Vietato dire no alla guerra
Vietato dire no alla guerra

Hub crocieristico: mi appello al centrosinistra cittadino, ora è necessario ritrovare unità sui temi dell’ambiente e della crescita sostenibile
Hub crocieristico: mi appello al centrosinistra cittadino, ora è necessario ritrovare unità sui temi dell’ambiente e della crescita sostenibile

È il momento di una riflessione politica che riguarda tutto il centrosinistra. Sui temi ambientali, inclusa la questione delle grandi navi nel porto antico, negli ultimi anni ad Ancona si è consumata una frattura profonda, con la marginalizzazione di quella parte della cittadinanza attenta ai principi della crescita sostenibile. Non pretendo mea culpa o abiure, ma un impegno da parte del Partito Democratico e di tutti per consentire al centrosinistra di ritrovare la giusta coesione, recuperando valori che fanno parte del nostro patrimonio ideale indisponibile, per non lasciare che il centrodestra, agli occhi di molti, appaia, assurdamente, più convincente proprio sui temi dell’ambiente, della cultura e della socialità.
Torno così sull’animato dibattito pubblico di questi giorni attorno al tema dell’approdo delle mega navi nella zona più archeologica del porto, anche alla luce degli interventi dei rappresentanti apicali del centrodestra locale. Il mio appello si rivolge alle forze del centrosinistra cittadino e al Partito Democratico.
La frattura culturale e politica tra le forze politiche del centrosinistra e i temi dell’ambiente e dello sviluppo equilibrato e sostenibile, che fanno parte del Dna della nostra cultura, ha contribuito alla sconfitta alle ultime elezioni comunali.
È arrivato il momento di ricomporre quella frattura e consentire che certe ferite si rimarginino, anche alla luce di quanto si sta chiarendo riguardo alle grandi e innegabili criticità del progetto riguardante il Molo Clementino. Se non dovessimo riuscire a raggiungere questo obiettivo, difficilmente potremmo apparire credibili e competitivi alle prossime elezioni amministrative, ma voglio essere fiducioso e pensare che dagli errori si possa imparare, per tornare, dopo una brutta caduta, a rialzarsi e rimettersi in cammino. Insieme.
Riguardo al futuro del porto storico di Ancona, al dibattito e alle verifiche in atto, prendo atto che, dopo il Comune di Ancona, anche i tecnici coinvolti dalla Regione Marche hanno sostanzialmente bocciato l’approdo delle grandi navi da crociera nel porto antico di Ancona. Attendiamo il parere della Soprintendenza per i beni culturali delle Marche per completare il quadro valutativo, anche se appare ormai chiaro che il progetto del banchinamento del Molo Clementino era e rimane un progetto profondamente sbagliato: male ha fatto chi lo ha sostenuto e chi continua a sostenerlo, inseguendo un modello di sviluppo e di turismo fallace e temerario per la nostra città, che mette a rischio persino la tutela del diritto alla salute.
Un ringraziamento va al sindaco Daniele Silvetti, che ha tenuto il punto, facendosi interprete di un sentimento ampiamente diffuso in città, replicando alle posizioni che qualcuno definisce “estorsive” di Msc Crociere e ponendosi in contrasto anche con i maggiorenti del principale partito della sua coalizione. Ma, soprattutto, grazie a quei cittadini che, insieme al Comitato Porto-Città, in questi anni hanno mantenuto la guardia civica alta, a tutela della sostenibilità ambientale, sociale e culturale di Ancona.
Università: la voce degli studenti che la politica non può ignorare
Università: la voce degli studenti che la politica non può ignorare

Banchinamento del Clementino, la Regione prenda atto che è un progetto rischioso e impattante
Banchinamento del Clementino, la Regione prenda atto che è un progetto rischioso e impattante

Prendo atto che la Giunta sta finalmente iniziando a riconoscere quanto il banchinamento del Molo Clementino sia impattante e rischioso per Ancona e per l’intero territorio. Ha ribadito che l’elettrificazione delle banchine resta una condizione indispensabile per la realizzazione del progetto: un punto ineludibile, che richiede ancora chiarimenti su cronoprogramma, costi e reale fattibilità. È una consapevolezza che inizia finalmente a emergere con maggiore nettezza, dopo settimane e mesi di posizioni opache e continui rimandi di responsabilità. Ora però la Regione è inchiodata alle proprie responsabilità ed è sempre più in difficoltà nel prendere le parti di un progetto insostenibile.
Nel corso della discussione in Consiglio regionale della mia interpellanza sull’indirizzo politico e amministrativo della Regione Marche rispetto al progetto dell’hub per le mega crociere nel porto storico di Ancona, l’assessore Giacomo Bugaro ha dato una risposta che resta piuttosto vaga. Eppure appare sempre più evidente che la Giunta abbia ben presenti le macroscopiche criticità di questo progetto e stia iniziando a prendere le distanze, rimandando tutto al parere tecnico del Ministero.
Apprendo che la Regione si è coordinata con altri enti per elaborare le proprie osservazioni, in un quadro certamente complesso. A questo punto attendo che tali osservazioni vengano trasmesse al Mase per integrare le valutazioni Via-Vas. Dopo quella data capiremo se questa Giunta regionale si sarà davvero schierata dalla parte degli interessi del territorio e della sua tutela ambientale, paesaggistica e sociale.
Il banchinamento esterno del Molo Clementino è una scelta infrastrutturale che incide direttamente sul rapporto tra porto e città, e quindi sul futuro del capoluogo. A contrastarla non è solo una larga parte della cittadinanza anconetana, ma anche forze politiche di orientamenti diversi. Lo stesso sindaco di Ancona, Silveti, si è dichiarato in più occasioni pubbliche fortemente contrario all’opera.
La Regione Marche non è spettatrice di questo processo, pur inserito in una procedura statale, ma ha il dovere di esprimere valutazioni tecniche su salute, ambiente e sostenibilità del progetto. Le risposte dell’assessore restano ancora elusive, ma parliamo di un’opera fortemente intrusiva, le cui ricadute su ambiente e territorio vanno valutate in modo complessivo, alla luce delle numerose criticità che la caratterizzano.
Subito un esposto in Procura sulla presunta dispersione di plasma nella sanità marchigiana
Subito un esposto in Procura sulla presunta dispersione di plasma nella sanità marchigiana

Nelle ultime ore è emersa una notizia che, se confermata, sarebbe di una gravità inaudita: la presunta dispersione di 6 quintali di plasma, finiti nel circuito dei rifiuti, nonostante la Regione sarebbe stata informata da settimane delle gravi criticità presenti nell’officina trasfusionale regionale.
Si tratta di una vicenda che colpisce profondamente, perché mette a nudo i limiti strutturali della sanità marchigiana e chiama la Giunta regionale a rispondere con la massima urgenza.
Per questo motivo sto già predisponendo un esposto alla Procura della Repubblica.
Secondo quanto ricostruito da un’inchiesta giornalistica, già rilanciata anche a livello nazionale, lo spreco di circa 1.600 sacche di plasma donate da migliaia di cittadini sarebbe riconducibile a gravi errori gestionali e a carenze di organico. Se così fosse, ci troveremmo di fronte alle conseguenze dirette di scelte politiche precise, delle quali questo governo di centrodestra dovrebbe assumersi fino in fondo la responsabilità.
Da quanto apprendiamo, sarebbero stati ignorati ripetuti allarmi tecnici provenienti dall’interno delle strutture ospedaliere. È un elemento che, da solo, rende ancora più inquietante questa vicenda. Quando segnali interni vengono trascurati, quando chi lavora nei servizi lancia l’allarme e non viene ascoltato, il rischio è che a pagare siano i cittadini e, in questo caso, persino un materiale salvavita frutto della generosità dei donatori.
Le officine trasfusionali, nelle quali convergono sangue e plasma raccolti, si sarebbero rivelate gravemente carenti di personale, ridotto ai minimi termini e costretto spesso a lavorare in condizioni di precarietà. È una situazione che avrebbe prodotto un vero e proprio imbuto organizzativo, fino al possibile spreco di plasma che avrebbe potuto essere utilizzato per curare e salvare vite.
Da cittadino marchigiano, prima ancora che da consigliere regionale, mi auguro che questa notizia venga smentita al più presto. Ma se non sarà così, sarà necessario accertare ogni responsabilità fino in fondo, senza sconti per nessuno.
Perché la sanità pubblica non può essere piegata dall’improvvisazione, dai tagli, dalla disorganizzazione o dall’indifferenza. E perché il dono dei cittadini merita rispetto, tutela e serietà assoluta.
La partecipazione è stata d’argine. Oggi è un’alba, nel segno della Costituzione
La partecipazione è stata d’argine. Oggi è un’alba, nel segno della Costituzione

Non considero questo risultato una vittoria di parte. Lo considero, prima di tutto, un punto fermo nel rapporto tra istituzioni, diritti e democrazia.
Il verdetto consegnato dalle urne sulla separazione delle carriere in magistratura e sulla riforma della giustizia segna un passaggio politico chiaro. Durante la campagna referendaria ho sostenuto con convinzione le ragioni del No, per strada e in tante iniziative pubbliche di confronto. L’ho fatto perché ero convinto, e resto convinto, che in gioco non ci fosse soltanto una questione tecnica o ordinamentale, ma un’idea precisa di equilibrio democratico.
C’è però un elemento che porto con me da questo percorso, ed è forse quello più incoraggiante: la partecipazione. Ho incontrato tante persone, spesso giovani, attente, informate, esigenti. Non spettatori, ma protagonisti. Ed è anche per questo che questo voto ha rappresentato un argine importante.
In questi mesi, infatti, non abbiamo discusso soltanto di norme tecniche. Si è affacciata in modo sempre più esplicito, da parte del governo di centrodestra, una linea politica che tende a mettere in discussione l’indipendenza della magistratura e, più in generale, a modificare gli equilibri istituzionali attraverso una sequenza di riforme che rischiano di spostare in avanti il baricentro del potere.
Per questo il risultato del referendum parla in modo netto. Ci dice che la Costituzione non è un ostacolo da aggirare o da superare, ma il quadro entro cui ogni riforma deve muoversi. Senza forzature, senza scorciatoie, senza la tentazione di riscrivere gli equilibri fondamentali della Repubblica in nome di esigenze contingenti o di convenienze politiche del momento.
Le riforme servono, certo. Ma servono riforme che rafforzino la democrazia, non che la rendano più fragile. Servono riforme capaci di tenere insieme equilibrio tra i poteri, tutela dei diritti e qualità delle istituzioni.
Per questo penso che quello di oggi possa essere l’inizio di una nuova stagione politica: più rigorosa nel rispetto della Costituzione, più attenta all’equilibrio tra i poteri, più capace di tenere insieme diritti, giustizia e qualità della democrazia.
Agricoltura, dalle radici il futuro
Agricoltura, dalle radici il futuro

Ho partecipato all’assemblea regionale della CIA – Confederazione Italiana Agricoltori delle Marche. Un’occasione di confronto importante, perché l’agricoltura non è un settore tra gli altri: è territorio, identità, lavoro, qualità della vita.
Nel mio intervento ho provato a mettere alcuni punti fermi:
– sostenibilità reale che tenga insieme ambiente e reddito. Perché senza reddito agricolo non c’è sostenibilità che regga;
– sostegno alle aziende non industriali, familiari, alle realtà diffuse che tengono vive le colline e le aree interne. Perché e’ lì che si custodisce la qualità marchigiana:
– no a un Mercosur squilibrato, che espone i nostri agricoltori a una concorrenza senza reciprocità. Non si possono imporre regole rigide qui e poi aprire a prodotti che non rispettano gli stessi standard.
– innovazione sì, ma con trasparenza: sulle nuove tecniche genomiche serve garantire tracciabilità, informazione e libertà di scelta per agricoltori e consumatori. È il senso della mozione che ho presentato ieri in Consiglio regionale.
L’agricoltura marchigiana non chiede privilegi.
Chiede condizioni giuste per lavorare, competere e continuare a custodire il territorio.
Per questo credo che oggi più che mai serva una alleanza vera tra istituzioni e mondo agricolo, fatto di scelte concrete, ascolto continuo e dresponsabilità condivisa.
Dalle radici nasce il futuro. Ma solo se quelle radici le difendiamo insieme
Ancona Capitale italiana della cultura 2028: una bella notizia, ora servono visione e ambizione
Ancona Capitale italiana della cultura 2028: una bella notizia, ora servono visione e ambizione

Il riconoscimento ottenuto da Ancona è una notizia importante. Parla della storia stratificata della nostra città, della sua capacità di essere porto, confine, incontro. Ancona non è mai stata una città semplice da raccontare, ma forse proprio per questo ha sempre avuto qualcosa di più profondo da dire.
Da cittadino di Ancona, e da persona da sempre profondamente legata alla cultura sul piano umano e politico, non posso che essere particolarmente felice per questo risultato. È una notizia bella per la città, di quelle che meritano di essere accolte con soddisfazione sincera.
Credo sia giusto riconoscere che questa nomina premi un progetto recente e la determinazione dell’attuale amministrazione, alla quale vanno i complimenti per il risultato raggiunto. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui.
Questo titolo è anche il frutto di anni di lavoro, di energie diffuse, di associazioni, operatori culturali, artisti, istituzioni e cittadini che hanno continuato a credere nella cultura come infrastruttura civile, prima ancora che come evento. Ancona ha dimostrato nel tempo che la cultura non è un ornamento, ma una chiave per leggere e trasformare la realtà. Se oggi arriva questo riconoscimento, è anche perché quella trama esisteva già, ed era viva.
Adesso però viene la parte più importante, e anche la più difficile: essere all’altezza del titolo ottenuto. Non basterà costruire un calendario di iniziative. Servirà una visione vera, capace di tenere insieme qualità, inclusione, accesso e partecipazione. La cultura, se è davvero tale, non si limita a riempire spazi: li apre. Non mette soltanto eventi in fila: costruisce senso, allarga diritti, crea appartenenza.
Per questo è giusto essere contenti, oggi. Molto contenti. Ma da domani sarà ancora più importante esserlo in modo esigente. Perché Ancona, quando vuole, sa essere molto più di come spesso viene raccontata. E adesso ha davanti un’occasione grande, che va raccolta fino in fondo, con ambizione, intelligenza e coraggio.
Cinema nelle Marche, episodi di finanziamento pubblico che richiedono maggiore trasparenza
This is a custom headingCinema nelle Marche, episodi di finanziamento pubblico che richiedono maggiore trasparenza element.

Il sistema di finanziamento pubblico al cinema nelle Marche va ricondotto dentro un perimetro chiaro di trasparenza, imparzialità e responsabilità. È per questo che ho depositato un’interrogazione alla Giunta regionale, per chiedere di fare piena luce sui criteri di assegnazione dei contributi, sui controlli effettivamente svolti e sui risultati prodotti dai finanziamenti erogati da Fondazione Marche Cultura – Marche Film Commission.
L’atto nasce dall’esame, nel triennio 2023-2025, di tre progetti cinematografici: A se stesso (2023), La gatta con lo zaino (2024) e Briciole d’amore (2025), per un importo complessivo di circa un milione di euro.
Parliamo di opere formalmente presentate da soggetti diversi ma che, oltre a non aver prodotto risultati soddisfacenti per il territorio in termini di distribuzione e immagine, almeno per quanto oggi risulta nel caso del già uscito A se stesso, appaiono tutte riconducibili a uno stesso circuito imperniato sulle figure di Angelo Antonucci e Ekaterina Khudenkikh, coniugati tra loro e presenti, con ruoli alternati, in tutti e tre i progetti.
La sequenza che emerge non può essere liquidata come casuale. A se stesso è prodotto da Elite Group International S.r.l., società riferibile ad Antonucci, ed è diretto da Khudenkikh. La gatta con lo zaino è diretto da Antonucci e prodotto da Futuro Productions S.r.l., partecipata da Khudenkikh al 51% e da Antonucci al 49%. Briciole d’amore è diretto da Ekaterina Khudenkikh ed è prodotto da Meet Productions S.r.l., società da lei controllata in misura prevalente.
In altre parole, nel 2023 è stato finanziato un progetto riconducibile alla sfera produttiva di Antonucci, nel 2024 un progetto della coppia, nel 2025 uno di Khudenkikh. Il punto, però, non è formulare giudizi artistici. Il punto è un altro: verificare se risorse pubbliche consistenti finiscano per concentrarsi nel tempo su soggetti tra loro collegati, seppure attraverso società formalmente distinte. In casi come questi, trasparenza e verifica rigorosa dei criteri diventano indispensabili.
La mia interrogazione entra anche nel merito dei risultati concreti. Per A se stesso, finanziato con oltre 419 mila euro e presentato pubblicamente ad Ancona il 23 gennaio, non risulta allo stato delle informazioni disponibili una distribuzione nelle sale cinematografiche né una presenza sulle principali piattaforme. La circolazione dell’opera appare limitata a contesti promozionali e festivalieri. È un dato che pone un problema serio di coerenza rispetto agli obiettivi dichiarati del bando: impatto economico, culturale e territoriale delle opere finanziate.
Per La gatta con lo zaino, finanziato per oltre 237 mila euro, emergono ulteriori criticità. Il film risulta ancora in fase di sviluppo, con attività di casting promosse anche attraverso i canali della Marche Film Commission. Si è diffusa inoltre la notizia della partecipazione dell’attrice Ornella Muti, poi smentita dalla stessa. Anche questo episodio apre interrogativi sulla correttezza e sull’affidabilità della comunicazione associata a progetti sostenuti con fondi pubblici.
Quanto a Briciole d’amore, terzo progetto consecutivo dell’asse Antonucci-Khudenkikh, finanziato questa volta per oltre 298 mila euro, chiedo che siano chiarite le ragioni della sua collocazione in graduatoria in posizione più favorevole rispetto ad altre opere con maggiore notorietà e, almeno in apparenza, con una più ampia capacità distributiva.
Per questo ho chiesto alla Giunta quali verifiche siano state effettuate sui collegamenti tra i soggetti beneficiari dei tre bandi, quali importi siano stati effettivamente erogati, quale sia l’avanzamento dei progetti, quali risultati siano stati raggiunti in termini di distribuzione, visibilità e ricaduta territoriale, e quale sistema di monitoraggio sia stato adottato.
Attraverso le risorse del Pr Fesr 2021-2027, la Regione ha sostenuto il comparto audiovisivo con stanziamenti importanti, con l’obiettivo di rafforzare le maestranze marchigiane e promuovere il territorio. Sono obiettivi condivisibili. Proprio per questo, però, servono verifiche serie. Bisogna capire se i criteri adottati selezionino davvero progetti capaci di produrre effetti concreti per le Marche, oppure no.
Questa vicenda, del resto, si inserisce in un quadro più ampio che riguarda il modo in cui la Regione sta sostenendo la filiera audiovisiva. Nelle scorse settimane ho già sollevato altre due questioni nella stessa direzione. Da una parte, il ridimensionamento del sostegno ai piccoli e medi festival cinematografici marchigiani, che rappresentano una rete culturale fondamentale anche per le aree post-sisma e per i territori più esposti allo spopolamento. Dall’altra, i profili di governance della Fondazione Marche Cultura, a partire dal cumulo tra l’incarico di presidente e le funzioni direttive, con il relativo trattamento economico.
Alla fine, il nodo politico è uno solo: come vengono utilizzate le risorse pubbliche e quale modello si vuole costruire per il settore audiovisivo marchigiano. Perché i fondi pubblici non devono alimentare opacità, relazioni privilegiate o rendite di posizione. Devono invece costruire opportunità reali per il territorio, per i professionisti e per la cultura marchigiana.
Crolli della falesia di San Michele–Sassi Neri. Serve un piano di intervento immediato
Crolli della falesia di San Michele–Sassi Neri. Serve un piano di intervento immediato

Ho depositato un’interrogazione a risposta orale per chiedere alla Giunta regionale a che punto siano i progetti di difesa della costa dopo i nuovi cedimenti e crolli della falesia di San Michele e Sassi Neri.
Parliamo di un tratto di costa estremamente delicato, che rappresenta un patrimonio ambientale e paesaggistico di valore enorme per tutta la regione, ma che oggi pone anche un tema concreto di sicurezza. La situazione della falesia, infatti, desta preoccupazione anche per le abitazioni del centro storico di Sirolo: le prime case si trovano ormai a meno di 200 metri, dopo che negli ultimi vent’anni la scarpata è arretrata di 21 metri, anche a causa della progressiva riduzione dell’arenile.
Per questo ho chiesto chiarimenti precisi sui tempi di redazione e di realizzazione del piano di intervento. Ho inoltre chiesto agli assessori competenti se sia già attivo un sistema di monitoraggio continuo di quel tratto di costa, con quali strumenti venga effettuato e quali ulteriori azioni la Regione intenda mettere in campo per garantire tutela e sicurezza.
Il Comune di Sirolo ha formalmente chiesto lo stato di emergenza e ha sollecitato uno stanziamento immediato di 142.735 euro per la realizzazione dei lavori e per la redazione del relativo Progetto di fattibilità tecnico-economica. È quindi necessario capire quali risposte concrete la Regione intenda dare, e in quali tempi.
Su questo non bastano prese d’atto generiche. Serve una risposta puntuale, pubblica e verificabile sui tempi e sugli strumenti che la Regione intende attivare. A questo punto occorre un piano di intervento immediato e un cronoprogramma definito.
