte contestazioni e anche di vicende giudiziarie. E” passata praticamente sotto silenzio la notizia delle pesanti condanne inflitte dal Tribunale penale di Firenze ai vertici dell’ateneo privato Link Campus, per il sistema fraudolento: esami falsi e lauree molto facili.

E qui il punto politico è inevitabile: siamo di fronte a una scelta che non nasce dall’esigenza reale di formare più medici – esigenza sacrosanta, che condividiamo – ma da un’operazione che profuma di debito politico e conflitto di interessi.

 

Per questo chi si candida a governare la Regione deve essere chiaro:

  • noi vogliamo le università pubbliche, non indebolirle;
  • noi vogliamo che la sanità resti pubblica, accessibile e di qualità, non subappaltata a cliniche convenzionate;
  • noi vogliamo che il diritto allo studio sia garantito con borse di studio, studentati pubblici, investimenti veri, non con residenze private gestite da chi fa affari sulla pelle degli studenti.

 

Ci domandiamo anche da che parte sta l’assessore all’università del Comune di Ancona, molto impegnato nella promozione pop della sua candidatura alle prossime elezioni regionali (con il rischio di una dubbia sovrapposizione di profili): difendere l’Universita’ Politecnica delle Marche e il ruolo pubblico della formazione, o restare in silenzio davanti a questa operazione di potere?

Le Marche hanno bisogno di una politica che creda nel pubblico e che metta al centro i giovani, la ricerca e il futuro del territorio. Non di una giunta che svende formazione e sanità a soggetti privati che perseguono finalita’ di profitto.


Baby gang e violenza minorile: servono giudici, prevenzione e infrastrutture sociali

Baby gang e violenza minorile: servono giudici, prevenzione e infrastrutture sociali


I gravi fatti di Ferragosto a Marcelli di Numana non sono solo cronaca nera.
Sono il riflesso di una realtà che da anni viene denunciata dagli operatori del settore: l’assenza di una strategia complessiva per affrontare il disagio giovanile.
Nelle Marche, questa emergenza incontra un ostacolo in più: la crisi del Tribunale per i Minorenni, ormai allo stremo per la mancanza di magistrati.
Con organici ridotti all’osso, l’istituzione giudiziaria che dovrebbe intervenire a seguito di casi di violenza minorile e, al contempo, occuparsi dei ragazzi più fragili rischia la paralisi.
Per questo si sta predisponendo un’interrogazione parlamentare per capire come il Ministero di Giustizia intenda affrontare il problema.
A questa carenza si sommano le difficoltà che incontrano nel loro lavoro gli assistenti sociali, cui si aggiunge la carenza di strutture educative; ciò rende difficile dare attuazione ai provvedimenti giudiziari.
E una giustizia che arriva in ritardo, lo sappiamo, equivale a una giustizia negata.
Ma attenzione: la repressione non basta.
La violenza minorile si contrasta prima di tutto con la prevenzione, con percorsi educativi e reti di sostegno alle famiglie.
E qui entra in gioco la politica.
Negli ultimi cinque anni la Regione Marche ha gravemente trascurato il tema, arrivando persino ad affossare l’Osservatorio sul disagio giovanile, che avrebbe dovuto essere strumento di analisi e di proposta.
Se oggi vogliamo davvero affrontare la questione, serve un piano straordinario, pensando alla realizzazione di vere e proprie infrastrutture sociali:
  • sostegno alle famiglie in difficolta’;
  • coordinamento con le istituzioni scolastiche;
  • centri di aggregazione giovanile e spazi educativi diffusi sul territorio;
  • comunità educative di pronta accoglienza per minori in difficoltà;
  • rafforzamento dei servizi sociali comunali, oggi lasciati senza fondi né personale;
  • progetti di inserimento lavorativo e formativo per adolescenti a rischio devianza;
  • coordinamento stabile con il Tribunale per i Minorenni e la Procura minorile, così da dare concretezza ai provvedimenti.
La Regione Marche può e deve fare la sua parte. Non basta invocare più polizia: bisogna costruire una rete sociale forte, capace di intercettare il disagio prima che esploda in violenza.
Le baby gang che oggi terrorizzano le piazze sono figlie di un vuoto: il vuoto delle istituzioni, della politica e delle comunità. Riempire quel vuoto è il compito che abbiamo davanti.
Non c’è piu’ tempo da perdere.


ZES Unica: per le Marche solo briciole e tanta propaganda

ZES Unica: per le Marche solo briciole e tanta propaganda


Il centrodestra ha annunciato con grande enfasi l’estensione dei benefici della ZES Unica del Mezzogiorno anche alle regioni “in transizione” Marche e Umbria.
Ma basta leggere le carte per capire che, per le Marche, non c’è alcun vero “rilancio”: si tratta di una misura limitata a poche aree 107.3.c, con esclusione totale di gran parte del territorio, comprese zone strategiche come il capoluogo Ancona.
Il credito d’imposta per gli investimenti sarà accessibile solo in una manciata di comuni, con aliquote molto più basse rispetto alle regioni del Sud (35% per le piccole imprese, 25% per le medie, 15% per le grandi), mentre i veri incentivi e la dotazione finanziaria più consistente continueranno a concentrarsi altrove.
Il cosiddetto “bonus assunzioni over 35” e le semplificazioni amministrative, sbandierati come motore di sviluppo, in realtà hanno scadenze ravvicinate e criteri così stringenti da ridurre drasticamente la platea dei beneficiari.
Per le Marche e per Ancona, questa operazione si traduce in un grande annuncio politico a ridosso della campagna elettorale, ma non in un reale pacchetto di misure capaci di incidere sull’economia, attrarre investimenti o sostenere l’occupazione.
Ancora una volta, invece di un piano organico per colmare il divario infrastrutturale e produttivo della regione, ci troviamo di fronte a un provvedimento di facciata, utile più alle conferenze stampa che alle imprese e ai lavoratori marchigiani.


Trasferire l’articolazione psichiatrica dal carcere di Ascoli a quello di Ancona è un disastro annunciato

Trasferire l’articolazione psichiatrica dal carcere di Ascoli a quello di Ancona è un disastro annunciato

La salute mentale in carcere è una priorità e la sanità penitenziaria è competenza regionale. Inaccettabili le posizioni espresse dai rappresentanti della Lega.


Non sono capaci di curare le persone libere, figuriamoci quelle in carcere.
È l’ennesima dimostrazione di insipienza di questa amministrazione regionale, sul versante sanitario. Un’inadeguatezza che tocca picchi assoluti con le posizioni espresse dai rappresentanti politici della Lega, che davvero non sanno di cosa parlano.
Quando ero Garante dei diritti delle persone private della libertà, ho imparato che la salute mentale in carcere è un banco di prova della civiltà di un territorio: servono spazi adeguati, personale formato e continuità terapeutica, non decisioni affrettate.
Ora si vuole trasferire l’articolazione psichiatrica dal carcere di Ascoli a quello di Ancona. Ma Montacuto è già in sofferenza: sovraffollamento, carenze di organico, strutture non pronte. Senza un progetto serio, questa scelta rischia di diventare un disastro annunciato.
La sanità penitenziaria è competenza regionale. E la Giunta delle Marche, che già ha mostrato gravi limiti nella gestione della sanità pubblica, rischia di fare ancora peggio nelle carceri, dove fragilità e bisogni sono ancora più urgenti.
Non si risolvono i problemi spostandoli.
Servono investimenti veri, protocolli chiari e il coraggio di mettere la salute mentale in carcere tra le priorità.

Alle prossime elezioni regionali, possiamo scegliere se continuare con chi non vede e non ascolta, o se pretendere una Regione capace di garantire dignità e cure a tutti, anche a chi vive dietro le sbarre.


Inceneritore di Tavernelle, sospendere tutto: moratoria fino al Piano Regionale (oggi assente) e tutela della salute come priorità

Inceneritore di Tavernelle, sospendere tutto: moratoria fino al Piano Regionale (oggi assente) e tutela della salute come priorità

La nostra posizione sull’ingeneritore di Tavernelle, dopo il confronto col comitato Aria nostra, che ha fornito un aiuto finora indispensabile per approfondire la questione. Premesso che non c’è contrarietà all’implementazione di un impianto crematorio (inceneritore) a servizio della comunità cittadina, le perplessità riguardo la scelta dell’ubicazione sono molte.


Dopo l’incontro con il Comitato Aria Nostra, che ha raccolto oltre 4.200 firme contro l’inceneritore di Tavernelle, io, Andrea Nobili, avvocato e candidato AVS alle regionali, chiedo una moratoria immediata su ogni passaggio operativo, compresa l’esecuzione dell’aggiudicazione, fino all’adozione del Piano Regionale di Coordinamento previsto dalla L. 130/2001 e mai redatto dalla Regione Marche.

Il valore del Comitato Aria Nostra va sottolineato. La loro azione è un esempio concreto di cittadinanza attiva: dati, studi, monitoraggi e competenze messe a disposizione della comunità. Il loro contributo non è solo legittimo, è indispensabile. La politica deve saper ascoltare e integrare queste osservazioni in un processo decisionale trasparente e responsabile.

Premesso che non c’è contrarietà all’implementazione di un impianto crematorio (inceneritore) a servizio della comunità cittadina, le perplessità riguardo la scelta dell’ubicazione sono molte.

La Regione Marche è ferma da oltre vent’anni su un obbligo di legge. Altre Regioni, come Campania e Lazio, hanno sospeso gli iter autorizzativi proprio in attesa di dotarsi di strumenti di pianificazione. Qui invece si procede a realizzare un impianto di classe insalubre 1^, assimilato dal Consiglio di Stato a un inceneritore, nel cuore di un quartiere densamente abitato e in piena area Aerca (Area a elevato rischio ambientale) già sottoposta a criticità ambientali riconosciute.

Sono queste le gravi lacune della procedura che intendiamo sottolineare:

  • mancata Valutazione di Impatto Ambientale o verifica di assoggettabilità, nonostante il progetto superi le soglie di potenzialità in area ad alta densità abitativa;
  • assenza di indagini ambientali ante-operam nel raggio di 5 km, rendendo impossibile ogni confronto post-operativo;
  • adozione di limiti emissivi mutuati dalla Toscana, in assenza di un Piano regionale della qualità dell’aria;
  • utilizzo di un PRG cimiteriale del 2009 non sottoposto a VAS, in contrasto con le attuali esigenze di valutazione strategica.

La documentazione ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente), conferma la preoccupazione scientifica: “L’incenerimento produce emissioni inevitabili di particolato ultrafine, diossine, furani, mercurio e metalli pesanti. Non esistono soglie sicure, e l’effetto cumulativo nel tempo è certo, soprattutto in contesti urbani”.

Pur riconoscendo l’aggiudicazione già effettuata dal Comune, Andrea Nobili evidenzia che gli atti possono essere sospesi o revocati in autotutela (art. 21-quinquies L. 241/90) per sopravvenuti motivi di interesse pubblico o per carenza originaria di presupposti pianificatori.

Sorprende la posizione espressa dalla maggioranza in consiglio regionale che ha rivisto la propria posizione per non entrare in contrapposizione con il Comune di Ancona. La Regione Marche deve invece assumersi le sue responsabilità: approvare con urgenza il Piano, corredato da una Valutazione Ambientale Strategica e da un confronto aperto con cittadini e comitati. Solo così sarà possibile decidere in modo informato se, dove e come realizzare nuovi impianti, evitando di compromettere la salute e la qualità dell’aria con decisioni assunte nel vuoto normativo. Fino ad allora, nessuna ruspa deve entrare a Tavernelle


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